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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 782 cod. proc. civile: Vigilanza del giudice

L’amministrazione del curatore si svolge sotto la vigilanza del giudice. Questi, quando lo crede opportuno, può prefiggere, con decreto, termini per la presentazione dei conti della gestione, e può in ogni tempo revocare o sostituire il curatore.
Gli atti del curatore che eccedono l’ordinaria amministrazione debbono essere autorizzati dal giudice.


Giurisprudenza annotata

Vigilanza del giudice.

 

 

  1. Funzione e poteri del curatore.

 

 

  1. Funzione e poteri del curatore.

Il curatore dell’eredità giacente, nominato dal giudice a norma dell’art. 528 c.c., va annoverato fra gli ausiliari del giudice, dovendo intendersi per tale secondo la definizione datane dall’art. 68 c.p.c (che, nel prevedere, oltre il custode e il consulente tecnico, gli altri ausiliari, nei casi previsti dalla legge o quando ne sorga la necessità, ha creato al riguardo una categoria aperta), il privato esperto in una determinata arte o professione ed in generale idoneo al compimento di atti che il giudice non può compiere da solo, temporaneamente incaricato di una pubblica funzione, il quale sulla base della nomina effettuata da un organo giurisdizionale secondo le norme del codice o di leggi speciali presti la sua attività in occasione di un processo in guisa da renderne possibile lo svolgimento o consentire la realizzazione delle particolari finalità (caratteristiche tutte riunite nella figura del curatore dell’eredità, ove si considerino l’impossibilità del pretore di provvedere da solo ai compiti di conservazione del patrimonio ereditario affidatigli dalla legge; la conseguente strumentalità delle funzioni del curatore, tenuto sotto giuramento, ex art. 193 disp. att. c.p.c., a custodire e amministrare fedelmente i beni dell’eredità, sotto l’attività di direzione e sorveglianza del giudice, da esplicarsi mediante appositi provvedimenti giudiziari; il provvedimento finale di chiusura della procedura, cui conseguono l’approvazione del rendiconto e la consegna all’erede del patrimonio convenientemente gestito). Cass., Sez. Un., 21 novembre 1997, n. 11619.

 

Il curatore dell’eredità giacente dispone di poteri originari ed autonomi, che sono più ampi di quelli conferiti al semplice chiamato all’eredità, e che non incontrano se non quei limiti che sono espressamente stabiliti dalla legge o che risultano indirettamente dagli scopi che la sua attività è destinata a realizzare in rapporto agli interessi che ne costituiscono il presupposto. Cass. 6 marzo 1969, n. 727.

 

L’amministratore e custode dei beni ereditari, quale ausiliario del giudice, esplica una funzione pubblica, onde alle sue dichiarazioni documentate deve attribuirsi pubblica fede. Cass. lav., 8 aprile 1978, n. 1646.

 

Il curatore dell’eredità giacente non necessita di autorizzazione ex art. 783 c.p.c. per promuovere un giudizio di accertamento della nullità di un contratto di rendita vitalizia stipulato in vita dal de cuius ancorché detto giudizio miri a recuperare un immobile all’asse ereditario. Cass. 13 gennaio 1995, n. 367.



 
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