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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 807 cod. proc. civile: Compromesso

Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e determinare l’oggetto della controversia.
La forma scritta s’intende rispettata anche quando la volontà delle parti è espressa per telegrafo, telescrivente, telefacsimile o messaggio telematico nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti teletrasmessi.


Giurisprudenza annotata

Compromesso.

 

 

  1. Forma in genere; 1.1. Casistica; 2. Forma nell’arbitrato rituale e irrituale.

 

 

  1. Forma in genere.

Con riguardo a clausola compromissoria, i cui requisiti di validità ed efficacia vanno riscontrati in modo autonomo rispetto a quelli richiesti per il contratto al quale accede, la forma scritta, prescritta dall’art. 807 c.p.c. può ritenersi sussistente solo quando l’accordo compromissorio si estrinsechi in un unico documento, ovvero in due documenti contenenti la proposta di compromesso e la relativa accettazione al fine indicato, pertanto non è sufficiente una proposta scritta di compromesso, quando la risposta scritta dell’altra parte non contenga un’espressa volontà di adesione al compromesso stesso, ma si limiti a rimarcare il contratto altrimenti concluso, presupponendone l’esistenza. Cass. 3 gennaio 1986, n. 22.

 

 

La clausola contenente la previsione di un arbitrato irrituale non deve essere in ogni caso redatta per iscritto a pena di nullità, in quanto tale previsione generale è dettata dall'art. 807 c.p.c. in riferimento al solo arbitrato rituale; la forma scritta è richiesta solo se la clausola concerne rapporti che derivano da alcuni degli atti previsti dall'art. 1350 c.c., mentre, se la clausola arbitrale concerne altri rapporti, è sufficiente che di essa si dia prova scritta, che può consistere in qualsiasi attestazione scritta attribuibile alle parti circa l'esistenza del mandato compromissorio anche successiva alla pattuizione ed a carattere meramente ricognitivo, mentre non è richiesta ai fini della sua efficacia una specifica approvazione per iscritto, ex art. 1341 c.c.

Tribunale Milano sez. VII  26 febbraio 2015 n. 2625  

 

Il requisito della forma scritta ad substantiam richiesto per la validità del compromesso e della clausola compromissoria non postula che la volontà negoziale sia indefettibilmente espressa in un unico documento recante la contestuale sottoscrizione di entrambe le parti, avuto riguardo all’autonomia di detta clausola rispetto al contratto cui essa accede Cass. 24 luglio 2007, n. 16332.

 

La volontà negoziale può realizzarsi anche quando la seconda sottoscrizione sia contenuta in un documento separato, purché inscindibilmente collegato al primo. Cass. 23 febbraio 1999, n. 1541; conforme Cass. 4 maggio 1995, n. 4856; Cass. 22 febbraio 2000.

 

La volontà negoziale può realizzarsi anche con lo scambio delle missive contenenti rispettivamente la proposta e l’accettazione del deferimento della controversia ad arbitri, dovendosi interpretare la richiesta di costituzione di un collegio arbitrale e la relativa accettazione come concorde volontà di compromettere la lite in arbitri. Cass. 2 febbraio 2007, n. 2256.

 

La convenzione scritta avente ad oggetto la proroga di un precedente strumento negoziale intervenuto tra le medesime parti, con tutti i patti in esso contenuti, è idonea a mantenere operativa anche una clausola compromissoria, compresa fra quei patti, in quanto soddisfa i requisiti di forma di cui all’art. 807 c.p.c. Cass., Sez. Un., 15 settembre 1977, n. 3989.

 

La ratifica del negozio concluso dal falsus procurator ben può essere costituita dall’atto introduttivo del giudizio, sottoscritto dalla parte, o da chi per procura la rappresenti, con la quale si chieda l’esecuzione del contratto medesimo, o la sua risoluzione e tale modalità di ratifica è in grado anche di soddisfare la necessità della forma scritta ove sancita dalla legge; risulta in tal modo opponibile al dominus negotii la clausola compromissoria di cui il contratto stipulato dal soggetto privo di poteri rappresentativi risulti corredata. Trib. Rimini, 28 marzo 2003.

 

La clausola compromissoria non può considerarsi valida ed efficace ai sensi dell’art. 807 c.p.c. e dell’art. 808, comma 1, c.p.c., qualora non risulti il contratto, nel quale è inserita, validamente sottoscritto da entrambe le parti, neppure con atto e sottoscrizione disgiunti e successivi; pertanto nel caso di clausola compromissoria invalidamente stipulata, l’eventuale procedura monitoria deve ritenersi come ritualmente azionata (in fattispecie, l’opponente aveva chiesto al giudice dichiararsi «l’invalidità e/o l’illegittimità - e per l’effetto disporne la revoca - del decreto ingiuntivo opposto», stante l’improponibilità della domanda monitoria che era stata proposta nonostante la presenza di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale). Trib. Monza, 16 giugno 2005.

 

Il mero richiamo al contenuto di un accordo, contenente una norma che prevede il ricorso al giudizio arbitrale per la composizione delle controversie, non è idoneo a fondare la deroga della competenza ordinaria a causa del difetto della forma scritta ad substantiam prevista ex art. 807, primo comma, c.p.c., per la clausola compromissoria. Coll. Arb., 2 agosto 2002.

 

La forma scritta a pena di nullità è richiesta, a norma dell’art. 807 c.p.c., unicamente per l’arbitrato rituale, mentre, per quello irrituale detta forma è richiesta solo se esso concerne rapporti per i quali è prevista la forma scritta ad substantiam ai sensi dell’art. 1350 c.c., dovendosi, negli altri casi, fare riferimento all’art. 1967 c.c. relativo alla forma scritta ad probationem. Ne consegue che il verbale relativo alla costituzione del collegio arbitrale e alla formulazione dei quesiti, se pure non riveste i caratteri essenziali dell’atto scritto richiesto dall’art. 807 c.p.c. per la validità dell’arbitrato rituale, e non può perciò, nelle ipotesi in cui sia richiesta la forma scritta ad substantiam, integrare un nuovo compromesso che assorba o superi quello precedentemente stipulato, può tuttavia valere a fornire la prova scritta richiesta per l’arbitrato irrituale e quindi per eventuali accordi modificativi e/o sostitutivi di esso. Trib. Pavia, 2 luglio 2008.

 

 

1.1. Casistica.

Il capitolato generale per le opere pubbliche, di cui al D.P.R. n. 1063 del 1962, può essere recepito nei contratti degli enti pubblici diversi dallo Stato; il mero richiamo all’intero contenuto di tale testo normativo, pur se a sua volta contenente una norma che prevede il giudizio arbitrale come mezzo per la risoluzione delle controversie, non è idoneo a fondare la deroga della competenza ordinaria a favore di quella arbitrale per difetto della forma scritta ad substantiam stabilita per la clausola compromissoria dall’art. 807, comma 1, c.p.c. Cass. 14 dicembre 1999, n. 14018.

 

La scrittura privata di compravendita immobiliare, che risulti sottoscritta da una sola delle parti contraenti, è valida ed efficace nella sua interezza nonché con particolare riguardo alla clausola compromissoria di arbitrato irrituale in essa prevista, e della quale perciò non può porsi in dubbio l’esistenza qualora - a generali fini di insussistenza della complessiva volontà negoziale manifestata nell’atto concluso - l’unicità della sottoscrizione sia fatta valere nei confronti della parte che l’abbia materialmente e concretamente apposta, adducendola a specifico ed esaustivo motivo di vizio, mediante l’impugnazione per nullità del lodo arbitrale proposta dalla parte che, detenendo il documento ed invocando in specie l’inesistenza del patto compromissorio, non abbia invece apposto, in calce, la propria sottoscrizione all’atto, non potendosi quindi ritenere, nel contesto di tale fattispecie, se non la perfezione, sia a fini sostanziali sia a fini formali, del consenso prestato da entrambe le parti del negozio stipulato e del suo regolamento. Trib. Bologna, 3 luglio 2006.

 

 

  1. Forma nell’arbitrato rituale e irrituale.

La forma scritta a pena di nullità è richiesta, a norma dell’art. 807 c.p.c., unicamente per l’arbitrato rituale, mentre, per quello irrituale, detta forma è richiesta solo se esso concerne rapporti per i quali è prevista la forma scritta ad substantiam ai sensi dell’art. 1350 c.c., dovendosi, negli altri casi, fare riferimento all’art. 1967 c.c. relativo alla forma scritta ad probationem; ne consegue che il verbale relativo alla costituzione del collegio arbitrale e alla formulazione dei quesiti, se pure non riveste (in quanto non sottoscritto dalle parti) i caratteri essenziali dell’atto scritto richiesto dall’art. 807 c.p.c. per la validità dell’arbitrato rituale e non può perciò, nelle ipotesi in cui sia richiesta la forma scritta ad substantiam, integrare un nuovo compromesso che assorba o superi quello precedentemente stipulato, può tuttavia valere a fornire la prova scritta richiesta per l’arbitrato irrituale e quindi per eventuali accordi modificativi e/o sostitutivi di esso. Cass. 25 agosto 1998, n. 8417.

 

La clausola contenente la previsione di un arbitrato irrituale non deve essere in ogni caso redatta per iscritto a pena di nullità, in quanto tale previsione generale è dettata dall’art. 807 c.p.c. in riferimento al solo arbitrato rituale; la forma scritta è richiesta solo se la clausola concerne rapporti che derivano da alcuni degli atti previsti dall’art. 1350 c.c., mentre, se la clausola arbitrale concerne altri rapporti, è sufficiente che di essa si dia prova scritta, che può consistere in qualsiasi attestazione scritta attribuibile alle parti circa l’esistenza del mandato compromissorio anche successiva alla pattuizione ed a carattere meramente ricognitivo, mentre non è richiesta ai fini della sua efficacia una specifica approvazione per iscritto, ex art. 1341 c.c., perché essa manca di carattere compromissorio o comunque derogativo della competenza dell’autorità giurisdizionale. Cass. 4 novembre 2004, n. 21139.

 

Il compromesso e la clausola compromissoria per arbitrato irrituale devono essere redatti per iscritto a pena di nullità solo se relativi a rapporti giuridici per i quali la forma scritta è richiesta ad substantiam ai sensi dell’art. 1350 c.c., men tre, se relativi ad altri rapporti, richiedono soltanto la prova per iscritto, secondo le regole di cui all’art. 1967 c.c. Tale prova può essere costituita da qualsiasi attestazione scritta circa la esistenza del mandato compromissorio, anche se successiva alla pattuizione ed a carattere meramente ricognitivo, purché attribuibile alle parti. Pertanto, un documento, quale la conferma d’ordine, formato dal mediatore ai sensi dell’art. 1760, n. 3, c.c., da lui solo sottoscritto, ed inviato alle parti, che contenga la conferma dell’avvenuto accordo compromissorio, facendo salva la volontà delle parti di comunicare allo stesso mediatore il loro eventuale dissenso, costituisce prova del compromesso per arbitrato irrituale ove tale dissenso non sia stato manifestato. Cass. 7 luglio 1999, n. 7048.

 

In tema di arbitrato rituale, il requisito della forma scritta richiesto dall’art. 807 c.p.c. è soddisfatto quando la volontà negoziale di compromettere la causa è contenuta in un atto scritto, ciò che è ravvisabile, per un contratto di appalto redatto per iscritto, ogni qual volta sia in esso contenuto un richiamo a norma regolamentare che preveda l’espletamento dell’arbitrato, risultando - ad esempio - una inutile duplicazione la riproduzione in atto autonomo della clausola compromissoria contenuta nell’art. 43 del D.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063. Cass. 19 marzo 2004, n. 5540.

 

La clausola contenente la previsione di un arbitrato irrituale non deve essere in ogni caso redatta per iscritto a pena di nullità, in quanto tale previsione generale è dettata dall’art. 807 c.p.c. in riferimento al solo arbitrato rituale; la forma scritta è richiesta solo se la clausola concerne rapporti che derivano da alcuni degli atti previsti dall’art. 1350 c.c., mentre, se la clausola arbitrale concerne altri rapporti, è sufficiente che di essa si dia prova scritta, che può consistere in qualsiasi attestazione scritta attribuibile alle parti circa l’esistenza del mandato compromissorio anche successiva alla pattuizione ed a carattere meramente ricognitivo, mentre non è richiesta ai fini della sua efficacia una specifica approvazione per iscritto, ex art. 1341 c.c., perché essa manca di carattere compromissorio o comunque derogativo della competenza dell’autorità giurisdizionale. Trib. Torino, 24 novembre 2008.



 
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