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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 808 cod. proc. civile: Clausola compromissoria

Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare oggetto di convenzione d’arbitrato La clausola compromissoria deve risultare da atto avente la forma richiesta per il compromesso dall’articolo 807.
La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce; tuttavia, il potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la clausola compromissoria.


Giurisprudenza annotata

Clausola compromissoria.

 

 

  1. Clausola compromissoria; 1.1. Autonomia; 1.2. Forma; 1.3. Efficacia 1.4. Casistica; 2. Eccezione di clausola compromissoria.

 

 

  1. Clausola compromissoria.

 

 

1.1. Autonomia.

La cosiddetta clausola compromissoria costituisce un contratto, ad effetti processuali, a sé stante, anche quando - come prevalentemente accade - è inserita nell’atto contenente il contratto cui ineriscono le controversie oggetto della clausola; né, data la loro autonoma funzione, tra i due contratti sussiste tecnicamente un rapporto di accessorietà, come è espressamente riconosciuto dall’art. 808, terzo comma, c.p.c. (come novellato dalla l. n. 25 del 1994), secondo cui la validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto al quale essa si riferisce. Ne consegue che la clausola compromissoria contenuta in una proposta contrattuale può ritenersi operante anche se l’accettazione contiene modifiche riguardanti la sola parte sostanziale del contratto, perché la relativa causa di nullità del contratto (mancanza di accordo delle parti) non incide sulla validità della clausola compromissoria. Cass. 14 aprile 2000, n. 4842.

 

La clausola compromissoria non costituisce un accessorio del contratto nel quale è inserita, ma ha una propria individualità e autonomia, nettamente distinta da quella del contratto cui accede, sì che l’articolo 808 del c.p.c. prevede che possa essere stipulata anche con atto successivo al contratto medesimo, purché sempre per iscritto. Quanto precede, peraltro, importa solo che detto requisito debba ritenersi soddisfatto pure quando la volontà negoziale sia espressa in documenti separati, purché inscindibilmente collegati a quello recante la clausola, non anche che il requisito della forma scritta ad substantiam - postulato dalla norma per la validità di questa - possa venire sostituito dalla instaurazione di fatto del procedimento arbitrale, secondo l’iter posto dall’articolo 810 del c.p.c. Ciò, in primo luogo, in quanto anche questa ultima disposizione - al pari del comma 2 del precedente articolo 809 - presuppone e richiede esplicitamente la esistenza di un compromesso o di una clausola compromissoria, avente i requisiti di cui all’articolo 808 del c.p.c., nei quali soltanto le parti possono, e devono, provvedere alla nomina degli arbitri. Dalla menzionata normativa si ricava, quindi, la regola che l’uno (compromesso) o l’altra (clausola compromissoria) devono necessariamente preesistere al procedimento di nomina degli arbitri nel quale non possono dunque identificarsi. Cass. 12 febbraio 2005, n. 7535.

 

La clausola compromissoria ha carattere autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce, con la conseguenza che il potere di stipularla non può considerarsi compreso nelle facoltà necessarie per l’espletamento del mandato, che il rappresentato abbia conferito al proprio rappresentante (principio ribadito dalla S.C. in relazione a fattispecie all’entrata in vigore della modifica dell’art. 808 c.p.c., introdotta con la legge n. 25 del 1994, secondo cui il potere di stipulare il contratto comprende quello di convenire la clausola compromissoria). Cass. 30 agosto 1995, n. 9162.

 

Il principio secondo il quale la clausola compromissoria non costituisce un accessorio del contratto nel quale è inserita, ma ha propria individualità ed autonomia nettamente distinta da quella del contratto cui accede, per cui ad essa non si estendono le cause di invalidità del negozio sostanziale, non trova applicazione nelle ipotesi in cui queste siano esterne al negozio e comuni ad esso e alla clausola. Pertanto, la invalidità dell’atto di aggiudicazione dell’appalto di un servizio pubblico, la quale esclude che l’amministrazione potesse legittimamente stipulare il contratto con l’apparente aggiudicatario, e perciò inserire nello stesso una clausola compromissoria, determina la invalidità anche di questa. Cass. 8 febbraio 2005, n. 2529.

 

La clausola compromissoria può essere contenuta anche in un patto integrativo del contratto, non occorrendo che la volontà negoziale sia manifestata in un unico documento, attesa l’autonomia della clausola compromissoria rispetto al negozio cui essa si riferisce. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto valida la clausola compromissoria contenuta in una scrittura “a latere”, dal tribunale correttamente qualificata come patto integrativo dello statuto di un’associazione professionale). Cass. 5 aprile 2011, n. 7839.

 

La clausola compromissoria costituisce un contratto autonomo ad effetti processuali, anche quando sia inserita nell’atto contenente il contratto cui ineriscono le controversie oggetto della clausola; nè, data la loro autonoma funzione, tra i due contratti sussiste tecnicamente un rapporto di accessorietà, come è espressamente riconosciuto dall’art. 808, terzo comma, c.p.c., nel testo introdotto dalla legge 5 gennaio 1994, n. 25 - applicabile nella specie “ratione temporis” - secondo cui la validità e, quindi, anche l’efficacia, della clausola compromissoria devono essere valutate in modo autonomo rispetto al contratto al quale essa si riferisce. Ne consegue che la clausola compromissoria contenuta in un preliminare di compravendita sopravvive, sebbene non riprodotta nel contratto definitivo, trattandosi di contratto autonomo avente funzione distinta dal contratto preliminare. Cass., 31 ottobre 2011, n. 2260.

 

 

1.2. Forma.

L’art. 808, primo comma, c.p.c. stabilisce che la clausola compromissoria deve risultare, a pena di nullità, da atto scritto, del quale non sono idonee ad integrare gli estremi le eventuali memorie dei difensori delle parti dell’instaurato giudizio arbitrale, contenenti una dichiarazione di volontà intesa alla trasformazione della clausola di arbitrato libero in quella di arbitrato rituale, non essendo detti difensori muniti di procura a richiedere una modifica della clausola de qua. Cass. 15 novembre 1997, n. 11318.

 

Il requisito della forma scritta, prescritto per la clausola compromissoria dall’art. 808 c.p.c., deve ritenersi soddisfatto pure quando il documento negoziale rinvii, facendolo proprio, al patto incluso in altro contratto intervenuto per i scritto fra le medesime parti, anche senza produrlo materialmente. Cass. 13 maggio 1989, n. 2198.

 

Il requisito della forma scritta “ad substantiam” richiesto per la validità della clausola compromissoria, ex artt. 807 e 808 c.p.c., non postula indefettibilmente che la volontà contrattuale sia espressa in un unico documento, avuto riguardo all’autonomia di detta clausola rispetto al contratto cui essa accede. (Nella fattispecie, la S.C. ha ritenuto valida la clausola compromissoria contenuta in un disciplinare che ciascuna parte aveva firmato sulla propria fotocopia prodotta in giudizio in testi identici e non disconosciuta). Cass. 30 settembre 2010, n. 20504.

Si rinvia alla Giurisprudenza sub art. 807, § 1.

 

 

1.3. Inefficacia.

Il divieto di arbitrato, previsto dall’art. 3, comma 2, del d.l. 11 giugno 1998, n. 180 (convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 1998, n. 267) per le controversie relative all’esecuzione di opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamità naturali, comporta l’inefficacia per il futuro delle clausole compromissorie già stipulate, come avviene nei rapporti di durata al sopravvenire di norme che incidano sull’autonomia negoziale privata, non potendo invece trarsi dalla disposizione, laddove prevede la salvezza dei lodi già emessi e delle domande di arbitrato già proposte, l’efficacia, anche per l’avvenire, dei compromessi e delle clausole compromissorie già stipulati; né tale interpretazione contrasta con gli artt. 2, 3, 24, 25, 41, 97 e 102 Cost., sì da imporre un’interpretazione diversa, anche alla luce della sentenza della Corte Cost. n. 376 del 2001 e delle ordinanze della medesima Corte nn. 11 e 122 del 2003. Cass. 27 aprile 2011, n. 9394.

 

 

1.4. Casistica.

Il debitore ceduto può opporre e trasferire al cessionario tutte le eccezioni che avrebbe potuto proporre al creditore originario. Pertanto è opponibile al cessionario ingiungente la clausola compromissoria di devoluzione della controversia ad arbitri contenuta nel contratto stipulato fra il debitore e il cedente con l’effetto conseguente della nullità del decreto ingiuntivo all’esito del giudizio di opposizione. Trib. Modena, 3 maggio 2006.

 

In caso di cessione di un credito nascente da un contratto, nel quale sia inserita una clausola compromissoria, soltanto il debitore ceduto, e non anche il cessionario, possa avvalersi della clausola compromissoria. Tale diversità di trattamento è giustificata in ragione della diversa situazione dei due soggetti; infatti, rientrando la clausola compromissoria tra le eccezioni opponibili all’originario creditore, diversamente opinando, il debitore ceduto vedrebbe menomata la sua posizione contrattuale in forza di un accordo tra cedente e cessionario al quale egli è rimasto estraneo. Cass., 28 dicembre 2011, n. 29261.

 

La clausola compromissoria, contenuta nello statuto di una società che preveda la devoluzione ad arbitri delle controversie “connesse più in generale all’esercizio dell’attività sociale” deve ritenersi estesa ad una domanda risarcitoria derivante da attività svolta prima dell’ingresso nella compagine sociale da parte del socio, se i danni lamentati si sono verificati dopo l’acquisto di tale qualità e se, comunque, con la sua condotta anche anteriore, il socio abbia concorso ad impedire lo svolgimento dell’attività sociale, con comportamento violativo degli obblighi assunti con i patti parasociali. (Nella specie il socio, titolare dell’1% del capitale sociale, era rimasto inadempiente all’obbligo di riempire il 72% della capienza della nave, di proprietà della società, destinata a svolgere l’attività sociale di trasporto via mare di automezzi pesanti). Cass. 10 ottobre 2011, n. 20741.

 

La controversia fra il socio e la cooperativa di produzione e lavoro, attinente a prestazioni lavorative comprese fra quelle che il patto sociale pone a carico dei soci per il conseguimento dei fini istituzionali, per effetto dell’art. 5 della l. n. 142 del 2001, rientra nella competenza funzionale del giudice del lavoro in quanto il rapporto da cui trae origine è, di natura complessa, insieme associativo e di lavoro autonomo o subordinato. Ne consegue che la clausola compromissoria, contenuta nello statuto della cooperativa, non è idonea ad impedire la valida adizione dell’autorità giudiziaria ove tale facoltà non fosse stata prevista, in conformità della previsione di cui all’art. 412-ter (nel testo vigente “ratione temporis”, in sede di accordo collettivo nazione di lavoro. Cass., 28 luglio 2011, n. 16620.

 

 

  1. Eccezione di clausola compromissoria.

L’eccezione con la quale sia dedotta l’esistenza di una clausola compromissoria, se rivolta a prospettare l’incompetenza del giudice adito per essere la vertenza oggetto di arbitrato rituale, può essere efficacemente proposta soltanto in limine litis con la prima difesa, mentre, se diretta a far rilevare l’assoggettabilità della controversia ad arbitrato irrituale, deve, comunque, essere sollevata in sede di merito dalla parte, con la conseguenza che, nell’una come nell’altra ipotesi, l’esistenza e l’operatività della clausola de qua non può essere rilevata dal giudice d’ufficio, né le parti possono legittimamente manifestare l’intento di avvalersi del compromesso per la prima volta in sede di giudizio di cassazione. Cass. 26 gennaio 2000, n. 870.

 

La norma dell’art. 34 del D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 5, contempla l’unica ipotesi di clausola compromissoria che possa essere introdotta negli atti costitutivi delle società, ad eccezione di quelle che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio a norma dell’art. 2325-bis c.c., restando escluso il ricorso in via alternativa od aggiuntiva alla clausola compromissoria di diritto comune prevista dall’art. 808 c.p.c. Ne consegue che se, in violazione di tale prescrizione, l’atto costitutivo preveda invece una forma di clausola compromissoria che non rispetti i requisiti, in punto di nomina, degli arbitri indicati dalla norma speciale, la nullità di tale pattuizione comporta che la controversia societaria possa essere introdotta soltanto davanti all’autorità giudiziaria ordinaria. Cass. 20 luglio 2011, n. 15892.

Si rinvia alla Giurisprudenza sub art. 806, § 6



 
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