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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 813 cod. proc. civile: Accettazione degli arbitri

L’accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del compromesso o del verbale della prima riunione.
Agli arbitri non compete la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.


Giurisprudenza annotata

Accettazione degli arbitri.

 

 

  1. Accettazione degli arbitri; 2. Pendenza del giudizio arbitrale.

 

 

  1. Accettazione degli arbitri.

Il verbale di costituzione del collegio arbitrale è atto pienamente idoneo a soddisfare il requisito richiesto dall’art. 813 c.p.c. con riferimento a quanto stabilito dall’art. 820 dello stesso codice, atteso che la manifestazione della volontà di accettare la nomina non deve rivestire formule sacramentali né risultare necessariamente da apposito documento, essendo sufficiente che essa emerga, sia pure per implicito, da un atto - quale il verbale di prima riunione - che, formalizzando la costituzione del collegio giudicante ai fini della decisione della controversia, postula chiaramente che la designazione ad arbitro viene accettata da quel momento, ove tale accettazione non sia già avvenuta con apposita dichiarazione scritta. Quanto poi al profilo per cui, anche se nulla dice in proposito l’art. 813 cit., si renda comunque necessario che le parti abbiano comunicazione di tale avvenuta accettazione atteso che è da tale momento che inizia a decorrere il termine per il deposito del lodo e che si instaura un rapporto di natura negoziale con i singoli arbitri, una tale comunicazione non richiede necessariamente formalità particolari, essendo sufficiente che le parti, anche per il tramite dei rispettivi difensori ne vengano a conoscenza. Cass. 29 agosto 1997, n. 8177.

 

L’accettazione dell’arbitro, che è requisito necessario per l’instaurazione del giudizio arbitrale, costituisce, invece, elemento estraneo alla perfezione della clausola compromissoria, la quale trae la sua efficacia dall’incontro delle volontà delle parti (risultante da atto scritto) sul punto che la controversia debba essere decisa da arbitri, sicché chi eccepisce l’incompetenza del giudice ordinario, in presenza di una clausola compromissoria, nessuna prova deve dare in ordine all’accettazione dell’arbitro. Cass. 9 marzo 1982, n. 1519.

 

 

  1. Pendenza del giudizio arbitrale.

In tema di arbitrato, a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 25 del 1994 (legge di riforma) il momento iniziale del giudizio arbitrale va determinato non più - come accadeva nella vigenza del precedente quadro normativo - con riguardo alla costituzione del Collegio, bensì alla notificazione della domanda di accesso agli arbitri, in quanto idonea a costituire un rituale rapporto processuale: con tale notifica, infatti, vengono identificati dall’istante, sulla base della clausola compromissoria, tanto l’organo deputato a decidere la controversia, quanto la controparte, che è quella risultante dalla clausola stessa, nei confronti della quale il lodo deve essere pronunciato. Cass. 28 maggio 2003, n. 8532.

Contra: Il procedimento per arbitrato rituale può dirsi pendente solo dopo la nomina degli arbitri e l’accettazione della carica, non essendo sufficiente la nomina di un arbitro per iniziativa di una sola delle parti in causa. Trib. Latina, 25 marzo 1999.



 
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