Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015

Codice proc. civile Art. 817 cod. proc. civile: Eccezione d’incompetenza

Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015



Se la validità, il contenuto o l’ampiezza della convenzione d’arbitrato o la regolare costituzione degli arbitri sono contestate nel corso dell’arbitrato, gli arbitri decidono sulla propria competenza.
Questa disposizione si applica anche se i poteri degli arbitri sono contestati in qualsiasi sede per qualsiasi ragione sopravvenuta nel corso del procedimento. La parte che non eccepisce nella prima difesa successiva all’accettazione degli arbitri l’incompetenza di questi per inesistenza, invalidità o inefficacia della convenzione d’arbitrato, non può per questo motivo impugnare il lodo, salvo il caso di controversia non arbitrabile.
La parte, che non eccepisce nel corso dell’arbitrato che le conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti della convenzione arbitrale, non può, per questo motivo, impugnare il lodo.

Giurisprudenza annotata

Eccezione d’incompetenza.

 

 

  1. Eccezione di incompetenza; 1.1. Limite temporale per la proposizione dell’eccezione; 1.2. Rinunzia; 2. Effetti della mancata proposizione dell’eccezione; 3. Casistica.

 

 

  1. Eccezione di incompetenza.

 

 

1.1. Limite temporale per la proposizione dell’eccezione.

In tema di giudizio arbitrale, le questioni concernenti la violazione dei limiti del compromesso e della clausola compromissoria devono essere eccepite nel corso del procedimento arbitrale a norma dell’art. 817 c.p.c., non potendo, in mancanza, il relativo vizio essere dedotto per la prima volta nel procedimento di impugnazione del lodo per nullità; l’adempimento dell’onere di eccezione suddetto, tuttavia, non è correlato ad un preciso segmento del procedimento arbitrale, essendo previsto nel citato art. 817 come unico limite temporale il «corso del procedimento arbitrale» e ben potendo perciò l’eccezione ritenersi tempestiva anche se formulata soltanto nel corso dell’ultima udienza tenutasi dinanzi al collegio arbitrale; peraltro, la valutazione del comportamento processuale della parte anteriormente alla proposizione dell’eccezione, al fine di verificare la sussistenza o meno di una accettazione del contraddittorio incompatibile con la volontà di avvalersi dell’eccezione, costituisce oggetto di quaestio voluntatis implicante apprezzamento del fatto (processuale) riservato al giudice di merito ed insindacabile in sede di legittimità se ed in quanto adeguatamente motivato ed esente da errori logici. Cass. 22 gennaio 1999, n. 565.

 

 

1.2. Rinunzia.

In sede di impugnazione del lodo ex art. 828 c.p.c., la parte, che nel corso del procedimento arbitrale abbia rinunciato all’eccezione di incompetenza degli arbitri, prima formulata sotto il profilo che le questioni dedotte dall’altra parte esorbitavano dai limiti del compromesso o della clausola compromissoria, non può dedurre detta incompetenza quale motivo di nullità, in quanto l’eccezione di cui all’art. 817 c.p.c. ha natura relativa, per cui la rinunzia ad essa è vincolante. Cass. 13 novembre 1992, n. 12208.

 

La rinunzia, sottoscritta da entrambe le parti, all’eccezione di extra o ultrapetizione, sollevata nel corso del procedimento arbitrale equivale a mancata proposizione della stessa, con la conseguenza che le eventuali domande esorbitanti dai limiti della clausola compromissoria restano acquisite al giudizio arbitrale e su di esse deve pronunziarsi il collegio. Coll. Arb., 14 aprile 1980.

 

 

  1. Effetti della mancata proposizione dell’eccezione.

Il giudizio arbitrale è regolato da libertà di forme, nel rispetto però degli ineludibili principi del contraddittorio e del diritto di difesa. Ne consegue che, contrariamente a quanto previsto per il giudizio ordinario, nel giudizio arbitrale la originaria domanda può essere ampliata e modificata ai sensi dell’articolo 817 del c.p.c. che preclude alla parte, che non abbia eccepito, nel corso del giudizio arbitrale, che le conclusioni della controparte esorbitassero dai limiti del compromesso o della clausola compromissoria, di impugnare per tale motivo il lodo. Deve, pertanto, ritenersi che così come è consentito ampliare o modificare, nei limiti suddetti, gli originali quesiti, allo stesso modo sia consentito proporre la domanda riconvenzionale non solo con la prima memoria ma anche con memorie successive, purché venga garantito alla controparte il diritto di difendersi e di replicare sulla domanda stessa, posto che nel giudizio arbitrale non trovano applicazione gli articoli 166 e 167 del codice di procedura civile. Cass. 11 luglio 2003, n. 10910.

 

Mentre l’estensione dell’oggetto del giudizio arbitrale a materia non contemplata dall’accordo compromissorio, attraverso il meccanismo della mancata proposizione dell’eccezione ex art. 817 c.p.c. può ricondursi all’esercizio della c.d. discrezionalità tecnica ed è quindi consentito al difensore anche in difetto di apposita procura, l’estensione a materia espressamente esclusa dalle parti nella clausola compromissoria esula dai poteri del difensore, risolvendosi in un atto di disposizione del diritto in contesa ai sensi dell’art. 84, comma 2, c.p.c. Coll. Arb., 4 luglio 1994.

 

 

  1. Casistica.

È inammissibile l’impugnazione di un lodo fondata su questioni relative alla natura rituale o irrituale dell’arbitrato qualora le questioni medesime risultino prospettate per la prima volta in sede di impugnazione, non essendo state mai sollevate in precedenza nel corso del giudizio arbitrale. Cass. 26 febbraio 2000, n. 2184.

 

Il lodo reso dagli arbitri che, pur avendo mandato di dirimere la controversia mediante l’esplicazione di una volontà negoziale suscettibile di integrazione alla volontà delle parti, esercitano una funzione decisionale sostitutiva di quella del giudice istituzionale è viziato ex art. 829 del comma 1, n. 4, c.p.c. per eccesso di potere degli arbitri, per avere questi pronunciato al di fuori dei limiti della clausola compromissoria. E tale censura è soggetta, nella sua deducibilità, alla preclusione posta dall’art. 817 c.p.c. Cass. 26 febbraio 2000, n. 2184.

 

Con riguardo al giudizio dinnanzi ad arbitri, ogni questione concernente la violazione dei limiti del compromesso e della clausola compromissoria, trovando la propria specifica disciplina nell’art. 817 c.p.c., deve essere proposta «nel corso del procedimento arbitrale», con la conseguenza che in forza di tale disposizione, fatta salva dal successivo art. 829, n. 4, c.p.c., la mancata tempestiva proposizione dell’eccezione preclude alla parte interessata il diritto di impugnare per nullità sotto tale profilo la pronuncia arbitrale; a tal fine anche l’eccezione di incompetenza proposta in sede di comparsa conclusionale deve ritenersi formulata nei limiti temporali consentiti dall’art. 817 c.p.c., quando le parti siano state poste in grado, con l’assegnazione di termini articolati per lo scambio delle memorie conclusionali e per il deposito di memorie di replica, di controdedurre in ordine alla contestata competenza arbitrale. Cass. 7 agosto 1993, n. 8563.



Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK