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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 818 cod. proc. civile: Provvedimenti cautelari

Gli arbitri non possono concedere sequestri, né altri provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di legge.

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La L. 26 novembre 1990, n. 353, come modificata dalla L. 4 dicembre 1992, n. 477, ha disposto (con l’art. 92, comma 1) che “Ai giudizi pendenti a tale data si applicano, fino al 2 gennaio 1994, le disposizioni anteriormente vigenti.”

 


Giurisprudenza annotata

Provvedimenti cautelari.

 

 

  1. Arbitrato irrituale; 2. Arbitrato rituale; 3. Arbitrato estero; 4. Casistica.

 

 

  1. Arbitrato irrituale.

L’art. 669-novies c.p.c. e la rinuncia alla tutela giurisdizionale, insita nella devoluzione della controversia ad arbitri irrituali, escludono la possibilità di concedere provvedimenti cautelari in presenza di una clausola compromissoria per arbitrato libero. Trib. Modena, 15 dicembre 2003; conforme Trib. Napoli, 7 agosto 1997; Trib. Torino, 14 aprile 1997; Trib. Verona, 18 ottobre 1993; Cass., Sez. Un., 29 ottobre 1982, n. 5656.

 

Contra: La rinuncia alla giurisdizione insita nella sottoscrizione di una clausola compromissoria per arbitrato libero è limitata al giudizio di merito e non può investire anche la tutela cautelare. Trib. Torino, 31 ottobre 1996.

 

È improponibile la domanda cautelare in presenza di clausola compromissoria per arbitrato irrituale. Né tale giurisprudenza seguita da questo tribunale e ripetutamente ribadita dalla Corte di legittimità deve essere mutata in conseguenza della sentenza della Corte costituzionale 320/2002 dalla cui motivazione emerge soltanto come la non procedibilità dell’azione cautelare non discende da alcuna norma di legge ma esclusivamente dalla interpretazione giurisprudenziale. Tale orientamento giurisprudenziale, assolutamente costante, risulta tenuto in considerazione dal legislatore più recente che, nella materia societaria, all’articolo 35, n. 5, del d.lgs 5/2003 ha esplicitamente esteso la tutela cautelare davanti al giudice ordinario anche alle controversie compromesse in arbitri ai sensi del precedente articolo 33. Trib. Bologna, 3 marzo 2005.

 

Contra: Il deferimento della controversia ad un arbitrato irrituale non è preclusiva dell’emissione di una misura cautelare da parte del giudice ordinario non sussistendo diversità della natura dell’arbitrato irrituale rispetto a quello rituale, in quanto entrambi si risolvono in atti di autonomia privata (natura non scalfita dall’attribuzione al lodo degli effetti propri della sentenza. Tale orientamento trova ulteriore supporto nella recente previsione legislativa di cui all’art. 35, D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 (Riforma del diritto processuale societario) che ha previsto il ricorso alla tutela cautelare anche in ipotesi di arbitrato irrituale). Trib. Como, 14 settembre 2004.

 

In presenza di patto per arbitrato irrituale le parti possono invocare la tutela cautelare solo prospettando, in funzione del futuro giudizio di merito, la caducazione del medesimo patto per motivate ipotesi di risoluzione. Trib. Monza, 26 maggio 2001.

 

 

  1. Arbitrato rituale.

Ai fini della validità del sequestro conservativo disposto dal giudice in sede cautelare è pienamente valida l’instaurazione del giudizio di merito mediante procedimento arbitrale, purché rispettosa del termine perentorio decorrente dall’emissione del provvedimento, ai sensi degli artt. 669-octies e 669-nonies c.p.c. Inoltre, a seguito dell’abrogazione dell’art. 818, comma 2, c.p.c. operata dalla l. n. 353 del 1993, art. 89, comma 1, non sussiste l’onere del sequestrante di proporre la domanda di convalida innanzi al giudice che ha autorizzato il sequestro conservativo, restando ferma la competenza di tale giudice per dichiarare l’inefficacia del lodo arbitrale qualora dichiari l’insussistenza del diritto cautelato. Trib. Roma, 15 maggio 1998.

 

Allorché viene concesso un sequestro conservativo ante causam in controversia di competenza arbitrale, non sono applicabili, per l’avvio del giudizio di merito, né il termine di cui all’art. 680, 1° comma, c.p.c., né alcun altro termine; ne consegue che l’autorizzato sequestro non può essere dichiarato inefficace se, nel momento della decisione della causa di convalida, il giudizio arbitrale non sia stato ancora iniziato. Cass. 28 gennaio 1993, n. 1073.

 

  1. Arbitrato estero.

 

La devoluzione ad arbitri stranieri, in forza di clausola compromissoria, della controversia inerente ad un determinato rapporto contrattuale non vale a derogare alla giurisdizione del giudice italiano con riguardo al procedimento di autorizzazione e convalida di sequestro conservativo (art. 818 c.p.c.), ancorché diretto a garantire crediti discendenti da detto rapporto indipendentemente dall’eventuale contemporanea pendenza del giudizio arbitrale. Cass., Sez. Un., 2 novembre 1987, n. 8050.

 

 

  1. Casistica.

I provvedimenti d’istruzione preventiva hanno natura cautelare e, stante il divieto di cui all’art. 818 c.p.c., non possono essere concessi dagli arbitri. Corte cost., 28 gennaio 2010, n. 26.

 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione del principio di ragionevolezza e del diritto di difesa, l’art. 669-quaterdecies c.p.c., nella parte in cui, escludendo l’applicazione dell’art. 669-quinquies dello stesso codice ai provvedimenti di cui all’art. 696 c.p.c., impedisce, in caso di clausola compromissoria, di compromesso o di pendenza di giudizio arbitrale, la proposizione della domanda di accertamento tecnico preventivo al giudice che sarebbe competente a conoscere del merito. Premesso che i provvedimenti di istruzione preventiva hanno natura cautelare e che tra l’art. 696 c.p.c., concernente l’accertamento tecnico preventivo, e la normativa generale sui provvedimenti cautelari non sussiste alcuna incompatibilità contraria al carattere espansivo di quest’ultima; l’esclusione dell’accertamento tecnico preventivo dall’ambito applicativo definito dall’art. 669-quaterdecies c.p.c., con conseguente inapplicabilità dell’art. 669-quinquies dello stesso codice, non supera lo scrutinio di ragionevolezza, in riferimento all’art. 3, primo comma, Cost. Infatti, la ratio diretta ad evitare che la durata del processo ordinario si risolva in un pregiudizio per la parte che intende far valere le proprie ragioni, comune ai provvedimenti di cui agli artt. 669-bis c.p.c. e seguenti ed all’art. 696 c.p.c., il carattere provvisorio e strumentale dei detti provvedimenti rispetto al giudizio a cognizione piena, del pari comune, nonché l’assenza di argomenti idonei a giustificare la diversità di disciplina normativa, con riguardo all’arbitrato, tra il provvedimento di cui al citato art. 696 e gli altri provvedimenti cautelari, i quali possono essere ottenuti ricorrendo al giudice, anche se la controversia, nel merito, è devoluta ad arbitri (art. 669-quinquies c.p.c.), rendono del tutto irragionevole la detta esclusione. La norma denunciata viola, altresì, l’art. 24, comma secondo, Cost., perché l’impossibilità di espletare l’accertamento tecnico preventivo in caso di controversia devoluta ad arbitri (i quali, ai sensi dell’art. 818 c.p.c., non possono concedere provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di legge) compromette il diritto alla prova, per la possibile alterazione dello stato dei luoghi o di ciò che si vuole sottoporre ad accertamento tecnico, con conseguente pregiudizio per il diritto di difesa. Corte cost., 28 gennaio 2010, n. 26.



 
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