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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 82 cod. proc. civile: Patrocinio

Davanti al giudice di pace le parti possono stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non eccede lire un milione.

Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l’assistenza di un difensore (1). Il giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura ed entità della causa, con decreto emesso anche su istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in giudizio di persona.

Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, davanti al tribunale e alla corte d’appello le parti debbono stare in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente; e davanti alla Corte di cassazione col ministero di un avvocato iscritto nell’apposito albo (2) (3).

 

 

 


Commento

Patrocinio: indica genericamente l’attività difensiva svolta da avvocati e praticanti.

 

(1) I difensori devono essere iscritti negli appositi albi aperti a chiunque risulti in possesso dei requisiti richiesti dalla legge professionale e tenuti da ogni singolo Consiglio dell’ordine degli avvocati.

 

 

(2) L’avvocato cassazionista deve cioè essere iscritto nell’albo dei patrocinanti innanzi alle giurisdizioni superiori, tenuto dal Consiglio nazionale forense.

 

(3) L’amministrazione dello Stato e degli enti pubblici è difesa per legge dall’Avvocatura dello Stato. Fanno parte di questo speciale organo avvocati che, in questo caso, sono dipendenti pubblici, autorizzati a difendere non solo lo Stato, ma — quando è consentito da leggi speciali — anche altri organi, come ad es. l’università e gli enti di riforma fondiaria (r.d. 30-10-1933, n. 1611, in Avvocatura dello Stato).


Giurisprudenza annotata

  1. Patrocinio: attività procuratoria (ministero) ed attività difensiva (assistenza).

 

 

1.1. Prima della L. 24 febbraio 1997, n. 27.

Le norme degli artt. 82 c.p.c., 4 e 5 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578…manifestamente non si pongono in contrasto, né con gli artt. 24, secondo comma, e 3, primo comma, della Costituzione - atteso, in particolare, che la limitazione territoriale della competenza del procuratore legale agevola l’esercizio della difesa senza determinare discriminazione fra gli iscritti ai vari albi, essendo tali professionisti in posizione del tutto simile - né in contrasto con gli artt. 4 e 41 Cost., atteso che il riconoscimento costituzionale del diritto al lavoro (e della libertà dell’iniziativa economica) non esclude che il legislatore ordinario possa, nell’interesse generale, disciplinarne l’esercizio. Cass. lav., 23 giugno 1989, n. 3027.

 

 

1.2. Dopo la legge 24 febbraio 1997, n. 27.

 

 

1.2.1. In generale.

Gli artt. 1 e 6 della legge 24 febbraio 1997, n. 27, nel sopprimere la distinzione fra procuratori legali ed avvocati, prescrivendo l’iscrizione in un unico albo per entrambi, non ha eliminato l’attività procuratoria, né di conseguenza ha implicitamente abrogato l’art. 87 del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37 a norma del quale, se il procuratore, assegnato fuori della circoscrizione del Tribunale ove ha sede l’autorità giudiziaria dinanzi alla quale svolge il suo ufficio, non ha ivi eletto domicilio, esso si intende eletto presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria adita. Né tale disposizione può essere sospettata di incostituzionalità per violazione degli articoli 35 e 41 della Costituzione, in quanto non determina né una compressione del diritto del difensore ad organizzare liberamente il proprio lavoro, né una limitazione della sua attività economica, sotto il profilo del relativo onere aggiuntivo a carico della parte che lo ha scelto, avendo il legislatore, nella sua discrezionalità, preferito addossarlo a quest’ultima anziché alla controparte, esonerandola dai maggiori costi delle notifiche fuori circondario. Cass. 22 maggio 2001, n. 6949.

 

 

1.2.2. Difensore legalmente esercente: iscritto all’albo.

È inammissibile il ricorso per cassazione avverso la deliberazione del Consiglio Nazionale Forense in tema diniego di iscrizione all’albo dei praticanti procuratori, sottoscritto personalmente dalla parte interessata la quale non sia iscritta in nessun albo professionale in quanto la deroga apportata dall’ordinamento forense alla normativa contenuta nel codice di rito, per quanto riguarda la proposizione del ricorso per cassazione (art. 66 terzo comma, R.D. n. 37 del 1934) anche da parte di soggetto non iscritto allo speciale albo dei patrocinanti davanti alle giurisdizioni superiori, presuppone pur sempre che si tratti di soggetto il quale possa esercitare le funzioni di avvocato o di procuratore. Cass., Sez. Un., 13 febbraio 2008, n. 3396.

L’avvocato sottoposto a sospensione cautelare dall’esercizio della professione è privo dello Jus postulandi; pertanto, in considerazione della natura impugnatoria del ricorso al Consiglio Nazionale Forense avverso la decisione emessa dal locale Consiglio dell’ordine, tale atto è inammissibile ove personalmente proposto dall’avvocato sospeso. Cass., Sez. Un., 8 maggio 2008, n. 11213.

 

 

1.2.2. Munito di procura.

L’elezione di domicilio - atto giuridico unilaterale recettizio - è ontologicamente distinto dalla procura cui accede e non è pertanto, requisito di validità del mandato ad litem. Cass. 13 gennaio 2005, n. 561.

 

 

1.2.3. Procura all’avvocato iscritto nell’albo speciale annesso.

Poiché l’avvocato iscritto nell’albo speciale annesso all’albo professionale è abilitato al patrocinio esclusivamente per le cause e gli affari propri dell’ente presso il quale presta la sua opera, va dichiarato inammissibile il ricorso incidentale per cassazione proposto da un avvocato che non provi di prestare la sua opera in favore dell’ente per il quale ha proposto il ricorso. Cass., Sez. Un., 18 maggio 2000, n. 363.

 

1.2.4. Procura nel processo tributario.

Nel processo tributario il giudice chiamato a conoscere di una controversia di valore superiore a £ 5.000.000, a norma degli artt. 12, comma 5 e 18, commi 3 e 4, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, è tenuto a disporre che l’attore che stia in giudizio senza assistenza tecnica si munisca di essa, conferendo incarico a difensore abilitato; con la conseguenza che l’inammissibilità del ricorso può essere dichiarata solo a seguito della mancata esecuzione di tale ordine. Cass. 7 dicembre 2005, n. 27035; conforme Cass. 9 ottobre 2009, n. 21459.

 

 

1.2.5. Procura nel giudizio amministrativo.

L’art. 19, secondo comma, della L. 6 dicembre 1971, n. 1034 prescrive, per i giudizi avanti ai tribunali amministrativi regionali, il «patrocinio di avvocato o di procuratore»; pertanto, non è necessario il ministero di un procuratore legalmente esercente e, quindi, iscritto in uno degli albi del distretto di Corte di appello in cui ha sede il tribunale amministrativo, richiesto invece dall’art. 82 c.p.c. per i giudizi davanti ai Tribunali ordinari e alle Corti di appello, ma è sufficiente l’assistenza di un avvocato. Cons. St., 11 novembre 1994, n. 1264.

 

 

  1. Davanti al giudice di pace. Difesa personale della parte.

 

 

2.1. Senza autorizzazione.

Dinanzi al giudice di pace la parte può promuovere il giudizio sottoscrivendo personalmente l’atto introduttivo senza autorizzazione del giudice esclusivamente se il valore della causa non eccede le lire 1.000.000, pari ad euro 516,46. Cass. 3 febbraio 1999, n. 912.

 

 

2.2. Previa autorizzazione.

Nel procedimento davanti al giudice di pace, l’autorizzazione a stare in giudizio di persona in considerazione della natura e dell’entità della causa, ex art. 82 c.p.c., attiene all’accertamento che nulla osti a che il soggetto possa agire senza il patrocinio di un difensore, ed è volta a rimuovere un limite al potere della parte di agire personalmente, essendo pertanto volta a tutelare, oltre a quello delle parti, anche l’interesse generale e costituzionalmente garantito dell’effettività del diritto di difesa. Tale mancanza di autorizzazione dà luogo all’invalida costituzione del rapporto processuale, deducibile dalla controparte e rilevabile anche di ufficio dal giudice, ma sanabile con effetto ex tunc qualora essa autorizzazione venga concessa successivamente alla costituzione del soggetto, rimanendo anche in tal caso assicurate le esigenze di tutela perseguite dalla norma. Cass. 26 agosto 2004, n. 17008.

 

 

2.3. Autorizzazione anche tacita.

Nei giudizi davanti al giudice di pace, l’art. 82 c.p.c. consente alla parte di stare in giudizio personalmente qualora il valore della causa non superi euro 516,46, oppure dietro autorizzazione del giudice negli altri casi, in considerazione della natura ed entità del giudizio stesso; tale autorizzazione non deve essere preventiva, né formale, potendo essere implicita e deducibile per facta concludentia. Cass. 28 agosto 2007, n. 18159; conforme Cass. 12 marzo 2012, n. 3874.

 

Il provvedimento con il quale il giudice di pace autorizza la parte a stare in giudizio di persona ex art. 82, secondo comma, c.p.c., sebbene intervenuto durante il processo in forma implicita, non può essere revocato, con l’effetto di rendere invalida la costituzione del rapporto processuale, potendo il giudice di pace, con la sentenza che definisce il giudizio, unicamente dichiarare l’eventuale nullità della concessa autorizzazione. Cass. 12 marzo 2012, n. 3874.

 

2.4. Delega della parte ad altri soggetti.

Nei giudizi dinanzi al giudice di pace, nei casi in cui è ammessa la difesa personale della parte, deve ritenersi consentito alla stessa la facoltà di delegare la partecipazione all’udienza ad altri soggetti. Cass. 6 aprile 2006, n. 8026.

 

 

2.5. Formulazione orale della domanda.

L’art. 316 c.p.c. secondo cui la domanda davanti al Giudice di Pace può essere dall’attore proposta anche verbalmente e viene raccolta dal giudice a verbale, si applica a tutte le cause di competenza del giudice di pace e non solo a quelle di valore non eccedente un milione di lire; nelle cause eccedenti tale valore, verificandosi una non coincidenza fra ambito della domanda verbale ed ambito della difesa personale della parte, sono valide la domanda verbale e la successiva notifica del verbale al convenuto effettuate dalla parte personalmente mentre non è valida la costituzione personale dell’attore davanti al giudice di pace, attività da compiersi a mezzo del difensore. Cass. 19 luglio 2001, n. 9844.

 

 

  1. Davanti alla Corte di cassazione. Albo speciale.

L’art. 365 c.p.c., secondo cui nel giudizio di legittimità le parti stanno in giudizio a mezzo di procuratore iscritto nell’apposito albo, trova applicazione, - in mancanza di specifica deroga normativa - anche in relazione a sentenza pronunciata dal giudice di pace in causa in cui le parti potevano stare in giudizio di persona; è inammissibile, pertanto, il ricorso per cassazione non sottoscritto da avvocato iscritto nell’apposito albo. Cass. 14 aprile 2005, n. 7790.

 

 

  1. Nei procedimenti in camera di consiglio.

 

 

4.1. Di natura contenziosa: necessità del patrocinio legale. Casistica.

 

 

4.1.1. Opposizione allo stato di adottabilità ex L. 4 maggio 1983, n. 184.

In materia di dichiarazione dello stato di adottabilità, e con riferimento all’assetto normativo previgente alle modifiche di carattere processuale apportate alla legge 4 maggio 1983, n. 184 dalla legge 28 marzo 2001, n. 149 (modifiche la cui efficacia è rimasta sospesa in forza della disposizione transitoria di cui all’art. 1 del D.L. 24 aprile 2001, n. 150, e successive proroghe,fino al 30 giugno 2007), la procura conferita in relazione ad un procedimento volto all’ accertamento dello stato di adottabilità di un minore, ancorché rilasciata in tale procedimento “per ogni stato e grado di giudizio”, non può estendere i suoi effetti ad un procedimento a carattere contenzioso, quale quello relativo al giudizio di opposizione avverso il decreto, con il quale, a chiusura del primo procedimento sia stato dichiarato lo stato di adottabilità. Cass. 5 marzo 2008, n. 5952.

 

 

4.1.2. Provvedimenti relativi alla formazione albo psicologi.

Lo speciale procedimento camerale previsto dagli artt. 17 - 19 della legge 18 febbraio 1989, n. 56 (istitutiva dell’albo professionale degli psicologi) si applica anche alle impugnazioni dei provvedimenti adottati dal commissario nominato ai sensi dell’art. 31 della legge durante il periodo transitorio. Ne consegue che trattandosi di procedimento di natura contenziosa che involge la cognizione di controversie su diritti soggettivi o status, le parti non possono compiere personalmente alcun atto processuale ma devono essere rappresentate da un procuratore legalmente esercente a norma dell’art. 82, secondo comma, c.p.c. Cass. 10 gennaio 1996, n. 156.

 

 

4.1.3. Delibazione delle sentenze ecclesiastiche dichiarative della nullità del matrimonio concordatario.

Nel giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio, è necessario il ministero di un difensore, ai sensi dell’art. 82, terzo comma, c.p.c., trattandosi di procedura camerale che risolve una controversia su diritti soggettivi e di natura contenziosa, anziché volontaria definita con provvedimento suscettibile di passare in giudicato. Cass. 7 dicembre 2011, n. 26365.

 

 

4.1.4. Fallimento.

Il ricorso per ottenere la revocazione del decreto del giudice delegato con il quale, in sede di verificazione, è stato ammesso un credito allo stato passivo, introducendo un procedimento di natura contenziosa, è soggetto all’applicazione dell’art. 82 c.p.c. in tema di obbligo delle parti di stare in giudizio per mezzo di procuratore legalmente esercente. Ne deriva che l’atto sottoscritto soltanto dalla parte-curatore (costituito, nella specie, dalla stessa istanza rivolta al giudice delegato per ottenere l’autorizzazione ad agire ai sensi dell’art. 102 L. fall.) è del tutto inidoneo all’instaurazione del rapporto processuale e del relativo procedimento ed è quindi affetto da nullità assoluta. Cass. 3 febbraio 2006, n. 2440.

 

 

4.1.5. Giudizio di omologazione del concordato preventivo.

In tema di giudizio di omologazione del concordato preventivo, il commissario giudiziale assume la veste di parte del relativo procedimento, solo in quanto provveda alla propria formale costituzione, munendosi, ex art. 82, terzo comma, c.p.c., della rappresentanza tecnica, nonché al deposito di memoria, con cui manifesti la volontà di opporsi all’omologa; pertanto, la costituzione del commissario giudiziale, al solo fine di depositare il proprio parere motivato, nel quale lo stesso si limiti ad illustrare le carenze della previsione di realizzo del concordato, non ha la funzione tipica dell’opposizione all’omologazione Cass. 16 settembre 2011, n. 18987.

 

 

4.1.6. Procedimento di interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno.

Il procedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno, il quale si distingue, per natura, struttura e funzione dalle procedure di interdizione e di inabilitazione, non richiede il ministero del difensore nelle ipotesi, da ritenere corrispondenti al modello legale tipico, in cui l’emanando provvedimento debba limitarsi ad individuare specificatamente i singoli atti, o categorie di atti, in relazione ai quali si richiede l’intervento dell’amministratore; necessita, per contro, detta difesa tecnica, ogni qualvolta il decreto che il giudice ritenga di emettere sia o non corrispondente alla richiesta dell’interessato, incida su diritti fondamentali della persona, attraverso la previsione di effetti, limitazioni o decadenze analoghi a quelli previsti da disposizioni di legge per l’interdetto o l’inabilitato, per ciò stesso incontrando il limite del rispetto dei principi costituzionali in materia di diritto di difesa e del contraddittorio. Cass. 29 novembre 2006, n. 25366.

 

 

4.1.7. Liquidazione compensi avvocato.

Il D.M. di approvazione della tariffa forense, avendo natura di fonte regolamentare così come desumibile dalla legge 7 novembre 1957, n. 1051, di attribuzione della competenza al Consiglio Nazionale Forense, deve essere interpretato alla luce dei parametri e all’interno dei limiti stabiliti dalla legge 13 giugno 1942, n. 794, che escludono il riconoscimento dei diritti di procuratore per qualsiasi giudizio di cassazione compreso il regolamento di competenza, nonostante l’istanza possa essere proposta anche da un avvocato non iscritto nell’albo speciale dei cassazionisti. Cass. 27 ottobre 2011, n. 22485; conforme Cass. 7 luglio 2011, n. 15061, Cass. 18 dicembre 2008, n. 29577.

 

 

4.1.8. Liquidazione onorari arbitri.

In mancanza di espressa disposizione di legge che deroghi al principio generale dell’obbligatorietà del patrocinio legale stabilito dagli artt. 82 e 83 c.p.c., anche nel procedimento camerale davanti al Presidente del Tribunale previsto dall’art. 814 c.p.c. per la determinazione dell’onorario e delle spese dovuti agli arbitri per l’opera prestata, che ha carattere contenzioso, gli arbitri debbono stare in giudizio con il ministero di un difensore. Cass. 29 marzo 2006, n. 7128; conforme Cass. 21 gennaio 2004, n. 900.

 

 

4.1.9. Risarcimento danni dall’esercizio della funzione giurisdizionale.

Qualora il procedimento camerale tipico, disciplinato dagli artt. 737 e ss c.p.c., sia previsto per la tutela di situazioni sostanziali di diritti o status, come avviene ex art. 5, comma quarto, della legge 117 del 1988, per il procedimento di ammissibilità della domanda di risarcimento dei danni cagionati dall’esercizio delle funzioni giudiziarie, esso deve essere completato con le forme adeguate all’oggetto, tra le quali rientra il patrocinio di un procuratore legalmente esercente. Cass. 30 luglio 1996, n. 6900.

 

 

4.1.10. Opposizione a sanzione amministrativa.

In tema di opposizione a sanzioni amministrative le regole speciali dettate per il giudizio di primo grado non possono ritenersi automaticamente estensibili anche a quello d’appello, in mancanza di una espressa previsione normativa in tal senso. Ne consegue che nei suddetti giudizi non è consentita la difesa personale delle parti in sede di gravame, anche in ragione del maggior tecnicismo che caratterizza i procedimenti d’impugnazione Cass., Sez. Un., 18 novembre 2010, n. 23285.

 

 

4.1.11. Successione nell’assegnazione in sede di riforma agraria.

Il procedimento previsto dall’art. 7 della legge n. 1078 del 1940 per le controversie inerenti alla successione nel rapporto d assegnazione delle terre di riforma agraria, è un giudizio di cognizione speciale, caratterizzato dalle peculiarità rituali mutuate dalle norme di cui agli artt. 737 e ss. c.p.c., ma avente ad oggetto l’accertamento con cognizione piena ed esauriente, di rapporti giuridici e di diritti soggettivi. Trattandosi pertanto non di un procedimento di volontaria giurisdizione, ma di una procedimento di giurisdizione contenziosa, anche se costruito secondo il modello camerale, trova piena applicazione il principio dell’obbligatorietà del ministero del difensore. Cass. 27 giugno 1997, n. 5770.

 

 

4.2. Di volontaria giurisdizione: non necessità del patrocinio legale. Casistica.

 

 

4.2.1. Designazione erede più idoneo nell’assegnazione ex L. 379/1979.

Poiché nei procedimenti di volontaria giurisdizione non è necessario il patrocinio di un procuratore legalmente esercente, prescritto dall’art. 82 c.p.c. per il caso di partecipazione al giudizio, nella controversia per la designazione dell’erede più idoneo a subentrare nella posizione di assegnatario di terreno di riforma agraria, di cui all’art. 7 della legge 29 maggio 1967, n. 379 - che è soggetta al rito camerale - la parte può proporre personalmente il reclamo avverso il provvedimento del Tribunale. Cass. 3 luglio 1987, n. 5814.

 

 

  1. Nel processo esecutivo.

 

 

5.1. Precetto.

L’atto di precetto che ha natura sostanziale e costituisce un preliminare necessario del processo esecutivo che inizia con il pignoramento, non deve essere sottoscritto da un procuratore legale a norma degli artt. 82 ed 83 c.p.c., 5 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 sull’ordinamento professionale forense, ma può essere validamente sottoscritto dallo stesso creditore personalmente oppure da un procuratore ad negotia. Cass. 1° febbraio 1988, n. 905; conforme Cass. 23 novembre 1994, n. 9913.

 

 

5.2. Procura al difensore.

In tema di espropriazione forzata, poiché la parte istante si deve avvalere di difensore per dare inizio al processo (artt. 555 e 125 c.p.c. e 170 disp. att. c.p.c.) e per proseguirlo una volta che lo abbia iniziato con il pignoramento (art. 82, comma secondo, prima parte, c.p.c.), la perdurante mancanza di un difensore munito di procura, come può essere rilevata e dichiarata di ufficio dal giudice dell’esecuzione, lo può essere su istanza del debitore, e dare luogo a provvedimento che dichiara l’improcedibilità del processo. In tal caso, la richiesta rivolta dal debitore al giudice dell’esecuzione non ha natura di opposizione esecutiva, perché non è volta a far rilevare la nullità di un singolo atto del processo, né è necessaria per impedire che tale nullità resti sanata, sicchè il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione dichiara improcedibile il processo esecutivo non ha natura di sentenza resa su opposizione, ma ha natura di atto del processo esecutivo, contro il quale il creditore procedente deve proporre opposizione agli atti esecutivi. Cass. 22 febbraio 2008, n. 4652.



 
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