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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 820 cod. proc. civile: Termine per la decisione

Le parti possono, con la convenzione di arbitrato o con accordo anteriore all’accettazione degli arbitri, fissare un termine per la pronuncia del lodo.
Se non è stato fissato un termine per la pronuncia del lodo, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel termine di duecentoquaranta giorni dall’accettazione della nomina.
In ogni caso il termine puo’ essere prorogato:
a) mediante dichiarazioni scritte di tutte le parti indirizzate agli arbitri;
b) dal presidente del tribunale indicato nell’articolo 810, secondo comma, su istanza motivata di una delle parti o degli arbitri; l’istanza puo’ essere proposta fino alla scadenza del termine. In ogni caso il termine può essere prorogato solo prima della scadenza.
Se le parti non hanno disposto diversamente, il termine è prorogato di centottanta giorni nei casi seguenti e per non più di una volta nell’ambito di ciascuno di essi:
a) se debbono essere assunti mezzi di prova;
b) se è disposta consulenza tecnica d’ufficio;
c) se è pronunciato un lodo non definitivo o un lodo parziale;
d) se è modificata la composizione del collegio arbitrale o è sostituito l’arbitro unico. Il termine per la pronuncia del lodo è sospeso durante la sospensione del procedimento. In ogni caso, dopo la ripresa del procedimento, il termine residuo, se inferiore, è esteso a novanta giorni.


Giurisprudenza annotata

Termini per la decisione.

 

 

  1. Termine per la decisione; 2. Proroga del termine; 2.1. Proroga disposta dagli arbitri; 2.2. Proroga di sposta dalle parti.

 

  1. Termine per la decisione.

Il termine per adottare il lodo è caratteristica indefettibile sia dell’arbitrato rituale che di quello irrituale, essendo nei due casi solo diversi gli strumenti previsti dalla legge per superare l’omessa previsione ad opera delle parti. Infatti, nel caso di arbitrato rituale, all’inerzia delle parti supplisce direttamente la legge (art. 820 c.p.c.), mentre nell’arbitrato libero deve farsi ricorso al giudice, ai sensi dell’art. 1183 c.c. Cass. 21 gennaio 1999, n. 525.

 

La tardività del lodo arbitrale, ai sensi ed agli effetti degli artt. 820, 821 ed 829, n. 6, c.p.c., perché pronunciato dopo la scadenza del termine all’uopo assegnato, non può essere esclusa in relazione alla mera circostanza che gli arbitri, nominato un consulente tecnico, abbiano mantenuto un comportamento acquiescente a fronte di una richiesta del consulente di proroga del termine a lui fissato, tenuto conto che gli arbitri medesimi devono pronunciare sulle questioni che insorgano nel corso del procedimento in modo formale, con ordinanza (art. 816, ult. co., c.p.c.), e che pertanto, in difetto di un loro specifico provvedimento, deve negarsi la configurabilità sia di una proroga del termine per la consulenza, sia di una proroga del termine per il lodo. Cass. 3 gennaio 1086, n. 22.

 

Qualora il lodo arbitrale non venga pronunciato nel termine di cui all’art. 820 c.p.c., incombe sulla parte interessata l’onere di notificare agli arbitri, dopo la scadenza del termine e prima della pronuncia del lodo, la propria intenzione di far valere la decadenza di cui al citato art. 820, fermo, comunque, il principio di carattere generale, che la parte può sempre attribuire tale facoltà ad un proprio rappresentante, quale il difensore, purché conferisca allo stesso procura speciale. Cass. 11 luglio 2003, n. 10910.

 

In tema di arbitrato, la decorrenza del termine fissato dalle parti o dalla legge per la pronuncia del lodo è interrotto, ai sensi dell’art. 820, secondo comma, c.p.c. (nel testo, applicabile “ratione temporis”, anteriore alle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 40 del 2006), dal momento in cui si determina la necessità della sostituzione degli arbitri e non da quando interviene il nuovo provvedimento di nomina, che, al contrario, costituisce il nuovo “dies a quo” per il decorso del termine predetto. Cass. 27 febbraio 2009, n. 4823.

 

 

  1. Proroga del termine.

 

 

2.1. Proroga disposta dagli arbitri.

Gli arbitri ai quali le parti hanno assegnato un primo termine per statuire su alcuni capi della domanda, ed un secondo termine per definire la controversia, non possono prorogare quest’ultimo invocando l’art. 820, secondo comma, c.p.c. perché tale norma presuppone che entro l’unico termine stabilito dalle parti il mandato sia stato adempiuto almeno in parte. Cass. 18 aprile 2000, n. 4992.

 

L’ammissione di mezzi istruttori (nella specie, ispezione dei luoghi) disposta dal collegio arbitrale prima della scadenza del termine per la decisione comporta, ai sensi del secondo comma dell’art. 820 c.p.c., la proroga ex lege di detto termine, ancorché trattisi di termine gia prorogato per accordo delle parti. Cass. 18 marzo 1981, n. 1595; conforme Cass. 14 dicembre 1971, n. 3633.

 

 

2.2. Proroga disposta dalle parti.

Ai sensi dell’art. 820, quarto comma, c.p.c., il consenso alla proroga del termine per la decisione da parte degli arbitri, risultante da atto scritto, deve essere espresso personalmente dalle parti o dai loro difensori muniti di procura speciale. Cass. 26 marzo 2004, n. 6069.

 

In tema di arbitrato irrituale, la scadenza del termine per l’adozione del lodo, prevista al fine di evitare che le parti siano indefinitamente vincolate alla conclusione extragiudiziale della controversia, è essenziale ed estingue il mandato conferito agli arbitri, ma, per il carattere negoziale del rapporto, è possibile che le parti intendano concedere una proroga ed attribuiscano al suddetto termine un valore meramente orientativo, quale una raccomandazione agli arbitri di procedere con la sollecitudine richiesta dalla natura della lite. Ne consegue che la proroga del suddetto termine può essere concordata sia dai difensori muniti di procura speciale, comprensiva della facoltà di transigere e dei più ampi poteri, che necessariamente includono anche la possibilità di concedere un differimento del termine per l’emissione del lodo, che dai difensori privi di mandato speciale, ma in tal caso è necessario che le parti non abbiano negato il proprio consenso alla proroga medesima. Il relativo accertamento, risolvendosi nella ricostruzione della volontà delle parti, è rimesso all’apprezzamento del giudice del merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente e correttamente motivato. Cass. 22 novembre 2011, n. 24562.

 

Ai sensi dell’art. 820, quarto comma, c.p.c., nel testo risultante dalle modificazioni introdotte dalla legge 5 gennaio del 1994, n. 25, applicabile “ratione temporis”, il consenso alla proroga del termine per la decisione da parte degli arbitri, risultante da atto scritto, deve essere espresso personalmente dalle parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, senza, tuttavia, che sia necessaria la contestualità delle rispettive manifestazioni di volontà. (Fattispecie anteriore alle modifiche al testo dell’art. 820 cit. introdotte dall’art. 23 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40). Cass. 5 agosto 2011, n. 17022.



 
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