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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 821 cod. proc. civile: Rilevanza del decorso del termine

Il decorso del termine indicato nell’articolo precedente non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza.
Se la parte fa valere la decadenza degli arbitri, questi, verificato il decorso del termine, dichiarano estinto il procedimento.


Giurisprudenza annotata

Rilevanza del decorso del termine.

 

 

  1. Requisito dell’impugnazione del lodo; 2. Notificazione; 3. Tempo della notificazione.

 

 

  1. Requisito dell’impugnazione del lodo.

L’art. 829, numero 6, c.p.c. commina la nullità del lodo pronunziato oltre il termine stabilito dall’art. 820 c.p.c., ma fa salvo il disposto dell’art. 821 c.p.c., alla stregua del quale il decorso del termine non può essere fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo stesso, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza. Cass. 26 marzo 2004, n. 6069.

 

  1. Notificazione.

L’impugnazione del lodo arbitrale, per nullità derivante dalla sua pronuncia dopo la scadenza del termine, postula, soltanto a norma dell’art. 821 c.p.c., che la parte, dopo il decorso del termine, e prima della pronuncia arbitrale, abbia notificato il proprio intento di far valere la decadenza degli arbitri, e non richiede pertanto anche una preventiva diffida agli arbitri stessi, prima di detta scadenza, a non proseguire la loro attività (resta a detto fine insufficiente un’eccezione di decadenza sollevata dal difensore negli atti depositati dinanzi agli arbitri). Cass. 3 gennaio 1986, n. 22; conforme Cass. 15 novembre 1984, n. 5771.

 

La norma contenuta nell’art. 821 c.p.c., la quale stabilisce che il decorso del termine per la pronuncia del lodo non può essere fatto valere come causa di nullità della sentenza se la parte, prima della deliberazione del lodo, non abbia notificato alle altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro decadenza, va interpretata, come tutte le norme che sanciscono decadenze, con il rigore corrispondente a quello dei loro effetti, con la conseguenza che il termine «notificazione» deve intendersi in senso tecnico, come notificazione eseguita a mezzo di ufficiale giudiziario, poiché solo tale forma di comunicazione, attraverso la certezza che essa conferisce alla provenienza dell’atto dal suo autore e alla sua trasmissione nella sfera giuridica del destinatario, assicura la congruenza del modo al contenuto dell’atto e la rispondenza di esso allo scopo, nel rispetto del principio della liberta di forme di cui all’art. 156, secondo comma, c.p.c. pertanto alla mancanza di notificazione non può supplirsi con equipollenti non previsti espressamente dalla legge. Cass. 15 luglio 1980, n. 4536.

 

 

  1. Tempo della notificazione.

In caso di omessa pronunzia degli arbitri nel termine stabilito, alla stregua del combinato disposto degli artt. 821 e 823 c.p.c., si deve avere riguardo - al fine di stabilire se la notificazione di volontà delle parti di far valere la decadenza degli arbitri sia pervenuta prima della decisione - al momento in cui avviene la sottoscrizione del dispositivo della deliberazione da parte della maggioranza degli arbitri. Cass. 22 agosto 1997, n. 7863.



 
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