codice-proc-civile
Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 83 cod. proc. civile: Procura alle liti

Quando la parte sta in giudizio col ministero di un difensore, questi deve essere munito di procura (1) (2).

La procura alle liti può essere generale o speciale (3), e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della citazione, del ricorso, del controricorso, della comparsa di risposta o d’intervento, del precetto o della domanda d’intervento nell’esecuzione, ovvero della memoria di nomina del nuovo difensore, in aggiunta o in sostituzione del difensore originariamente designato (4). In tali casi l’autografia della sottoscrizione della parte deve essere certificata dal difensore. La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all’atto cui si riferisce , o su documento informatico separato sottoscritto con firma digitale e congiunto all’atto cui si riferisce mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia. Se la procura alle liti è stata conferita su supporto cartaceo, il difensore che si costituisce attraverso strumenti telematici ne trasmette la copia informatica autenticata con firma digitale, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e trasmessi in via telematica.

La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del processo, quando nell’atto non è espressa volontà diversa (5).

 


Commento

Procura: è, in linea generale, un negozio giuridico unilaterale mediante il quale un soggetto conferisce ad un altro il potere di rappresentarlo. È un atto a rilevanza esterna, perché incide sui rapporti esterni tra rappresentato e terzi.

 

Procura alle liti: è un atto con il quale la parte in causa investe un procuratore legalmente esercente della propria rappresentanza in giudizio e cioè dello ius postulandi. Si tratta di una formale designazione del difensore e non di un conferimento di poteri, essendo questi già prestabiliti dalla legge all’art. 84.

 

Atto pubblico: è quel documento redatto da un notaio o da altro pubblico ufficiale al quale la legge attribuisca il compito di ricevere atti allo scopo di attribuire loro pubblica fede (c.c. 2699).

 

Scrittura privata autenticata: è il documento privato al quale un atto pubblico (l’autenticazione) conferisce, oltre l’efficacia probatoria anche data certa.

 

 

(1) Non sempre è necessario che il difensore sia munito di procura: accade, infatti, che, in talune ipotesi, a designare il difensore (senza procura) è la stessa legge (per esempio, l’amministrazione dello Stato è difesa ex lege dall’Avvocatura dello Stato) oppure è una apposita commissione che nomina il difensore nei casi in cui vi siano i requisiti per concedere il gratuito patrocinio.

 

(2) Di regola il rilascio della procura deve precedere il compimento degli atti processuali, ma il codice consente che la procura al difensore del solo attore possa essere rilasciata, con effetti retroattivi, anche dopo la notificazione dell’atto, bastando, per sanare l’originario difetto di rappresentanza, che sia conferita anteriormente alla costituzione della parte rappresentata. Se però non viene conferita prima della costituzione in giudizio è da ritenersi nulla e la parte si considera contumace.

 

(3) La procura, che va prodotta nel processo e non soltanto richiamata, è generale se si riferisce ad una serie indeterminata di liti o a tutte le possibili controversie. La procura è speciale se riguarda un processo determinato oppure un certo atto processuale.

 

(4) L’autenticità della sottoscrizione del cliente e, di conseguenza, la certificazione fatta dal difensore sono impugnabili solo con querela di falso.

 

(5) Una tale volontà, anche se non espressa, può tuttavia desumersi dalla presenza nella procura di frasi come «nella presente procedura» o «nel presente giudizio» (processo, controversia etc.) che comportano l’estensione della procura ad un successivo grado, abilitando quindi il difensore alla proposizione dell’appello.


Giurisprudenza annotata

  1. Natura giuridica della procura.

In tema di mandato difensivo, è valida la procura speciale alle liti rilasciata non per una singola causa ma per una serie di controversie, purché si tratti di controversie caratterizzate da unitarietà di materia o collegate tra loro da specifiche ed oggettive ragioni di connessione, atteso che la qualifica di “speciale” non sta ad indicare che la procura debba essere limitata ad una specifica controversia. Cass. 7 ottobre 2010, n. 20784.

 

 

  1. Elementi della procura: i soggetti.

 

 

2.1. Parte rappresentata.

 

 

2.1.1. Sottoscrizione.

Compete al Sindaco, senza necessità di alcuna delibera della Giunta comunale, il potere di rilasciare il mandato alle liti e, allorquando dall’intestazione dell’atto si desume che la procura è stata conferita dello stesso, nessuna incertezza può sorgere in ordine al soggetto che l’ha rilasciata e a cui deve riferirsi la firma posta in calce al mandato Cass. I,17 maggio 2007, n. 11516.

 

 

2.1.2. Soggetto legittimante.

 

 

2.1.2.1. In generale.

La decisione circa la gestione delle controversie dinanzi agli organi di giurisdizione rientrano nella rappresentaza institoria – la quale è configurabile con riguardo a dirigente preposto ad un complesso di rapporti caratterizzati dall’elemento comune di costituire oggetto di controversia – con la sola eccezione delle decisioni relative alla composizione delle lite, per cui è richiesta una specifica autorizzazione Cass. lav., 9 aprile 2008, n. 9264.

 

Il difetto di legittimazione processuale della persona fisica che agisce in giudizio in rappresentanza di un ente può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio con efficacia retroattiva, con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, per effetto della costituzione in giudizio del soggetto dotato dell’effettiva rappresentanza dell’ente stesso, il quale manifesti la volontà, anche tacita, di ratificare la precedente condotta difensiva del falsus procurator tanto la ratifica, quanto la conseguente devono ritenersi ammissibili anche in relazione ad eventuali vizi inficianti la procura originariamente conferita al difensore da un soggetto non abilitato a rappresentare la società in giudizio, attinenti a violazione degli articoli 83 e 125 c.p.c. Cass. 15 settembre 2008, n. 23670.

 

 

2.1.2.2. llleggibilità della firma.

L’illeggibilità della firma del conferente la procura alla lite, apposta in calce od a margine dell’atto con il quale sta in giudizio una società esattamente indicata con la sua denominazione, è irrilevante, non solo quando il nome del sottoscrittore risulti dal testo della procura stessa o dalla certificazione d’autografia resa dal difensore, ovvero dal testo di quell’atto, ma anche quando detto nome sia con certezza desumibile dall’indicazione di una specifica funzione o carica, che ne renda identificabile il titolare per il tramite dei documenti di causa o delle risultanze del registro delle imprese. In assenza di tali condizioni, ed inoltre nei casi in cui non si menzioni alcuna funzione o carica specifica, allegandosi genericamente la qualità di legale rappresentante, si determina nullità relativa, che la controparte può opporre con la prima difesa, a norma dell’art. 157 c.p.c., facendo così carico alla parte istante d’integrare con la prima replica la lacunosità dell’atto iniziale, mediante chiara e non più rettificabile notizia del nome dell’autore della firma illeggibile; ove difetti, sia inadeguata o sia tardiva detta integrazione, si verifica invalidità della procura ed inammissibilità dell’atto cui accede. Cass., Sez. Un., 4 marzo 2005, n. 4814; conforme Cass., Sez. Un., 7 marzo 2005, n. 4810; Cass. 31 maggio 2006, n. 13018; Cass. 22 giugno 2006, n. 14449; Cass. 19 marzo 2007, n. 6464; Cass. 29 settembre 2006, n. 21245; Cass. 16 marzo 2012, n. 4199.

 

 

La procura speciale alle liti ex art. 83 terzo comma, c.p.c., ove sottoscritta con firma illeggibile, è nulla solo quando dall’intestazione o dal contesto dell’atto o dalla procura stessa non emerga il nome del mandante, in quanto, se questa indicazione emerge, l’atto è comunque idoneo a realizzare il suo scopo tipico, che è quello di fornire alla controparte la certezza giuridica della riferibilità dell’attività svolta dal difensore al sottoscrittore, in proprio o quale rappresentante di un ente. Cass. 29 agosto 2011, n. 17693.

 

 

2.1.3. Soggetto non identificato nella sua qualità: nullità della procura-inammissibilità del ricorso.

Nel ricorso per cassazione proposto da persona giuridica, la mancata indicazione rispetto alla persona fisica che abbia sottoscritto la procura in calce - pur specificata nella sua identità - della qualifica che le attribuisca la rappresentanza legale della persona giuridica determina - ove tale elemento non sia desumibile neanche da altri atti del processo - la nullità della procura e l’inammissibilità del ricorso. Cass., Sez. Un., 28 aprile 1999, n. 276.

 

In tema di capacità processuale delle persone giuridiche, la circostanza che la persona fisica titolare della rappresentanza della società che agisce in giudizio abbia, nel sottoscrivere la procura a margine della citazione, omesso di menzionare la sua qualità di rappresentante, non è causa d’invalidità della procura stessa, ove del potere rappresentativo sia stata fatta menzione nelle premesse dell’atto introduttivo Cass. 19 dicembre 2011, n. 27340.

 

 

2.1.4. Nullità solo se eccepita dalla controparte.

In tema di rappresentanza delle persone giuridiche, solo in presenza di contestazioni circa la qualità di rappresentante sostanziale in capo al procuratore speciale che abbia sottoscritto la procura alle liti incombe, sulla parte rappresentata, l’onere della prova dei poteri rappresentativi spesi in ordine al rapporto dedotto in giudizio; ne consegue che, in difetto di tale contestazione, l’allegazione dei suddetti poteri è sufficiente ai fini della valida nomina dei difensori. Cass. lav., 28 settembre 2011, n. 19824.

 

 

2.1.5. Rappresentanza della P.A.

Qualora un ente pubblico abbia conferito la procura alle liti, a margine dell’atto, tramite un timbro poi sbarrato nella parte in cui conteneva il nome del dirigente della sede provinciale, la procura deve ritenersi valida se risulta sottoscritta, con firma leggibile, dal vicario del dirigente medesimo, ove non sia in contestazione la sussistenza dei relativi poteri in capo a quest’ultimo. Cass. lav., 31 marzo 2011, n. 7491.

 

In materia di difesa della P.A., qualora l’autorità amministrativa sia rappresentata in giudizio da un funzionario delegato, non sono applicabili la disciplina della procura al difensore e i relativi principi, dovendosi ritenere sufficiente, ai fini della regolarità della costituzione del delegato, la sottoscrizione del ricorso e la sua espressa dichiarazione di stare in giudizio in tale sua qualità. Ciò in conformità del principio secondo cui la investitura dei pubblici funzionari nei poteri che dichiarano di esercitare nel compimento degli atti inerenti il loro uffici si presume, costituendo un aspetto della presunzione di legittimità degli atti amministrativi. Cass. 18 settembre 2011, n. 19027.

 

 

2.1.6. Procura notarile.

Il mancato reperimento della procura alle liti non impone al giudice di disporre le opportune ricerche tramite la cancelleria e, in caso di insuccesso, concedere un termine per la ricostruzione del proprio fascicolo. Tale criterio, infatti, valido per la documentazione inclusa nel fascicolo di parte, non appare riferibile automaticamente alla procura, la quale deve preesistere alla costituzione della parte. Il giudice potrà concedere il termine nell’unico caso in cui la procura alle liti sia stata rilasciata per atto notarile, di cui può essere agevole produrre una copia. Cass. 10 dicembre 2008, n. 28942.

 

 

2.1.7. Certificazione dell’autografia.

Nell’attività di certificazione dell’autografia della sottoscrizione della parte il difensore compie un negozio di diritto pubblico e riveste la qualità di pubblico ufficiale, la cui certificazione può essere contestata solo con la querela di falso Cass. lav., 4 maggio 2009, n. 10240.

Il potere certificante del difensore, ai sensi dell’art. 83, comma 3, c.p.c. riguarda l’autografia della sottoscrizione e non si estende ad altre formalità e, in particolare, alla data dell’atto. Cass., Sez. Un., 5 luglio 1994, n. 6334; contra parz. Cass. 13 luglio 2010, n. 16403.

Contra: Il potere certificatorio riconosciuto al difensore in ordine all’autografia della sottoscrizione deve intendersi riferito anche alla circostanza di tempo di quella stessa sottoscrizione. Cass. 9 novembre 2001, n. 13871.

 

Per la contestazione della data della sottoscrizione apposta dalla parte ad una procura speciale rilasciata in calce o a margine degli atti di cui all’art. 83, comma terzo, c.p.c. e autenticata dal difensore è necessario lo speciale procedimento della querela di falso di cui artt. 221 e ss. c.p.c., in quanto deve riconoscersi al difensore il potere di certificare non soltanto l’autografia della sottoscrizione ma anche la data di apposizione della stessa. Cass. lav., 16 dicembre 1999, n. 14137; conforme Cass. lav., 15 marzo 2006, n. 5620.

 

È ammissibile il ricorso per cassazione, ancorché manchi la certificazione, da parte del difensore, di autenticità della firma della procura conferita in calce o a margine di uno degli atti indicati all’art. 83 c.p.c. e posta prima della firma del difensore, nel caso in cui possa comunque provarsene l’autenticità per avere il difensore trasmesso, via telefax, al difensore della controparte la copia del ricorso - da ritenere conforme all’originale ai sensi dell’art. 2719 c.c., ove non disconosciuta -recante la sua sottoscrizione e quella della parte assistita, in calce alla procura speciale, nonché un’ulteriore procura speciale a ratifica di quella rilasciata in precedenza. Cass. 19 ottobre 2011, n. 21656.

 

 

2.2. Difensore con procura.

 

 

2.2.1. Casistica.

Nell’ipotesi di interruzione del processo a seguito di un provvedimento di sospensione del procuratore dall’esercizio della professione, per la prosecuzione del processo, una volta terminato il periodo di sospensione, non è necessaria una nuova procura alla lite, nè una nuova costituzione in giudizio, essendo sufficiente, invece, che il procuratore, già regolarmente costituito, riprenda a svolgere le proprie funzioni in base alla precedente procura ed alla già esperita costituzione, entrambe divenute nuovamente valide ed efficaci in seguito alla cessazione della sospensione; pertanto, da tale data, senza che abbia rilievo, per il procuratore, la conoscenza legale della ordinanza d’interruzione del processo, che ha natura meramente dichiarativa e, per la parte, la conoscenza legale dell’accadimento interruttivo, il procuratore stesso, che non sia stato revocato o abbia rinunciato alla procura, ha l’onere di provvedere alla prosecuzione del giudizio nel termine decadenziale, ai sensi degli artt. 301 e 305 c.p.c. Cass. 10 dicembre 2010, n. 24997.

 

Al fine di individuare il soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore, occorre distinguere tra il rapporto endoprocessuale nascente dal rilascio della procura al litem e il rapporto che si instaura tra il professionista incaricato ed il soggetto che ha conferito l’incarico, il quale può essere anche diverso da colui che ha rilasciato la procura. In tal caso chi agisce per il conseguimento del compenso ha l’onere di provare il conferimento dell’incarico da parte del terzo, dovendosi, in difetto, presumere che il cliente sia colui che ha rilasciato la procura. Né rileva, nell’ipotesi di procura ad litem rilasciata congiuntamente a due diversi avvocati, il ruolo di dominus svolto dall’uno rispetto all’altro nell’esecuzione concreta del mandato, il quale attiene alle modalità di svolgimento della difesa ad opera dei due professionisti e non all’incarico di patrocinio che, in base alla procura e in difetto di prova contraria, deve presumersi conferito ad entrambi. Cass. 27 dicembre 2004, n. 24010; conforme Cass. 28 marzo 2012, n. 4959.

 

Atteso il carattere formale dell’atto di elezione di domicilio – che sostituisce tutti gli altri parametri di individuazione spaziale della persona – deve escludersi che il medesimo possa compiersi per facta concludentia. Cass. 23 ottobre 2008, n. 25647.

 

 

2.2.2. Doppio difensore.

Qualora il mandato sia stato conferito, invece, congiuntamente a due (o più) difensori ed uno di essi non sia iscritto all’albo speciale, la sola sottoscrizione dell’avvocato cassazionista è idonea a rendere egualmente ammissibile il ricorso, sia alla luce del principio della conservazione dell’atto per il raggiungimento dello scopo, a norma dell’art. 156, ultimo comma, c.p.c. (avendo comunque l’atto, sottoscritto dal difensore cassazionista, raggiunto il suo scopo di introdurre ritualmente il giudizio di cassazione), sia inquadrando l’attività del difensore nel paradigma del mandato con rappresentanza, con applicazione del disposto del secondo comma dell’art. 1711 c.c. Cass. 11 giugno 2008, n. 15478.

 

Se il mandato alle liti viene conferito a più difensori, ciascuno di essi, in difetto di un’espressa ed inequivoca volontà della parte circa il carattere congiuntivo e non disgiuntivo del mandato medesimo, ha pieni poteri di rappresentanza processuale, con la conseguenza che in caso di procura speciale per ricorrere per cassazione il ricorso è validamente proposto se sottoscritto anche da uno solo di essi, mentre è del tutto irrilevante la natura congiunta o disgiunta del mandato ai fini dell’autenticazione della sottoscrizione della procura medesima, atteso che la certificazione ad opera del difensore non comporta esercizio di attività defensionale, ma costituisce esercizio di un potere eccezionalmente attribuito al difensore stesso, sicché la sottoscrizione può essere certificata efficacemente anche da uno solo dei difensori, anche nelle ipotesi di mandato congiuntivo. Cass. lav., 8 maggio 2003, n. 7021; conforme Cass. 6 giugno 2006, n. 13252.

 

Qualora la procura alle liti conferisca al difensore il potere di nominare altro difensore, deve ritenersi che essa contenga un autonomo mandato ad negotia - non vietato dalla legge professionale né dal codice di rito - che abilita il difensore a nominare altri difensori, i quali non hanno veste di sostituti del legale che li ha nominati, bensì, al pari di questo, di rappresentanti processuali della parte. Cass. 8 febbraio 2012, n. 1756.

 

 

2.2.3. Nuovo difensore (in aggiunta o in sostituzione).

La norma di cui all’art. 83, terzo comma, c.p.c. si applica solo alla nomina del primo difensore nel corso del giudizio e quindi la nomina di una nuovo difensore in sostituzione o anche in aggiunta di quello già nominato può essere effettuata su un atto diverso da quelli indicati nella norma citata, purché ne risulti inequivoca la volontà della parte di conferire il mandato. Cass. 2 giugno 1999, n. 5393; conforme Cass. lav., 20 marzo 1999, n. 2618; Cass. 22 marzo 2001, n. 4103; Cass. 25 maggio 1991, n. 5923; Cass., Sez. Un., 25 marzo 1988, n. 2565; Cass. 8 marzo 1995, n. 2697; Cass. 29 agosto 2011, n. 17693.

 

 

  1. Elementi della procura: il contenuto (rinvio).
  2. Giurisprudenza sub art. 84.

 

 

  1. Elementi della procura: la forma.

 

 

4.1. Espressioni sacramentali. Esclusione.

Con riguardo alla speciale normativa sulla lingua nei procedimenti giurisdizionali nella Regione Trentino Alto Adige nel processo civile, l’art. 23-bis del D.P.R. 15 luglio 1988, n. 574, che prevede la nullità rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del processo negli atti successivi redatti nella lingua diversa da quella scelta per il processo, si riferisce ai soli atti processuali in senso stretto e non a quegli atti, come la procura alle liti o la procura rilasciata al rappresentante processuale, che sono preparatori al processo, ai quali può applicarsi, come ad ogni altro documento esibito dalle parti, l’art. 123 c.p.c. Cass. 27 gennaio 2011, n. 1916.

 

In tema di forma scritta ad substantiam dei contratti della P.A. il requisito è soddisfatto, nel contratto di patrocinio, con il rilascio al difensore della procura ai sensi dell’art. 83 c.p.c., atteso che l’esercizio della rappresentanza giudiziale tramite la redazione e la sottoscrizione dell’atto difensivo perfeziona, mediante l’incontro di volontà fra le parti, l’accordo contrattuale in forma scritta, rendendo così possibile l’identificazione del contenuto negoziale e i controlli dell’Autorità tutoria. Cass. 16 febbraio 2012, n. 2266.

 

Le forme di conferimento della procura alle liti, previste dall’art. 83 c.p.c. non possono essere surrogate da presunzioni semplici; pertanto l’esistenza della procura, in mancanza di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata, da cui risulti l’attribuzione del potere di rappresentanza processuale, non può essere desunta dalla mera indicazione nell’intestazione dell’atto introduttivo del giudizio della presenza di un difensore, né della sottoscrizione di quest’ultimo apposta in calce all’atto stesso. Cass., Sez. Un., 9 agosto 2001, n. 10967.

 

Nel giudizio di cassazione, il nuovo testo dell’art. 83 c.p.c. secondo il quale la procura speciale può essere apposta a margine od in calce anche di atti diversi dal ricorso o dal controricorso, si applica esclusivamente ai giudizi instaurati in primo grado dopo la data di entrata in vigore dell’art. 45 della L. n. 69 del 2009 (4 luglio 2009), mentre per i procedimenti instaurati anteriormente a tale data, se la procura non viene rilasciata a margine od in calce al ricorso e al controricorso, si deve provvedere al suo conferimento mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, come previsto dall’art. 83, secondo comma Cass. 26 marzo 2010, n. 7241.

 

 

4.2. Tassatività (o meno) degli atti indicati nel terzo comma.

Ai fini dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, sotto il profilo della sussistenza della procura speciale al difensore iscritto nell’apposito albo, richiesta dall’articolo 365 c.p.c., è essenziale, da un lato, che la procura sia rilasciata in epoca anteriore alla notificazione del ricorso, e, dall’altro, che essa investa il difensore espressamente del potere di proporre ricorso per cassazione contro una sentenza determinata e pronunciata necessariamente in epoca antecedente al rilascio della procura speciale. Essa, inoltre, non può essere rilasciata in calce o a margine di atti diversi dal ricorso o dal controricorso, stante il tassativo disposto dell’art. 83, comma terzo, c.p.c., nella formulazione anteriore alle modifiche di cui all’art. 45 comma 9, lett. a) della legge 18 giugno 2009, n. 69 “ratione temporis” applicabile, che implica la necessaria esclusione dell’utilizzabilità di atti diversi da quelli suindicati, salvo il suo conferimento mediante le forme dell’atto pubblico e della scrittura privata autenticata, alla stregua del secondo comma dello stesso art. 83. Cass. 24 gennaio 2012, n. 929.

 

La procura alle liti conferita al difensore in calce alla copia notificata del decreto ingiuntivo (o dell’atto di citazione), anche se priva di data certa e dell’indicazione nominativa del difensore, deve ritenersi valida se l’atto di opposizione (o la comparsa di risposta) sia redatto dal medesimo avvocato che ha autenticato la sottoscrizione del rappresentato e se il documento che reca la procura sia depositato al momento della costituzione in giudizio Cass. 5 maggio 2011, n. 9921; conforme Cass. 21 maggio 2010, n. 12528.

 

 

4.3. Procura rilasciata all’estero.

Per il disposto dell’art. 12 della legge 31 maggio 1995, n. 218, la procura alle liti utilizzata in un giudizio che si svolge in Italia, anche se rilasciata all’estero, è disciplinata dalla legge processuale italiana, la quale tuttavia nella parte in cui consente l’utilizzazione di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata rinvia al diritto sostanziale, sicché in tali evenienze la validità del mandato deve essere riscontrata, quanto alla forma, alla stregua della lex loci, occorrendo però che il diritto straniero conosca, quantomeno, i suddetti istituti e li disciplini in maniera non contrastante con le linee fondamentali che lo caratterizzano nell’ordinamento italiano e che consistono per la scrittura privata autenticata, nella dichiarazione del pubblico ufficiale che il documento è stato firmato in sua presenza e nel preventivo accertamento dell’identità del sottoscrittore. Cass., Sez. Un., 5 maggio 2006, n. 10312; conforme Cass. 25 maggio 2007, n. 12309; Cass., Sez. Un., 24 luglio 2007, n. 16296; Cass., Sez. Un., 13 febbraio 2008, n. 3410.

 

Il disposto dell’art. 12 della legge 31 maggio 1995, n. 218, la procura alle liti utilizzata in un giudizio che si svolge in Italia, anche se rilasciata all’estero, è disciplinata dalla legge processuale italiana, la quale, tuttavia, nella parte in cui consente l’utilizzazione di un atto pubblico o di una scrittura privata autenticata, rinvia al diritto sostanziale, sicché in tali evenienze la validità del mandato deve essere riscontrata, quanto alla forma, alla stregua della lex loci, occorrendo, però, che il diritto straniero conosca, quanto meno, i suddetti istituti e li disciplini in maniera non contrastante con le linee fondamentali che lo caratterizzano nell’ordinamento italiano e che consistono, per la scrittura privata autenticata, nella dichiarazione del pubblico ufficiale che il documento è stato firmato in sua presenza e nel preventivo accertamento dell’identità del sottoscrittore. Cass., Sez. Un., 24 luglio 2007, n. 16296; conforme Cass., Sez. Un., 13 febbraio 2008, n. 3410; Cass., Sez. Un., 24 luglio 2007, n. 16296).

 

Al cittadino straniero che agisca davanti al giudice italiano è consentito il rilascio del mandato ad litem nella forma prevista dall’art. 83 c.p.c., dovendosi presumere la presenza di esso nello stato italiano, che costituisce il presupposto per la validità della procura medesima, dall’attestazione del procuratore che ne autentica la sottoscrizione. Ne consegue che chi ha interesse a fornire la prova contraria può deferire alla controparte l’interrogatorio formale sulla circostanza dell’avvenuto rilascio della procura non in Italia e, in caso di mancata risposta, il giudice, tenuto conto di altri elementi di giudizio integrativi di segno negativo, può ritenere che sia stata fornita la prova contraria al rilascio in Italia della detta procura Cass. 13 gennaio 2011, n. 665.

 

 

4.4. Produzione in fotocopia.

La copia fotostatica della procura generale alle liti, rilasciata al difensore di una delle parti si ha per riconosciuta se la controparte non la disconosca, in modo formale, ai sensi degli artt. 214 e 215 c.p.c. (applicabili in difetto di previsione di un distinto regime del disconoscimento della copia fotografica ai sensi dell’art. 2719 c.c.) nella prima udienza o risposta successive alla sua produzione. Cass. 16 febbraio 2007, n. 3695.

 

Ai sensi dell’art. 2719 c.c., il disconoscimento della conformità all’originale non esclude il valore della fotocopia, ma determina l’onere per chi l’ha prodotta di dimostrarne la conformità all’originale. Ne consegue che, anche nel rito del lavoro, l’eventuale produzione in giudizio di copia fotostatica non autenticata della procura -generale o speciale, conferita per atto pubblico o scrittura privata- non determina automaticamente la nullità o l’inesistenza dell’atto introduttivo per difetto di jus postulandi, ancorché sia stata disconosciuta dall’altra parte la conformità della copia all’originale, ma impone al giudice di accertare tale conformità attraverso la produzione dell’originale. Cass. lav., 2 febbraio 2009, n. 2590.

 

 

  1. Procura in cassazione (rinvio).

 

  1. Efficacia della procura.

 

 

6.1. In generale.

In tema di mandato difensivo, è valida la procura speciale alle liti rilasciata non per una singola causa ma per una serie di controversie, purché si tratti di controversie caratterizzate da unitarietà di materia o collegate tra loro da specifiche ed oggettive ragioni di connessione, atteso che la qualifica di “speciale” non sta ad indicare che la procura debba essere limitata ad una specifica controversia Cass. lav., 7 ottobre 2010, n. 20784.

 

 

6.2. Presunzione prevista nel quarto comma dell’art. 83.

L’interpretazione della procura alle liti di cui all’art. 83 c.p.c. è soggetta al principio ermeneutico stabilito per gli atti di parte dagli artt. 1367 c.c. e 159 c.p.c. e pertanto deve essere compiuta nel rispetto della regola della conservazione del negozio, sicché la procura alle liti conferita in primo grado con la locuzione «per il presente giudizio», od altra equivalente abilita il difensore alla proposizione dell’appello, senza necessità del rilascio di un’ulteriore delega, salvo che dal contesto dell’atto non risulti l’esistenza di elementi limitativi. Cass. 9 giugno 2005, n. 12170.

 

La procura conferita al difensore per il giudizio di primo grado non lo legittima a promuovere il gravame, ove tale potere non sia stato espressamente conferito. Cass. 6 luglio 2007, n. 15294.

 

La procura speciale al difensore rilasciata in primo grado «per il presente giudizio» (o processo, causa, lite, ecc.) senza alcuna indicazione delimitativa esprime la volontà della parte di estendere il mandato all’appello, quale ulteriore grado in cui si articola il giudizio stesso, e, quindi, implica il superamento della presunzione di conferimento solo per detto primo grado, di cui all’art. 83, ultimo comma, c.p.c. (con riferimento all’autorizzazione al sindaco da parte della Giunta comunale: Cass. 23 maggio 2006, n. 12109). Tale norma infatti deve considerarsi operante solo quando vengano utilizzati termini assolutamente generici o quando la procura si limiti a conferire la rappresentanza processuale senza alcuna altra indicazione. Cass. lav., 17 marzo 1999, n. 2432; conforme Cass. 1° luglio 2000, n. 8806; Cass. lav., 13 novembre 2009, n. 24092; Cass. 16 febbraio 2012, n. 2210.

 

La procura conferita per un determinato grado del giudizio di merito, ove non escluda espressamente, o comunque in modo inequivocabile, la facoltà di proporre eventualmente istanza di regolamento di competenza, abilita il difensore alla proposizione di detta istanza, prevalendo, sulla presunzione di conferimento della procura per un determinato grado di giudizio, stabilita dall’ultimo comma dell’art. 83 c.p.c., la norma speciale di cui all’art. 47, primo comma, dello stesso codice, con la conseguenza che questa può essere validamente sottoscritta dal difensore che rappresenti la parte nel giudizio di merito, ancorchè non iscritto all’albo degli avvocati abilitati al patrocinio davanti alle Magistrature Superiori. Cass. 19 marzo 2012, n. 4345.

 

La procura alle liti rilasciata per promuovere un giudizio cautelare, attribuita con riferimento ad ogni fase e grado del presente procedimento ed anche al potere, di natura negoziale, di transigere e conciliare la controversia, comprende altresì quello di promuovere il procedimento di merito arbitrale, sussistendo tra di essi un nesso di strumentalità, analogo a quello esistente tra procedimento cautelare e procedimento di merito innanzi al giudice e stante, soprattutto, la natura, non di atto processuale, ma di atto negoziale, del potere di promuovere il procedimento arbitrale Cass. 30 settembre 2011, n. 20047.

 

In tema di esecuzione forzata, l’atto di pignoramento immobiliare, a norma del combinato disposto degli artt. 170 disp. att. c.p.c. e 125 c.p.c., deve essere sottoscritto dal creditore pignorante, se esso sta in giudizio personalmente, o dal suo difensore munito di procura, la quale una volta rilasciata, ha validità per tutto il procedimento esecutivo. Ne consegue che è valido l’atto di pignoramento immobiliare sottoscritto dal difensore, al quale il creditore abbia conferito procura alle liti nell’atto di precetto. Cass. 7 febbraio 2012, n. 1687.

 

 

6.3. Ultrattività della procura (di persona fisica).

Quando si verifica, nel periodo compreso tra la pubblicazione della sentenza di primo grado e la proposizione del gravame, la morte o la perdita della capacità di agire della persona fisica, non vi è ultrattività del mandato rilasciato al difensore comprendente il potere di impugnazione, atteso che in assenza di specifica regolamentazione del mandato ad litem, deve trovare applicazione con riguardo ad esso il principio generale di cui all’art. 1722 c.c., secondo il quale la morte del mandante estingue il mandato. Né rilevano a tal fine le due deroghe a tale principio generale contenute nell’art. 300 c.p.c., relative alla facoltà del procuratore di continuare a rappresentare in giudizio la parte che sia defunta dopo la costituzione in giudizio e la cristallizzazione del giudizio fra le parti originarie in caso di morte di una di queste verificatasi dopo la chiusura della discussione davanti al Collegio, che restano confinate al rigoroso ambito della rispettiva fase processuale in cui l’evento si è verificato e non possono espandersi nella successiva fase di quiescenza e di riattivazione del rapporto processuale. Cass., Sez. Un., 10 maggio 2006, n. 10706.

 

Qualora uno degli eventi idonei a determinare l’interruzione del processo si verifichi nel corso di un giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ai sensi del nuovo testo dell’art. 190 c.p.c.) e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore delle parte cui esso si riferisce a norma dell’art. 300 c.p.c., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati: e ciò alla luce dell’art. 328 c.p.c., dal quale si desume la volontà del legislatore di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell’impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, fra l’evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato. Limitatamente, peraltro, ai processi pendenti alla data del 30 aprile 1995 - rispetto ai quali non opera la possibilità di sanatoria dell’eventuale errore incolpevole nell’individuazione del soggetto nei cui confronti il potere di impugnazione deve essere esercitato, offerta dal nuovo testo dell’art. 164 c.p.c., come sostituito dalla legge 26 novembre 1990 n. 353, nella parte in cui consente la rinnovazione con efficacia ex nunc, della citazione (e dell’impugnazione) in relazione alle nullità riferibili ai nn. 1 e 2 dell’art. 163 c.p.c. - il dovere di indirizzare l’impugnazione nei confronti del nuovo soggetto effettivamente legittimato resta subordinato alla conoscenza o alla conoscibilità dell’evento, secondo i criteri di normale diligenza da parte del soggetto che propone l’impugnazione, essendo tale interpretazione l’unica compatibile con la garanzia costituzionale del diritto di difesa (art. 24 Cost.). Un’esigenza di tutela della parte incolpevole non si pone, in ogni caso, rispetto all’ipotesi di raggiungimento della maggiore età nel corso del processo che non costituisce un evento imprevedibile, ma al contrario, un accadimento inevitabile nell’an - essendo lo stato di incapacità per minore età naturaliter temporaneo - ed agevolmente riscontrabile nel «quando». Cass., Sez. Un., 28 luglio 2005, n. 15783.

La ditta è un bene immateriale costituito dal nome sotto il quale l’imprenditore svolge la propria attività, non un soggetto di diritto - persona fisica o giuridica che sia - od anche soltanto centro autonomo di imputazione di interessi; onde, sebbene l’individuazione dell’imprenditore attraverso la sua ditta piuttosto che attraverso il suo nome personale (questo, comunque, nella prima sempre necessariamente contenuto o rappresentato per sigla, ex art. 2563, secondo comma, c.c.) possa egualmente aver luogo in modo giuridicamente efficace, non è tuttavia corretta l’indicazione della ditta quale intestataria di atti giuridici - sostanziali e/o processuali che siano - l’imputazione dei quali va, in ogni caso, effettuata in capo alla persona fisica titolare della ditta. Pertanto il mandato difensivo rilasciato ad un legale dal titolare di una ditta è del tutto inidoneo a consentire al medesimo legale la rappresentanza processuale del successivo titolare della stessa ditta. Cass., Sez. Un., 27 ottobre 2006, n. 23073.

 

 

6.4. Ultrattività della procura (di persona giuridica).

 

 

6.4.1. Sostituzione del legale rappresentante dell’ente.

La procura generale ad lites, espressamente prevista dall’art. 83, 2° comma c.p.c. se proveniente dall’organo della società abilitato a conferirla, resta valida ed imputabile all’ente finché non venga revocata, indipendentemente dalle vicende modificative dell’organo che l’ha rilasciata, trattandosi di atto dell’ente e non della persona fisica che lo rappresentava; ciò vale anche nel caso che la società sia posta in liquidazione ed il legale rappresentante, che abbia rilasciato la procura, sia sostituito dal liquidatore. Cass. 22 maggio 2007, n. 11847.

 

La procura generale ad litem espressamente prevista dall’art. 83, comma 2, c.p.c. se proveniente da un ente e, per esso, all’epoca da un organo abilitato a conferirla, resta imputabile all’ente medesimo anche in futuro e finché non venga revocata, indipendentemente dalla sorte che nel frattempo abbia potuto subire l’organo che l’ha rilasciata. Infatti l’atto pubblico una volta che sia stato legittimamente emesso, non è più atto di un organo, bensì dell’ente che lo ha emesso in cui il primo si immedesima in base al rapporto organico, senza che rilevi che tale organo non sia più esistente al momento dell’inizio del procedimento in cui si utilizza l’atto pubblico in quanto sostituito da un organo diverso (in ordine al sopravvenuto muramento della persona fisica titolare dell’organo: Cass. 8 marzo 2007, n. 5319). Cass. lav., 22 luglio 1999, n. 7922; conforme Cass., Sez. Un., 12 novembre 1999, n. 761; Cass. 7 aprile 2006, n. 8281; Cass. lav., 10 novembre 2008, n. 26935).

 

 

6.4.2. Estinzione dell’ente per incorporazione.

In tema di fusione per incorporazione, realizzata prima dell’entrata in vigore del novellato art. 2504 bis c.c., l’impugnazione è validamente notificata al procuratore costituito di una società che, successivamente alla chiusura della discussione (o alla scadenza del termine di deposito delle memorie di replica) si sia estinta per incorporazione, se l’impugnante non abbia avuto notizia dell’evento modificatore della capacità della giuridica mediante la notificazione di esso Cass., Sez. Un., 14 settembre 2010, n. 19505.

 

Nel regime anteriore alla modificazione dell’art. 2504-bis c.c. (recata dall’art. 23, comma 1, del D.Lgs. 28 dicembre 2004, n. 310), l’incorporazione di una società realizza una situazione giuridica corrispondente a quella della successione universale e produce gli effetti, tra loro indipendenti, dell’estinzione della società incorporata e della contestuale sostituzione, nella titolarità dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo a questa, della nuova persona giuridica. Pertanto, se tale evento si verifica nel corso del giudizio di primo grado, ancorché in quel giudizio non sia stata dichiarata in udienza (o notificata) l’estinzione della rappresentata, il difensore della società incorporata non può proporre impugnazione a nome della società incorporante, in difetto di espresso mandato di quest’ultima, avvalendosi della procura conferita dalla società estinta; né può assumere rilievo il nuovo testo dell’art. 2504-bis c.c. - secondo cui la società che risulta dalla fusione o quella incorporante “assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione, proseguendo in tutti i loro rapporti” -, non avendo tale nuova disciplina carattere interpretativo ed efficacia retroattiva, bensì esclusivamente innovativo. Cass. 25 febbraio 2011, n. 4740.

 

 

  1. Invalidità della procura.

La procura alle liti esige, per la sua validità, l’indicazione del nome dell’avvocato cui viene conferita, od almeno che tale nominativo sia desumibile dal contesto dell’atto, come allorché sia apposta in margine od in calce all’atto introduttivo del giudizio. Quando, invece, la procura sia apposta in calce alla copia notificata di un atto ex adverso, l’omessa indicazione del nome dell’avvocato cui viene conferita è causa di nullità, a nulla rilevando che la sottoscrizione della procura risulti autenticata dal difensore. Cass. 19 luglio 2008, n. 20061.

 

La mancanza del nome del difensore nella procura “ad litem” non determina la nullità dell’atto quando, avuto riguardo agli altri riferimenti in esso contenuti ed al contesto in cui esso è inserito, non possa sorgere alcun ragionevole dubbio sulla individuazione del difensore e sulla legittimazione del medesimo alle attività processuali da lui compiute. Cass. lav., 14 aprile 2010, n. 8903.

 

La mancata autenticazione da parte del notaio o di un altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, ai sensi dell’art. 2703 c.c. della scrittura privata con la quale sia stata conferita la procura ad un difensore, ne esclude la validità senza che la disciplina formale dell’atto possa essere influenzata dalla circostanza del raggiungimento dello scopo, che la nullità della procura di per sé impedisce di conseguire. Detta nullità è rilevabile di ufficio, attenendo alla valida costituzione del rapporto. Cass. 15 marzo 2001, n. 3757.

 

La procura apposta a margine o in calce all’atto di citazione resta travolta dalla nullità dell’atto medesimo, del quale costituisce parte inscindibile per lo stretto collegamento funzionale esistente fra la vocatio in ius e la procura speciale apposta a margine o in calce sicché la rinnovazione della citazione richiede il rilascio da parte dell’attore di un altro mandato al difensore restando esclusa la possibilità di un mero richiamo al mandato precedentemente conferito. Cass. 12 luglio 2006, n. 15879.

Contra: La procura speciale validamente rilasciata a margine od in calce ad un atto di citazione dichiarato nullo, non viene travolta dalla invalidità di tale atto ma, coerentemente con le esigenze di speditezza del processo civile, conserva una sua specifica identità negoziale ed una sua autonomia logica e giuridica, desumibili anche dalla varietà delle modalità di conferimento indicate nell’art. 82 c.p.c., nonché dal rilievo che, dal mero dato della localizzazione della procura, non può farsi derivare il restringimento degli ampi poteri che con essa la parte conferisce al difensore, estesi al compimento di tutte le attività volte al conseguimento della tutela giudiziaria, e dunque inerenti non solo al compimento degli atti introduttivi ma anche alla conduzione e prosecuzione del giudizio, ivi compresa, ove necessario, la rinnovazione della citazione nell’ipotesi di nullità oltre che la definizione della lite. Cass. 28 aprile 2010, n. 10231.

 

Avverso il provvedimento di espulsione emesso ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, può essere proposto ricorso al giudice di pace, sia conferendo la procura al difensore con autentica delle sottoscrizioni da parte del medesimo, se lo straniero si trovi sul territorio nazionale, sia rilasciando la procura presso l’autorità consolare del Paese dove sia stato rimpatriato; la nullità della procura alle liti con sottoscrizione autenticata dal difensore, pertanto, sussiste solo nel caso sia accertato che al momento del rilascio lo straniero era all’estero. Cass. 8 marzo 2012, n. 3675; Cass. 7 marzo 2012, n. 3567.

 

 

7.1. Difetto di procura.

Ai fini della regolare instaurazione del rapporto processuale rileva che la procura speciale risulti apposta sull’originale dell’atto introduttivo, giacché è sulla base del contenuto di questo che avviene l’iscrizione a ruolo della causa e, la formazione del fascicolo d’ufficio, ai sensi dell’art. 168 c.p.c. Ne consegue che, spettando al cancelliere, in adempimento del suo dovere di controllo, verificare la corrispondenza delle annotazioni contenute nella nota di iscrizione a ruolo con gli atti ed i documenti prodotti e, di rilevare l’eventuale mancato deposito della procura e di farne menzione nella nota e nell’indice del fascicolo d’ufficio, qualora nella nota di iscrizione a ruolo sia stato indicato il rilascio della procura a margine dell’atto introduttivo ed il cancelliere abbia vistato la nota stessa senza alcun’altra indicazione, deve reputarsi che l’originale dell’atto suddetto effettivamente contenesse la procura al momento della costituzione, in mancanza di elementi contrari, emergenti dagli atti processuali, restando irrilevante che né nel fascicolo di parte del processo di opposizione né in quello d’ufficio del processo di esecuzione sia stato rinvenuto l’originale del ricorso in opposizione Cass. 28 febbraio 2006, n. 4507.

 

L’attività del difensore senza procura, se non può riverberare alcun effetto nella sfera giuridica della parte, resta tuttavia attività processuale di cui il legale esclusivamente assume la responsabilità, anche in ordine alle spese ai sensi e per gli effetti dell’art. 91 c.p.c. Cass. 9 settembre 2002, n. 13069; conforme parz. Cass. 20 giugno 2006, n. 14281.

 

Le questioni relative alla nullità della procura alle liti e al difetto di “ius postulandi” in capo al difensore possono essere rilevate d’ufficio per la prima volta anche nel giudizio di legittimità, a condizione che la relativa prova risulti dagli atti e dai documenti ritualmente acquisiti nelle fasi di merito Cass. 17 marzo 2009, n. 6439.

 

Ogni questione relativa all’esistenza e alla validità della procura rilasciata al difensore deve essere delibata dal giudice competente secondo le regole fissate nel codice di rito; ne consegue che, proposta dal convenuto, davanti al giudice di pace, una domanda riconvenzionale di competenza del tribunale, tale da imporre, per ragioni di connessione, la rimessione a favore di quest’ultimo, la circostanza che il difensore del convenuto sia privo di ius postulandi non è idonea a far venire meno la competenza del tribunale anche in ordine alla domanda principale, ancorchè quella riconvenzionale debba ritenersi come non proposta per l’eccepita mancanza di procura Cass. 14 luglio 2009, n. 16392.

 

In tema di opposizione agli atti esecutivi, la richiesta rivolta dal debitore al giudice dell’esecuzione perché ne sia dichiarata l’improcedibilità per non essere il difensore del creditore procedente munito di valida procura alle liti, non ha natura di opposizione esecutiva perché non è volta a far rilevare la nullità del singolo atto del processo, né è necessaria per impedire che tale nullità resti sanata; tale istanza, inoltre, non è soggetta ai termini di decadenza previsti per le opposizioni agli atti esecutivi, potendo la perdurante mancanza di un difensore munito di valida procura essere rilevata e dichiarata dal giudice dell’esecuzione in qualsiasi momento del procedimento anche senza l’impulso di parte. Cass. 20 luglio 2011, n. 15903.

 

 

7.2. Sanatoria.

È insanabilmente nulla, e quindi insuscettibile di produrre qualsiasi effetto giuridico, la citazione in primo grado o in appello sottoscritta da un procuratore non munito di valida procura, costituente il presupposto della valida instaurazione del rapporto processuale e pertanto non è possibile alcuna sua regolarizzazione attraverso l’esercizio dei poteri concessi al giudice istruttore, (o in via sostitutiva al collegio) dall’art. 182 c.p.c. Cass. 20 agosto 2004, n. 16474.

 

La società che sta in giudizio a mezzo di un soggetto che non ne ha la rappresentanza per atto costitutivo o per statuto, finché questi non venga delegato da colui che invece ha tale rappresentanza, è da dichiarare contumace. Né la ratifica, da parte del rappresentante, della procura al difensore per difendere la società in giudizio, conferita al predetto soggetto sprovvisto del potere di rappresentanza, costituisce atto idoneo a conferire la legittimazione processuale a chi ne è privo. Cass. 22 settembre 2000, n. 12574.

Contra: Il difetto di legittimazione processuale della persona fisica che agisce in giudizio in rappresentanza di un ente, può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio con efficacia retroattiva con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti per effetto della costituzione in giudizio del soggetto dotato dell’effettiva rappresentanza dell’ente stesso, il quale manifesti la volontà, anche tacita, di ratificare la precedente condotta difensiva del falsus procurator. Tanto la ratifica, quanto la conseguente sanatoria devono ritenersi ammissibili anche in relazione ad eventuali vizi inficianti la procura originariamente conferita al difensore da un soggetto non abilitato a rappresentare la società in giudizio, trattandosi di atto soltanto inefficace e non anche invalido per vizi formali o sostanziali, attinenti a violazione degli artt. 83 e 125 c.p.c. Cass. 5 aprile 2006, n. 7879; conforme Cass. 2 febbraio 2006, n. 2270; Cass. 21 novembre 2000, n. 15031.

 

In tema di rappresentanza processuale degli enti locali, l’indicazione, nella procura rilasciata dal sindaco, dell’esistenza di una delibera e dei suoi estremi deve ritenersi sufficiente ai fini della legittimazione, senza che tale delibera debba essere esaminata, divenendo ciò necessario solo nell’ipotesi in cui sia esplicitamente e specificamente contestata l’esistenza di essa o la sua validità e la contestazione sia tempestiva, non essendo il giudice tenuto a svolgere di sua iniziativa accertamenti in ordine all’effettiva esistenza della qualità spesa dal rappresentante e dovendo egli solo verificare se il soggetto che ha dichiarato di agire in nome e per conto della persona giuridica abbia anche asserito di farlo in una veste astrattamente idonea ad abilitarlo alla rappresentanza processuale della persona giuridica stessa. Cass. V 3 dicembre 2008, n. 28662.



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti