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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 832 cod. proc. civile: Rinvio a regolamenti arbitrali

La convenzione d’arbitrato può fare rinvio a un regolamento arbitrale precostituito.
Nel caso di contrasto tra quanto previsto nella convenzione di arbitrato e quanto previsto dal regolamento, prevale la convenzione di arbitrato.
Se le parti non hanno diversamente convenuto, si applica il regolamento in vigore al momento in cui il procedimento arbitrale ha inizio.
Le istituzioni di carattere associativo e quelle costituite per la rappresentanza degli interessi di categorie professionali non possono nominare arbitri nelle controversie che contrappongono i propri associati o appartenenti alla categoria professionale a terzi.
Il regolamento può prevedere ulteriori casi di sostituzione e ricusazione degli arbitri in aggiunta a quelli previsti dalla legge.
Se l’istituzione arbitrale rifiuta di amministrare l’arbitrato, la convenzione d’arbitrato mantiene efficacia e si applicano i precedenti capi di questo titolo.


Giurisprudenza annotata

Rinvio a regolamenti arbitrali.

 

 

  1. Regolamento arbitrale; 2. Previgente disciplina applicabile a tutti i procedimenti arbitrali pendenti sino al 1° marzo 2006; 2.1. Nozione di arbitrato internazionale; 2.2. Arbitrato internazionale rituale; 3. Criterio oggettivo di collegamento all’ordinamento interno; 4. Rapporti con le convenzioni internazionali; 5. Questioni di legittimità costituzionale.

 

 

  1. Regolamento arbitrale.

In caso di arbitrato amministrato ai sensi dell’art. 832 c.p.c. se le parti non hanno diversamente convenuto, si applica il regolamento in vigore al momento in cui il procedimento arbitrale ha inizio. Inoltre, è valida la clausola compromissoria contenuta nello statuto di una sas, che rinvii ad un regolamento arbitrale, il quale - alla data (precedente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 5/2003) dell’inserimento della clausola nello statuto - prevedeva un meccanismo di nomina degli arbitri di tipo binario, se - successivamente a questa data - il regolamento sia stato modificato per stabilire, ai sensi dell’art. 34, 2º comma, D.Lgs. n. 5/2003, che, in caso di arbitrato amministrato nascente da clausola compromissoria statutaria, tutti gli arbitri siano designati da un soggetto estraneo alla società (nel caso di specie la previsione del regolamento arbitrale prescelto dalle parti che dispone che in caso di arbitrato societario tutti gli arbitri siano nominati dalla camera tributaria arbitrale. Trib. Modena, 5 febbraio 2010.

 

 

  1. Previgente disciplina applicabile a tutti i procedimenti arbitrali pendenti sino al 1° marzo 2006.

 

 

2.1. Nozione di arbitrato internazionale.

La nuova disciplina dell’arbitrato introdotta con la riforma del 1994 lega al territorio della Repubblica solo la sede dell’arbitrato stesso con l’art. 816 c.p.c., mentre contratto e clausola possono essere stipulati all’estero. (art. 810 comma 2), gli arbitri possono essere stranieri. (art. 812), e il lodo può pronunciarsi in altro Stato. Cass., 13 ottobre 2000, n. 13648.

 

Una clausola compromissoria secondo la quale l’arbitrato avrà sede a Milano e si terrà in lingua italiana, dà luogo ad un arbitrato non straniero ma internazionale se una delle parti abbia sede all’estero. Trib. Napoli, 5 maggio 2001.

Al contrario, una clausola compromissoria inserita in un contratto stipulato in territorio non italiano tra parti tutte straniere e che devolve la cognizione sul merito ad un organismo internazionale (nella specie, la camera di commercio di Parigi) dà luogo ad un arbitrato estero e, quindi, non si può invocare la disciplina di cui agli artt. 832 ss. c.p.c. in materia di arbitrato internazionale. Trib. Palmi, 9 luglio 1998.

 

2.2. Arbitrato internazionale rituale.

Pur a fronte di espressa qualificazione pattizia in termini di irritualità, deve ritenersi si verta in arbitrato rituale internazionale ove sussista almeno uno dei requisiti d’internazionalità di cui all’art. 832 c.p.c. App. Roma, 11 novembre 1999.

 

 

  1. Criterio oggettivo di collegamento all’ordinamento interno.

L’art. 832 c.p.c., nell’indicare il criterio oggettivo per la qualificazione dell’arbitrato come internazionale nell’esecuzione all’estero di «una parte rilevante delle prestazioni nascenti dal rapporto al quale la controversia si riferisce», fa riferimento all’esecuzione di parte significativa delle prestazioni rispetto alle altre parti pur funzionali al perseguimento degli interessi posti a base del contratto, senza richiedere che, nell’ambito del rapporto nel suo complesso, quelle eseguite all’estero ne rappresentino la parte preponderante o principale. Cass. 22 gennaio 2010, n. 1102; conforme Cass. 16 gennaio 2004, n. 544; Cass. 20 dicembre 2002, n. 18155; App. Roma, 24 febbraio 2004.

 

Sono escluse dalla previsione normativa le prestazioni secondarie o accessorie. Cass. 14 settembre 2004, n. 18460.

 

La rilevanza delle prestazioni da eseguirsi all’estero - da valutare alla stregua della situazione esistente alla data del contratto, e non a quella di insorgenza della lite, e con riferimento alla globalità delle prestazioni derivanti dal rapporto, non a quelle oggetto di controversia e dedotte in arbitrato - va desunta dalla funzione economico - sociale del contratto stesso, dalla comune volontà e dalle finalità perseguite dalle parti, quali emergenti dall’interpretazione di esso secondo le regole ordinarie di ermeneutica contrattuale. Cass. 22 gennaio 2010, n. 1102; conforme Cass. 14 settembre 2004, n. 18460; Cass. 20 dicembre 2002, n. 18155; Cass. 13 ottobre 2000, n. 13648.

 

 

  1. Rapporti con le convenzioni internazionali.

Nel sistema delineato dalla convenzione di New York del 10 giugno 1958, ratificata e resa esecutiva in Italia con l. 19 gennaio 1968, n. 62, spetta al giudice adito, in via assolutamente preliminare, sulla base della domanda della parte che invoca l’esistenza di clausola arbitrale, verificare validità, operatività ed applicabilità di tale clausola, ed all’esito positivo, rimettere le parti dinanzi agli arbitri; in caso negativo, il giudice dovrà risolvere la questione di giurisdizione come sollevata. Cass., Sez. Un., 18 aprile 2003, n. 6349.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., dell’art. 27 della legge n. 25 del 1994, relativamente alla disciplina transitoria della nuova normativa sull’arbitrato internazionale, nella parte in cui prevede il divieto di impugnazione per motivi di diritto anche per i lodi emessi in procedimenti arbitrali iniziati dopo la sua entrata in vigore ma attivati sulla base di clausola compromissoria stipulata anteriormente; infatti, il potere discrezionale del legislatore di introdurre nuove regole processuali, valevoli per il futuro per entrambe le parti, non incontra ostacoli nell’esistenza di antecedenti situazioni convenzionalmente create dalle medesime. Cass. 26 maggio 2010, n. 12866.

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della disciplina transitoria dettata dalla Legge n. 25/1994. Cass. 22 gennaio 2010, n. 1102; conforme Cass. 16 febbraio 2007, n. 3696.



 
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