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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 839 cod. proc. civile: Riconoscimento ed esecuzione dei lodi stranieri

Chi vuol far valere nella Repubblica un lodo straniero deve proporre ricorso al presidente della corte d’appello nella cui circoscrizione risiede l’altra parte; se tale parte non risiede in Italia è competente la corte d’appello di Roma.
Il ricorrente deve produrre il lodo in originale o in copia conforme insieme con l’atto di compromesso, o documento equipollente, in originale o in copia conforme.
Qualora i documenti di cui al secondo comma non siano redatti in lingua italiana la parte istante deve altresì produrne una traduzione certificata conforme.
Il presidente della corte d’appello, accertata la regolarità formale del lodo, dichiara con decreto l’efficacia del lodo straniero nella Repubblica, salvoché:
1) la controversia non potesse formare oggetto di compromesso secondo la legge italiana;
2) il lodo contenga disposizioni contrarie all’ordine pubblico.


Giurisprudenza annotata

Riconoscimento ed esecuzione dei lodi stranieri.

 

 

  1. Procedimento di riconoscimento; 1.1. Opposizione e accertamento negativo; 1.2. Ricorso cautelare ante causam; 1.3. Produzione documentale; 2. Condizioni di riconoscibilità; 2.1. Ordine pubblico; 2.2. Contrasto tra lodi stranieri; 3. Efficacia esecutiva del decreto; 4. Disciplina transitoria.

 

 

  1. Procedimento di riconoscimento.

In tema di esecutività del lodo straniero, la Corte d’Appello, quale giudice competente funzionalmente ed adito per l’esecuzione di lodi arbitrali, non deve seguire le regole procedurali stabilite per il giudizio di primo grado. (artt. 180 e ss. c.p.c.), bensì la più snella procedura prevista per il processo d’appello dagli artt. 350 e ss. c.p.c. Cass. lav., 10 settembre 1999, n. 5601.

 

 

1.1. Opposizione e accertamento negativo.

L’ammissibilità dell’azione di accertamento negativo come strumento generale e atipico di tutela preventiva trova un limite allorquando, in relazione ad una certa materia e ad un determinato ordine di interessi, è previsto uno strumento tipico rispetto al quale la domanda atipica preventiva consentirebbe, se ammessa, l’elusione degli specifici parametri di giudizio imposti dalla legge; ne consegue che correttamente la Corte d’Appello, investita della cognizione dell’azione di accertamento della insussistenza delle condizioni per il riconoscimento in Italia del lodo straniero - azione collocabile nel tipico giudizio di delibazione - dichiara inammissibile detta azione, in quanto diretta a precludere alla controparte di utilizzare gli specifici strumenti processuali, previsti dagli artt. 839 e 840 c.p.c. Cass. 17 aprile 2003, n. 6164; conforme Cass. 15 giugno 2000, n. 8163.

 

L’ammissibilità dell’azione di accertamento comporterebbe un’anticipazione anomala della fase dell’opposizione prevista dal codice di rito. Infatti, per il riconoscimento e l’esecuzione dei lodi stranieri il legislatore ha previsto espressamente la possibilità di instaurare un procedimento sommario inaudita altera parte, mentre ha rinviato l’esplicazione del contraddittorio a cognizione piena alla fase successiva ed eventuale all’opposizione contro il provvedimento del presidente della corte d’appello. App. Torino, 20 novembre 2000.

Ugualmente è da escludere che tale azione sia convertibile in opposizione al lodo, posto che la conservazione dell’atto giuridico processuale invalido ha luogo quando in esso siano tuttavia presenti gli elementi di forma e sostanza che consentano il riconoscimento di una validità ad effetti diversi da quelli pretesi, mentre nella specie l’azione di accertamento negativo, se tende a pervenire agli effetti dell’opposizione, è proposta al fine di evitare di soggiacere ai limiti che il codice di rito pone alla predetta impugnazione. Cass. 17 aprile 2003, n. 6164.

 

 

1.2. Ricorso cautelare ante causam.

Nei giudizi di merito devoluti alla Corte d’appello quale giudice di unico grado per il riconoscimento dei lodi stranieri, il ricorso cautelare ante causam. (nella specie, per sequestro conservativo) va proposto al presidente, che provvede alla designazione del singolo magistrato competente a conoscere dell’istanza. App. Roma, 15 luglio 2003.

 

 

1.3. Produzione documentale.

L’adempimento disciplinato dall’art. 4 della convenzione di New York del 10 giugno 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri, consistente nella produzione in originale o in copia autentica dell’atto di compromesso (oggi recepito dal 2° comma dell’art. 839 c.p.c.), rappresenta un presupposto processuale, in particolare, un presupposto per l’emanazione di una decisione di merito Cass. 12 novembre 1992 n. 12187; conforme Cass. 12 febbraio 1987, n. 1526.

 

Come tale esso è necessario per la valida introduzione del giudizio, e deve pertanto sussistere, quale requisito formale di procedibilità della domanda, al momento dell’instaurazione del procedimento e non può essere integrata mediante il deposito del documento nel giudizio di opposizione al decreto emesso dal presidente della corte d’appello, non essendo soggetta alla disciplina dettata dall’art. 184 c.p.c. per la produzione di documenti. Cass. 23 luglio 2009, n. 17291; conforme Cass. 12 novembre 1992 n. 12187.

 

La sentenza che abbia rilevato il difetto di detto adempimento non preclude la proposizione di una nuova domanda per il riconoscimento del medesimo lodo. Cass. 8 ottobre 2008, n. 24856; conforme Cass., 20 settembre 1995, n. 9980.

 

In base all’art. 839, 3º comma, c.p.c. e all’art. IV, par. 2 della convenzione di New York del 10 giugno 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri, la mancata allegazione della traduzione del lodo arbitrale e della clausola compromissoria contestualmente al ricorso per il riconoscimento non determina l’improponibilità della domanda, essendo ammessa l’integrazione documentale nel corso del giudizio. App. Milano, 14 gennaio 2000.

 

 

  1. Condizioni di riconoscibilità.

 

 

2.1. Ordine pubblico.

Al fine del riconoscimento e dell’esecuzione del lodo straniero, ai sensi dell’art. 5, 2º comma, lett. b), della convenzione di New York del 10 giugno 1958 (resa esecutiva con la l. 19 gennaio 1968, n. 62), il requisito della non contrarietà all’ordine pubblico italiano va riscontrato con esclusivo riguardo alla parte dispositiva della pronuncia arbitrale. Cass. 8 aprile 2004, n. 6947.

 

2.2. Contrasto tra lodi stranieri.

Può essere riconosciuto in Italia il lodo straniero contrario a lodo pronunciato in altro stato e già riconosciuto in Italia, poiché la circostanza non rientra tra le cause ostative contemplate dagli artt. 839 e 840 c.p.c. App. Milano, 2 luglio 1999.

 

  1. Efficacia esecutiva del decreto.

Ai sensi dell’art. 839 c.p.c., 4° comma, il decreto emesso dal presidente della Corte d’appello che dichiara l’efficacia nella repubblica di un lodo arbitrale straniero non conferisce ad esso immediata efficacia esecutiva, in pendenza del termine per l’opposizione o nonostante la proposizione di questa. App. Genova, 21 giugno 2006; conforme App. Bologna, 27 maggio 1996; contra App. Catanzaro, 25 marzo 1996.

 

Contra: Tuttavia, nel corso del giudizio di opposizione ex art. 840 c.p.c., la parte opposta può ottenere dal giudice la concessione della provvisoria esecutività del lodo a norma dell’art. 648 c.p.c., qualora, in base ad una delibazione da compiersi in via meramente incidentale e sommaria, l’opposizione non sia fondata su prova scritta o di pronta soluzione. App. Genova, 21 giugno 2006.

 

 

  1. Disciplina transitoria.

In tema di arbitrato, la norma transitoria dell’art. 27, comma 6, l. 5 gennaio 1994, n. 25, si configura come disposizione speciale diretta ad introdurre una deroga al principio di immediata applicabilità della normativa sopravvenuta in tema di riconoscimento ed esecuzione dei lodi stranieri e di opposizione avverso il decreto che ne accorda o nega l’efficacia, di cui agli artt. 839 e 840 c.p.c., limitatamente ai procedimenti iniziati secondo la disciplina precedente e pendenti al momento di entrata in vigore della riforma introdotta dalla citata legge. Cass. 28 giugno 2002, n. 9493.

 

La disciplina dettata dagli artt. 839 ed 840, si applica anche ai lodi stranieri pronunciati anteriormente alla data di entrata in vigore della novella, purché non ne siano stati richiesti il riconoscimento o l’esecuzione a norma della legislazione anteriormente vigente. Cass. 7 giugno 1995, n. 6426.

 

Ove peraltro detti giudizi si siano, a quella data, già conclusi, ma l’ordinamento consenta - come nel caso della sentenza che abbia rilevato l’omessa produzione, in originale o in copia autentica, della scrittura di compromesso contestualmente alla domanda di delibazione (adempimento previsto dall’art. 4 della convenzione di New York 10 giugno 1958, ratificata in Italia con la l. 19 gennaio 1968, n. 62) - la riproposizione della domanda non accolta, il nuovo procedimento, essendo distinto ed autonomo dal precedente, trova la propria regolamentazione nella nuova disciplina, dovendosi escludere qualsiasi efficacia ultrattiva di quella anteriore. Cass. 28 giugno 2002, n. 9493.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., dell’art. 27 della legge n. 25 del 1994, relativamente alla disciplina transitoria della nuova normativa sull’arbitrato internazionale, nella parte in cui prevede il divieto di impugnazione per motivi di diritto anche per i lodi emessi in procedimenti arbitrali iniziati dopo la sua entrata in vigore ma attivati sulla base di clausola compromissoria stipulata anteriormente; infatti, il potere discrezionale del legislatore di introdurre nuove regole processuali, valevoli per il futuro per entrambe le parti, non incontra ostacoli nell’esistenza di antecedenti situazioni convenzionalmente create dalle medesime. Cass. 16 febbraio 2007, n. 3696.

 

È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 27, comma 5, della legge n. 25 del 1994, sollevata per contrasto con l’art. 3 Cost. nella parte in cui, prevedendo che la disciplina dell’arbitrato internazionale è inapplicabile se il procedimento arbitrale è iniziato prima della data di entrata in vigore della predetta legge (18 aprile 1994), determinerebbe disparità di trattamento tra i «compromittenti» che in epoca anteriore alla entrata in vigore della legge sull’arbitrato internazionale non avevano proposto ancora nessun atto della procedura arbitrale e quelli che avevano appena instaurato il processo; infatti le difficoltà sostanziali e processuali, che discenderebbero dall’applicazione della nuova legge ai procedimenti arbitrali in corso rendono ragionevole e coerente la scelta del legislatore. Cass. 30 novembre 2007, n. 25081.



 
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