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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 840 cod. proc. civile: Opposizione

Contro il decreto che accorda o nega l’efficacia del lodo straniero è ammessa opposizione da proporsi con citazione dinanzi alla corte d’appello entro trenta giorni dalla comunicazione, nel caso di decreto che nega l’efficacia, ovvero dalla notificazione nel caso di decreto che l’accorda.
In seguito all’opposizione il giudizio si svolge a norma degli articoli 645 e seguenti in quanto applicabili. La corte d’appello pronuncia con sentenza impugnabile per cassazione.
Il riconoscimento o l’esecuzione del lodo straniero sono rifiutati dalla corte d’appello se nel giudizio di opposizione la parte contro la quale il lodo è invocato prova l’esistenza di una delle seguenti circostanze:
1) le parti della convenzione arbitrale erano incapaci in base alla legge ad esse applicabile oppure la convenzione arbitrale non era valida secondo la legge alla quale le parti l’hanno sottoposta o, in mancanza di indicazione a tale proposito, secondo la legge dello Stato in cui il lodo è stato pronunciato;
2) la parte nei cui confronti il lodo è invocato non è stata informata della designazione dell’arbitro o del procedimento arbitrale o comunque e’ stata nell’impossibilità di far valere la propria difesa nel procedimento stesso;
3) il lodo ha pronunciato su una controversia non contemplata nel compromesso o nella clausola compromissoria, oppure fuori dei limiti del compromesso o della clausola compromissoria; tuttavia, se le statuizioni del lodo che concernono questioni sottoposte ad arbitrato possono essere separate da quelle che riguardano questioni non sottoposte ad arbitrato, le prime possono essere riconosciute e dichiarate esecutive; 4) la costituzione del collegio arbitrale o il procedimento arbitrale non sono stati conformi all’accordo delle parti o, in mancanza di tale accordo, alla legge del luogo di svolgimento dell’arbitrato;
5) il lodo non è ancora divenuto vincolante per le parti o è stato annullato o sospeso da un’autorità competente dello Stato nel quale, o secondo la legge del quale, è stato reso.
Allorché l’annullamento o la sospensione dell’efficacia del lodo straniero siano stati richiesti all’autorità competente indicata nel numero 5) del terzo comma, la corte d’appello può sospendere il procedimento per il riconoscimento o l’esecuzione del lodo; su istanza della parte che ha richiesto l’esecuzione può, in caso di sospensione, ordinare che l’altra parte presti idonea garanzia.
Il riconoscimento o l’esecuzione del lodo straniero sono altresì rifiutati allorché la corte d’appello accerta che: 1) la controversia non potesse formare oggetto di compromesso secondo la legge italiana;
2) il lodo contenga disposizioni contrarie all’ordine pubblico.
Sono in ogni caso salve le norme stabilite in convenzioni internazionali.


Giurisprudenza annotata

Opposizione.

 

 

  1. Applicabilità degli artt. 645 e ss.; 2. Circostanze poste a fondamento dell’opposizione; 2.1. Invalidità dell’accordo compromissorio; 2.2. Mancato rispetto dei limiti dell’accordo compromissorio; 2.3. Error in iudicando; 2.4. Impossibilità della parte di far valere la propria difesa; 2.5. Conformità della costituzione del collegio o del procedimento arbitrale; 2.6. Obbligatorietà del lodo tra le parti; 2.7. Contrarietà all’ordine pubblico 3. Pendenza di un precedente procedimento; 4. Sospensione del giudizio di opposizione; 5. Opposizione e accertamento negativo; 6. Riconoscimento del lodo arbitrale e accertamento della legge straniera.

 

 

  1. Applicabilità degli artt. 645 e ss.

Il nuovo art. 840 c.p.c. dispone che il giudizio di opposizione al decreto del presidente della corte d’appello di declaratoria di efficacia di un lodo straniero è regolata dagli artt. 645 ss. c.p.c. in quanto applicabili; non è dunque applicabile l’art. 642 sulla provvisoria esecuzione attribuita dal presidente in sede di rilascio del decreto, mentre nel procedimento di opposizione la parte opposta potrà ottenere dal giudice del medesimo la concessione della provvisoria esecuzione a norma dell’art. 648. App. Genova, 21 giugno 2006; conforme App. Firenze, 17 maggio 2005; App. Milano, 24 marzo 1998; App. Milano, 9 luglio 1996.

 

Contra: Tra le disposizioni dell’ordinaria procedura di opposizione monitoria applicabili al giudizio di opposizione non rientrano gli artt. 648 e 649, al pari - ancor prima - dell’art. 642, dovendosi dare applicazione ai principi delle convenzioni internazionali sulla esecuzione delle decisioni straniere in materia civile e commerciale (conv. di Bruxelles del 27 settembre 1968 e conv. di Lugano del 16 settembre 1988), quando, in base ad una delibazione da compiersi in via meramente incidentale, i motivi di opposizione appaiono non manifestamente fondati e non del tutto plausibili. App. Milano, 12 luglio 1995; conforme App. Milano, 12 dicembre 2006.

 

Parimenti, l’opponente non ha interesse a chiedere la sospensione dell’efficacia provvisoriamente esecutiva del decreto presidenziale di riconoscimento, qualora, in mancanza di espressa disposizione, questo non possieda detta efficacia, sicché l’esecuzione stessa non sia possibile se non per l’eventuale successiva concessione del consigliere istruttore ai sensi dell’art. 648 c.p.c. App. Firenze, 12 giugno 2002.

 

 

  1. Circostanze poste a fondamento dell’opposizione.

 

 

2.1. Invalidità dell’accordo compromissorio.

In tema di riconoscimento di lodo straniero, ai fini della valida stipulazione del compromesso o della clausola compromissoria non si richiede che le parti, nell’esprimere la volontà attuale e definitiva di assumere l’arbitrato a strumento di risoluzione delle future controversie, impieghino un verbo avente un significato obbligatorio, equivalente a dovere o obbligo, atteso che la disponibilità dell’azione comporta di necessità che il suo esercizio - sia l’azione proposta davanti al giudice, sia l’azione proposta davanti ad un arbitro - si configuri come una facoltà della parte che vi ha interesse, o come un onere per conseguire la tutela giurisdizionale o arbitrale, e dunque, mai come un obbligo, e meno che mai come un dovere. (Nella specie il ricorrente aveva fatto leva sulla presenza nella clausola compromissoria del verbo to may). Cass. 8 aprile 2004, n. 6947.

 

L’eventuale invalidità della clausola arbitrale, ai fini del riconoscimento e dell’esecuzione del lodo straniero, ex art. 840 c.p.c., deve essere valutata, ai sensi dell’art. 5 della convenzione di New York del 10 giugno 1958, in base alla legge del paese in cui il lodo è stato reso. App. Firenze, 30 gennaio 2006.

 

Il difetto di rappresentanza di una società in capo ad un determinato soggetto attiene alla sussistenza della volontà contrattuale del rappresentato e non al profilo della capacità della stessa parte o del suo rappresentante; di conseguenza l’eventuale invalidità per questo motivo di una clausola arbitrale deve essere valutata, ai sensi dell’art. 840, comma 3, n. 1, c.p.c., in base alla legge alla quale le parti hanno sottoposto tale clausola. App. Catanzaro, 13 gennaio 1997.

 

 

2.2. Mancato rispetto dei limiti dell’accordo compromissorio.

Costituisce una circostanza ostativa al riconoscimento e all’esecuzione di un lodo straniero, rilevabile su istanza di parte ai sensi dell’art. 840, 3º comma, n. 3, c.p.c., l’ipotesi in cui gli arbitri, chiamati a decidere secondo diritto, abbiano pronunciato secondo equità. Cass. 19 febbraio 2000, n. 1905.

Non rileva il fatto che gli arbitri stranieri, pur tenuti ad applicare norme processuali estere, abbiano pronunciato su una domanda ai sensi dell’art. 2932 c.c., in base alla quale un alienante chiede il trasferimento di quote sociali ai fini di ottenere il pagamento del corrispettivo. App. Milano, 1° dicembre 1998.

 

 

2.3. Error in iudicando.

In tema di riconoscimento di lodo straniero, l’error in iudicando non è compreso tra i vizi per i quali è data opposizione ai sensi dell’art. 840, 3º comma, n. 4, c.p.c., atteso che tale disposizione prevede che il riconoscimento o l’esecuzione del lodo straniero sono rifiutati se si accerta la non conformità all’accordo delle parti (o, in mancanza di tale accordo, alla legge del luogo di svolgimento dell’arbitrato) della costituzione del collegio arbitrale o del procedimento arbitrale, non già del lodo o della decisione in esso contenuta. Cass. 8 aprile 2004, n. 6947.

 

Esula dalla cognizione devoluta al giudice dell’opposizione a norma dell’art. 840 c.p.c. la valutazione offerta dagli arbitri circa la ricorrenza dei presupposti per fare applicazione dell’art. 1226 c.c. ai fini della liquidazione del danno in quanto tale prospettazione rientra in un caso di error in iudicando. App. Milano, 24 marzo 1998.

 

 

2.4. Impossibilità della parte di far valere la propria difesa.

L’ipotesi di rifiuto di riconoscimento ed esecuzione di lodo straniero prevista dall’art. 840, terzo comma, n. 2, c.p.c., consistente nell’impossibilità di far valere la propria difesa nel procedimento arbitrale, non è realizzata per il solo fatto che una particolare disposizione processuale, vigente nell’ordinamento straniero ed applicabile nella fattispecie, sia stata violata, essendo invece necessario che si sia verificata la predetta impossibilità di difesa, viceversa configurandosi solo un vizio del procedimento arbitrale, da far valere, semmai, nell’ordinamento straniero e con i mezzi d’impugnazione da quello previsti. Cass. 30 maggio 2006, n. 12873.

 

 

2.5. Conformità della costituzione del collegio o del procedimento arbitrale.

Poiché il principio iura novit curia non si estende alle disposizioni di una legge straniera rilevante, ai sensi dell’art. 840, 3º comma, n. 4, c.p.p. è onere delle parti provare presunte irregolarità della costituzione del collegio o del procedimento arbitrale alla stregua della legge dello stato in cui il lodo è stato emesso. App. Milano, 1° dicembre 1998.

 

È inammissibile un controllo sulla conformità del procedimento arbitrale alla legge del luogo in cui il lodo è stato emesso, qualora un giudizio simile sia già stato emesso, nel contraddittorio delle parti, in un processo svoltosi davanti all’autorità giudiziaria dello stato nel quale il lodo è stato reso. App. Milano, 21 luglio 1998.

 

 

2.6. Obbligatorietà del lodo tra le parti.

La mancanza di un provvedimento di exequatur delle autorità giudiziarie del paese in cui l’arbitrato si è svolto o è stato emesso non impedisce, ai sensi dell’art. 840 c.p.c., il riconoscimento e l’attribuzione dell’efficacia esecutiva in Italia allo stesso lodo, perché tale efficacia è questione diversa dall’obbligatorietà del lodo tra le parti e può essere liberamente ottenuta nei suddetti paesi, se vi è un interesse a procedere in essi ad un’esecuzione forzata. App. Catanzaro, 13 gennaio 1997.

 

 

2.7. Contrarietà all’ordine pubblico.

Il requisito della non contrarietà all’ordine pubblico italiano va riscontrato con esclusivo riguardo alla parte dispositiva della pronuncia arbitrale. Cass. 8 aprile 2004, n. 6947.

 

L’interpretazione fornita dagli arbitri riguardo alla compatibilità di un contratto con la normativa comunitaria, in materia di intese restrittive della concorrenza, non è sindacabile sotto il profilo della violazione dell’ordine pubblico internazionale, in relazione al procedimento per l’exequatur di un lodo arbitrale, per impedirne il riconoscimento ex art. 840, 5º comma, c.p.c. App. Firenze, 21 marzo 2006.

 

 

  1. Pendenza di un precedente procedimento.

Ai sensi dell’art. 840, comma 3, c.p.c., non è riconoscibile un lodo arbitrale straniero il cui procedimento sia stato instaurato successivamente rispetto ad un altro procedimento arbitrale fondato sulla stessa clausola compromissoria qualora emerga dall’accordo delle parti la volontà di instaurare un solo ed unico arbitrato. Cass. 7 febbraio 2001, n. 1732.

 

 

  1. Sospensione del giudizio di opposizione.

Non è opportuno sospendere, ai sensi dell’art. 840, comma 4 c.p.c., il procedimento di riconoscimento e di esecuzione di un lodo arbitrale straniero qualora nello stato del giudizio a quo penda ricorso per cassazione ai fini di annullare o sospendere il lodo stesso e ci siano già state due pronunce di merito sfavorevoli all’istante. App. Milano, 21 luglio 1998.

 

D’altro canto, la S.C. ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di pregiudizialità in senso tecnico giuridico, ai fini della sospensione necessaria del giudizio dipendente ex art. 295 c.p.c., fra il giudizio di opposizione a decreto di esecutività di lodo arbitrale, ex art. 840 c.p.c., il quale aveva escluso la responsabilità dell’armatore per i danni non coperti da assicurazione, ed il giudizio vertente sull’azione di responsabilità dell’armatore, esercitata in surroga dall’assicuratore ai sensi dell’art. 1916 c.c. innanzi al giudice ordinario. Cass. 21 dicembre 2011, n. 27932.

 

 

  1. Opposizione e accertamento negativo.

È inammissibile la domanda di accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il riconoscimento in Italia del lodo straniero - azione collocabile nel modello legale del tipico giudizio di delibazione, sia pure proposta «in negativo» - in quanto diretta a precludere alla controparte di utilizzare gli specifici strumenti processuali previsti dagli artt. 839 e 840 c.p.c. Cass. 17 aprile 2004, n. 6164; conforme Cass. 15 giugno 2000, n. 8163).

 

L’ammissibilità della stessa comporterebbe un’anticipazione anomala della fase dell’opposizione prevista dal codice di rito procedimento a cognizione piena, successivo ed eventuale al provvedimento del presidente della Corte d’appello. App. Torino, 20 novembre 2000.

 

 

  1. Riconoscimento del lodo arbitrale e accertamento della legge straniera.

Secondo l’art. 14, l. 31 maggio 1995, n. 218, sulla riforma del sistema di diritto internazionale privato, l’accertamento della legge straniera dev’essere compiuto d’ufficio dal giudice e, pertanto, le norme di diritto straniero richiamate da quelle di diritto internazionale privato, vengono inserite nell’ordinamento interno e sono conseguentemente assoggettate al trattamento processuale proprio delle norme giuridiche, trovando in conseguenza piena applicazione riguardo ad esse l’art. 113 c.p.c., che attribuisce in via esclusiva al giudice il potere di individuare le norme applicabili alla fattispecie dedotta in giudizio; in forza dell’art. 72, comma 1, l. n. 218 del 1995 - che deroga alla regola generale espressa nell’art. 11 disp. prel. c.c. - il principio dell’art. 14 si applica ai giudizi iniziati successivamente all’entrata in vigore di detta legge anche con riferimento ai rapporti sorti prima di essa, con il solo limite delle situazioni che possano dirsi «esaurite», le quali restano regolate, viceversa, dalle norme di diritto internazionale previgenti e si identificano o in quelle definitivamente accertate in sede giurisdizionale o in quelle che comunque abbiano già compiutamente realizzato tutti i propri effetti. Ne discende che, in un giudizio di opposizione avverso un lodo arbitrale straniero iniziato successivamente all’entrata in vigore della suddetta legge, erroneamente la corte d’appello avanti al quale è stata proposta l’opposizione, reputa esistente l’onere della parte opponente di provare il diritto straniero in base alla cui applicazione detta parte sosteneva l’illegittimità della clausola arbitrale, poiché non ricorreva una situazione «esaurita» ed era, pertanto, applicabile l’art. 14, per essere stata l’invalidità della clausola in forza della quale il lodo era stato emesso (tra l’altro dopo l’entrata in vigore della legge, circostanza che a maggior ragione escludeva l’esaurimento della situazione) ancora deducibile con l’opposizione ex art. 840, comma 3, c.p.c. Il giudice nazionale, cui società di diritto svizzero abbia chiesto il riconoscimento di lodo arbitrale, emesso, nell’ottobre del 1995, a Parigi a conclusione del procedimento dalla stessa instaurato contro società italiana, in presenza della rituale opposizione di quest’ultima, è tenuto a verificare, in attuazione dell’art. 14, l. 31 maggio 1995, n. 218, la esistenza della dedotta invalidità della clausola compromissoria, individuando d’ufficio le norme applicabili del diritto elvetico, concordemente invocato dalle parti per il menzionato procedimento arbitrale. Cass. 12 novembre 1999, n. 12538.



 
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