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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 85 cod. proc. civile: Revoca e rinuncia alla procura

La procura può essere sempre revocata e il difensore può sempre rinunciarvi (1) (2), ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto nei confronti dell’altra parte finchè non sia avvenuta la sostituzione del difensore (3) (4).


Commento

(1) La rinuncia può risultare anche da fatti concludenti, non richiedendo il legislatore alcuna formalità, ma solo comportamenti dai quali si desume l’intenzione di abbandonare le proprie funzioni.

 

(2) Al contrario della revoca (o della rinuncia) la morte del procuratore è causa d’interruzione del processo dal giorno dell’evento anche se non dichiarato formalmente (c.c. 1728) [v. 301]. Anche se il difensore è radiato (o sospeso) dall’albo, il processo si interrompe [v. 301]; la cancellazione volontaria dall’albo, invece, viene equiparata ad una rinuncia alla procura, per cui non è causa d’interruzione.

 

(3) Nel momento in cui avviene la sostituzione, il vecchio difensore viene privato del cd. ius postulandi, cioè del potere di compiere e ricevere atti, ma fino a quando il nuovo procuratore non si sia costituito in giudizio, quello vecchio conserva le sue funzioni che deve continuare a svolgere con diligenza.

 

(4) Invece, nei rapporti interni tra il difensore e il suo assistito la revoca e la rinuncia hanno effetto immediato sul contratto cd. di patrocinio.


Giurisprudenza annotata

  1. Funzione della norma.

Le vicende della procura alle liti sono disciplinate, dall’art. 85 c.p.c., in guisa diversa dalla disciplina della procura al compimento di atti di diritto sostanziale, perché, mentre nella disciplina sostanziale è previsto che chi ha conferito i poteri può revocarli (o chi li ha ricevuti, dismetterli) con efficacia immediata, invece nè la revoca nè la rinuncia privano - di per sè – il difensore della capacità di compiere o di ricevere atti, atteso che i poteri attribuiti dalla legge processuale al procuratore non sono quelli che liberamente determina chi conferisce la procura, ma sono attribuiti dalla legge al procuratore che la parte si limita a designare. Ne consegue che, in base all’art. 85 c.p.c., ciò che priva il procuratore della capacità di compiere o ricevere atti, non sono dunque la revoca o la rinuncia di per sé soli, bensì il fatto che alla revoca o alla rinuncia si accompagni la sostituzione del difensore. Cass. 28 luglio 2010, n. 17649.

 

 

  1. Effetti della revoca e della rinuncia.

 

 

2.1. Nei confronti delle altre parti.

Poiché la revoca della procura al difensore o la rinuncia dello stesso al mandato non hanno effetto nei confronti dell’altra parte, né comportano de plano il venir meno dell’attività processuale svolta in favore della parte, la mancata nomina di un nuovo difensore in sostituzione di quello dimissionario o revocato non incide sulla costituzione in giudizio della parte. Qualora pertanto nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo il procuratore dell’opponente abbia dichiarato di rinunziare al mandato e l’opponente non abbia provveduto alla sua sostituzione, né sia comparso nella successiva udienza, tale inattività non giustifica la dichiarazione di esecutorietà del decreto opposto ai sensi dell’art. 647 c.p.c. Cass. 4 agosto 2005, n. 16336.

 

La notifica della impugnazione eseguita presso il procuratore che sia stato revocato dal mandato e sostituito deve considerarsi inesistente - e come tale insuscettibile di sanatoria, con conseguente inammissibilità dell’impugnazione - una volta che nel giudizio la controparte abbia avuto conoscenza legale di tale sostituzione; in tal caso, infatti, la notifica effettuata al precedente difensore si compie presso persona ed in luogo non aventi alcun riferimento con il destinatario dell’atto, giacché, una volta intervenuta la sostituzione del difensore revocato, si interrompe ogni rapporto tra la parte ed il procuratore cessato. Cass. 11 febbraio 2009, n. 3338.

 

Nel processo amministrativo, ai sensi degli artt. 85 c.p.c. e 39 c.p.a., il difensore di parte in causa può rinunciare alla procura che gli era stata conferita, ma la sua rinuncia non ha effetti interruttivi e sospensivi del processo fin quando non è avvenuta la sua sostituzione né impedisce il passaggio in decisione del ricorso essendo egli tenuto a svolgere le funzioni fino alla sua sostituzione. (Annulla in parteTarSardegna n. 596 del 2002).

Consiglio di Stato sez. V  24 luglio 2014 n. 3956

 

 

2.2. Nei confronti della parte rappresentata.

La rinuncia al mandato da parte del difensore non comporta la perdita dello “ius postulandi” in capo al medesimo, sicchè eventuali comportamenti negligenti da parte di quest’ultimo nello svolgimento del suo ministero professionale non sono riparabili con lo strumento dell’equa riparazione per il mancato rispetto del termine ragionevole del processo ai sensi della legge 25 marzo 2001, n. 89, in quanto non imputabili a disfunzioni del sistema giudiziario. Cass. 17 novembre 2006, n. 24507.

 

Ai sensi dell'art. 85 c.p.c., applicabile al processo amministrativo in virtù dell'art. 39, c.p.a., il difensore può sempre rinunciare alla procura, ma la rinuncia non ha effetto nei confronti dell'altra parte finché non sia avvenuta la sostituzione del difensore; in effetti la rinuncia al mandato alla lite del difensore del ricorrente non determina effetti interruttivi né sospensivi del processo e non impedisce il passaggio in decisione del ricorso, in quanto ai sensi del predetto art. 85 gli stessi difensori sono tenuti a svolgere la loro funzione fino alla loro sostituzione. (ConfermaTarPiemonte, sez. II, n. 11 del 2008).

Consiglio di Stato sez. V  26 settembre 2013 n. 4791

 

 

2.3. Sul giudizio.

In virtù del principio della perpetuatio dell’ufficio defensionale, di cui è espressione l’art. 85 c.p.c., nessuna efficacia può dispiegare, in seno al procedimento per cassazione (caratterizzato, oltretutto, da uno svolgimento per impulso d’ufficio), la sopravvenuta rinuncia alla procura che il difensore del controricorrente abbia comunicato all’ufficio in epoca precedente alla già fissata udienza di discussione della causa. Cass. 14 febbraio 2000, n. 1596; conforme Cass. 2 marzo 2000, n. 2309; Cass. 9 luglio 2009, n. 16121.

 

 

  1. Effetti della cancellazione.

 

 

3.1. Dall’albo professionale.

La cancellazione dall’albo determina la decadenza dall’ufficio di procuratore e di avvocato e, facendo venir meno lo ius postulandi, implica la mancanza di legittimazione di quel difensore a compiere e a ricevere atti processuali. Pertanto, la notificazione della sentenza di primo grado, al fine della decorrenza del termine di impugnazione (art. 285 c.p.c.), effettuato al procuratore cancellato dall’albo - qualunque sia la causa della cancellazione - è giuridicamente inesistente e, diversamente dalla notifica al procuratore nei casi di revoca o di rinuncia, non determina la decorrenza del termine «breve» per l’impugnazione (artt. 85 e 301, terzo comma, c.p.c.); con la ulteriore conseguenza che la notificazione della sentenza deve essere eseguita alla parte personalmente anche agli effetti della decorrenza del predetto termine breve. Cass., Sez. Un., 21 novembre 1996, n. 10284; conforme Cass. 18 settembre 1986, n. 5676; Cass., Sez. Un., 26 marzo 1968, n. 935; Cass. 17 luglio 1999, n. 7577; Cass. 6 marzo 2003, n. 3299.

Contra parz.: La notificazione al procuratore che, benché cancellato dall’albo, adempia al dovere di darne comunicazione alla parte non è inesistente, ma soltanto nulla, e, pertanto, suscettibile di sanatoria nel caso in cui l’atto abbia comunque raggiunto il suo effetto. Cass. 16 ottobre 2003, n. 15482.

 

 



 
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