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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 86 cod. proc. civile: Difesa personale della parte

La parte o la persona che la rappresenta o assiste, quando ha la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore (1).


Commento

(1) La norma in oggetto, disponendo una vera e propria esenzione dall’onere del patrocinio, reputa non necessario rilasciare una procura a se stessi ritenendo sufficiente che la parte dichiari di avere i requisiti per esercitare l’ufficio di difensore. L’attività svolta dà comunque diritto alla liquidazione dei relativi onorari.


Giurisprudenza annotata

  1. Presupposti.

In tema di procedimento civile, l’art. 86 c.p.c., nel contemplare la difesa personale della parte che abbia la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, la consente anche alla persona che la rappresenta, quando sia munita di tale qualità. Cass. 8 agosto 2003, n. 11966.

 

Il procuratore ad negotia è abilitato a stare in giudizio in nome del mandante, sia ad espletare egli stesso il patrocinio, qualora abbia la qualità necessaria per l’esercizio della professione forense Cass. 29 dicembre 2010, n. 26365.

 

La parte civile è legittimata a proporre personalmente ricorso per cassazione avverso la sentenza impugnata, purché si tratti di avvocato iscritto nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle magistrature superiori. Cassazione penale sez. IV  13 febbraio 2014 n. 10546  

 

 

  1. Forma.

La parte è libera di sostituire il proprio difensore e di assumere personalmente la propria difesa, quando abbia le qualità necessarie per l’ufficio di difensore legale, e questo può fare in qualunque stato e grado del giudizio. In tal caso la rinunzia al mandato del precedente difensore o la revoca del mandato stesso ad opera della parte si desumono dal fatto della sostituzione. Cass. 26 giugno 1971, n. 2030.

 

 

  1. Ambito di applicazione.

È ammissibile il ricorso per cassazione presentato in proprio dal difensore (abilitato alla difesa dinanzi alle magistrature superiori), incaricato del patrocinio a spese dello Stato, avverso l’ordinanza che abbia respinto la sua opposizione nel procedimento di liquidazione degli onorari, dovendosi consentire nella fattispecie la difesa in proprio ex art. 86 c.p.c. Cass. pen., Sez. Un., 30 gennaio 2007, n. 6817.

 

Il principio secondo il quale la difesa personale della parte postula che la parte abbia la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito trova applicazione pure con riguardo al ricorso per cassazione avverso la decisione del consiglio superiore della magistratura in materia disciplinare, con la conseguenza che la memoria sottoscritta personalmente dal magistrato ricorrente e notificata come allegata unitamente al ricorso non può trovare ingresso nel giudizio di legittimità. Cass., Sez. Un., 12 giugno 2006, n. 13532.

 

  1. Effetti, casistica.

La notificazione della sentenza eseguita personalmente alla parte che, rivestendo la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, sia stata in giudizio di persona senza il ministero di altro procuratore, è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, a nulla rilevando che la notifica sia avvenuta in forma esecutiva e contestualmente al precetto a norma dell’art. 479 c.p.c. Cass. 24 novembre 2000, n. 15176; conforme Cass. 20 giugno 2011, n. 13536.

 

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati, la norma generale dell’art. 86 c.p.c. (secondo la quale la parte stessa, se in possesso dei requisiti necessari per esercitare l’ufficio di difensore presso il giudice adito, può stare in giudizio personalmente, senza il ministero di altro difensore) va correlata con le norme speciali previste dall’ordinamento forense e, in particolare, con gli artt. 1, 7 e 33 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578 e con l’art. 60 del regio decreto 22 gennaio 1934, n. 37, di talché non è consentito a chiunque svolgere difese ed assumere patrocinio davanti al Consiglio nazionale forense, bensì soltanto ai soggetti cui la legge professionale attribuisce il relativo potere in relazione alle qualità personali che abbiano giustificato in precedenza l’iscrizione nell’albo. soltanto eccezionalmente il ricorso al CNF è consentito al professionista interessato non iscritto all’albo speciale, a condizione, tuttavia, che egli sia iscritto nell’albo ordinario, con (eventuale) assistenza di un avvocato iscritto nell’albo speciale. Ne consegue che è inammissibile il ricorso al Consiglio nazionale forense sottoscritto dal solo interessato, praticante avvocato e non avvocato; né ciò determina alcun vulnus agli artt. 3 e 24 della Costituzione, stante la diversità di posizioni e di disciplina giuridica tra avvocato e praticante, giustificata dalla diversità dei rispettivi titoli professionali e dal percorso per accedervi, ed atteso che l’esigenza di una difesa tecnica, affidata a soggetto in possesso della qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, risponde allo scopo di assicurare un più efficace esercizio del diritto di difesa. Cass., Sez. Un., 12 marzo 2003, n. 3598; conforme Cass., Sez. Un., 17 dicembre 2003, n. 19358; Cass., Sez. Un., 7 novembre 2011, n. 23022.



 
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