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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 9 cod. proc. civile: Competenza del tribunale

Il tribunale è competente per tutte le cause che non sono di competenza di altro giudice.

Il tribunale è altresì esclusivamente competente per le cause in materia di imposte e tasse (1), per quelle relative allo stato e alla capacità delle persone (2) e ai diritti onorifici, per la querela di falso, per l’esecuzione forzata e, in generale, per ogni causa di valore indeterminabile (3).

 

 


Commento

Tribunale: organo giurisdizionale che ha competenza in materia civile e penale. Può giudicare col numero di 3 votanti in casi tassativamente determinati e come giudice monocratico in tutti gli altri casi. A capo del tribunale è previsto un presidente e, nei tribunali divisi in più sezioni, sono previsti anche singoli presidenti di sezione. Essi hanno funzioni di coordinamento e di organizzazione dell’ufficio giudiziario.

 

 

(1) Si tratta delle cause nelle quali viene dedotto come oggetto specifico della domanda il rapporto tributario intercorrente tra debitore diretto (responsabile d’imposta o sostituto d’imposta) e l’ente pubblico impositore (o l’esattore o appaltatore del tributo). Rientrano nelle controversie tributarie anche quelle relative alla legittimazione all’esecuzione fiscale e quelle aventi ad oggetto pretese relative agli interessi maturati sulle imposte stesse. In relazione alla competenza in materia di imposte e tasse del tribunale il d.lgs. 546/1992 (recante norme in materia di processo tributario) attribuisce tutte le controversie aventi ad oggetto tributi, di ogni genere e specie, comunque denominati, alla giurisdizione tributaria. La conseguenza è che la competenza, in materia, della giurisdizione ordinariaè divenuta del tutto residuale.

 

(2) In materia di status familiari, sussiste la concorrente competenza del tribunale dei minorenni per i provvedimenti contemplati dall’art. 38 att. c.c.

 

 

(3) La giurisprudenza definisce una causa di valore indeterminabile soltanto quando gli atti non offrono, almeno al momento, elementi per la stima. L’indeterminabilità del valore della causa attiene all’intrinseca inidoneità della pretesa ad essere tradotta in termini pecuniari e non alla mancata determinazione nel caso concreto, del valore di essa.


Giurisprudenza annotata

  1. Competenza residuale del tribunale ed espropriazione per pubblica utilità.

L’art. 19 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, attribuisce alla Corte d’appello, quale giudice di unico grado, la competenza in materia di determinazione della indennità di espropriazione per pubblica utilità. La mancata estensione della competenza di detto organo anche in ordine a domande diverse ed ulteriori (quali quelle di risarcimento del danno derivante dalla imposizione di vincoli alla proprietà, ovvero ancora di risarcimento dei danni patrimoniali e morali che si assumano collegati alla vicenda espropriativa) non determina alcun contrasto del nostro ordinamento con il principio, stabilito dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, di accessibilità del giudice, atteso che la norma sulla generale competenza del tribunale, territorialmente competente, a giudicare in primo grado (art. 9 c.p.c.) garantisce, a chi intende proporre un’azione, un giudice naturale accessibile e precostituito per legge, in linea, oltre che con la Costituzione (artt. 25 e 111), con la citata Convenzione europea. Cass. 22 luglio 2004, n. 13667.

 

 

1.1. Giudice di primo grado.

In tema di sanzioni amministrative, il combinato disposto degli artt. 205 cod. strada e 22-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, attribuisce al giudice di pace la competenza per materia sulle opposizioni alle sanzioni irrogate per violazione del codice della strada. Ne consegue che, qualora venga irrogata la sanzione di cui all’art. 23, comma 13-quater, cod. strada - concernente il pagamento delle spese sostenute per la rimozione in danno di cartelli pubblicitari abusivi installati su suolo demaniale - essa deve ritenersi accessoria rispetto alla sanzione di cui al comma 11 del medesimo art. 23; pertanto, il relativo giudizio di opposizione è di competenza del giudice di pace, a nulla rilevando che, trattandosi di una pluralità di singoli illeciti ricompresi in un’unica ordinanza-ingiunzione, ne risulti superato il limite di valore della competenza di detto giudice. (Regola competenza d’ufficio). Cass. 20 dicembre 2011, n. 27846.

 

 

  1. Imposte e tasse.

Nell’ipotesi di sospensione disposta in applicazione di specifiche disposizioni di legge, quale è il caso di cui all’art. 313 c.p.c., in sede di regolamento necessario di competenza (art. 42 c.p.c.) il controllo in sede di legittimità si deve limitare a verificare che si verta in ipotesi di proposizione di querela di falso e che tale disposizione non sia stata abusivamente invocata, atteso che essa non può procedere a un giudizio anticipato sugli aspetti. procedurali o sostanziali della querela di falso, spettanti al giudice della querela, che verrebbe altrimenti espropriato della competenza a decidere su materia a lui riservata. Cass. 4 agosto 2010, n. 18090.

 

 

2.1. Tasse automobilistiche.

Spetta alle commissioni tributarie la giurisdizione in ordine al ricorso avverso la cartella esattoriale emessa per la riscossione della tassa e della soprattassa dovute in caso di trasporto di persone su autocarri appartenenti ad aziende agricole o industriali senza l’autorizzazione di cui agli artt. 28 e 29 del D.P.R. 5 febbraio 1953, n. 39: le tasse automobilistiche hanno infatti natura indiscutibilmente tributaria, e dunque, alla luce dell’art. 2 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, come sostituito dall’art. 12, comma secondo, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (ed integrato dall’art. 3-bis del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito con modificazioni dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248), il relativo contenzioso è devoluto alla giurisdizione del giudice tributario, il quale è pertanto chiamato a decidere sia sull’ammontare della tassa di circolazione dovuta, sia sulle sanzioni conseguenti all’utilizzazione di un veicolo senza che sia stata versata la tassa nella misura adeguata al servizio prestato. Cass., Sez. Un., 24 luglio 2007, n. 16289.

 

Il provvedimento prefettizio con il quale, ai sensi degli artt. 120 e 219 cod. strada venga disposta la revoca della patente di guida a seguito della irrogazione, a carico del titolare, della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, non può essere assimilato alle sanzioni amministrative per le quali è previsto, in via generale, il regime di impugnazione di cui all'art. 22 bis, legge 24 novembre 1981, n. 689, poiché esso non costituisce conseguenza accessoria della violazione di una disposizione in tema di circolazione stradale, bensì la constatazione dell'insussistenza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti morali prescritti per il conseguimento del titolo di abilitazione alla guida. Ne consegue che il giudizio di opposizione avverso tale provvedimento, non rientrando nella competenza per materia del giudice di pace, è devoluto alla competenza ordinaria del tribunale, ai sensi dell'art. 9 cod. proc. civ. Cassa con rinvio, Giud. Pace Macomer, 28/12/201Cassazione civile sez. un.  14 maggio 2014 n. 10406  

 

 

2.2. Credito per l’erogazione di acqua ad uso domestico.

Il credito del Comune per l’erogazione al singolo di acqua ad uso domestico costituisce entrata patrimoniale dell’ente e può essere riscosso con gli strumenti propri delle entrate tributarie, ma non è imposta o tassa, trovando titolo non in una potestà impositiva, ma negli impegni convenzionalmente assunti dall’utente con la richiesta della somministrazione e la sottoscrizione del relativo contratto. Ne deriva che la controversia relativa a detto credito (che spetta alla cognizione del giudice ordinario) esula dalla competenza per materia del tribunale di cui all’art. 9 c.p.c. Inoltre, l’impugnazione della cartella di pagamento non è soggetta al termine di sessanta giorni previsto dall’art. 21 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, applicabile nella sola materia tributaria, e ciò anche se la cartella costituisca mezzo di esecuzione esattoriale, configurandosi in tal caso un’opposizione all’esecuzione ex artt. 615 e ss. c.p.c. Cass. 25 giugno 2002, n. 9240.

 

 

2.3. Contributi spettanti ai consorzi di bonifica.

  1. Giurisprudenza sub art. 5, § 6.2.1.

 

 

2.4. Contestazione di imposte o tasse.

La causa promossa per contestare la debenza di un’imposta o tassa costituisce controversia tributaria anche quando sia stato evocato in giudizio, oltre all’Ente impositore, il soggetto indicato quale effettivo obbligato. Di conseguenza rientra per ragioni di materia, se non attenga a rapporti inclusi nelle attribuzioni giurisdizionali delle Commissioni tributarie, nella cognizione del tribunale ai sensi dell’art. 9, secondo comma c.p.c. Cass. 8 novembre 2001, n. 13825.

 

 

2.5. Canoni per l’utilizzazione di beni pubblici.

Le somme che gli enti pubblici percepiscono da privati per l’occupazione o l’utilizzazione di aree di pertinenza pubblica assumono natura tributaria, con la conseguente devoluzione delle relative controversie al giudice tributario, soltanto quando l’esborso trova giustificazione in un rapporto pubblicistico impositivo, rispetto al quale l’uso del bene pubblico o il presumibile vantaggio che il privato riceve dal servizio rappresentano il mero presupposto giustificativo dell’imposizione. Quando invece costituiscono il corrispettivo (ancorché ridotto per ragioni politiche) di servizi ricevuti o dell’utilizzazione del bene, esse assumono carattere privatistico, con la conseguente devoluzione delle relative controversie al giudice ordinario ed esclusione della competenza per materia del tribunale (a meno che non venga in discussione l’uso dei poteri autoritativi spettanti alla P.A., in tal caso ricadendosi nella sfera di competenza giurisdizionale del giudice amministrativo). Cass., Sez. Un., 15 maggio 2006, n. 11089.

 

 

2.6. Imposta di fabbricazione sugli oli minerali.

In tema di imposta di fabbricazione sugli oli minerali, la pretesa esercitata, tramite ingiunzione fiscale, dall’amministrazione finanziaria non ha natura risarcitoria e la relativa controversia (prima della devoluzione alle commissioni tributarie di tutte le controversie aventi ad oggetto tributi di qualsiasi specie, ex art. 12 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, sostitutivo dell’art. 2 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546) appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, ex art. 9, secondo comma, c.p.c., senza che assuma rilievo, ai fini della devoluzione del giudizio alla Corte dei conti, il fatto che l’autore del reato sia legato da rapporto di servizio con l’amministrazione danneggiata o con altra amministrazione, atteso che il giudizio di danno dinanzi a detta Corte ha per oggetto la sola responsabilità risarcitoria dell’agente e non può attrarre l’esercizio della pretesa fiscale. Cass., Sez. Un., 20 maggio 2003, n. 7888.

 

 

2.7. Accertamento negativo della debenza della tassa portuale di imbarco e sbarco delle merci.

In tema di contenzioso tributario, il principio secondo cui la proposizione di un’azione di mero accertamento non dà luogo ad un’ipotesi di difetto di giurisdizione, ma all’improponibilità della domanda, trova applicazione anche in riferimento alle controversie devolute ratione temporis alla giurisdizione ordinaria, in quanto concernenti tributi diversi da quelli attribuiti alla cognizione delle commissioni tributarie dall’art. 2 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, nel testo anteriore alle modifiche introdotte dall’art. 12 della legge 28 dicembre 2001, n. 448: detta giurisdizione, infatti, analogamente a quella tributaria, era prevista dall’art. 9, secondo comma, c.p.c. in via esclusiva e ratione materiae, cioè sulla base del tipo di tributo in contestazione, indipendentemente dal contenuto della domanda e dalla tipologia di atti emessi dall’Amministrazione finanziaria, sicché non assume alcun rilievo, ai fini del riparto di giurisdizione, l’estraneità dell’azione in esame al modulo del processo tributario, che dev’essere necessariamente introdotto mediante l’impugnazione di specifici atti. Cass., Sez. Un., 27 settembre 2006, n. 20889.

 

 

  1. Stato e capacità delle persone.

Le controversie riguardanti lo stato di apolide, in difetto di diversa esplicita previsione del legislatore, devono essere proposte e decise nel contraddittorio con il Ministro dell’Interno, nelle forme dell’ordinario giudizio di cognizione e non in quelle del rito camerale davanti al tribunale. (Rigetta, App. Trento, 22 marzo 2010). Cass. 4 aprile 2011, n. 7614.

 

Le controversie riguardanti lo stato di apolide, in difetto di diversa esplicita previsione del legislatore, devono essere proposte e decise nel contraddittorio con il ministro dell'Interno, nelle forme dell'ordinario giudizio di cognizione e non in quelle del rito camerale davanti al tribunale. Esse, di conseguenza, spettano alla competenza del foro del convenuto e, quindi, al tribunale di Roma. Cassazione civile sez. VI  23 gennaio 2012 n. 903  

 

 

3.1. Esclusione dell’azione revocatoria contro la costituzione di un fondo patrimoniale.

Ritenuto che nell’ambito della tutela dei diritti e degli status, in assenza di espressa previsione legislativa, non può trovare applicazione il rito camerale, sussistendo, nell’ordinamento processuale, un principio generale che affida tale tutela alle forme del processo a cognizione piena, i giudizi di accertamento della paternità o della maternità naturali non riguardanti minori appartengono alla competenza del Tribunale ordinario, e vanno introdotti e trattati nelle forme proprie del rito ordinario, rito ordinario che va applicato, sin dalla fase introduttiva, anche nei giudizi di appello avverso le pronunce di primo grado. Cass. 25 novembre 2010, n. 23970.

 

 

  1. Valore indeterminabile.

Deve escludersi la competenza funzionale del Giudice di Pace in materia di revoca della patente ex art. 120 c. strad. perché non si è in presenza di violazione di norme stradali attribuite alla competenza per materia detto Giudice, va accolta l’eccezione di incompetenza per valore e la causa, essendo il valore della lite non indeterminato bensì assolutamente indeterminabile, ai sensi dell’art. 9 c.p.c. va rimessa al tribunale. Giudice di pace Bari, 7 febbraio 2008.

 

 

4.1. Accertamento dell’esistenza di un diritto.

La non sottoponibilità a stima economica del diritto e in particolare dei diritti della personalità, mancando peraltro un’apposita norma che detti un criterio al riguardo, comporta l’indeterminabilità del valore della domanda e, quindi, l’applicazione del principio residuale della competenza per valore del tribunale soltanto quando la domanda abbia ad oggetto l’accertamento del diritto come tale, a prescindere dalla richiesta di una somma di denaro; qualora, invece, l’accertamento del diritto della personalità viene richiesto con una domanda volta ad ottenere il risarcimento per equivalente delle conseguenze della sua lesione, la domanda è riconducibile all’ambito dell’art. 14 c.p.c. e ai criteri di stima ivi indicati. Cass. 30 ottobre 2007, n. 22943.

 

 

  1. Esecuzione forzata.

La competenza per l’impugnazione di un provvedimento di fermo amministrativo, previsto dall’art. 86 D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 (o anche, come nella specie, di un semplice «preavviso», istituto introdotto nella prassi sulla base di istruzioni fornite dall’Agenzia delle entrate alle società di riscossione), relativo a crediti non di natura tributaria è, in base all’art. 9, comma 2, c.p.c., inderogabilmente del tribunale, in virtù della natura esecutiva del provvedimento in discussione. Cass., Sez. Un., 12 ottobre 2012, n. 20931.

 

 

  1. Casistica.

La competenza per l’impugnazione di un provvedimento di fermo amministrativo, previsto dall’art. 86 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (o anche, come nella specie, di un semplice “preavviso”, istituto introdotto nella prassi sulla base di istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate alle società di riscossione), relativo a crediti non di natura tributaria è, in base all’art. 9, comma 2, c.p.c., inderogabilmente del tribunale, in virtù della natura esecutiva del provvedimento in discussione. (Dichiara competenza, Giud. pace Bari, 21 ottobre 2009). Cass., Sez. Un., 12 ottobre 2011, n. 20931.

 

 

6.1. Titolarità di un terreno da tempo abbandonato dalle acque.

La controversia avente ad oggetto la titolarità di un terreno che, pacificamente, faceva un tempo parte dell’alveo di un fiume, ma che risulta abbandonato dalle acque da molti anni, non ponendo alcuna questione, ai fini del decidere, in ordine alla determinazione dei limiti dell’alveo e delle sponde, ovvero alla qualificazione dello stesso come alveo, sia con riferimento al passato che al presente, appartiene alla competenza per materia del tribunale ordinario e non a quella del tribunale regionale delle acque pubbliche. Cass. 23 agosto 2006, n. 18333.

 

La controversia avente ad oggetto la titolarità di un terreno che, pacificamente, faceva un tempo parte dell'alveo di un fiume, ma che risulta abbandonato dalle acque da molti anni, non ponendo alcuna questione, ai fini del decidere, in ordine alla determinazione dei limiti dell'alveo e delle sponde, ovvero alla qualificazione dello stesso come alveo, sia con riferimento al passato che al presente, appartiene alla competenza per materia del tribunale ordinario e non a quella del tribunale regionale delle acque pubbliche. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha cassato la decisione impugnata in quanto la P.A. si era limitata a sostenere la proprietà pubblica dell'area perché utilizzata, dopo la deviazione naturale del corso d'acqua, per molteplici esigenze di carattere collettivo/generale). Regola competenza. Cassazione civile sez. VI  24 luglio 2014 n. 16807  

 

 

6.2. Provvedimento del prefetto di revoca della patente di guida a seguito di sottoposizione del titolare alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Il provvedimento prefettizio col quale, ai sensi degli art. 120 e 219 c. strad., viene disposta la revoca della patente di guida a seguito dell’irrogazione, a carico del titolare, della misura della sorveglianza speciale di p.s., non può essere assimilato alle sanzioni amministrative per le quali è previsto, in via generale, il regime di impugnazione di cui all’art. 22 bis L. 24 novembre 1981 n. 689, poiché esso non costituisce conseguenza accessoria della violazione di una disposizione in tema di circolazione stradale, bensì la constatazione dell’insussistenza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti morali prescritti per il conseguimento del titolo di abilitazione alla guida; ne consegue che il giudizio di opposizione avverso tale provvedimento, non rientrando nella competenza per materia del giudice di pace, è devoluto alla competenza ordinaria del tribunale, ai sensi dell’art. 9 c.p.c. Cass. 4 novembre 2010, n. 22491.

 

 

6.3. Querela di falso.

Per contestare l’autenticità di un atto pubblico occorre provarne la falsità davanti al competente giudice attraverso l’apposita querela di falso che è proponibile unicamente innanzi al Tribunale Ordinario, ai sensi dell’art. 9, comma 2, c.p.c., e ciò anche quando la questione riguarda una controversia giurisdizionale amministrativa (Conferma della sentenza del T.a.r. Puglia - Lecce, sez. I, n. 2569/2009). Cons. St., 4 gennaio 2011, n. 11.

 

 

  1. Norme sopravvenute

Le norme sopravvenute in corso di giudizio che modifichino la giurisdizione e la competenza trovano applicazione anche nei giudizi pendenti se tale giurisdizione o competenza venga, per l’effetto, attribuita ai giudici dinanzi ai quali la causa pende, ovvero dinanzi ai quali la causa stessa dovrebbe essere ripresa o riassunta se fosse dichiarato che, al momento della domanda, essi mancavano della giurisdizione o della competenza che hanno esercitato. Cass. 9 giugno 2010, n. 13882.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 
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