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Codice proc. civile agg.  al  28 Gen 2015
 
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Art. 95 cod. proc. civile: Spese del processo di esecuzione

Le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione sono a carico di chi ha subito l’esecuzione, fermo il privilegio stabilito dal codice civile (1).


Commento

Creditore procedente: è colui che, in possesso del titolo, attiva il procedimento esecutivo.

 

Privilegio: è una causa legittima di prelazione che attribuisce al creditore, titolare di esso, la possibilità di recuperare il credito con preferenza rispetto agli altri creditori non privilegiati, cd. chirografari.

 

(1) Ai sensi degli artt. 2755 e 2770 c.c. i crediti per spese di giustizia sostenute per il compimento di atti conservativi o per l’espropriazione di beni mobili o immobili, nell’interesse comune dei creditori, hanno privilegio sui beni e sul prezzo degli immobili stessi. Inoltre i crediti per spese di giustizia prevalgono rispetto ad ogni altro credito, pignoratizio o ipotecario che sia.


Giurisprudenza annotata

  1. Regole generali.

In tema di esecuzione forzata, la liquidazione delle spese fatta dal giudice dell’esecuzione costituisce un accertamento strumentale alla distribuzione del ricavato e non ha forza di giudicato fuori del processo in cui è stata fatta. Cass. 25 giugno 2003, n. 10129.

 

L’art. 95 c.p.c., nel porre a carico del debitore esecutato le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione, presuppone che il processo esecutivo sia iniziato con il pignoramento eseguito dall’ufficiale giudiziario. Pertanto detta disposizione non può trovare applicazione in caso di pignoramento negativo e di mancato inizio dell’espropriazione forzata, con la conseguenza che, divenuto inefficace il precetto per decorso del termine di novanta giorni, le spese di esso restano a carico dell’intimante, in forza del combinato disposto dell’art. 310 e dell’art. 632, ultimo comma, secondo il quale le spese del processo estinto restano a carico delle parti che le hanno anticipate. Cass. 26 settembre 2006, n. 20836.

 

L’art. 95 c.p.c., nel porre a carico del debitore esecutato le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione, presuppone che il processo esecutivo sia iniziato con il pignoramento eseguito dall’ufficiale giudiziario; tale disposizione, pertanto, non può trovare applicazione in caso di pignoramento negativo e di mancato inizio dell’espropriazione forzata, con la conseguenza che, divenuto inefficace il precetto per decorso del termine di novanta giorni, le spese di questo restano a carico dell’intimante in forza del combinato disposto degli artt. 310 e 632, ultimo comma, c.p.c., secondo cui le spese del processo estinto restano a carico delle parti che le hanno anticipate. Cass. 12 aprile 2011, n. 8298.

 

Nel caso di procedimento di espropriazione presso terzi conclusosi per effetto di dichiarazione negativa del terzo, non contestata dal creditore esecutante, nessuna norma assicura a quest’ultimo il recupero delle spese processuali, dato che l’art. 95 c.p.c., nel porre a carico del soggetto che subisce l’esecuzione le spese del relativo procedimento, presuppone espressamente un’esecuzione fruttuosa. Trib. Monza, 6 settembre 2010.

 

In tema di spese del processo esecutivo, l'art. 632 cod. proc. civ., che disciplina l'ipotesi della estinzione del processo, consente la liquidazione in favore del creditore solo se debitore e creditore di comune accordo richiedano, con l'estinzione, l'accollo totale o parziale delle spese a carico del primo, mentre, se l'estinzione è richiesta dal solo creditore, il giudice non può procedere alla liquidazione in suo favore, ostandovi l'espresso richiamo, nell'ultimo comma, all'art. 310 cod. proc. civ. Invece l'art. 95 cod. proc. civ., che disciplina la diversa ipotesi della normale conclusione fruttuosa della esecuzione, prevede che le spese siano poste a carico del soggetto che subisce l'esecuzione. Rigetta, Trib. Bolzano, 29/04/2008

Cassazione civile sez. III  18 settembre 2014 n. 19638  

 

 

  1. Parte tenuta al rimborso delle spese.

A norma dell’art. 95 c.p.c., nel processo esecutivo che si svolge con le forme del pignoramento di crediti o di cose del debitore che sono in possesso di terzi e si conclude con l’ordinanza di assegnazione del credito, l’obbligo del pagamento delle spese grava sul debitore assegnatario e non sul terzo assegnato. Cass. 11 agosto 2000, n. 11724.

 

Le spese di assistenza legale ai fini dell’iscrizione di ipoteca non possono comprendersi nella previsione di cui all’art. 2846 c.c., che pone a carico del debitore le spese per l’iscrizione di ipoteca, e, comunque, non possono ritenersi possibile oggetto di intimazione di pagamento nell’atto di precetto. Naturalmente, nel caso in cui il creditore, dopo avere iscritto ipoteca, promuova l’espropriazione forzata proprio sui beni ipotecati, le spese per le iscrizioni ipotecarie gli saranno riconosciute come spese di esecuzione ai sensi dell’art. 95 e dell’art. 510 c.p.c., e con riguardo ad esse gli sarà anche riconosciuto il privilegio previsto dall’art. 2855 c.c.; ma se il creditore, dopo avere iscritto ipoteca su determinati beni del debitore, promuova l’esecuzione su altri beni, le spese per iscrizioni ipotecarie relative a beni del tutto estranei al processo esecutivo non potranno essergli riconosciute quali spese di esecuzione. Trib. Napoli, 13 febbraio 2004.

 

 

  1. Questioni di legittimità costituzionale.

È manifestamente infondata l’eccezione di illegittimità costituzionale degli artt. 95, 310 e 632, c.p.c., sollevata in riferimento agli artt. 2, 3 e 24, Cost., nella parte in cui dette norme non prevedono il rimborso delle spese sostenute dal creditore procedente nel procedimento di espropriazione forzata presso terzi nel caso di pignoramento presso il terzo tesoriere di un ente pubblico nel caso di dichiarazione negativa del terzo e di palese inutilità del giudizio di accertamento del relativo obbligo, non consentendo che il giudice dell’esecuzione, con l’ordinanza che dichiara estinto il processo, possa porre le spese a carico del debitore; infatti, il principio stabilito da dette norme non viola l’art. 3, Cost., in quanto è ragionevole che le spese restino a carico della parte che, rimanendo inattiva, ha determinato l’estinzione del processo, e neppure vulnera gli artt. 2 e 24, Cost., poiché le norme si limitano a disciplinare l’onere delle spese del processo, senza incidere su diritti inviolabili dell’uomo o limitare il diritto di azione. Cass. 24 gennaio 2003, n. 1109.

 



 
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