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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 10 cod. proc. penale: Competenza per reati commessi all’estero

1. Se il reato è stato commesso interamente all’estero, la competenza è determinata successivamente dal luogo della residenza, della dimora, del domicilio, dell’arresto o della consegna dell’imputato. Nel caso di pluralità di imputati, procede il giudice competente per il maggior numero di essi.

2. Se non è possibile determinare nei modi indicati nel comma 1 la competenza, questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall’articolo 335.

3. Se il reato è stato commesso in parte all’estero, la competenza è determinata a norma degli articoli 8 e 9.


Giurisprudenza annotata

Competenza per reati commessi all'estero

In tema di competenza per reati commessi all'estero, rientra tra i casi di impossibilità di determinazione della competenza nei modi indicati dall'art. 10, comma 1, c.p.p., con conseguente attribuzione della cognizione al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del p.m. che ha provveduto per primo all'iscrizione della notizia di reato, l'ipotesi di commissione del reato da parte di imputati residenti in Italia e all'estero. (Fattispecie di riciclaggio commesso nella Repubblica di San Marino). Dichiara competenza

Cassazione penale sez. I  09 dicembre 2010 n. 44583  

 

In tema di competenza territoriale, la regola suppletiva dettata dall'art. 9, comma primo, cod. pen. trova applicazione esclusivamente quando nel territorio nazionale si è consumata una parte della condotta essenziale per l'integrazione della fattispecie, dovendosi in caso contrario fare riferimento ai criteri contemplati dai successivi commi della norma menzionata. (Fattispecie in tema di concorso nella detenzione di sostanze stupefacenti del committente di un trasporto dall'Olanda di droga, mai giunta nel territorio nazionale per l'avvenuto arresto dei "corrieri" in Svizzera. In accordo con il principio in massima, la Corte, nel rigettare il ricorso dell'imputato, ha ritenuto la condotta di istigazione degli stessi "corrieri"consumata nel territorio nazionale, ancorché sufficiente a determinare la giurisdizione del giudice italiano, non essenziale alla realizzazione del fatto tipico e conseguentemente ha individuato nel luogo di residenza, dimora o domicilio dello stesso imputato il criterio di attribuzione della competenza in concreto applicabile). Rigetta, App. Firenze, 11 Novembre 2005

Cassazione penale sez. IV  19 giugno 2007 n. 29187

 

Ai fini delle valutazioni in ordine alla competenza per territorio, il giudice deve tenere conto, attraverso l'esame di tutti gli atti disponibili, degli elementi informativi che consentono di ricostruire, con sufficiente determinazione spazio-temporale, alcuni frammenti della condotta, se pure nell'imputazione questi siano genericamente indicati per mezzo di espressioni imprecise quanto all'indicazione del tempo e del luogo di loro commissione. (Fattispecie in cui la Corte, in relazione all'imputazione di corruzione in parte commessa all'estero, ha affermato l'erroneità del ricorso al criterio della primigenia iscrizione nel registro delle notizie di reato, risultando dagli atti che erano stati effettuati in Roma alcuni pagamenti corruttivi in denaro contante, genericamente evocati dall'imputazione con il riferimento, oltre che a pagamenti per mezzo di bonifici bancari all'estero, a "continue erogazioni in denaro contante" non meglio localizzate e temporalmente definite, fatto questo che avrebbe imposto, ai sensi dell'art. 10 comma 3 e dell'art. 9 comma 1 c.p.p., il ricorso al criterio prevalente dell'ultimo luogo in cui è avvenuta parte dell'azione o dell'omissione).

Cassazione penale sez. VI  30 novembre 2006 n. 40249

 

Nel delitto di corruzione, allorché all'accordo illecito segua la corresponsione del compenso, il luogo di consumazione del reato va identificato in quello nel quale tale compenso viene materialmente corrisposto. (Fattispecie in tema di competenza territoriale, in relazione alla quale la Corte, preso atto che la dazione del compenso era avvenuta all'estero con destinazione finale in Italia, ha ritenuto che, ai fini dell'individuazione del giudice competente, dovesse operare l'art. 10 comma 3 c.p.p. e, in definitiva, che dei criteri suppletivi dettati in ordine successivo dal precedente art. 9 correttamente fosse stato utilizzato quello residuale indicato nel suo comma 3).

Cassazione penale sez. VI  29 gennaio 2003 n. 13619  

 

In caso di pluralità di reati attribuiti a soggetti diversi, per il più grave dei quali, commesso all'estero, non possa operare la regola stabilita dall'art. 10 comma 1 ultima parte c.p.p., in base alla quale deve procedere il giudice competente per il maggior numero degli imputati (nella specie in quanto trattavasi di reato addebitato a due soggetti per uno solo dei quali poteva farsi ricorso a taluno dei criteri indicati nella prima parte dello stesso comma), deve trovare applicazione il criterio oggettivo della competenza per connessione, da determinarsi in relazione al più grave degli altri reati connessi, che sia stato realizzato nel territorio dello Stato.

Cassazione penale sez. VI  06 novembre 2000 n. 4089

 

In tema di competenza per reati commessi all'estero, ai fini dell'applicazione dell'art. 10 comma 1 c.p.p., non sussiste equipollenza tra esecuzione dell'ordine di accompagnamento e arresto. La norma, così come, quanto ai concetti di residenza, dimora e domicilio, rinvia evidentemente alle norme del codice civile (art. 43 s.), allo stesso modo, quanto all'arresto e alla consegna, rinvia a quelle del codice di procedura penale, le quali distinguono nettamente tra arresto e consegna. Trattasi cioè di nozioni assunte dalla norma nel loro peculiare significato tecnico giuridico, che non vi è ragione di estendere a situazioni consimili, avendo il legislatore inteso utilizzare una pluralità di succedanei criteri di collegamento, talché non sussistendo nella legge alcuna lacuna, non v'è necessità di colmarla in sede interpretativa.

Cassazione penale sez. I  12 gennaio 1995 n. 3624  



 
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