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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 103 cod. proc. penale: Garanzie di liberta’ del difensore

1. Le ispezioni e le perquisizioni negli uffici dei difensori sono consentite solo:

a) quando essi o altre persone che svolgono stabilmente attività nello stesso ufficio sono imputati, limitatamente ai fini dell’accertamento del reato loro attribuito;

b) per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per ricercare cose o persone specificamente predeterminate.

2. ((Presso i difensori e gli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, nonché presso i consulenti tecnici non si può procedere a sequestro)) di carte o documenti relativi all’oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato.

3. Nell’accingersi a eseguire una ispezione, una perquisizione o un sequestro nell’ufficio di un difensore, l’autorità giudiziaria a pena di nullità avvisa il consiglio dell’ordine forense del luogo perché il presidente o un consigliere da questo delegato possa assistere alle operazioni. Allo stesso, se interviene e ne fa richiesta, e’ consegnata copia del provvedimento.

4. Alle ispezioni, alle perquisizioni e ai sequestri negli uffici dei difensori procede personalmente il giudice ovvero, nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero in forza di motivato decreto di autorizzazione del giudice.

5. Non e’ consentita l’intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, ((degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei)) consulenti tecnici e loro ausiliari, ne’ a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite.

6. Sono vietati il sequestro e ogni forma di controllo della corrispondenza tra l’imputato e il proprio difensore in quanto riconoscibile dalle prescritte indicazioni, salvo che l’autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti di corpo del reato.

7. Salvo quanto previsto dal comma 3 e dall’articolo 271, i risultati delle ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, eseguiti in violazione delle disposizioni precedenti, non possono essere utilizzati.


Giurisprudenza annotata

Garanzie di libertà del difensore

Il divieto di intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni dei difensori non riguarda indiscriminatamente tutte le conversazioni di chi riveste tale qualifica, e per il solo fatto di possederla, ma solo le conversazioni che attengono alla funzione esercitata, in quanto la "ratio" della regola posta dall'art. 103 c.p.p., va rinvenuta nella tutela del diritto di difesa. (Fattispecie relativa alla intercettazione di colloqui tra un avvocato sottoposto ad indagine e due suoi assistiti, anch'essi indagati, in cui la S.C. ha ritenuto immune da censure la valutazione di utilizzabilità delle intercettazioni motivata, in sede di riesame, con il fatto che i colloqui - tra l'altro connotati da familiarità e confidenzialità - erano risultati estranei al rapporto professionale tra il legale e gli assistiti). (Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 13/03/2014 )

Cassazione penale sez. V  25 settembre 2014 n. 42854  

 

Il divieto di intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni dei difensori, non riguarda indiscriminatamente tutte le conversazioni di chi riveste tale qualifica, e per il solo fatto di possederla, ma solo le conversazioni che attengono alla funzione esercitata, in quanto la "ratio" della regola posta dall'art. 103 c.p.p., va rinvenuta nella tutela del diritto di difesa. (Fattispecie relativa alla intercettazione di un colloquio tra l'indagato ed un avvocato, legati da uno stretto rapporto di amicizia, per la cui utilizzabilità la Corte ha ritenuto necessario che il giudice del merito dovesse valutare: a) se quanto detto dall'indagato fosse finalizzato ad ottenere consigli difensivi professionali o non costituisse piuttosto una mera confidenza fatta all'amico; b) se quanto detto dall'avvocato avesse natura professionale oppure consolatoria ed amicale a fronte delle confidenze ricevute). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Bari, 26/02/2014 )

Cassazione penale sez. II  29 maggio 2014 n. 26323  

 

In tema di garanzie di libertà dei difensori previste dall'art. 103 c.p.p., il divieto di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni non riguarda indiscriminatamente tutte le conversazioni di chi rivesta la qualità di difensore e per il solo fatto di tale qualifica, ma solo le conversazioni che attengono alla funzione esercitata. Di conseguenza, nell'ipotesi in cui venga intercettato un colloquio fra l'indagato ed un avvocato legati da uno stretto rapporto di amicizia e familiarità, il giudice, al fine di stabilire se quel colloquio sia o no utilizzabile, all'esito di un esame globale ed unitario dell'intera conversazione, deve valutare: a) se quanto detto dall'indagato sia finalizzato ad ottenere consigli difensivi, o, non sia, piuttosto, una mera confidenza che potrebbe essere fatta a chiunque altri con cui si trovi in stretti rapporti di amicizia; b) se quanto detto dall'avvocato sia di natura professionale (e, quindi, rientrante nell'ambito del mandato difensivo) oppure abbia una mera natura consolatoria ed amicale a fronte delle confidenze ricevute

Cassazione penale sez. II  29 maggio 2014 n. 26323

 

Il divieto di sequestrare presso i difensori "carte o documenti relativi all'oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato", previsto dall''art. 103, comma secondo, c.p.p., non è limitato all'ipotesi in cui il sequestro è disposto nell'ambito dello stesso procedimento in cui si svolge l'attività difensiva o all'ipotesi in cui questa sia ancora in corso, ed opera, quindi, anche nel caso in cui tale attività concerne un procedimento diverso. Inoltre, mentre per le ispezioni e per le perquisizioni la "garanzia" prevista dal citato articolo è collegata ai locali dell'ufficio, per i sequestri, così come avviene anche per le intercettazioni e per il controllo della corrispondenza, la lettera del secondo comma, con le parole iniziali ("presso i difensori"), mostra che la garanzia è collegata direttamente alle persone (difensori e consulenti tecnici), sicché il divieto opera anche quando l'attività diretta al sequestro si svolge in luogo diverso dall'ufficio (confermata l'illegittimità del sequestro di materiale all'interno del garage di un avvocato).

Cassazione penale sez. IV  03 aprile 2014 n. 23002  

 

Le garanzie previste dall'art. 103 c.p.p. per la perquisizione e le ispezioni negli uffici dei difensori non si applicano per la perquisizione personale del difensore fuori dallo studio legale e non si applicano quando indagato e' lo stesso difensore. (Nel caso di specie il p.m., al termine dell'udienza, aveva proceduto alla perquisizione personale e all'ispezione del fascicolo del sostituto processuale del difensore al fine del sequestro del corpo di reato in assenza di decreto autorizzativo, applicandosi le garanzie dell'art. 103 c.p.p. solo agli uffici dei difensori e solo se il difensore non risulta indagato).

Tribunale Roma sez. I  26 aprile 2013 n. 8526  

 

Le garanzie previste dall'art. 103 c.p.p., in quanto volte a tutelare non chiunque eserciti la professione legale, ma solo chi sia "difensore" in forza di specifico mandato a lui conferito nelle forme di legge (e ciò essenzialmente in funzione di garanzia del diritto di difesa dell'imputato), non possono trovare applicazione qualora gli atti debbano essere compiuti nei confronti di esercente la professione legale che sia egli stesso la persona sottoposta a indagine; cionondimeno l'obbligo per l'autorità giudiziaria, che si accinga ad eseguire un'ispezione, una perquisizione o un sequestro nell'ufficio di un difensore, di darne avviso al consiglio dell'ordine forense del luogo a pena di nullità, permane, anche laddove il difensore sia sottoposto all'indagine, nel caso in cui lo studio legale risulti cointestato anche ad altro avvocato non coinvolto.

Cassazione penale sez. II  27 giugno 2012 n. 39837  

 

Le guarentigie previste dall'art. 103 c.p.p., sono volte a tutelare non chiunque eserciti la professione legale e non possono trovare applicazione qualora gli atti indicati nel citato art. 103 c.p.p. debbano essere compiuti nei confronti di esercente la professione legale che sia egli stesso la persona sottoposta a indagine.

Cassazione penale sez. II  27 giugno 2012 n. 39837  

 

Per l'esecuzione di un provvedimento di perquisizione e sequestro non occorre avvisare il Consiglio dell'ordine forense, qualora nella commissione del reato sia coinvolto anche un difensore, atteso che le guarentigie previste dall'art. 103 c.p.p., non introducendo un principio immunitario di chiunque eserciti la professione legale, sono applicabili unicamente se devono essere tutelate la funzione difensiva o l'oggetto della difesa.

Cassazione penale sez. II  16 maggio 2012 n. 32909  

 

Le guarentigie previste dall'art. 103 c.p.p. non sono volte a tutelare chiunque eserciti la professione legale, ma solo chi sia "difensore" in forza di specifico mandato a lui conferito nelle forme di legge (e ciò essenzialmente in funzione di garanzia del diritto di difesa dell'imputato), quindi non possono trovare applicazione qualora gli atti indicati nel citato art. 103 debbano essere compiuti nei confronti di esercente la professione legale (nella specie, la Corte ha escluso l'applicabilità delle garanzie previste dal citato articolo, atteso che la perquisizione svolta presso lo studio di un avvocato era stata operata nell'ambito di una complessa indagine a carico dell'imputato, che non era mai stato difeso dal predetto legale. Alla luce degli elementi di indagine, vi era fondato motivo di ritenere che presso lo studio del legale, attesi i rapporti economici e finanziari sussistenti fra l'avvocato, l'imputato e i suoi prestanome, vi fosse documentazione attinente l'attività illecita oggetto di indagine).

Cassazione penale sez. II  16 maggio 2012 n. 32909  

 

Le guarentigie previste dall'art. 103 c.p.p., non sono volte a tutelare chiunque eserciti la professione legale, ma solo colui che rivesta la qualità di difensore in forza di specifico mandato conferitogli nelle forme di legge, essendo essenzialmente apprestate in funzione di garanzia del diritto di difesa dell'imputato; pertanto, esse non possono trovare applicazione qualora gli atti di cui all'art. 103 c.p.p. - ispezioni, perquisizioni, sequestri - debbano essere compiuti nei confronti di esercente la professione legale sottoposto ad indagine.

Cassazione penale sez. V  05 dicembre 2011 n. 12155  

 



 
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