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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 104 cod. proc. penale: Colloqui del difensore con l’imputato in custodia cautelare

1. L’imputato in stato di custodia cautelare ha diritto di conferire con il difensore fin dall’inizio dell’esecuzione della misura.

2. La persona arrestata in flagranza o fermata a norma dell’articolo 384 ha diritto di conferire con il difensore subito dopo l’arresto o il fermo.

3. Nel corso delle indagini preliminari, quando sussistono specifiche ed eccezionali ragioni di cautela, il giudice su richiesta del pubblico ministero può, con decreto motivato, dilazionare, per un tempo non superiore a cinque giorni, l’esercizio del diritto di conferire con il difensore.

4. Nell’ipotesi di arresto o di fermo, il potere previsto dal comma 3 e’ esercitato dal pubblico ministero fino al momento in cui l’arrestato o il fermato e’ posto a disposizione del giudice.

((4-bis. L’imputato in stato di custodia cautelare, l’arrestato e il fermato, che non conoscono la lingua italiana, hanno diritto all’assistenza gratuita di un interprete per conferire con il difensore a norma dei commi precedenti. Per la nomina dell’interprete si applicano le disposizioni del titolo IV del libro II.))


Giurisprudenza annotata

Colloqui del difensore

Il diritto all'assistenza dell'interprete, nei casi e nei termini previsti dall'art. 104 comma 4 bis e dall'art. 143 comma 1 c.p.p., nella formulazione introdotta dal d.lg. 4 marzo 2014 n. 32, non è configurabile in relazione ad atti e attività compiuti antecedentemente alla data di entrata in vigore della citata modifica normativa. (Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 25/03/2011 )

Cassazione penale sez. III  30 aprile 2014 n. 27067  

 

I colloqui del difensore, sospeso dall'esercizio della professione forense, a titolo di sanzione disciplinare, con il suo assistito in stato detentivo, costituiscono comportamento professionale rilevante ex art. 348 c.p., in quanto, anche volendo ammettere che i colloqui con un detenuto possano rivestire carattere familiare, affettivo o assistenziale, e che dunque non siano prerogativa esclusiva dell'avvocato difensore, il loro reiterato e continuativo compimento attraverso lo «strumento» professionale fornito dall'art. 104 c.p.p. ha creato la pubblica percezione dell'esercizio della professione forense.

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2014 n. 18745  

 

In tema di esercizio abusivo della professione, integra il reato di cui all'art. 348 c.p. la condotta del professionista che, sebbene sospeso temporaneamente dall'esercizio della professione forense per ragioni disciplinari, si sia recato più volte presso un istituto penitenziario, durante il periodo di interdizione, per incontrare diversi detenuti avvalendosi dello strumento processuale previsto dall'art. 104 c.p.p., in modo da creare la pubblica percezione dell'esercizio della professione forense o, comunque, l'apparenza di una attività svolta da un soggetto regolarmente abilitato. (Annulla con rinvio, Trib. Ravenna, 14/02/2012 )

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2014 n. 18745  

 

In tema di esercizio abusivo della professione forense, anche volendo ammettere che i colloqui con un detenuto possano in astratto rivestire un carattere familiare, affettivo o assistenziale, e che dunque non siano prerogativa esclusiva dell'avvocato difensore, il loro reiterato e continuativo compimento attraverso lo 'strumento' professionale fornito dall'art. 104 c.p.p. crea la pubblica percezione dell'esercizio della professione forense.

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2014 n. 18745  

 

In materia di misure cautelari personali, il decreto del g.i.p. che dilaziona il diritto dell'indagato al colloquio con il proprio difensore ai sensi dell'art. 104, comma 3, c.p.p., non è autonomamente impugnabile né può essere oggetto di riesame, non avendo la forma e il contenuto di un provvedimento applicativo di una misura coercitiva, ma può costituire oggetto di sindacato incidentale nell'ulteriore corso del procedimento, qualora abbia determinato una violazione del diritto di difesa che, se non eliminata con l'espletamento di un rituale colloquio, comporta la nullità dell'interrogatorio dell'indagato a norma dell'art. 178, lett. c), c.p.p..

Cassazione penale sez. VI  05 ottobre 2012 n. 44932  

 

L'ambito di discrezionalità riconosciuto al giudice ai fini dell'autorizzazione ad accedere ad un istituto di pena, ex art. 391 bis, 7 comma c.p.p., è assai limitato ed un eventuale provvedimento negativo può essere giustificato soltanto in casi del tutto eccezionali, ricorrendo, ad esempio, ragioni di tutela dell'incolumità del detenuto o specifiche esigenze cautelari che impongano il divieto assoluto di incontro con i terzi ovvero il decreto motivato che, ai sensi dell'art. 104, comma 3, c.p.p., disponga la dilazione dei colloqui difensivi.

Ufficio Indagini preliminari Taranto  10 gennaio 2011

 

L'ambito di discrezionalità riconosciuto al giudice ai fini dell'autorizzazione ex art. 391 comma 7 c.p.p., è assai limitato, e questa può essere negata soltanto in casi del tutto eccezionali (ad es.: per ragioni di tutela dell'incolumità del detenuto; in caso di specifiche ed eccezionali esigenze cautelari, che impongano il divieto assoluto di incontro con i terzi; ovvero nel caso di disposta dilazione del colloqui difensivi, ex art. 104 comma 3 c.p.p.).

Ufficio Indagini preliminari Taranto  10 gennaio 2011

 

L'art. 104 c.p.p. stabilisce che la persona arrestata in flagranza ha diritto di conferire con il difensore subito dopo l'arresto, per cui l'interdizione di fatto dei colloqui della persona arrestata in flagranza di reato con il difensore, in difetto di un provvedimento dilatorio del giudice emesso su richiesta del p.m., costituisce violazione del diritto all'assistenza e, quindi, una nullità di carattere generale, a regime intermedio, rientrante nella previsione degli art. 178, lett. c), e 180 c.p.p., suscettibile di estendersi, a norma dell'art. 185, comma 1, c.p.p., agli atti che ne dipendono e, in particolare, all'interrogatorio, qualora non venga eliminata mediante l'effettuazione del colloquio prima che l'atto consecutivo sia compiuto. (Nella specie, la Corte ha comunque escluso che potesse essere validamente eccepita l'eccezione di nullità, giacché, pur essendo stato irritualmente inibito all'arrestato da parte della polizia giudiziaria di conferire con il proprio difensore senza provvedimento dilatorio del giudice, la nullità conseguentemente verificatasi non si era estesa agli atti successivi, perché, prima dell'udienza di convalida, l'arrestato era stato ammesso al colloquio con il proprio difensore, che aveva rifiutato; per l'effetto, doveva trovare applicazione il disposto dell'art. 182 c.p.p., secondo cui non è legittimato a proporre l'eccezione di nullità l'avente diritto che non ha consentito l'eliminazione dei relativi effetti).

Cassazione penale sez. VI  18 dicembre 2009 n. 6672  

 

Il provvedimento di differimento del diritto dell’imputato in stato di custodia cautelare a conferire con il proprio difensore può legittimamente essere basato sulla necessità, a fronte della gravità dei reati contestati interessanti una pluralità di soggetti, di evitare la formazione di preordinate tesi strumentali o fuorvianti; il provvedimento è in ogni caso insindacabile in sede di legittimità se non nei casi di assenza o palese illogicità della motivazione o di mancato rispetto dei limiti temporali previsti dall’art. 104, comma 3, c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  21 ottobre 2009 n. 2942  

 

I colloqui telefonici del detenuto con il proprio difensore non ricadono nella disciplina dettata dall’art. 39, D.p.r. n. 230/2000, pertanto la corrispondenza telefonica non deve essere sottoposta al vaglio discrezionale della direzione dell'istituto penitenziario, derivandone le sole limitazioni opponibili a tale facoltà dai limiti eventualmente disposti dalla legge a tutela di altri interessi costituzionalmente garantiti (ad esempio attraverso temporanee, limitate sospensioni dell'esercizio del diritto, come quella prevista dall'art. 104, comma 3, c.p.p.) o dalla disciplina delle modalità concrete di esercizio del diritto, disposte in funzione delle altre esigenze connesse allo stato di detenzione medesimo, modalità che non possono in alcun caso trasformare il diritto in una situazione rimessa all'apprezzamento dell'autorità amministrativa, e quindi subordinata ad una vera e propria autorizzazione di natura discrezionale.

Sezione Sorveglianza Vercelli  17 giugno 2009

 

In materia di misure cautelari personali, il decreto del g.i.p. che dilaziona il diritto dell'indagato al colloquio con il proprio difensore ai sensi dell'art. 104, comma 3, c.p.p., non è autonomamente impugnabile né può essere oggetto di riesame, non avendo la forma e il contenuto di un provvedimento applicativo di una misura coercitiva, ma può costituire oggetto di sindacato incidentale nell'ulteriore corso del procedimento, qualora abbia determinato una violazione del diritto di difesa che, se non eliminata con l'espletamento di un rituale colloquio, comporta la nullità dell'interrogatorio dell'indagato a norma dell'art. 178, lett. c), c.p.p. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che l'eventuale nullità dell'interrogatorio avrebbe dovuto utilmente eccepirsi innanzi allo stesso g.i.p. e, successivamente, al tribunale del riesame ex art. 310 c.p.p.). Dichiara inammissibile, Trib. lib. Milano, 30 Giugno 2008

Cassazione penale sez. VI  08 gennaio 2009 n. 4960  



 
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