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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 109 cod. proc. penale: Lingua degli atti

1. Gli atti del procedimento penale sono compiuti in lingua italiana.

2. Davanti all’autorità giudiziaria avente competenza di primo grado o di appello su un territorio dove e’ insediata una minoranza linguistica riconosciuta, il cittadino italiano che appartiene a questa minoranza e’, a sua richiesta, interrogato o esaminato nella madrelingua e il relativo verbale e’ redatto anche in tale lingua. Nella stessa lingua sono tradotti gli atti del procedimento a lui indirizzati successivamente alla sua richiesta. Restano salvi gli altri diritti stabiliti da leggi speciali e da convenzioni internazionali.

3. Le disposizioni di questo articolo si osservano a pena di nullità.


Giurisprudenza annotata

Lingua degli atti

Per l'applicazione delle disposizioni dettate a tutela delle minoranze linguistiche storiche, il richiedente - oltre all'appartenenza della lingua dallo stesso parlata a quelle ammesse a tutela - deve fornire la prova in ordine alla formale inclusione del territorio in cui risiede tra quelli espressamente individuati nei provvedimenti amministrativi provinciali e comunali, emanati ai sensi dell'art. 3 l. 15 dicembre 1999 n. 482, aventi la funzione di delimitare l'ambito territoriale di applicazione delle dette norme di tutela, mediante l'allegazione degli stessi. (Rigetta, Trib. Oristano, 28/11/2013 )

Cassazione penale sez. IV  26 novembre 2014 n. 51812  

 

Il diritto all'uso della propria lingua è espressione del principio di tutela delle minoranze etniche ed inerisce i principi di uguaglianza e sviluppo della persona umana. L'uso della lingua madre in un processo inevitabilmente influisce sul diritto di difesa e sul diritto ad un regolare processo. Tuttavia, poiché il riconoscimento della minoranza è posto attraverso un formale provvedimento, questo deve essere allegato alla richiesta per l'uso della propria lingua nel giudizio. Si tratta di atto non generale ed astratto, la cui conoscenza non può essere presunta secondo il principio iura novit curia (fattispecie relativa alla richiesta di svolgimento del processo in sardo)

Cassazione penale sez. IV  26 novembre 2014 n. 51812  

 

L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento, non agli atti già formati da acquisire al processo, per i quali la necessità della traduzione si pone solo qualora lo scritto in lingua straniera assuma concreto rilievo rispetto ai fatti da provare, essendo onere della parte interessata indicare ed illustrare le ragioni che rendono plausibilmente utile la traduzione dell'atto nonché il pregiudizio concretamente derivante dalla mancata effettuazione della stessa. (Nel caso di specie si trattava di copiosa documentazione in lingua inglese e tedesca acquisita nel corso delle indagini preliminari). (Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Torino, 28/02/2013)

Cassazione penale sez. un.  24 aprile 2014 n. 38343  

 

L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento davanti all'autorità giudiziaria che procede, mentre per quelli già formati, che vengono acquisiti al processo, si applica la disciplina dettata dagli artt. 143, comma secondo, e 242, comma primo, cod. proc. pen., con la conseguenza che la loro traduzione è obbligatoria solo se l'utilizzazione di essi possa pregiudicare i diritti di difesa dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata commutazione linguistica. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che la mancata traduzione in lingua italiana di atti e documenti, tra i quali un interrogatorio, acquisiti nella fase delle indagini a seguito di rogatoria internazionale oggetto di generica indicazione da parte della difesa, e comunque non utilizzati nel corso del processo, costituisce motivo di nullità dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari). (Rigetta in parte, App. Bologna, 23/04/2012 )

Cassazione penale sez. V  07 marzo 2014 n. 32352  

 

In tema di procedimento a carico di imputato appartenente alla minoranza linguistica slovena, il diritto alla traduzione degli atti processuali previsto, in linea generale, dall'art. 109 c.p.p., e, nello specifico, dalle l. 15 dicembre 1999, n. 482 e 23 febbraio 2001, n. 38, è subordinato alla richiesta dell'interessato o, quantomeno, alla segnalazione da parte dello stesso di appartenere al suddetto gruppo etnico-linguistico, non essendo imposta da alcuna norma di legge una verifica ufficiosa da parte del giudice in tal senso.

Cassazione penale sez. I  17 gennaio 2014 n. 12974  

 

L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento e non ai documenti, già formati, che vengano acquisiti, a meno che la loro utilizzazione possa pregiudicare i diritti di difesa dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata traduzione. (Fattispecie in cui è stata rigettata l'eccezione di nullità della sentenza per l'omessa traduzione in lingua italiana di documenti allegati ad una consulenza tecnica del p.m., nella quale il significato degli stessi era ampiamente esplicitato). Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 08/05/2013

Cassazione penale sez. fer.  01 agosto 2013 n. 35729

 

L'obbligo di usare la lingua italiana nel corso del processo penale si riferisce agli atti da compiere nel procedimento e non ai documenti, già formati, che vengano acquisiti, a meno che la loro utilizzazione possa pregiudicare i diritti dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata traduzione (nella specie, si trattava di alcuni documenti in lingua inglese allegati alla relazione redatta dal consulente tecnico del pubblico ministero in lingua italiana, nella quale il tenore dei medesimi documenti era stato ampiamente esplicitato, con modalità giudicate idonee a consentire all'imputato di esercitare compiutamente i propri diritti di difesa). Annulla App. Milano 8 maggio 2013

Cassazione penale sez. fer.  01 agosto 2013 n. 35729  

 

L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento e non ai documenti, già formati, che vengano acquisiti, a meno che la loro utilizzazione possa pregiudicare i diritti dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata traduzione. (Fattispecie in cui è stata rigettata l'eccezione di nullità della sentenza per l'omessa traduzione in lingua italiana di documenti utilizzati ai fini della decisione e provenienti dall'autorità amministrativa francese). Rigetta in parte, App. Torino, 5 Giugno 2007

Cassazione penale sez. VI  29 ottobre 2008 n. 44418  

 

È manifestamente infondata, in relazione agli art. 3, 24 e 111 cost. la q.l.c. degli art. 109 e 143 c.p.p. nella parte in cui non consentono al cittadino straniero che non conosca la lingua italiana la proposizione dell'impugnazione in lingua diversa da questa, in quanto le norme denunciate non limitano i diritti alla difesa, all'impugnazione e alla parità delle parti e le disparità prospettate investono situazioni di mero fatto per le quali, nei congrui casi, possono essere attivati appositi rimedi, quali l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato e la restituzione nel termine (v. C. cost., sent. n. 254 del 2007).

Cassazione penale sez. un.  26 giugno 2008 n. 36541  



 
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