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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 11 cod. proc. penale: Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati

1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che secondo le norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d’appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto, sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge.

2. Se nel distretto determinato ai sensi del comma 1 il magistrato stesso è venuto ad esercitare le proprie funzioni in un momento successivo a quello del fatto, è competente il giudice che ha sede nel capoluogo del diverso distretto di corte d’appello determinato ai sensi del medesimo comma 1.

3. I procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato sono di competenza del medesimo giudice individuato a norma del comma 1

------------------ AGGIORNAMENTO La Corte costituzionale, con sentenza 15 - 31 ottobre 1991, n. 390(in G.U. 1a s.s. 06/11/1991, n. 44) , ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.11, terzo comma."------------------

AGGIORNAMENTO

La L. 2 dicembre 1998, n. 420 ha disposto (con l’art. 8, comma 1) che “l’articolo 11 del codice di procedura penale, come sostituito dall’articolo 1 della presente legge, si applica ai procedimenti relativi ai reati commessi successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.”


Giurisprudenza annotata

Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati

In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata di un processo svoltosi davanti alla Sezione giurisdizionale per la Campania della Corte dei conti, inizialmente incardinato presso una delle sezioni giurisdizionali centrali aventi sede in Roma, ai fini dell'individuazione del giudice territorialmente competente in ordine alla relativa domanda, il criterio di collegamento stabilito dall'art. 11 cod. proc. pen., richiamato dall'art. 3, comma 1, della legge 24 marzo 2001, n. 89, va applicato con riferimento al luogo in cui ha sede il giudice di merito dinanzi al quale ha avuto inizio il giudizio presupposto, che coincide con quello dell'ufficio ove la causa è stata incardinata. Regola competenza d'ufficio

Cassazione civile sez. VI  12 novembre 2014 n. 24033  

 

In tema di revisione, la regola di cui all'art. 634, comma secondo, cod. proc. pen. - per la quale, in caso di accoglimento del ricorso avverso ordinanza di inammissibilità della richiesta, la Corte di cassazione rinvia il giudizio ad una diversa Corte di appello, individuata ai sensi dell'art. 11 cod. proc. pen. - concerne solo il caso in cui l'inammissibilità sia dichiarata con ordinanza e, trattandosi di disposizione speciale, essa non è, pertanto, applicabile qualora l'inammissibilità venga dichiarata con sentenza; in tal caso, infatti, il rinvio deve essere disposto - ai sensi dell'art. 623, comma primo, lett. c), cod. proc. pen. - ad altra sezione della Corte che ha pronunciato il provvedimento annullato. (Annulla con rinvio, App. Caltanissetta, 10/10/2013 )

Cassazione penale sez. V  10 ottobre 2014 n. 47624  

 

Ai fini della determinazione della competenza relativa a procedimenti connessi a quelli riguardanti magistrati, si applicano le regole ordinarie, e non invece la disposizione di cui all'art. 11 comma 3 c.p.p., quando il procedimento connesso è ancora in fase di indagini e quello relativo ad appartenenti all'ordine giudiziario è stato definito con archiviazione, perché tale vicenda determina il venir meno del rapporto di connessione. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che, una volta intervenuta l'archiviazione del procedimento riguardante magistrati, il procedimento connesso doveva essere trattato dall'A.G. competente secondo le regole ordinarie). (Rigetta, Trib. lib. Catanzaro, 13/03/2014 )

Cassazione penale sez. V  25 settembre 2014 n. 42854  

 

In tema di azione di risarcimento danni arrecati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie, qualora il magistrato convenuto in giudizio sia trasferito nel distretto di appartenenza dell'ufficio di merito investito della controversia di cui egli sia parte, si determina, ai sensi dell'art. 30 bis cod. proc. civ., che deroga alla disciplina della "perpetuatio " della competenza prevista dall'àart. 5 cod. proc. civ., la necessità della "translatio iudicii" innanzi al giudice competente, da determinarsi a norma dell'art. 11 cod. proc. pen., dovendosi, peraltro, distinguere a seconda che tale evenienza si verifichi nel corso del giudizio di impugnazione di merito, per cui, ai sensi dell'art. 157, secondo comma, cod. proc. civ., la situazione deve essere rilevata d'ufficio, oppure eccepita dalla parte nella prima istanza o difesa successiva alla notizia del trasferimento del magistrato nel distretto, da quella in cui l'evento si realizzi nella pendenza del termine per l'impugnazione, dove trova applicazione l'art. 38 cod. proc. civ. e l'eccezione di parte o la rilevazione d'ufficio deve essere sollevata nella prima udienza di trattazione del giudizio di impugnazione. Regola competenza

Cassazione civile sez. III  14 agosto 2014 n. 17982  

 

La speciale competenza stabilita dall'art. 11, comma 3, c.p.p. per i procedimenti connessi a quello riguardante magistrati ha natura di competenza per territorio ed è, pertanto, rilevabile, ai sensi dell'art. 21, comma 2, c.p.p., prima della conclusione della udienza preliminare o, se questa manchi, entro il termine previsto dall'art. 491, comma 1, c.p.p. (Rigetta in parte, App. Lecce, sez. dist. Taranto, 04/06/2012 )

Cassazione penale sez. V  29 aprile 2014 n. 26563  

 

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, l'operatività dell'art. 11 c.p.p. è subordinata alla condizione che il magistrato, nel procedimento penale, assuma formalmente la qualità di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso ricorressero gli estremi per applicare l'art. 11 c.p.p. in un procedimento per frode fiscale relativa ad una società quotata in borsa in cui risultavano azionisti magistrati del medesimo distretto, che, però, non avevano formalmente mai assunto la qualifica di danneggiati del reato). Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 08/05/2013

Cassazione penale sez. fer.  01 agosto 2013 n. 35729  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3, 24 e 111, comma 2, cost., la q.l.c. dell'art. 11 c.p.p., nella parte in cui non comprende nella disciplina dei procedimenti riguardanti magistrati - che attribuisce ai giudici di altro distretto la relativa cognizione quando il fatto riguardi persona che svolga funzioni giudiziarie nel distretto del giudice che sarebbe competente secondo le regole ordinarie, oppure le svolgesse al momento del fatto - il caso in cui la persona interessata abbia cessato di appartenere all'ordine giudiziario, quanto meno per un apprezzabile lasso di tempo successivo alla detta cessazione. Premesso che spetta al legislatore il compito di individuare, secondo criteri di ragionevolezza, situazioni di consuetudine professionale e di colleganza tali da giustificare, in via generale ed astratta, una deroga agli ordinari criteri di determinazione della competenza, tra i quali è compreso il nesso tra luogo del fatto e luogo del giudizio, non sussiste la pretesa analogia tra la fattispecie prospettata dal rimettente e il caso del magistrato trasferito ad altra sede dopo il fatto, sicché la regola che dispone l'applicazione della disciplina ordinaria della competenza territoriale per i procedimenti riguardanti i magistrati nel caso di persone ormai prive di funzioni giudiziarie appare ragionevole, tenuto conto che le eventuali particolarità di singoli casi possono trovare fisiologica soluzione mediante il ricorso agli istituti della astensione e della ricusazione (sentt. n. 381 del 1999, 349 del 2000, 444 del 2002, 332 del 2003, 147 del 2004, 287 del 2007, 432 del 2008).

Corte Costituzionale  27 giugno 2013 n. 163

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento al principio di uguaglianza, al diritto di difesa e ai princìpi di terzietà e imparzialità del giudice, dell'art. 11 c.p.p., nella parte in cui non comprende nella disciplina dei procedimenti riguardanti magistrati - che attribuisce ai giudici di altro distretto la relativa cognizione quando il fatto riguardi persona che svolga funzioni giudiziarie nel distretto del giudice che sarebbe competente secondo le regole ordinarie, oppure le svolgesse al momento del fatto - il caso in cui la persona interessata abbia cessato di appartenere all'ordine giudiziario, quanto meno per un apprezzabile lasso di tempo successivo alla detta cessazione.

Corte Costituzionale  27 giugno 2013 n. 163  

 

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, l'operatività dell'art. 11 c.p.p. è subordinata alla condizione che il magistrato, nell'ambito del procedimento od in procedimento penale riguardante reato connesso, assuma formalmente la qualità di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato. Rigetta, App. Bologna, 21/12/2011

Cassazione penale sez. II  07 maggio 2013 n. 36365  

 

La competenza sulla domanda diretta ad ottenere l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un giudizio davanti a sede distaccata del Tar appartiene alla corte d'appello, individuata ai sensi dell'art. 11 c.p.p., richiamato dall'art. 3 l. 24 marzo 2001 n. 89, ove tale sede coincida con la sede di un distretto di corte d'appello, a prescindere dai rapporti interni tra giudici speciali, in quanto ciò che viene in rilievo non è l'ambito territoriale di competenza dell'ufficio giudiziario, ma la sua sede (Regolamento di competenza).

Cassazione civile sez. VI  06 maggio 2013 n. 10522  

 

In tema di equa riparazione, il principio per il quale, ai fini dell'individuazione del giudice territorialmente competente in ordine alla relativa domanda, il criterio di collegamento stabilito dall'art. 11 c.p.p., richiamato dall'art. 3, comma 1, l. 24 marzo 2001 n. 89, va applicato con riferimento al luogo in cui ha sede il giudice di merito, ordinario o speciale, dinanzi al quale ha avuto inizio il giudizio presupposto, affermato dalle sezioni unite della Corte con la pronuncia n. 6306 del 2010, trova applicazione anche nei giudizi di equa riparazione iniziati prima della emissione di tale arresto nomofilattico correttivo, giacché esso non comporta un effetto preclusivo del diritto di azione o di difesa della parte.

Cassazione civile sez. VI  18 giugno 2012 n. 9993  

 

In tema di azione per la responsabilità civile dei magistrati, ai fini dell'individuazione del giudice competente per territorio, il criterio di collegamento di cui all'art. 11 c.p.p., richiamato dall'art. 4 della legge n. 117 del 1988, opera nei confronti di tutti i magistrati, compresi quelli delle istituzioni di vertice (nella specie, Consiglio di Stato), non ostandovi, sul piano lessicale, il termine "distretto", adoperato nell'art. 4 cit., atteso che tutti i magistrati, anche quelli che non hanno un "distretto" di appartenenza, operano comunque in una sede (nella specie, in Roma), rispetto alla quale può individuarsi la sede diversa ex art. 11 c.p.p. (nella specie, in Perugia), al fine di assicurare che i giudici competenti a decidere sulla responsabilità non siano prossimi ai giudici cui la responsabilità è ascritta.

Cassazione civile sez. VI  05 giugno 2012 n. 8997  

 

La q.l.c. dell'art. 3, comma 1, l. 24 marzo 2001 n. 89, nella parte in cui, secondo l'interpretazione assunta come diritto vivente, "dispone che la competenza territoriale funzionale della corte di appello determinata ai sensi dell'art. 11 c.p.p. si estende anche ai procedimenti iniziati avanti alla Corte dei conti ed alle altre giurisdizioni di cui all'art. 103 cost.", è rilevante esclusivamente nella parte concernente l'applicabilità della norma censurata ai giudizi "ex lege" n. 89 del 2001 relativi a processi celebrati davanti al g.a., atteso che il giudizio principale ha ad oggetto una domanda diretta ad ottenere l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo in corso davanti al Tar per la Sicilia.

Corte Costituzionale  10 maggio 2012 n. 117  

 

La speciale competenza stabilita dall'art. 11 c.p.p. per i procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di indagato, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato ha natura funzionale, e non semplicemente territoriale, con conseguente rilevabilità, anche di ufficio, del relativo vizio in ogni stato e grado del procedimento. Rigetta, Gip Trib. Firenze, 13/04/2010

Cassazione penale sez. VI  02 aprile 2012 n. 13182

 

In tema di competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati, l'operatività dell'art. 11 c.p.p. è subordinata alla condizione che il magistrato, nel procedimento penale, assuma formalmente la qualità di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato. Rigetta, Gip Trib. Firenze, 13/04/2010

Cassazione penale sez. VI  02 aprile 2012 n. 13182  

 

Agli effetti della normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro di cui al d.lg. n. 626 del 1994, "datore di lavoro" del personale di un ufficio giudiziario è il capo dell'ufficio medesimo e, quindi, nel tribunale, il relativo presidente, secondo l'individuazione operata dal d.m. 18 novembre 1996, in attuazione dell'art. 30 d.lg. n. 242 del 1996, immutata pur a fronte delle competenze gestionali assegnate ai dirigenti amministrativi degli uffici giudiziari dal d.lg. n. 240 del 2006. Ne consegue che, per la domanda di risarcimento del danno da reato proposta da un cancelliere di tribunale a motivo delle lesioni personali cagionategli dall'inosservanza delle norme di sicurezza sul lavoro, la competenza territoriale si determina, in deroga all'art. 413 c.p.c., con riguardo al foro per le cause in cui è parte un magistrato ex art. 30 bis c.p.c. e 11 c.p.p., anche se, in concreto, il presidente del tribunale non sia stato sottoposto a procedimento penale.

Cassazione civile sez. VI  17 febbraio 2012 n. 2382  

 



 
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