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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 113 cod. proc. penale: Ricostituzione di atti

1. Se non e’ possibile provvedere a norma dell’articolo 112, il giudice, anche di ufficio, accerta il contenuto dell’atto mancante e stabilisce con ordinanza se e in quale tenore esso deve essere ricostituito.

2. Se esiste la minuta dell’atto mancante, questo e’ ricostituito secondo il tenore della medesima, quando alcuno dei giudici che l’hanno sottoscritto riconosce che questo era conforme alla minuta.

3. Quando non si può provvedere a norma dei commi 1 e 2, il giudice dispone con ordinanza la rinnovazione dell’atto mancante, se necessaria e possibile, prescrivendone il modo ed eventualmente indicando anche gli altri atti che devono essere rinnovati.


Giurisprudenza annotata

Ricostituzione di atti

Il provvedimento con il quale il giudice - applicando analogicamente le norme di cui agli artt. 112 e 113 cod. proc. pen., in assenza di uno specifico procedimento disciplinato per il processo civile - stabilisce le modalità di ricostituzione degli atti processuali mancanti, ha natura amministrativa e meramente ordinatoria. Ne consegue che esso è privo di contenuto decisorio e, in quanto assoggettato al regime della motivazione proprio degli atti amministrativi, non è suscettibile di valutazione in sede di giudizio di legittimità, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., in quanto l'art. 113 cod. proc. pen. non individua alcun vincolo di contenuto e non prevede alcuna sanzione per eventuali vizi nella relativa attività di formazione, purché la ricostituzione avvenga secondo le forme ritenute dal giudice conformi allo scopo per il quale la procedura è prevista. Rigetta, App. Napoli, 01/06/2010

Cassazione civile sez. lav.  14 novembre 2013 n. 25609  

 

La disposizione dell'art. 113 c.p.p., relativa alla «ricostituzione di atti» - applicabile per analogia al rito civile, nel quale mancano specifiche norme che disciplinino la materia - prevede l'emissione di un provvedimento di natura amministrativa (o ordinatoria), assolutamente privo di contenuto decisorio, che non realizza una statuizione sostitutiva di quella già contenuta nel provvedimento mancante, ma interviene a riprodurlo nella sua materialità e secondo il decisum che a quell'atto già apparteneva, restando libero il giudice di individuare le modalità utili alla fedele ricostruzione dell'originario contenuto dell'atto mancante, sia nella sua veste formale che nel suo contenuto decisorio. Ne consegue che, ove sia stata disposta la ricostituzione (o «ricostruzione») del verbale di udienza di un processo civile, all'atto ricostituito va attribuito lo stesso valore formale dell'atto mancante, con l'efficacia probatoria fino a querela di falso propria dell'atto pubblico ex art. 2700 c.c. ed improponibilità dell'istanza di verificazione ai sensi dell'art. 216 c.p.c., dovendosi escludere che le valutazioni del giudice di merito circa la corrispondenza tra copia utilizzata ai fini della ricostituzione ed originale siano censurabili in cassazione ove non sia configurabile un vizio della motivazione su un punto decisivo. (Nella specie, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha rilevato che le modalità, meramente informali, di ricostruzione del fascicolo processuale, ivi compresi i verbali di udienza, adottate dal giudice di merito costituivano semplici irregolarità e non avevano determinato alcuna invalidità processuale o lesione del contraddittorio, per cui gli atti assunti erano stati legittimamente utilizzati per la decisione).

Cassazione civile sez. lav.  17 aprile 2009 n. 9240

 

In tema di ricostituzione degli atti processuali, il dispositivo smarrito può essere ricostituito con la disciplina di cui all'art. 113 c.p.p., né in tal caso sussiste alcuna nullità che si verifica soltanto quando il dispositivo smarrito manchi all'interno della sentenza così da renderla incompleta. (Nella fattispecie, il dispositivo smarrito era stato ricostituito in camera di consiglio nel contraddittorio tra le parti che nulla avevano eccepito circa la corrispondenza della riproduzione all'originale: la Corte ha pertanto dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse).

Cassazione penale sez. II  28 maggio 2008 n. 23677  

 

Gli atti ricostruiti ai sensi dell'art. 113 cod. proc. pen., la cui efficacia opera "ex tunc", tengono luogo a tutti gli effetti degli atti originali dispersi e la loro presenza nel fascicolo, traendo legittimazione dal titolo in base al quale l'originale avrebbe dovuto essere presente, non presuppone alcuna forma di contraddittorio preventivo. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la decisione del Tribunale costituito ex art. 310 cod. proc. pen. che aveva respinto l'appello proposto dall'indagato avverso il diniego della scarcerazione per difetto di gravità indiziaria conseguente, secondo la prospettazione difensiva, all'inutilizzabilità di elementi probatori dovuta alla mancanza, agli atti del procedimento, dei decreti di autorizzazione, convalida e proroga delle intercettazioni ambientali). (Rigetta, Trib. Catanzaro, 28 febbraio 2006)

Cassazione penale sez. VI  17 gennaio 2007 n. 4121  

 

È pienamente valida la ricostruzione di atti processuali smarriti o illecitamente sottratti effettuata applicando analogicamente le norme del codice di procedura penale (art. 113) che consentono tale possibilità, e l'atto così ricostituito ha efficacia di prova dell'atto pubblico, impugnabile solo con la querela di falso e non soggetto ad istanza di verificazione.

Tribunale Milano  03 giugno 2002

 

È possibile la ricostituzione ex art. 113 c.p.p. (norma da applicare in via analogica al processo civile), dell'ordinanza di convalida andata distrutta o smarrita, ma a condizione che l'intimante produca in giudizio almeno la copia fotostatica dell'atto di citazione, in calce alla quale apporre l'ordinanza di convalida ricostituita.

Tribunale Roma  09 dicembre 1999

 

Nel caso di smarrimento o distruzione di un atto processuale, esso può essere ricostituito con le modalità previste dall'art. 113 c.p.p., norma applicabile in via analogica al processo civile.

Tribunale Roma  09 dicembre 1999

 

La disposizione dell'art. 113 c.p.p., relativa alla "ricostituzione di atti" - applicabile per analogia al rito civile, nel quale mancano specifiche norme che disciplinino la materia - prevede l'emissione di un provvedimento di natura amministrativa (o ordinatoria), assolutamente privo di contenuto decisorio, che non realizza una statuizione sostitutiva di quella già contenuta nel provvedimento mancante, bensì interviene a riprodurlo nella sua materialità e secondo il decisum che a quell'atto già apparteneva. Ne consegue che: a) il provvedimento di ricostituzione è sottratto ad ogni autonoma impugnazione, essendo modificabile e revocabile dallo stesso giudice che l'ha emesso, ed essendo ammissibile la riproposizione di un'istanza di ricostituzione originariamente respinta; b) l'eventuale impugnazione va, quindi, diretta nei confronti del provvedimento rinnovato (nella specie, una sentenza andata smarrita presso l'ufficio del Registro) con il quale il provvedimento di ricostituzione finisce con il fare corpo unico; c) il giudice che deve emettere il provvedimento di ricostituzione è il medesimo organo giurisdizionale che emise l'atto mancante (senza necessità di identità fisica tra la persona o le persone che parteciparono alla sua emanazione e quelle che pongono in essere il provvedimento di ricostituzione); d) il giudice, per dare concreta attuazione alla ricostituzione, è libero di dettarne i modi tendenti alla ricerca di ogni elemento utile per ricostruire fedelmente l'originario contenuto dell'atto mancante, sia nella sua veste formale, sia nel suo contenuto decisorio.

Cassazione civile sez. I  27 settembre 1997 n. 9507  

 



 
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