codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 114 cod. proc. penale: Divieto di pubblicazione di atti e di immagini

1. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto.

2. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare.

3. Se si procede al dibattimento, non e’ consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo per il dibattimento, se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli del fascicolo del pubblico ministero, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. E’ sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni. (61)

4. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse nei casi previsti dall’articolo 472 commi 1 e 2. In tali casi il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione anche degli atti o di parte degli atti utilizzati per le contestazioni. Il divieto di pubblicazione cessa comunque quando sono trascorsi i termini stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero e’ trascorso il termine di dieci anni dalla sentenza irrevocabile e la pubblicazione e’ autorizzata dal ministro di grazia e giustizia.

5. Se non si procede al dibattimento, il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione di atti o di parte di atti quando la pubblicazione di essi può offendere il buon costume o comportare la diffusione di notizie sulle quali la legge prescrive di mantenere il segreto nell’interesse dello Stato ovvero causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o delle parti private. Si applica la disposizione dell’ultimo periodo del comma 4.

6. E vietata la pubblicazione delle generalità e dell’immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni, nell’interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione. (( E’ altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei suddetti minorenni. ))

6-bis. E’ vietata la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta.

7. E’ sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto.

—————

AGGIORNAMENTO (61)

La Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 59 (G.U. 1a s.s. 1/3/1995, n. 9) ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale del terzo comma del presente articolo “limitatamente alle parole “del fascicolo per il dibattimento , se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli”.”


Giurisprudenza annotata

Divieto di pubblicazione di atti ed immagini

Il sequestro preventivo mediante oscuramento di un giornale telematico che pubblichi in forma testuale alcune intercettazioni telefoniche fa venir meno l'obbligo del segreto intraprocessuale, ma non esclude il divieto di pubblicazione, atteso che va fatta una distinzione tra atti coperti da segreto ed atti non pubblicati, in quanto, mentre il segreto opera all'interno del procedimento, il divieto di pubblicazione riguarda la divulgazione tramite la stampa e gli altri mezzi di comunicazione sociale. (Annulla senza rinvio, Trib. lib. Perugia, 10/01/2014 )

Cassazione penale sez. I  04 giugno 2014 n. 32846

 

La violazione da parte della polizia giudiziaria dell'obbligo di avvertire l'indagato, ai sensi dell'articolo 114 delle disposizioni di attuazione del Cpp, della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia nel corso di una perquisizione o sequestro integra una nullità generale a regime intermedio che va eccepita, ai sensi dell'articolo 182 del Cpp, o prima del compimento dell'atto o immediatamente dopo, ossia subito dopo la nomina del difensore ovvero entro il termine di cinque giorni che l'articolo 366 del Cpp concede a quest'ultimo per l'esame degli atti.

Cassazione penale sez. IV  21 febbraio 2013 n. 26822  

 

 

Di fronte ad atti di polizia giudiziaria o comunque coperti dal segreto istruttorio ex art. 329 c.p.p. vige il divieto di pubblicazione sancito dall'art. 114 c.p.p.. Ciò non significa, tuttavia, che le esigenze di conoscenza di tali atti manifestate dal privato a fini difensivi siano del tutto disconosciute dall'ordinamento. La questione trova regolamentazione nell'art. 116 c.p.p., a tenore del quale "¿durante il procedimento e dopo la sua definizione, chiunque vi abbia interesse può ottenere il rilascio a proprie spese di copie, estratti o certificati di singoli atti¿"; il delicato compito di valutare e bilanciare le contrapposte esigenze implicate in tali vicende è stato affidato all'autorità giudiziaria penale, dato che sulla richiesta provvede il p.m. o il giudice che procede al momento della presentazione della domanda. Dunque, le istanze conoscitivo/difensive trovano nella specie legittimo interlocutore nell'autorità giudiziaria penale, sulla base delle norme predette.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. III  06 novembre 2012 n. 9099  

 

Di fronte ad atti di polizia giudiziaria coperti dal segreto istruttorio ex art. 329 c.p.p., vige il divieto di pubblicazione sancito dall'art. 114 c.p.p. Ciò non significa, tuttavia, che le esigenze di conoscenza di tali atti manifestate dal privato a fini difensivi siano del tutto disconosciute dall'ordinamento. La questione trova regolamentazione nell'art 116 c.p.p., a tenore del quale "Durante il procedimento e dopo la sua definizione, chiunque vi abbia interesse può ottenere il rilascio a proprie spese di copie, estratti o certificati di singoli atti"; il delicato compito di valutare e bilanciare le contrapposte esigenze implicate in tali vicende è stato affidato all'A.G. penale, dato che "Sulla richiesta provvede il p.m. o il giudice che procede al momento della presentazione della domanda (…)" (art. 116, comma 2). Dunque, le istanze conoscitivo/difensive del ricorrente troveranno legittimo interlocutore nell'a.g. Penale.

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I  20 settembre 2012 n. 2220  

 

Il reato di cui all'art. 684 c.p. (pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale), pur potendo avere ad oggetto, oltre agli "atti" propriamente detti, anche i "documenti", presuppone che anch'essi, come gli "atti", derivino da attività d'indagine compiuta dal p.m. o dalla polizia giudiziaria, solo a tale condizione configurandosi, ai sensi dell'art. 329 c.p.p., l'obbligo del segreto che determina il divieto di pubblicazione previsto dall'art. 114 c.p.p. Ne consegue che non può ritenersi sussistente il suddetto reato nel caso in cui vengano pubblicati documenti che, pur se acquisiti agli atti del procedimento penale per ordine del p.m. o per iniziativa della polizia giudiziaria, siano stati prodotti da diversa fonte soggettiva e secondo linee giustificative a sé stanti. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha escluso la sussistenza del reato in un caso in cui la pubblicazione aveva avuto ad oggetto il contenuto di un'informativa inviata da un organo meramente amministrativo quale l'Agenzia delle entrate al Procuratore della Repubblica; informativa nella quale erano indicati i nomi di cittadini italiani cui erano intestati depositi presso una banca sita nel territorio del principato del Liechtenstein).

Cassazione penale sez. I  09 marzo 2011 n. 13494  

 

I documenti di origine extraprocessuale acquisiti ad un procedimento, non compiuti dal p.m. o dalla polizia giudiziaria, non sono coperti da segreto ex art. 329 c.p.p.; per essi non vige dunque il divieto di pubblicazione di cui all'art. 114 c.p.p. la cui violazione può costituire il reato di cui all'art. 684 c.p. (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha annullato la sentenza di merito che aveva condannato una giornalista per la pubblicazione arbitraria di atti di procedimento penale coperti da segreto d'ufficio). Nella specie, si trattava di una lista con l'indicazione di potenziali evasori contenuta in una informativa dell'Agenzia delle entrate inviata al Procuratore della Repubblica).

Cassazione penale sez. I  09 marzo 2011 n. 13494  

 

La sottoposizione a sequestro penale della documentazione costituente parte integrante del procedimento amministrativo costituisce circostanza idonea a determinare un arresto procedimentale, che preclude alle amministrazioni interessate la prosecuzione del procedimento, ciò in quanto il sequestro penale, sottraendo la disponibilità materiale e giuridica della documentazione quale rappresentazione degli atti e provvedimenti assunti nel procedimento amministrativo, determina una oggettiva impossibilità di portare a conclusione il procedimento, anche in relazione ai divieti di pubblicazione e divulgazione degli atti delle indagini preliminari, di cui agli art. 349 e 114 c.p.p., tanto più che sussiste il dovere, per le amministrazioni procedenti, di astenersi da condotte che possano portare il reato a conseguenze ulteriori, almeno per il tempo occorrente, secondo la piena discrezionalità dell'Autorità giudiziaria procedente, all'approfondimento delle circostanze ed all'acquisizione degli elementi occorrenti per la decisione dell'Autorità giudiziaria penale. (Conferma Tar Campania, Napoli, sez. VIII, 16 giugno 2008 n. 5918).

Consiglio di Stato sez. IV  23 luglio 2009 n. 4660  

 

In tema di trattamento dei dati personali, al di fuori delle ipotesi previste dell'art. 114 c.p.p., la pubblicazione delle immagini di una persona privata della libertà personale deve ritenersi lecita, senza che venga in rilievo la possibilità che la stessa possa considerarsi inessenziale rispetto all'informazione; la rivelazione dell'immagine di un imputato, costituendo un dato personale, deve ricevere un trattamento pari alla comunicazione delle generalità del medesimo, sicché, quando sia effettuata in relazione ad un fatto di interesse pubblico, va ritenuta essenziale all'espletamento del diritto di cronaca. (Principio enunciato in relazione ad un'ipotesi di annullamento del provvedimento inibitorio del Garante per la protezione dei dati personali, conseguente alla ritenuta inapplicabilità dell'art. 25 l. 31 dicembre 1996 n. 675, in materia di consenso al trattamento dei dati nell'attività di informazione, in caso di pubblicazione e diffusione su un quotidiano di un'immagine ritraente un indagato in stato di coercizione).

Cassazione civile sez. I  18 marzo 2008 n. 7261  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti