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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 117 cod. proc. penale: Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del pubblico ministero

1. Fermo quanto disposto dall’articolo 371, quando e’ necessario per il compimento delle proprie indagini, il pubblico ministero può ottenere dall’autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329, copie di atti relativi ad altri procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto. L’autorità giudiziaria può trasmettere le copie e le informazioni anche di propria iniziativa.

2. L’autorità giudiziaria provvede senza ritardo e può rigettare la richiesta con decreto motivato.

2-bis. Il procuratore nazionale antimafia, nell’ambito delle funzioni previste dall’articolo 371-bis, accede al registro delle notizie di reato ((, ai registri di cui all’articolo 34 della legge 19 marzo 1990, n. 55, )) e alle banche dati istituite appositamente presso le direzioni distrettuali antimafia realizzando se del caso collegamenti reciproci.


Giurisprudenza annotata

Richiesta di copie

Integra l'illecito disciplinare previsto dall'art. 2, comma 1, lett. d , d.lg. 23 febbraio 2006 n. 109 (comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti, dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell'ambito dell'ufficio giudiziario, ovvero nei confronti di altri magistrati o di collaboratori) la condotta del magistrato P.M. competente ai sensi dell'art. 11 c.p.p., che si avvalga di organi di polizia giudiziaria per disporre la trasmissione al proprio ufficio di copia degli atti di un procedimento penale trattato dall'autorità giudiziaria, le cui condotte siano oggetto di indagine, in violazione del disposto dell'art. 117 c.p.p., che impone di rivolgere la richiesta di copia degli atti esclusivamente all'autorità giudiziaria.

Cassazione civile sez. un.  24 settembre 2010 n. 20159  

 

Nel procedimento in cui è stata resa una dichiarazione falsa o reticente è utilizzabile, per le contestazioni, il verbale delle dichiarazioni rese come indagato nel procedimento instaurato per il reato di falsa testimonianza e, pertanto, è consentita la sua acquisizione al fascicolo del p.m., ex art. 117 e 433 c.p.p., qualificandosi tale verbale come atto integrativo di indagine del p.m. che, ai sensi dell'art. 430 c.p.p., necessita solamente del deposito nella segreteria del p.m. al fine di garantire il diritto di difesa. Assolto tale onere, il verbale è utilizzabile per le contestazioni previste dagli art. 500 e 503 c.p.p. nel corso dell'esame dibattimentale chiesto ai fini della ritrattazione dell'indagato di falsa testimonianza .

Ufficio Indagini preliminari Milano  04 luglio 2005

 

Sono manifestamente inammissibili, in riferimento agli art. 3, 24 e 113 cost. le q.l.c.: (a) dell'art. 117, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non prevede che il giudice amministrativo possa ottenere dall'autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito dall'art. 329 stesso codice, copie di atti relativi a procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto, quando è necessario per il compimento di indagini istruttorie nel processo amministrativo; (b) dell'art. 25, comma 5, l. 7 agosto 1990 n. 241, nella parte in cui non prevede la possibilità per il giudice amministrativo di acquisire atti ed informazioni dall'autorità giudiziaria competente, ai sensi dell'art. 117 c.p.p., quando è necessario per la decisione di controversie in materia di accesso; (c) dell'art. 44, comma 1, r.d. 26 giugno 1924 n. 1054, nella parte in cui non prevede la possibilità per il giudice amministrativo di acquisire atti ed informazioni dall'autorità giudiziaria competente, ai sensi dell'art. 117 c.p.p., quando è necessario per l'istruttoria di una causa rientrante nella giurisdizione del giudice amministrativo. L'art. 117 citato, infatti, riguarda l'ambito e la portata del segreto di indagine, e la previsione di deroghe a tale segreto, in favore di uffici del p.m., i quali intendano avvalersi degli atti ai fini delle loro indagini: esso è volto a soddisfare finalità, tutte interne all'attività di indagine penale, e non comparabili con interessi esterni che possano in qualsiasi modo essere avvantaggiati o pregiudicati dalla (temporanea) non conoscibilità degli atti coperti da segreto e pertanto il procedimento di cui alla disposizione censurata non si presta ad essere esteso ad ipotesi del tutto estranee alla sua "ratio".

Corte Costituzionale  29 maggio 2002 n. 223  

 

Poiché gli indizi di colpevolezza di cui all'art. 273 c.p.p. consistono in tutti quegli elementi a carico, di natura logica o rappresentativa, che - contenendo in nuce tutti o soltanto alcuni degli elementi strutturali della corrispondente prova - non valgono, di per sè, a provare oltre ogni dubbio la responsabilità dell'indagato e tuttavia consentono, per la loro consistenza, di prevedere che, attraverso la futura acquisizione di ulteriori elementi, saranno idonei a dimostrare tale responsabilità, fondando nel frattempo una qualificata probabilità di colpevolezza, rientrano in tale nozione gli atti e i documenti acquisiti dal p.m. ai sensi degli art. 117 e 371 c.p.p. e provenienti da indagini preliminari relative a differenti procedimenti penali. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto legittima l'ordinanza cautelare emessa sulla base di fotogrammi, estratti da ripresa televisiva a circuito chiuso, trasmessi al p.m. procedente da altro ufficio di procura che li aveva raccolti in una diversa indagine a carico dei medesimi soggetti per analogo reato di rapina).

Cassazione penale sez. II  04 novembre 1999 n. 5169  

 



 
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