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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 124 cod. proc. penale: Obbligo di osservanza delle norme processuali

1. I magistrati, i cancellieri e gli altri ausiliari del giudice, gli ufficiali giudiziari, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria sono tenuti a osservare le norme di questo codice anche quando l’inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale.

2. I dirigenti degli uffici vigilano sull’osservanza delle norme anche ai fini della responsabilità disciplinare.


Giurisprudenza annotata

Obbligo di osservanza di norme processuali

La violazione dell'art. 351, comma 1 ter, c.p.p. non determina la nullità delle dichiarazioni assunte dalla polizia giudiziaria senza l'ausilio dell'esperto in psicologia o in psichiatria infantile, in quanto detta sanzione processuale non è stata espressamente prevista dalla legge. L'inosservanza di tale prescrizione determina invece una responsabilità disciplinare ex art. 124 c.p.p. e può comportare ripercussioni negative sull'attendibilità delle dichiarazioni stesse.

Cassazione penale sez. III  10 dicembre 2013 n. 3651  

 

Non è fondata la q.l.c. dell'art. 416 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 24, comma 2 e 111, comma 3, cost., nella parte in cui non prevede la sanzione di nullità per i casi in cui il fascicolo trasmesso al giudice con la richiesta di rinvio a giudizio sia predisposto senza l'osservanza delle prescrizioni relative alla formazione dei fascicoli (art. 416 c.p.p., 130 disp. att. c.p.p. e 3 d.m. 30 settembre 1989 n. 334). Premesso che l'ordinamento rende praticabile una gamma di possibili reazioni all'eventuale, censurabile comportamento dell'ufficio del p.m., che abbia depositato un fascicolo difforme dalle prescrizioni legislative e regolamentari in materia, gamma che va da una sollecitazione a regolarizzare la documentazione allegata alla richiesta del decreto che dispone il giudizio ad un rinvio disposto dal giudice - con segnalazione della disfunzione al capo dell'ufficio ai sensi dell'art. 124, comma 2, c.p.p. - sino alla equiparazione della impossibile o troppo difficile lettura degli atti e documenti contenuti nel fascicolo al mancato deposito dello stesso, l'intervento additivo richiesto dal rimettente - mediante l'introduzione di una nuova causa di nullità - avrebbe l'effetto di determinare una eccessiva rigidità delle conseguenze derivanti da un'irregolare formazione del fascicolo, e la regressione del procedimento che conseguirebbe alla declaratoria di nullità potrebbe risultare contraria agli stessi legittimi interessi delle parti oltre che al principio della ragionevole durata del processo fissato dall'art. 111, comma 2, cost. (sent. n. 16 del 1994).

Corte Costituzionale  08 maggio 2009 n. 142  

 

Il termine per proporre la querela decorre, a norma dell'art. 124, comma 1, c.p., "dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato", per tale dovendosi intendere la conoscenza certa che del fatto delittuoso si siano verificati i requisiti costitutivi, in guisa che la persona offesa abbia avuto nozione di tutti gli elementi necessari per proporre fondatamente l'istanza di punizione.

Cassazione penale sez. VI  19 novembre 2008 n. 11556  

 

L'eventuale omessa o tardiva iscrizione nel registro di cui all'art. 335 c.p.p. del nome di un indagato non determina l'inutilizzabilità degli atti di indagine, né tantomeno la nullità di quelli assunti in dibattimento nel contraddittorio delle parti, perché tale sanzione non è prevista espressamente dalla legge. Piuttosto, tale inadempimento può determinare per il p.m. una responsabilità disciplinare per l'inosservanza delle norme processuali ex art. 124 c.p.p. o, eventualmente, nei casi più gravi di omissione, anche una responsabilità penale e può giustificare l'avocazione delle indagini da parte del procuratore generale.

Cassazione penale sez. III  09 luglio 2008 n. 38399  

 

In applicazione del principio generale di cui all'art. 128 c.p.p., valevole per i procedimenti camerali, la motivazione può essere depositata, senza influenza alcuna sull'efficacia della misura, nel termine ordinatorio di cinque giorni successivi alla deliberazione; l'inosservanza di tale termine risulta sprovvista di sanzione processuale, sebbene ai sensi dell'art. 124 c.p.p. la sua osservanza rimanga doverosa per il giudice.

Ufficio Indagini preliminari Caltanissetta  07 febbraio 2007

 

Ai fini della presentazione della querela, il segretario nazionale di un sindacato deve dimostrare di essere munito dei poteri di rappresentanza esterna fondati sullo Statuto, ovvero su di un atto negoziale di conferimento, entro il termine perentorio di cui all'art. 124 c.p.p., a pena di invalidità della condizione di procedibilità.

Tribunale Milano  11 gennaio 2007

 

Non è abnorme, e, quindi, non è impugnabile con il ricorso per cassazione, il provvedimento con il quale il g.i.p. abbia rigettato la richiesta del p.m. di emissione del decreto penale di condanna per inosservanza del termine di sei mesi entro cui questi deve presentare la richiesta ai sensi dell'art. 459, comma 1, c.p.p.; né la natura ordinatoria di tale termine può significare che esso possa essere inosservato, stante il generale obbligo della legalità nel procedimento penale, statuito dall'art. 124 c.p.p., obbligo efficace nei confronti di tutti i soggetti processuali, ivi compreso il p.m.

Cassazione penale sez. VI  30 ottobre 2006 n. 40675  

 

È legittimo e non abnorme il provvedimento del g.i.p. che rigetti la richiesta - proposta dal p.m. - di decreto penale di condanna per inosservanza del termine di sei mesi entro il quale deve, ai sensi dell'art. 459 c.p.p., essere presentata; né la natura ordinatoria di tale termine può significare che esso possa essere inosservato, stante il generale obbligo di osservanza della legalità nel procedimento penale, statuito dall'art. 124 c.p.p. ed efficace nei confronti di tutti i soggetti processuali, ivi compreso il p.m.

Cassazione penale sez. V  22 aprile 2005 n. 41146  

 

E' legittimo e non abnorme il provvedimento del g.i.p. che rigetti la richiesta - proposta dal p.m.- di decreto penale di condanna per inosservanza del termine di sei mesi entro il quale deve, ai sensi dell'art. 459 c.p.p., essere presentata; né la natura ordinatoria di tale termine può significare che esso possa essere inosservato, stante il generale obbligo di osservanza della legalità nel procedimento penale, statuito dall'art. 124 c.p.p. ed efficace nei confronti di tutti i soggetti processuali, ivi compreso il p.m.

Cassazione penale sez. V  22 aprile 2005 n. 41146  

 

In tema di impedimento a comparire, il giudice è tenuto a valutare la documentazione di parte dalla quale dovrebbe desumersi l'assoluta impossibilità di comparizione dell'imputato (per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento) anche quando consista in atti redatti in lingua straniera, atteso che: l'art. 242 comma 1 c.p.p. prescrive la traduzione di ogni documento acquisito quando sia necessaria per la sua comprensione; l'art. 124 c.p.p. impone l'osservanza anche delle norme non corredate da sanzione di nullità; comunque l'omessa considerazione di elementi rilevanti per la dichiarazione di contumacia inficia la motivazione del relativo provvedimento.

Cassazione penale sez. V  24 ottobre 2002 n. 38774  

 

L'inosservanza dell'art. 125, comma 4, c.p.p., secondo il quale il giudice decide in camera di consiglio senza la presenza dell'ausiliario designato ad assisterlo e delle parti e la sua deliberazione è segreta, non è assistita da sanzione processuale; conseguentemente, la decisione del giudice collegiale deliberata all'esterno della camera di consiglio (nella specie, nell'aula di udienza) è valida, salva l'applicabilità di eventuali sanzioni disciplinari, dal momento che, a norma dell'art. 124 dello stesso codice, i magistrati sono tenuti ad osservare le norme del codice anche quando la loro inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale.

Cassazione penale sez. I  22 ottobre 2002 n. 39928  

 

La prova del mancato rispetto del termine perentorio di cui all'art. 124 comma 1 c.p.p. e la conseguente irregolarità della querela non costituiscono un'eccezione in senso stretto del deducente, che quindi sarebbe tenuto a fornire piena e completa prova della tardività, ma un tema di indagine obbligatorio e ufficioso del giudice che quindi, in caso di dubbio, chiamato a valutare la sua investitura "ad processum", deve valutare gli elementi logici a seguito delle indicazioni eventualmente fornite dal ricorrente.

Tribunale Milano  22 ottobre 2001



 
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