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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 125 cod. proc. penale: Forme dei provvedimenti del giudice

1. La legge stabilisce i casi nei quali il provvedimento del

giudice assume la forma della sentenza, dell’ordinanza o del

decreto. 2. La sentenza e’ pronunciata in nome del popolo italiano.

3. Le sentenze e le ordinanze sono motivate, a pena di nullità. I

decreti sono motivati, a pena di nullità, nei casi in cui la motivazione e’ espressamente prescritta dalla legge.

4. Il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza dell’ausiliario designato ad assisterlo e delle parti. La deliberazione e’ segreta.

(( 5. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, e’ compilato sommario verbale contenente l’indicazione del dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso, succintamente esposti. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i componenti, e’ conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell’ufficio. ))

6. Tutti gli altri provvedimenti sono adottati senza l’osservanza di particolari formalità e, quando non e’ stabilito altrimenti, anche oralmente.


Giurisprudenza annotata

Forme dei provvedimenti del giudice

È nulla, ma non inesistente, la sentenza d'appello la cui intestazione individua correttamente l'imputato e la sentenza di primo grado, e che riporta fedelmente il dispositivo letto in udienza, ma che reca, per errore, una motivazione relativa ad altra pronunzia impugnata da un altro imputato, con la conseguenza che, se l'invalidità è tempestivamente dedotta mediante impugnazione, si determina la necessità di rinnovare l'intero giudizio di secondo grado. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che in tale ipotesi - equiparabile alla mancanza grafica di motivazione - non può applicarsi il principio per cui, in presenza di una discrasia tra il dispositivo pubblicato mediante lettura in udienza e la motivazione non contestuale della decisione, deve attribuirsi prevalenza all'elemento decisionale su quello giustificativo). (Annulla con rinvio, App. Palermo, 26/06/2014 )

Cassazione penale sez. VI  30 dicembre 2014 n. 244

 

La motivazione "per relationem" di un provvedimento giudiziale è da considerare legittima quando: 1) faccia riferimento, recettizio o di semplice rinvio, a un legittimo atto del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all'esigenza di giustificazione propria del provvedimento di destinazione; 2) fornisca la dimostrazione che il giudice ha preso cognizione del contenuto sostanziale delle ragioni del provvedimento di riferimento e le abbia meditate e ritenute coerenti con la sua decisione; 3) l'atto di riferimento, quando non venga allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, sia conosciuto dall'interessato o almeno ostensibile, quanto meno al momento in cui si renda attuale l'esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed, eventualmente, di gravame e, conseguentemente, di controllo dell'organo della valutazione o dell'impugnazione. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto viziata la motivazione con cui il giudice di appello aveva affermato la generica infondatezza dei motivi di impugnazione e si era limitato a richiamare le conclusioni della sentenza di primo grado, in quanto stimate "logicamente e giuridicamente ineccepibili"). (Annulla con rinvio, App. Trento, sez. dist. Bolzano, 28/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  04 novembre 2014 n. 53420

 

Qualora il ricorso per cassazione sia ammesso esclusivamente per violazione di legge, va esclusa la sindacabilità del vizio di manifesta illogicità mentre è possibile denunciare il vizio della motivazione apparente, atteso che in tal caso si prospetta la violazione dell'art. 125 cod. proc. pen., che impone l'obbligo della motivazione dei provvedimenti giurisdizionali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto applicabile il principio indicato rispetto al provvedimento applicativo della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza). (Dichiara inammissibile, App. Roma, 15/10/2013 )

Cassazione penale sez. VI  18 settembre 2014 n. 50946

 

In ipotesi di ricorso "per saltum", all'annullamento della sentenza di primo grado per difetto assoluto di motivazione consegue il rinvio, non al giudice che l'ha emessa, ma al giudice di appello, che, dovendo redigere "ex novo" la motivazione mancante, è investito di una devoluzione totale del merito. (Annulla con rinvio, Giud.pace Udine, 20/01/2014 )

Cassazione penale sez. fer.  19 agosto 2014 n. 38927  

 

In tema di appello di misure cautelari reali, il tribunale della libertà, al quale sia devoluta esclusivamente la cognizione della nullità del provvedimento del giudice affetto da vizio di omessa pronuncia sulla richiesta di revoca del sequestro, non può sostituirsi al primo giudice violando il principio devolutivo e redigendo la motivazione integralmente omessa, né può limitarsi a dichiarare la nullità del provvedimento impugnato ex art. 125, comma 3, c.p.p., ma deve, una volta dichiarata la nullità, trasmettere gli atti al primo giudice, al fine di non privare la parte di un grado del giudizio cautelare e di consentirle di redigere motivi specifici di impugnazione qualora debba dolersi delle ragioni di un eventuale rigetto della domanda. (Annulla senza rinvio, Trib. lib. Udine, 20/02/2014 )

Cassazione penale sez. III  03 luglio 2014 n. 45234

 

In tema di misure cautelari personali, non è nulla né inesistente la richiesta del p.m. affetta da vizi motivazionali o, corredata da motivazione meramente apparente, poiché tali irregolarità sono testualmente previste dall'art. 125, comma 3, c.p.p., come causa di nullità, non di inesistenza, ed esclusivamente in riferimento a provvedimenti del giudice. (Fattispecie in cui è stata ritenuta valida e non inesistente la richiesta cautelare del p.m. che conteneva i capi di imputazione, il rinvio "per relationem" agli atti di p.g. e il richiamo ai precedenti penali dell'indagato). (Annulla con rinvio, Trib. lib.Campobasso, 28/01/2014 )

Cassazione penale sez. VI  30 aprile 2014 n. 36422  

 

Incorre nella violazione dell'obbligo di motivazione dettato dagli art. 125, comma 3, c.p.p. e 111, comma 6, cost. il giudice d'appello che, nell'ipotesi in cui le soluzioni adottate dal giudice di primo grado siano state censurate dall'appellante con specifiche argomentazioni, confermi la decisione del primo giudice, dichiarando di aderirvi, senza però dare compiutamente conto degli specifici motivi d'impugnazione, così sostanzialmente eludendo le questioni poste dall'appellante. (Annulla in parte con rinvio, App. Roma, 11/10/2012 )

Cassazione penale sez. IV  18 dicembre 2013 n. 6779  



 
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