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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 14 cod. proc. penale: Limiti alla connessione nel caso di reati commessi da minorenni

1. La connessione non opera fra procedimenti relativi a imputati che al momento del fatto erano minorenni e procedimenti relativi a imputati maggiorenni.

2. La connessione non opera, altresi, fra procedimenti per reati commessi quando l’imputato era minorenne e procedimenti per reati commessi quando era maggiorenne.


Giurisprudenza annotata

Limiti alla connessione

È legittima l'acquisizione, nel processo minorile, dei verbali di prove di altro procedimento penale, assunte nell'incidente probatorio o nel dibattimento cui abbia partecipato il difensore, svoltosi a carico dell'imputato medesimo per fatti commessi dopo il raggiungimento della maggiore età. (In motivazione la Corte ha precisato che non è ostativo all'acquisizione il cosiddetto divieto di connessione di cui all'art. 14, c.p.p.). Rigetta, App. Napoli, 02 Luglio 2009

Cassazione penale sez. III  06 maggio 2010 n. 21627

 

Qualora l'esecuzione dell'estradizione sia sospesa a tempo indeterminato, ai sensi dell'art. 709 c.p.p., perché l'estradando deve essere giudicato in Italia o vi deve scontare una pena, la misura cautelare alla quale egli sia stato sottoposto ai fini estradizionali va revocata, non potendo farsi richiamo, per giustificarne il mantenimento, al disposto di cui all'art. 303 comma 4 c.p.p., che regola i termini massimi di custodia cautelare nel procedimento ordinario, nè rilevando in contrario il generico richiamo, contenuto nell'art. 14 comma 2 c.p.p., alle disposizioni di cui al titolo I del libro IV stesso codice, fra le quali è compreso il citato art. 303 c.p.p.; ciò in quanto la durata massima delle misure coercitive adottate ai fini estradizionali va stabilita soltanto sulla base della specifica disciplina dettata dagli art. 708, 714, 715, 716, 718 c.p.p e delle eventuali norme pattizie (come tali prevalenti su quelle codicistiche ai sensi dell'art. 696 c.p.p.), con esclusione, in particolare, delle previsioni di cui agli art. 303 e 308 c.p.p., da riguardarsi come del tutto incompatibili con la disciplina suddetta.

Cassazione penale sez. VI  30 settembre 1998 n. 2832  

 

In tema di competenza, il divieto di operatività della connessione, quale criterio per la determinazione della competenza, tra procedimenti relativi a reati commessi quando l'imputato era minorenni e procedimenti per reati commessi quando era maggiorenne - divieto posto dall'art. 14 c.p.p. - non opera per il reato permanente che è un unicum, non suscettibile di frazionamenti irrazionali, in quanto caratterizzato dall'unicità della lesione giuridica, da una iniziale ed istantanea condotta commissiva e da una successiva condotta omissiva, che determina la reiterazione dei momenti consumativi, per libera scelta del soggetto agente che non rimuove la situazione antigiuridica a lui imputabile. Ne consegue che, se la permanenza del reato, iniziata quando il soggetto era minorenne, si protrae oltre il raggiungimento della maggiore età, si radica per l'intera azione delittuosa la competenza del giudice ordinario.

Cassazione penale sez. V  27 giugno 1997 n. 3277  

 

Deve escludersi l'applicabilità dell'ordinario regime della competenza per connessione con riferimento alla cognizione di reati per alcuni dei quali è competente l'autorità giudiziaria ordinaria e per altri il Collegio di cui all'art. 7 l. 16 gennaio 1989 n. 1: (Collegio per i reati ministeriali). Invero gli art. 13 e 14 c.p.p. in tema di connessione prescrivono un assetto che trova la sua "ratio" di base nel pieno potere cognitorio sia della Corte costituzionale sia della giurisdizione ordinaria; potere che invece, con riguardo ai procedimenti di competenza del suddetto Collegio, non può eccedere la fase di chiusura delle indagini preliminari.

Cassazione penale sez. VI  18 dicembre 1995 n. 5021  

 

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 comma 2 c.p.p. e dell'art. 3 comma 1 lett. a), della legge-delega 16 febbraio 1987, n. 81, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non stabiliscono che, nel caso previsto dall'art. 12 lett. b) c.p.p., la connessione operi tra procedimenti per i reati commessi quando l'imputato era minorenne e quando l'imputato era maggiorenne (la Corte ha osservato che le peculiarità della condizione minorile ed il diverso trattamento sostanziale e processuale giustificano, tenuto anche conto della natura del reato continuato, la deroga al simultaneus processus, sottolineandosi, peraltro, che la separazione delle procedure non impedisce l'applicazione della disciplina del concorso formale e del reato continuo in sede esecutiva, a norma dell'art. 671 c.p.p.).

Corte Costituzionale  20 febbraio 1995 n. 52  



 
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