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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 140 cod. proc. penale: Modalità di documentazione in casi particolari

1. Il giudice dispone che si effettui soltanto la redazione contestuale del verbale in forma riassuntiva quando gli atti da verbalizzare hanno contenuto semplice o limitata rilevanza ovvero quando si verifica una contingente indisponibilità di strumenti di riproduzione o di ausiliari tecnici.

2. Quando e’ redatto soltanto il verbale in forma riassuntiva, il giudice vigila affinchè sia riprodotta nell’originaria genuina espressione la parte essenziale delle dichiarazioni, con la descrizione delle circostanze nelle quali sono rese se queste possono servire a valutarne la credibilità.


Giurisprudenza annotata

Modalità di documentazione in casi particolari

È manifestamente inammissibile, per omessa descrizione della fattispecie e difetto di motivazione sulla rilevanza da parte del giudice "a quo", la q.l.c. dell'art. 140 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 3, 24, 97 e 111 cost., nella parte in cui consente la redazione del verbale in forma riassuntiva anche con riferimento all'assunzione di testimonianza.

Corte Costituzionale  24 gennaio 2005 n. 29  

 

Con una pronuncia di manifesta inammissibilità, la Corte risolve i dubbi "de legitimitate" - avuto riguardo agli art. 3, 24, 97 e 111 cost. - dell'art. 140 c.p.p. nella parte in cui consente la redazione del verbale in forma riassuntiva anche con riferimento all'assunzione della prova testimoniale.

Cassazione penale sez. I  12 dicembre 2004 n. 29  

 

Non ricorre alcuna nullità o inutilizzabilità dei verbali di udienza, nel caso in cui il giudice del dibattimento abbia disposto la contestuale redazione del verbale in forma riassuntiva in assenza delle condizioni richieste dall'art. 140 c.p.p., in quanto tale inosservanza non determina alcuna sanzione processuale, non rientrando tra le ipotesi dell'art. 142 c.p.p. nè in altre previsioni.

Cassazione penale sez. III  13 novembre 2003 n. 3348  

 

È rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 140 c.p.p., nella parte in cui consente la verbalizzazione delle deposizioni testimoniali anche in forma riassuntiva, sebbene l'impedimento alla fonoregistrazione o stenotipia è previsto o prevedibile.

Tribunale Trani  22 maggio 2003

 

È rilevante e non manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 140 c.p.p., nella parte in cui consente la verbalizzazione delle deposizioni testimoniali anche in forma riassuntiva, sebbene l'impedimento alla fonoregistrazione o stenotipia fosse previsto o prevedibile.

Tribunale Trani  22 maggio 2003

 

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 97 Cost., nei confronti degli artt. 507, 140 comma 1 e 567 comma 3 c.p.p. e dell'art. 2 comma 1, punto 8 della legge-delega n. 81 del 1987, nella parte in cui consentono che la verbalizzazione delle attività dibattimentali avvenga in forma soltanto riassuntiva e comunque non impongono che la verbalizzazione sia integrale per tutti i dibattimenti e precludono al giudicante di integrare le deposizioni già assunte e delle quali si rilevi, in esito al dibattimento e alla discussione finale, l'imperfetta documentazione manuale.

Corte Costituzionale  29 aprile 1993 n. 207  

 

È manifestamente inammissibile, stante la contraddittorietà dei quesiti, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 567 comma 3 in relazione agli art. 134 comma 2 e 3 e 140 comma 1 e 2 c.p.p., sollevata, in riferimento agli art. 3, 24, 76, 101 ss. cost. Per quel che riguarda la questione diretta a censurare, in riferimento agli art. 3, 76, 24, 101 e seguenti cost., l'art. 567 comma 3 nuovo c.p.p., anche in relazione agli art. 134 comma 2 e 3 e 140 comma 1 e 2, i quesiti appaiono contraddittori, in quanto la censura di incostituzionalità che investe il solo art. 567 comma 3, è incompatibile con le censure che investono la stessa disposizione in riferimento agli art. 134 comma 2 e 3 e 140 comma 1 e 2. Difatti, non avendo il giudice "a quo" preso posizione sulla revocabilità o irrevocabilità dell'accordo, che già era intervenuto fra le parti, ai fini della verbalizzazione in forma riassuntiva, non è possibile stabilire se a questa forma di verbalizzazione egli fosse o meno tenuto in base all'accordo. Conseguentemente, solo nell'ipotesi che l'accordo fosse da ritenersi non revocabile, potrebbero essere prese in considerazione le censure che investono esclusivamente l'art. 567 comma 3, perché solo la perdurante vincolatività dell'accordo stesso, nonostante la sua eventuale revoca da parte dell'imputato, attribuirebbe rilievo alla doglianza secondo cui, in questo modo, verrebbe sottratta al giudice - in contrasto con l'art. 2 n. 8, della legge di delega - la possibilità di scegliere la forma di verbalizzazione da attuare. In tale ipotesi, una volta cioè che la forma riassuntiva fosse imposta dall'accordo delle parti e non dalla determinazione del giudice, diverrebbero però irrilevanti le censure che fanno riferimento agli art. 134 comma 2 e 3 e 140 comma 1 e 2, riguardanti la mancanza di indicazione di criteri e di limiti condizionanti la scelta del giudice per l'una o per l'altra forma di verbalizzazione. Qualora l'accordo dovesse invece ritenersi revocabile, risulterebbe irrilevante la censura che investe il solo art. 567 comma 3, attinente alla vincolatività dell'accordo ed alla conseguente sottrazione al giudice di ogni potere discrezionale circa la forma di verbalizzazione da attuare, perché, in questa ipotesi, il giudice, essendo stato revocato l'accordo, non dovrebbe più fare applicazione dell'art. 567 comma 3.

Corte Costituzionale  11 febbraio 1991 n. 77

 

È manifestamente infondata, in riferimento all'art. 76 cost., la questione di legittimità costituzionale, esaminata per la prima volta, degli art. 134 comma 3 e 140 comma 1 e 2 c.p.p. L'art. 134 comma 3 è censurato nella parte in cui, prevedendo, per la documentazione degli atti, la scrittura manuale e la forma riassuntiva, si porrebbe in contrasto con i criteri di cui all'art. 2 legge delega 16 febbraio 1987 n. 81, che impongono: a) la massima semplificazione nello svolgimento del processo (n. 1); b) l'adozione del metodo orale (n. 2); c) l'immediatezza e concentrazione del dibattimento (n. 66); d) l'esame diretto dell'imputato, dei testimoni e dei periti da parte del p.m. e dei difensori, con garanzie idonee ad assicurare la lealtà dell'esame, la genuinità delle risposte, la pertinenza al giudizio e il rispetto della persona (n. 73); e) l'adeguamento di tutti gli istituti processuali ai principi ed ai criteri innanzi determinati (n. 104). La contestazione in radice, in riferimento all'art. 76 cost., del procedimento di documentazione degli atti dibattimentali mediante la verbalizzazione in forma riassuntiva, è manifestamente infondata, in quanto la legge di delega come è già stato ritenuto (sent. n. 529 del 1990), prevede come forme fra loro alternative di verbalizzazione quella integrale e quella riassuntiva. In presenza di questa espressa previsione della legge di delega, è ininfluente che le norme di c.p.p. che consentono la forma riassuntiva possano eventualmente contrastare con altri criteri e principi della stessa legge, che, ad avviso del giudice "a quo", osterebbero a tale forma di verbalizzazione, essendo evidente che i criteri e i principi della delega devono essere fra loro armonizzati, dando prevalenza a quelli che riguardano specificamente le parti della disciplina presa in considerazione. L'art. 140 comma 1 c.p.p. è sottoposto a censura - nella parte in cui prescrive che il giudice, in deroga a quanto prevede il precedente art. 134 comma 3, possa disporre la redazione del verbale in forma soltanto riassuntiva nell'ipotesi in cui gli atti da documentare siano di contenuto semplice o di limitata rilevanza - per violazione dei principi della legge-delega, di cui all'art. 2 n. 1, 66 e 104, in quanto si potrebbe determinare un'alternarsi di forme di verbalizzazione diverse. La stessa disposizione, sotto altro profilo, in relazione all'ipotesi della sussistenza di una contingente indisponibilità di strumenti di riproduzione o di ausiliari tecnici, è ritenuta in contrasto con il principio di cui all'art. 2 n. 8, perché, non menzionando in alcun modo i limiti utili ad accertare la sussistenza o meno della "contingente indisponibilità", farebbe sì che tale contingenza si traduca di fatto in una persistente ed indeterminata indisponibilità. Ma valgono al riguardo le considerazioni già espresse a proposito dell'art. 134.

Corte Costituzionale  11 febbraio 1991 n. 77  

 

La verbalizzazione riassuntiva disposta a norma dell'art. 140 c.p.p., non comporta l'obbligo di riproduzione fonografica ex art. 134, comma 3, c.p.p. L'assoluta carenza di qualsiasi strumento di fonoriproduzione impone la verbalizzazione riassuntiva, e manuale, ex art. 140 e 134, comma 2, c.p.p., in ogni occasione in cui tale carenza si verifichi.

Tribunale Venezia  22 maggio 1990



 
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