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Codice proc. penale agg.  al  16 Apr 2015
 
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Art. 143 cod. proc. penale: Diritto all’interprete e alla traduzione di atti fondamentali

((1. L’imputato che non conosce la lingua italiana ha diritto di farsi assistere gratuitamente, indipendentemente dall’esito del procedimento, da un interprete al fine di poter comprendere l’accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti e lo svolgimento delle udienze cui partecipa. Ha altresì diritto all’assistenza gratuita di un interprete per le comunicazioni con il difensore prima di rendere un interrogatorio, ovvero al fine di presentare una richiesta o una memoria nel corso del procedimento.

2. Negli stessi casi l’autorità procedente dispone la traduzione scritta, entro un termine congruo tale da consentire l’esercizio dei diritti e della facoltà della difesa, dell’informazione di garanzia, dell’informazione sul diritto di difesa, dei provvedimenti che dispongono misure cautelari personali, dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, dei decreti che dispongono l’udienza preliminare e la citazione a giudizio, delle sentenze e dei decreti penali di condanna.

3. La traduzione gratuita di altri atti o anche solo di parte di essi, ritenuti essenziali per consentire all’imputato di conoscere le accuse a suo carico, può essere disposta dal giudice, anche su richiesta di parte, con atto motivato, impugnabile unitamente alla sentenza.

4. L’accertamento sulla conoscenza della lingua italiana e’ compiuto dall’autorità giudiziaria. La conoscenza della lingua italiana e’ presunta fino a prova contraria per chi sia cittadino italiano.

5. L’interprete e il traduttore sono nominati anche quando il giudice, il pubblico ministero o l’ufficiale di polizia giudiziaria ha personale conoscenza della lingua o del dialetto da interpretare.

6. La nomina del traduttore per gli adempimenti di cui ai commi 2 e 3 e’ regolata dagli articoli 144 e seguenti del presente titolo. La prestazione dell’ufficio di interprete e di traduttore e’ obbligatoria.))


Giurisprudenza annotata

Nomina dell'interprete

L'omessa traduzione dell'avviso di fissazione dell'udienza di riesame in lingua comprensibile all'indagato alloglotta, anche a seguito dell'entrata in vigore del d.lg. 4 marzo 2014 n. 32, non integra alcuna nullità, né con riferimento a tale atto, né con riferimento a quelli da questo dipendenti, poiché l'avviso in questione non è incluso nell'elenco degli atti per i quali l'art. 143, comma 2, c.p.p., come modificato da citato d.lg., prevede l'obbligo di traduzione, né, in linea generale, esplica una funzione informativa in ordine alle "accuse" mosse al destinatario della misura cautelare. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Roma, 05/05/2014 )

Cassazione penale sez. VI  22 ottobre 2014 n. 48647  

 

La disposizione dell'art. 143, comma 4, c.p.p, come modificato dall'art. 1, comma 1, lett. b), d.lg. n. 32 del 2014, secondo cui l'accertamento sulla conoscenza della lingua italiana in capo all'imputato "è compiuto dall'autorità giudiziaria", non implica che il giudice debba procedere personalmente alla verifica di detta circostanza, ben potendo la stessa essere adeguatamente accertata sulla base degli elementi risultanti in tal senso dagli atti di polizia giudiziaria, rimanendo salva la facoltà del giudice di effettuare ulteriori verifiche ove tali elementi non siano concludenti.

Cassazione penale sez. V  09 ottobre 2014 n. 52245  

 

In tema di traduzione degli atti, anche in seguito alla riformulazione dell'art. 143, c.p.p., ad opera dell'art. 1, comma 1, lett. b) d.lg. 4 marzo 2014 n. 32, l'accertamento relativo alla conoscenza da parte dell'imputato della lingua italiana spetta al giudice di merito, costituendo un'indagine di mero fatto non censurabile in sede di legittimità se motivato in termini corretti ed esaustivi. (Rigetta, Trib. lib. Roma, 27/05/2014 )

Cassazione penale sez. fer.  04 settembre 2014 n. 44016  

 

Il testo dell'art.143 c.p.p introdotto dal d.lg. n. 32 del 2004 impone all'autorità giudiziaria una particolare attenzione alle esigenze di informazione sui diritti di difesa e un obbligo di traduzione degli atti "entro un termine congruo" compatibile con l'esercizio di tali diritti. Il che significa che, una volta accertato che la persona non conosce la lingua italiana, questa dovrà essere posta in condizione di comprendere quale sia l'ipotesi di reato per cui si procede, quali ragioni fondano il provvedimento cautelare e quali sono i diritti esercitabili per contrastare detta misura. Tale indicazione appare chiaramente desumibile dal comma 3 del "nuovo" art.143 c.p.p., che autorizza a richiedere al giudice la traduzione anche di parte soltanto degli atti rilevanti la persona destinataria di provvedimenti giudiziali che non sia a conoscenza della lingua italiana.

Cassazione penale sez. III  28 maggio 2014 n. 33402

 

Il diritto all’assistenza dell’interprete, nei casi e nei termini previsti dal "nuovo" art. 104, comma 4 bis, e del nuovo art. 143, comma 1, c.p.p., è configurabile solo a decorrere dalla data di entrata in vigore, del 2 aprile 2014, del d.lg. n. 32 del 2014 e, quindi, solo in relazione agli atti ed alle attività che è possibile compiere da tale momento temporale in poi.

Cassazione penale sez. III  30 aprile 2014 n. 27067  

 

Il diritto all'assistenza dell'interprete, nei casi e nei termini previsti dall'art. 104 comma 4 bis e dall'art. 143 comma 1 c.p.p., nella formulazione introdotta dal d.lg. 4 marzo 2014 n. 32, non è configurabile in relazione ad atti e attività compiuti antecedentemente alla data di entrata in vigore della citata modifica normativa. (Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 25/03/2011 )

Cassazione penale sez. III  30 aprile 2014 n. 27067  

 

L'obbligo di usare la lingua italiana si riferisce agli atti da compiere nel procedimento davanti all'autorità giudiziaria che procede, mentre per quelli già formati, che vengono acquisiti al processo, si applica la disciplina dettata dagli artt. 143, comma secondo, e 242, comma primo, cod. proc. pen., con la conseguenza che la loro traduzione è obbligatoria solo se l'utilizzazione di essi possa pregiudicare i diritti di difesa dell'imputato e sempre che quest'ultimo abbia eccepito il concreto pregiudizio derivante dalla mancata commutazione linguistica. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che la mancata traduzione in lingua italiana di atti e documenti, tra i quali un interrogatorio, acquisiti nella fase delle indagini a seguito di rogatoria internazionale oggetto di generica indicazione da parte della difesa, e comunque non utilizzati nel corso del processo, costituisce motivo di nullità dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari). (Rigetta in parte, App. Bologna, 23/04/2012 )

Cassazione penale sez. V  07 marzo 2014 n. 32352  

 

Spetta personalmente all'imputato alloglotta, e non al suo difensore, l'interesse a rilevare la violazione dell'obbligo di traduzione della sentenza e del relativo avviso di deposito, previsto dall'art. 143 c.p.p. al fine di consentire all'imputato che non comprenda la lingua italiana l'esercizio del potere autonomo di impugnazione ex art. 571 stesso codice.

Cassazione penale sez. III  05 giugno 2013 n. 40616  

 



 
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