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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 17 cod. proc. penale: Riunione di processi

1. La riunione di processi pendenti nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice può essere disposta quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi:

a) nei casi previsti dall’articolo 12;

b) LETTERA SOPPRESSA DAL D.L. 20 NOVEMBRE 1991, N. 367, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 20 GENNAIO 1992, N. 8.

c) nei casi previsti dall’articolo 371, comma 2, lettera b).

1-bis. Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale collegiale ed altri davanti al tribunale monocratico, la riunione è disposta davanti al tribunale in composizione collegiale. Tale composizione resta ferma anche nel caso di successiva separazione dei processi.

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AGGIORNAMENTO

Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha disposto (con l’art. 247, comma 1) che “Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito dall’articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254, fatta eccezione per le disposizioni previste dagli

articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.”

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AGGIORNAMENTO

Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 come modificato dalla L. 16 giugno 1998, n. 188 ha disposto (con l’art. 247, comma 1) che “Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma

1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3.”


Giurisprudenza annotata

Riunione di processi

In tema di indagini preliminari, il p.m. - ancorché la riunione in senso tecnico, ex art. 17 e 19 c.p.p., possa avere per oggetto solo processi e non procedimenti ed essere disposta solo dal giudice e non dal p.m. - ha la facoltà di svolgere indagini contestuali e congiunte relativamente a distinti procedimenti, unificando, a tal fine, i numeri identificativi degli stessi e formando un unico fascicolo delle indagini preliminari, fermo restando che, ai fini della disciplina di cui agli art. 405 c.p.p., ciò che fa fede è la data di iscrizione di ogni singola notizia di reato nei confronti di ciascuno degli indagati ex art. 335 c.p.p. Detta facoltà - che trova la sua base normativa nell'art. 130 disp. att. c.p.p. - incontra solo il limite dato dal disposto dell'art. 17 c.p.p. consistente nella necessità che, in tal caso, ricorra almeno una delle ipotesi in cui è ammessa la riunione di processi. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha ritenuto gli atti investigativi assunti in costanza del termine di cui all'art. 407 c.p.p., in quanto il procedimento originariamente iscritto a carico dell'indagato era stato successivamente riunito prima della scadenza del termine prorogato ad altro procedimento cui ha fatto seguito richiesta di ulteriore proroga, seppur portante il numero di RGNR del solo procedimento a cui il primo era stato riunito). (Rigetta, Trib. lib. Messina, 15/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  18 dicembre 2013 n. 2174  

 

In materia di decreto penale di condanna, la scelta di procedere separatamente o cumulativamente con riferimento a due notizie di reato che hanno autonoma configurazione rientra nell'ambito delle opzioni riservate al pubblico ministero nel momento dell'esercizio dell'azione penale, potendo il giudice operare la riunione alle condizioni e nei termini di cui agli articoli 12 e 17 cod. proc. pen. solo in un secondo tempo, quando più procedimenti dovessero contemporaneamente pendere, a seguito di opposizione, davanti al suo ufficio. È pertanto configurabile l'abnormità del provvedimento con il quale il giudice rigetta la richiesta di decreto penale ritenendo configurabile la continuazione tra il fatto dedotto nell'imputazione e quello per il quale l'azione penale è stata esercitata, nelle medesime forme e nei confronti dello stesso imputato, in altro procedimento. Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Viterbo, 12/12/2012

Cassazione penale sez. III  02 ottobre 2013 n. 44296  

 

La facoltà del p.m. di procedere a separazione o a riunione dei procedimenti è desumibile dall'art. 130 disp. att. c.p.p. che attribuisce al p.m. il potere di agire congiuntamente o separatamente nei confronti di persone accusate di concorso nel medesimo reato ovvero in ordine a diverse imputazioni relative alla medesima persona senza adottare alcuno specifico provvedimento, con l'unico limite della previsione dell'art. 17 c.p.p, secondo cui può esercitarsi contestualmente l'azione penale per notizie di reato distinte, purché ricorra almeno una delle ipotesi in cui è ammessa la riunione. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che, in virtù della riunione di due procedimenti, non potessero considerarsi scaduti i termini massimi delle indagini preliminari, se ancora in corso per uno solo di essi). Rigetta, Trib. lib. Reggio Calabria, 16 febbraio 2012

Cassazione penale sez. I  23 novembre 2012 n. 48417  

 

Ai sensi dell'art. 130 disp. att. cod. proc. pen., il pubblico ministero ha il potere di agire congiuntamente o separatamente nei confronti di persone accusate di concorso nel medesimo reato ovvero in ordine a diverse imputazioni relative alla medesima persona senza adottare alcuno specifico provvedimento, con l'unico limite, derivante dalla previsione dell'art. 17 cod. proc. pen., secondo cui può esercitarsi contestualmente l'azione penale per notizie di reato distinte, purché ricorra almeno una delle ipotesi in cui è ammessa la riunione. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso dovesse essere ripetuta la notifica dell'informazione, ex art. 369 bis cod. proc. pen., prima dell'invito a presentarsi per rendere interrogatorio per un reato successivamente iscritto nello stesso fascicolo processuale, nei confronti di indagato cui era stata già notificata l'informazione medesima per diversa imputazione). Dichiara inammissibile, App. Milano, 01/12/2010

Cassazione penale sez. VI  19 gennaio 2012 n. 9927  

 

L'unicità del disegno criminoso non può ravvisarsi semplicemente sulla base della reiterazione del comportamento criminoso, non potendo identificarsi con un generico programma di attività delinquenziale o con l'abitualità al delitto. Così, la cosiddetta 'connessione interprobatoria' se può giustificare, nella fase propriamente processuale, una riunione dei processi ai sensi dell'art. 17 c.p.p., non può però avere effetto alcuno sulla competenza ex art. 16 c.p.p., non rientrando tra le ipotesi di connessione propriamente detta di cui all'art. 12 c.p.p., come è confermato dal testo dell'art. 371, comma terzo c.p.p. (Fattispecie in tema di determinazione della competenza ai fini della emissione di misure cautelari).

Tribunale Milano sez. XI  04 luglio 2006

 

In tema di riunione di processi, il dovere di sentire le parti prima della decisione è adempiuto se sono previamente informate della possibilità della riunione, in modo da potere interloquire in merito, e non è necessaria la loro audizione effettiva potendo esse mantenere sulla questione un passivo silenzio. (La Corte ha pertanto escluso la sussistenza della lamentata nullità, rilevando che il giudice aveva disposto il rinvio dell'udienza "al fine di verificare se ricorrano i presupposti per la riunione...", e che seguirono varie udienze, a cui le parti furono invitate a comparire con avviso a verbale senza ulteriore citazione, sino a quella in cui il giudice dispose la riunione).

Cassazione penale sez. VI  20 aprile 2005 n. 6221  



 
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