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Codice proc. penale agg.  al  29 Apr 2015
 
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Art. 175 cod. proc. penale: Restituzione nel termine

1. Il pubblico ministero, le parti private e i difensori sono restituiti nel termine stabilito a pena di decadenza, se provano di non averlo potuto osservare per caso fortuito o per forza maggiore. La richiesta per la restituzione nel termine è presentata, a pena di decadenza, entro dieci giorni da quello nel quale è cessato il fatto costituente caso fortuito o forza maggiore.

2. L’imputato condannato con decreto penale, che non ha avuto tempestivamente effettiva conoscenza del provvedimento, è restituito, a sua richiesta, nel termine per proporre opposizione, salvo che vi abbia volontariamente rinunciato.

2-bis. La richiesta indicata al comma 2 è presentata, a pena di decadenza, nel termine di trenta giorni da quello in cui l’imputato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento. In caso di estradizione dall’estero, il termine per la presentazione della richiesta decorre dalla consegna del condannato.

3. La restituzione non può essere concessa più di una volta per ciascuna parte in ciascun grado del procedimento.

4. Sulla richiesta decide con ordinanza il giudice che procede al tempo della presentazione della stessa. Prima dell’esercizio dell’azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari. Se sono stati pronunciati sentenza o decreto di condanna, decide il giudice che sarebbe competente sulla impugnazione o sulla opposizione.

5. L’ordinanza che concede la restituzione nel termine per la proposizione della impugnazione o della opposizione può essere impugnata solo con la sentenza che decide sulla impugnazione o sulla opposizione.

6. Contro l’ordinanza che respinge la richiesta di restituzione nel termine può essere proposto ricorso per cassazione.

7. Quando accoglie la richiesta di restituzione nel termine per proporre impugnazione, il giudice, se occorre, ordina la scarcerazione dell’imputato detenuto e adotta tutti i provvedimenti necessari per far cessare gli effetti determinati dalla scadenza del termine.

8. Se la restituzione nel termine è concessa a norma del comma 2, non si tiene conto, ai fini della prescrizione del reato, del tempo intercorso tra la notificazione della sentenza contumaciale o del decreto di condanna e la notificazione alla parte dell’avviso di deposito dell’ordinanza che concede la restituzione.

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La Corte costituzionale, con sentenza 30 novembre 2009 – 04 dicembre 2009, n. 317 (in G.U. 1a s.s. 9/12/2009, n. 49 ) ha dichiarato illegittimita’ costituzionale dell’art. 175, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui non consente la restituzione dell’imputato, che non abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento, nel termine per proporre impugnazione contro la sentenza contumaciale, nel concorso delle ulteriori condizioni indicate dalla legge, quando analoga impugnazione sia stata proposta in precedenza dal difensore dello stesso imputato.

 


Giurisprudenza annotata

Restituzione in termini

In tema di restituzione nel termine per impugnare ex art. 175 c.p.p, la notificazione della sentenza contumaciale al difensore d'ufficio, presso cui l'imputato abbia in precedenza eletto domicilio in fase preprocessuale, non può ritenersi di per sé idonea a dimostrare l'effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento da parte dell'imputato, essendo invece necessaria la prova positiva che lo stesso difensore sia riuscito a rintracciare il suo assistito e abbia instaurato un effettivo rapporto professionale con lui; la mera regolarità formale della notifica non può essere considerata dimostrativa della conoscenza del giudizio o rivelatrice della volontà del destinatario di non impugnare la sentenza contumaciale o di non opporre il decreto penale di condanna.

Cassazione penale sez. IV  27 gennaio 2015 n. 7981  

 

La notifica della sentenza contumaciale al difensore d'ufficio non è idonea a dimostrare la certa ed effettiva conoscenza delle vicende del processo da parte dell'imputato e la scelta volontaria di non prendervi parte, a meno che non si dimostri che il difensore d'ufficio sia riuscito a rintracciare il proprio assistito e ad instaurare un effettivo rapporto professionale.

Cassazione penale sez. V  29 dicembre 2014 n. 3602  

 

Nel procedimento per la restituzione in termini, il giudice competente provvede "de plano" sull'istanza, atteso che l'art. 175, comma quarto, cod. proc. pen. non opera alcun richiamo alla disciplina prevista dall'art. 127 cod. proc. pen., salvo che sia in corso un procedimento principale celebrato con rito camerale, nel qual caso la decisione sull'istanza deve avvenire con le medesime forme. (Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Torino, 18/04/2014)

Cassazione penale sez. I  17 dicembre 2014 n. 317  

 

L'omessa comunicazione del trasferimento del domicilio dichiarato o eletto non può interpretarsi, di per sé solo, quale volontaria scelta dell'imputato di sottrarsi alla conoscenza legale del processo e delle sentenze e non può, quindi, essere unica ragione per respingere la richiesta di restituzione in termini.

Cassazione penale sez. II  17 dicembre 2014 n. 292  

 

E' configurabile il caso della forza maggiore idonea a suffragare istanza di restituzione nel termine per impugnare la sentenza nella malattia invalidante del difensore di fiducia che gli abbia impedito di allontanarsi dal proprio domicilio e di nominare un sostituto per la presentazione dei motivi di impugnazione (nella specie, l'avvocato era stato colto da ictus cerebrale proprio in coincidenza con la decorrenza del termine per proporre impugnazione; a seguito di tale grave patologia l'avvocato era stato ricovero in struttura riabilitativa a lunga degenza fino alla cancellazione dall' albo degli avvocati).

Cassazione penale sez. II  11 dicembre 2014 n. 53399  

 

Chi avanza una istanza di rimessione in termini ha l'onere di documentarla e di circostanziarla, segnalando all'organo destinatario della stessa, il quale ha il successivo onere di effettuare tutte le verifiche necessarie ad accertare l'effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento da parte dell'imputato e la volontaria rinuncia a comparire o ad impugnare, quanto meno l'ipotesi da verificare (respinta la richiesta avanzata dall'imputato, il quale, a fronte di una notifica della sentenza contumaciale effettuata presso il difensore domiciliatario, la cui regolarità non era stata posta in dubbio, aveva opposto la mancata conoscenza dell'atto sulla base di non meglio specificate ragioni correttamente ritenute, dalla Corte territoriale, vaghe, inconsistenti e non dimostrate).

Cassazione penale sez. III  21 ottobre 2014 n. 49001  

 

In tema di restituzione in termini per proporre opposizione a decreto penale di condanna, in base alla vigente disciplina dettata dall'art. 175, comma 2, c.p.p., come modificato dall'art. 11, comma 6, l. 28 aprile 2014 n. 67, è onere dell'imputato allegare il momento in cui è venuto a conoscenza del provvedimento mentre spetta al giudice verificare che l'istante non abbia avuto tempestiva cognizione dello stesso, rimanendo a carico dell'istante le conseguenze del mancato superamento dell'incertezza circa l'effettiva conoscenza del provvedimento ritualmente notificato. (In applicazione del principio la Corte ha annullato la decisione di rigetto dell'istanza di rimessione in termini per proporre opposizione ad un decreto penale di condanna notificato al coniuge dell'imputato presso il domicilio eletto). (Annulla con rinvio, Gip Trib. Napoli, 18/12/2013 )

Cassazione penale sez. IV  30 settembre 2014 n. 43478  

 

Ai fini della operatività della norma transitoria relativa alla nuova disciplina dettata per la restituzione nel termine di cui al comma 2 dell'art. 175 c.p.p., come modificato dall'art. 11 l. 28 aprile 2014 n. 67, la pronuncia del dispositivo della sentenza di primo grado non è equiparabile all'emissione del decreto penale di condanna. (Annulla con rinvio, Gip Trib. Napoli, 18/12/2013 )

Cassazione penale sez. IV  30 settembre 2014 n. 43478  

 

Il mancato o inesatto adempimento da parte del difensore di fiducia dell'incarico di partecipare al processo e di proporre impugnazione non è idoneo a realizzare l'ipotesi di caso fortuito o forza maggiore che legittimano la restituzione in termini, né, in caso di sentenza contumaciale, quella dell'assenza di colpa dell'imputato nel non aver avuto effettiva conoscenza del provvedimento ai fini della tempestiva impugnazione, poiché grava sull'imputato l'onere di scegliere un difensore professionalmente valido e di vigilare sull'esatta osservanza dell'incarico conferito (disattesa, nella specie, la tesi difensiva dell'imputato che contestava la decisone dei giudici del merito che avevano ritenuto rituale la notifica degli atti del giudizio presso lo studio dell'avvocato, in cui l'imputato aveva eletto domicilio. Secondo il ricorrente, quella elezione di domicilio doveva ritenersi insufficiente, poiché il mandato difensivo non era stato concretamente esercitato, atteso che l'avvocato non aveva presenziato alle due udienze avanti al Tribunale, omettendo di segnalare lo stato di detenzione per altra causa del suo assistito, conseguente a titolo restrittivo intervenuto dopo l'elezione di domicilio).

Cassazione penale sez. V  19 settembre 2014 n. 52242  

 

La formulazione dell’art. 175, comma 2, c.p.p., previgente rispetto all’abolizione dell’istituto della contumacia ad opera della legge 67/2014 entrata in vigore il 17 maggio 2014, nella parte in cui prevedeva il rimedio della restituzione nel termine per proporre impugnazione avverso le sentenze contumaciali, continua ad applicarsi nei confronti degli imputati che siano già stati dichiarati contumaci in virtù del pregresso regime normativo. Ciò trova conferma nella legge 118/2014, che ha stabilito che le disposizioni vigenti prima dell’entrata in vigore della legge 67/2014 continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso al 17 maggio 2014 quando l’imputato sia stato dichiarato contumace e non sia stato emesso il decreto di irreperibilità.

Tribunale La Spezia  18 settembre 2014

 

Ai procedimenti contumaciali trattati secondo la normativa antecedente alla entrata in vigore della legge 28 aprile 2014, n. 67, continua ad applicarsi la disciplina della restituzione nel termine per proporre impugnazione dettata dall'art. 175, comma 2, c.p.p. nel testo previgente.

Cassazione penale sez. un.  17 luglio 2014 n. 36848  

 

L'istituto della rescissione del giudicato, di cui all'art. 625 ter c.p.p., si applica solo ai procedimenti nei quali è stata dichiarata l'assenza dell'imputato a norma dell'art. 420 bis c.p.p., come modificato dalla l. 28 aprile 2014 n. 67, mentre, invece, ai procedimenti contumaciali definiti secondo la normativa antecedente alla entrata in vigore della legge indicata, continua ad applicarsi la disciplina della restituzione nel termine per proporre impugnazione dettata dall'art. 175, comma 2, c.p.p. nel testo previgente. (Dichiara inammissibile, App. Torino, 21/04/2009 )

Cassazione penale sez. un.  17 luglio 2014 n. 36848  

 

Ai fini della decisione sull'istanza di restituzione nei termini per l'impugnazione di una sentenza contumaciale, la notifica eseguita al difensore d'ufficio domiciliatario non è presuntivamente equiparabile a quella effettuata all'imputato personalmente ; non può farsi discendere dalla mera notifica dell'estratto contumaciale della sentenza a mani del difensore d'ufficio l'effettiva conoscenza da parte dell'imputato contumace, qualora la stessa non sia desumibile aliunde.

Cassazione penale sez. IV  04 luglio 2014 n. 36504  

 

Integra forza maggiore, che può giustificare la restituzione nel termine per l'impugnazione presentata tardivamente, l'errata informazione rilasciata dal personale di cancelleria al difensore circa il mancato tempestivo deposito della sentenza nel termine di legge.

Cassazione penale sez. II  03 luglio 2014 n. 31232  

 

E' illegittimo il provvedimento di rigetto dell'istanza di restituzione nel termine fondato sul mero rilievo della regolarità formale della notificazione dell'atto, in quanto detta notifica, se non effettuata a mani dell'interessato, non può essere, di per sé sola, ritenuta prova dell'effettiva conoscenza dell'atto da parte del destinatario, tanto più ove quest'ultimo affermi di non averla ricevuta, deducendo a sostegno motivi idonei; pertanto, in tal caso, il giudice non può arrestarsi all'esame della, pur ritenuta, ritualità formale della notifica, ma deve esaminare la prospettazione relativa alla mancanza di effettiva conoscenza dell'atto, considerato che l'art. 175, comma 2, c.p.p. - come modificato dal D.L. n. 17 del 2005, conv. con modif. dalla legge n. 60 del 2005 - ha sostituito alla prova della non conoscenza del procedimento - che in passato doveva essere fornita dall'interessato - una sorta di presunzione iuris tantum di non conoscenza, ponendo, in tal modo, a carico del giudice l'onere di reperire agli atti l'eventuale prova positiva e, più in generale, di accertare se l'interessato abbia avuto effettivamente conoscenza del provvedimento e abbia volontariamente e consapevolmente rinunciato a proporre opposizione.

Cassazione penale sez. V  03 luglio 2014 n. 37442  



 
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