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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 18 cod. proc. penale: Separazione di processi

1. La separazione di processi è disposta, salvo che il giudice ritenga la riunione assolutamente necessaria per l’accertamento dei fatti:

a) se, nell’udienza preliminare, nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni è possibile pervenire prontamente alla decisione, mentre nei confronti di altri imputati o per altre imputazioni è necessario acquisire ulteriori informazioni a norma dell’articolo 422;

b) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni è stata ordinata la sospensione del procedimento;

c) se uno o più imputati non sono comparsi al dibattimento per nullità dell’atto di citazione o della sua notificazione, per legittimo impedimento o per mancata conoscenza incolpevole dell’atto di citazione;

d) se uno o più difensori di imputati non sono comparsi al dibattimento per mancato avviso ovvero per legittimo impedimento;

e) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni l’istruzione dibattimentale risulta conclusa, mentre nei confronti di altri imputati o per altre imputazioni e’ necessario il compimento di ulteriori atti che non consentono di pervenire prontamente alla decisione;

e-bis) se uno o più imputati dei reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), è prossimo ad essere rimesso in libertà per scadenza dei termini per la mancanza di altri titoli di detenzione.

2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione può essere altresi disposta, sull’accordo delle parti, qualora il giudice la ritenga utile ai fini della speditezza del processo.


Giurisprudenza annotata

Separazione di processi

In materia di procedimento penale, al contrario che per l’ipotesi di cd. patteggiamento parziale, non è preclusa l’ammissibilità di una richiesta di separazione dei procedimenti per messa alla prova per alcuni soltanto dei reati oggetto di un processo oggettivamente cumulativo giacché mentre nel patteggiamento parziale si dà comunque l’applicazione di una pena - seppure ridotta quale contropartita dell’accettazione di una rinuncia al contraddittorio - nel caso della messa alla prova, l’istituto non tende solo ad un obiettivo di deflazione processuale ma, in modo più complesso, anche ad esigenze di risocializzazione della persona autrice di reati ed anche alla rinuncia, in caso di esito positivo della messa alla prova, ad esercitare la pretesa punitiva, posto che in tal caso il reato si estingue.

Tribunale Torino  21 maggio 2014

 

Il provvedimento con il quale il giudice di cognizione ordina la separazione dei procedimenti, mediante stralcio o delle posizioni di taluno degli imputati o del procedimento relativo ad alcune delle vittime del reato, ha natura ordinatoria e, per il principio di tassatività delle impugnazione, è inoppugnabile essendo invece impugnabile quello che dispone la riunione nel caso in cui dallo stesso ne sia derivata una violazione delle norme concernenti gli effetti della connessione sulla competenza.

Cassazione penale sez. III  08 gennaio 2014 n. 11538  

 

Il provvedimento con il quale il giudice di cognizione ordina la separazione dei procedimenti, mediante stralcio o delle posizioni di taluno degli imputati o del procedimento relativo ad alcune delle vittime del reato, ha natura ordinatoria e, per il principio di tassatività delle impugnazione, è inoppugnabile. Dichiara inammissibile, Gup Trib. Roma, 27/11/2012

Cassazione penale sez. IV  03 aprile 2013 n. 20157  

 

Quando il Tribunale ritenga illegittimamente instaurato il giudizio immediato per una parte delle imputazioni, può disporre lo stralcio degli atti relativi a tali contestazioni e deve valutare la necessità della unitarietà del giudizio alla stregua di quanto stabilito dal comma 1 dell'art. 18 c.p.p., non avendo alcun rilievo il principio fissato dall'art. 453 n. 2 c.p.p., nell'ambito del quale per "indagini in corso" vanno intese esclusivamente le indagini connesse relative ad altri imputati o altri reati per i quali si procede nelle forme ordinarie e con stretto riferimento alla fase delle indagini preliminari. Annulla in parte con rinvio, Gip Trib. Fermo, 11/07/2012

Cassazione penale sez. II  21 dicembre 2012 n. 14672  

 

La separazione dei processi ai sensi dell'art. 18 comma 1 lett. c) c.p.p. può essere disposta anche nel caso di procedimento oggettivamente, e non solo soggettivamente, cumulativo.

Cassazione penale sez. VI  15 dicembre 2010 n. 15080  

 

Deve ritenersi non solo illegittimo ma anche abnorme il provvedimento con il quale il giudice dell'udienza preliminare, all'esito della medesima, anziché adottare uno dei provvedimenti tipici previsti dall'art. 424 cod. proc. pen., disponga, in assenza delle condizioni stabilite dall'art. 18 cod. proc. pen., la separazione di taluni dei procedimenti connessi e la restituzione dei relativi atti al pubblico ministero perché proceda con citazione diretta. Annulla con rinvio, Gip Trib. Gorizia, 23 Gennaio 2007

Cassazione penale sez. III  23 ottobre 2007 n. 44273  

 

Il provvedimento di separazione dei procedimenti, in conseguenza dell'ammissione al rito abbreviato di alcuni imputati di uno stesso delitto associativo è legittimo perché non incide sui diritti di difesa degli imputati (nella fattispecie la Corte ha altresì affermato che l'imputato giudicato separatamente per fatti connessi ha comunque diritto di chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato).

Cassazione penale sez. II  16 marzo 2005 n. 21956  

 

Il giudice del dibattimento può e deve procedere, se del caso assumendo le prove richieste, sino al momento in cui, verificata la ricorrenza delle ipotesi di cui all'art. 129 c.p.p., è tenuto ad emettere sentenza, a nulla rilevando che l'istruttoria non sia ancora terminata ed, in particolare, che non siano state acquisite tutte le prove a discarico, e nemmeno che penda ricorso per cassazione avverso un'ordinanza di separazione, non esistendo alcuna norma di rito che da tale gravame faccia derivare l'obbligo di sospensione del processo principale. (Fattispecie in cui è stata confermata la pronuncia ex art. 129 c.p.p. che aveva accertato, ad istruttoria non conclusa ed in pendenza di ricorso avverso ordinanza ex art. 18 c.p.p., che un episodio di falso in bilancio contestato non costituiva più reato, mentre gli altri erano prescritti).

Corte appello Milano  10 giugno 2003

 

Il provvedimento con il quale il presidente della Corte o del tribunale decide, ai sensi dell'art. 36 comma 3 c.p.p., su una dichiarazione di astensione è sottratto ad ogni impugnazione, senza che ciò comporti alcun contrasto con i principi affermati negli art. 3 e 24 comma 2 cost. La dichiarazione di astensione prevista dall'art. 36 c.p.p., ed il relativo provvedimento di accoglimento, possono essere anche parziali, cioè, in un procedimento con pluralità di imputati e di imputazioni, riferirsi ad una situazione di incompatibilità del giudice nei confronti di taluni soltanto degli imputati o taluna soltanto delle imputazioni. Non è abnorme, e non è, pertanto, ricorribile per cassazione, il provvedimento con il quale il Presidente, nell'accogliere la dichiarazione di astensione di un giudice relativamente ad un imputato, affermi che la posizione di costui "formerà oggetto di stralcio", giacché una tale affermazione non integra di per sè un provvedimento di separazione adottato ai sensi dell'art. 18 c.p.p. (come tale esulante dai poteri dell'organo chiamato a decidere sull'astensione), ma costituisce un semplice suggerimento del rimedio utile, per un verso, a realizzare gli effetti dell'astensione nei limiti autorizzati e, per altro verso, a consentire la prosecuzione del processo in ordine alle altre posizioni, non investite dal sospetto di parzialità della decisione. L'impugnabilità è, poi, parimenti esclusa, secondo i principi generali, anche per il provvedimento di separazione che venga in seguito effettivamente adottato dal giudice procedente.

Cassazione penale sez. VI  30 settembre 1998 n. 2823  



 
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