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Codice proc. penale agg.  al  30 Apr 2015
 
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Art. 189 cod. proc. penale: Prove non disciplinate dalla legge

1. Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice può assumerla se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona. Il giudice provvede all’ammissione, sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova.


Giurisprudenza annotata

Prove non disciplinate dalla legge

In tema di prova atipica, sono legittime e pienamente utilizzabili senza alcuna autorizzazione dell'autorità giudiziaria le videoriprese, eseguite da privati, mediante telecamera esterna installata sulla loro proprietà, che consentono di captare ciò che accade nell'ingresso, nel cortile e sui balconi del domicilio di terzi, i quali, rispetto alle azioni che ivi si compiono, non possono vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza, trattandosi di luoghi, che, pur essendo di privata dimora, sono liberamente visibili dall'esterno, senza ricorrere a particolari accorgimenti. (Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 04/12/2013 )

Cassazione penale sez. II  24 ottobre 2014 n. 46786  

 

I contenuti non comunicativi di intercettazioni legittimamente autorizzate sono utilizzabili quale mezzo di prova atipico ex art. 189 c.p.p., non trovando applicazione in tal caso la disciplina in materia di intercettazioni di cui agli artt. 266 ss. c.p.p. (In applicazione di tale principio, la Corte, relativamente ad intercettazioni legittimamente autorizzate ed eseguite all'interno di un'autovettura, ha ritenuto utilizzabile, nell'ambito di altro procedimento, la registrazione del rumore del motore fuori giri, sullo sfondo dei dialoghi captati, ritenuti, invece, inutilizzabili, per il divieto di cui all'art. 270, comma 1, c.p.p.).

Cassazione penale sez. un.  26 giugno 2014 n. 32697  

 

Qualora le videoriprese di atti non comunicativi siano effettuate in luoghi riconducibili al domicilio, e quindi sottoposti alla tutela di cui agli articoli 14 Cost. e 8 CEDU, la tutela in tal senso di chi è ivi domiciliato ne impedisce l'utilizzazione e, prima ancora, anche l'acquisizione, escludendo l'applicabilità dell'articolo 189 c.p.p. in quanto sono qualificabili prove illecite. Si tratta, però, della tutela di un diritto disponibile, per cui, qualora le riprese siano effettuate con il consenso del titolare al diritto di tutela del domicilio, si esce da ogni profilo di illiceità, cosicché la prova, come atipica, risulta utilizzabile senza necessità di autorizzazione dell'autorità giudiziaria.

Cassazione penale sez. III  21 maggio 2014 n. 25177  

 

Non vertendosi in ipotesi di videoriprese di comportamenti comunicativi all'interno di un domicilio privato, è senz'altro consentito alla polizia giudiziaria, senza necessità di provvedimento dell'autorità giudiziaria, di procedere all'installazione di telecamere dirette a riprendere l'area di un ufficio ove è posto l'orologio marcatempo onde apprezzare indebiti utilizzi delle tessere magnetiche di ingresso e l'effettivo accesso nell'ufficio dei dipendenti risultanti falsamente registrati come presenti. Infatti, l'ufficio tutelato quale domicilio è solo la sede di lavoro propria del singolo soggetto in cui questi abbia l'autonomo diritto di permanere e precludere l'ingresso a terzi, conseguendone che non può attribuirsi la caratteristica del domicilio all'atrio dell'ufficio, alle parti comuni e alle stanze collettive (uffici open space). Se non, in quest'ultimo caso, limitatamente alle singole aree di lavoro che siano state ricavate con parziali separazioni finalizzate a garantire un livello minimo di riservatezza. (Da queste premesse, la Corte, nel ritenere legittime le registrazioni, che l'altro avevano consentito di apprezzare il modus agendi di un dipendente che, utilizzando il badge di altri, ne faceva risultare falsamente la presenza in ufficio, ha ritenuto che tali registrazioni dovessero ritenersi - non documenti ex articolo 234 del Cpp in quanto i documenti presuppongono la formazione al di fuori del procedimento, bensì - prove atipiche ex articolo 189 del Cpp, utilizzabili nell'ambito del procedimento).

Cassazione penale sez. VI  04 giugno 2013 n. 30177  

 

Le videoregistrazioni in luoghi pubblici, ovvero aperti o esposti al pubblico, effettuate dalla polizia giudiziaria, devono essere annoverate tra le cosiddette "prove atipiche" e sono quindi disciplinate dall'art. 189 c.p.p., conseguendone l'inapplicabilità degli art. 266 ss. c.p.p., che si applicano alle sole ipotesi di intercettazioni delle conversazioni telefoniche o ambientali e delle videoregistrazioni da effettuarsi mediante intrusione nella privata dimora o nel domicilio (cfr. sez. un., 28 marzo 2006, Prisco).

Cassazione penale sez. II  24 aprile 2013 n. 34979  

 

Il saggio fonico, pur non costituendo prova "diretta" in quanto non è attività tipica di documentazione fornita di una propria autonomia conoscitiva, non rientra tra le prove illegittimamente acquisite di cui è vietata l'utilizzazione ai sensi dell'art.191 c.p.p., ma tra quelle "atipiche" non disciplinate dalla legge (art.189 c.p.p.), ed è da considerarsi legittima perché volta ad assicurare l'accertamento idoneo dei fatti, senza pregiudizio per la libertà morale dei dichiaranti (In motivazione la Corte ha precisato che il saggio fonico non è equiparabile ad una intercettazione tra presenti in quanto è del tutto indifferente il contenuto delle frasi pronunciate, non valutabile né a favore né contro chi le pronuncia, ma utilizzabile come mero parametro di riferimento ai fini dell'espletamento di una perizia e, quindi, acquisibile senza formalità). Rigetta, Trib. lib. Napoli, 02/10/2012

Cassazione penale sez. II  12 aprile 2013 n. 18286

 

L'attività istruttoria nel procedimento amministrativo è una attività a forma libera, che non incontra limiti legali di prova, quali quelle che caratterizzano nello svolgimento dell'istruttoria il processo civile o il processo amministrativo, ed anche il processo penale quando si esce dai confini dell'art. 189 c.p.p.).

T.A.R. Brescia (Lombardia) sez. I  20 giugno 2012 n. 1131  

 

In tema di videoregistrazioni occorre distinguere fra quelle che implicano l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni, disciplinate dagli artt. 266 ss. c.p.p., e quelle relative a comportamenti "non comunicativi", sprovviste di apposita disciplina e non equiparabili alle prime, in quanto queste ultime non pongono un problema di limitazione della libertà e segretezza delle comunicazioni. Ne consegue, pertanto, che le riprese video di comportamenti "non comunicativi" - anche se eseguite dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa - vanno incluse nella categoria delle prove atipiche e sono soggette alla disciplina dettata dall'art. 189 c.p.p. ed incontrano l'unico limite di non pregiudicare la libertà morale della persona. In particolare, tali videoregistrazioni non possono essere eseguite all'interno del "domicilio", in quanto l'invasione della sfera della libertà domiciliare è lesiva dell'art. 14 Cost.; ove invece effettuate altrove, esse sono lecite e, costituendo prova irripetibile, sono utilizzabili e possono essere validamente acquisite anche al fascicolo del dibattimento. Quanto alla nozione di domicilio, non vi rientra il locale di un ufficio pubblico, ove pure questo costituisca il luogo di lavoro dell'indagato, atteso che esso manca di quelle caratteristiche di esclusività e stabilità del godimento da parte della persona videoripresa.

Cassazione penale sez. II  26 maggio 2011 n. 31630  



 
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