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Codice proc. penale agg.  al  30 Apr 2015
 
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Art. 190 cod. proc. penale: Diritto alla prova

1. Le prove sono ammesse a richiesta di parte. Il giudice provvede senza ritardo con ordinanza escludendo le prove vietate dalla legge e quelle che manifestamente sono superflue o irrilevanti.

2. La legge stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse di ufficio.

3. I provvedimenti sull’ammissione della prova possono essere revocati sentite le parti in contraddittorio.


Giurisprudenza annotata

Diritto alla prove

Nel caso di assunzione di ufficio di nuovi mezzi di prova è riconosciuto alle parti il diritto alla prova contraria, che può essere denegato dal giudice, con adeguata motivazione, solo quando le prove richieste sono vietate dalla legge o sono manifestamente superflue o irrilevanti; con la conseguenza che il giudice di appello, dinanzi al quale sia dedotta la violazione dell'art. 495, comma secondo, cod. proc. pen., deve decidere sull'ammissibilità della prova secondo i parametri rigorosi previsti dall'art. 190 stesso codice (per il quale le prove sono ammesse a richiesta di parte), mentre non può avvalersi dei poteri meramente discrezionali riconosciutigli dal successivo art. 603 in ordine alla valutazione di ammissibilità delle prove non sopravvenute al giudizio di primo grado. (Annulla con rinvio, App. Bologna, 12/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  06 novembre 2014 n. 48645  

 

Ai fini dell'ammissione al giudizio abbreviato condizionato, la necessità" dell'integrazione probatoria non deve essere valutata facendo riferimento ai criteri indicati nell'art. 190 c.p.p., ovvero alla complessità o alla lunghezza dei tempi dell'accertamento probatorio, né si identifica con l'assoluta impossibilità di decidere o con l'incertezza della prova, ma presuppone, da un lato, l'incompletezza di un'informazione probatoria in atti, e, dall'altro, una prognosi di oggettiva e sicura utilità, o idoneità, del probabile risultato dell'attività istruttoria richiesta ad assicurare il completo accertamento dei fatti del giudizio. (Rigetta, App. L'Aquila, 14/11/2012 )

Cassazione penale sez. V  14 novembre 2013 n. 600  

 

Il mutamento della persona fisica del giudicante nel corso del dibattimento comporta la riapertura dello stesso, per cui il nuovo giudice, al quale sia richiesto di assumere nuovamente una prova già assunta dinanzi al diverso giudice (ad es. una testimonianza), deve utilizzare i generali criteri di ammissibilità previsti dall'art. 190 c.p.p. e deve valutare se tale nuova assunzione della prova sia o meno manifestamente superflua alla luce del materiale del quale già dispone nel fascicolo del dibattimento (compreso il materiale istruttorio formato dinanzi al diverso giudice).

Tribunale Camerino  12 marzo 2013

 

In tema di mutamento della persona fisica del giudice nel corso del dibattimento, fermo restando che il nuovo giudice deve procedere alla formale riapertura del dibattimento, se poi la parte richiede di assumere nuovamente una prova già assunta dinanzi al diverso giudice (ad es. una testimonianza) il nuovo giudice deve utilizzare anche in ordine a tale richiesta i generali criteri di ammissibilità previsti dall'art. 190 del c.p.p., con conseguente possibile rigetto della richiesta per manifesta superfluità della nuova escussione; e siffatto giudizio di manifesta superfluità può derivare anche dalla valutazione dell'istruttoria già svolta dal giudice precedente, come tale legittimamente inserita nel fascicolo del dibattimento.

Tribunale Camerino  12 marzo 2013

 

La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale nel giudizio di appello implica, a norma dell'art. 495, comma primo, cod. proc. pen., che, a fronte dell'ammissione di prove a carico, l'imputato ha diritto all'ammissione delle prove a discarico sui fatti costituenti oggetto delle prime, nel rispetto dei parametri previsti dagli artt. 190 e 190 bis cod. proc. pen., con esclusione, quindi, delle sole prove vietate dalla legge o manifestamente superflue o irrilevanti. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata che aveva respinto la richiesta di ammissione di prove a discarico ritenendo le stesse 'non necessariè). Annulla in parte con rinvio, App. Caltanissetta, 05/07/2011

Cassazione penale sez. VI  21 gennaio 2013 n. 8700  

 

Ai sensi dell'art. 495 comma 4 c.p.p. non vi è violazione del diritto di difesa ex art. 190 c.p.p. qualora il tribunale ritenga di non ammettere l'audizione del consulente tecnico del p.m. precedentemente revocata, anche qualora successivamente al suo provvedimento le dichiarazioni del perito in udienza appaiano divergenti rispetto alle conclusioni del consulente dell'accusa. (Fattispecie nella quale il Giudice, nonostante la diversità delle opinioni espresse dai consulenti tecnici e dal perito, ha ritenuto chiusa l'istruttoria dibattimentale reputandola allo stato esauriente).

Tribunale Milano sez. V  12 gennaio 2012



 
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