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Codice proc. penale agg.  al  30 Apr 2015
 
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Art. 193 cod. proc. penale: Limiti di prova stabiliti dalle leggi civili

1. Nel processo penale non si osservano i limiti di prova stabiliti dalle leggi civili, eccettuati quelli che riguardano lo stato di famiglia e di cittadinanza.


Giurisprudenza annotata

Limiti di prova stabiliti dalle leggi civili

Non sono utilizzabili, ai fini della confisca di prevenzione, le dichiarazioni provenienti dai prossimi congiunti del proposto, in particolare se con lui conviventi, posto che si tratta di soggetti sottoposti essi stessi ad indagini patrimoniali e rispetto ai quali sussiste la presunzione che il proposto possa, direttamente o indirettamente, disporre dei loro beni. Rigetta, App. Milano, 22 aprile 2009

Cassazione penale sez. I  05 novembre 2009 n. 48127  

 

Il disconoscimento "ex" art. 2712 cod. civ. dei messaggi telematici non muniti di firma digitale non assume rilievo nel procedimento penale, nell'ambito del quale non si osservano i limiti di prova stabiliti dalle leggi civili, e gli accertamenti relativi alla provenienza del documento informatico costituiscono questioni di fatto rimesse alla valutazione del giudice del merito. Rigetta, App. Palermo, 16/07/2009

Cassazione penale sez. II  17 dicembre 2010 n. 16599  

 

Il disposto congiunto delle norme di cui agli art. 193 comma 3, 351 357 c.p.p. esige che il divieto di deporre in capo agli agenti e ufficiali di polizia giudiziaria debba ritenersi vigente solo quando la deposizione assunta da persona che può riferire circostanze utili ai fini delle indagini sia stata regolarmente verbalizzata. Diversamente, se la persona informata viene sentita informalmente e cioè al solo fine di avere i necessari riferimenti per l'immediata prosecuzione delle indagini, il divieto viene a cadere e il testimone di polizia giudiziaria può liberamente riferire a dibattimento delle circostanze così apprese.

Corte appello Milano  12 maggio 2004

 

Nel nuovo codice di rito non è più contemplato l'istituto dell'incidente di falso, che disciplinava l'impugnazione di un atto o documento del processo denunziato per falsità, di tal che, nel caso in cui sia denunziata la falsità del verbale di dibattimento, il giudicante può procedere liberamente alla valutazione della denunzia medesima (artt. 193 e 241 c.p.p.), salvo l'obbligo di trasmettere gli atti al p.m. qualora, all'esito del giudizio, abbia disatteso il contenuto del documento ravvisandone la falsità sulla base della valutazione delle risultanze processuali. (Nell'affermare il principio di cui in massima la Cassazione ha altresì evidenziato come la verifica sulla fedeltà e completezza del verbale di udienza possa esser provata utilizzando il disposto dell'art. 482 c.p.p., che al riguardo fornisce poteri ordinatori al presidente del collegio giudicante o al pretore, cui la norma è estensibile ex art. 549 c.p.p.).

Cassazione penale sez. V  10 gennaio 1994

 

Il limite posto dall'art. 193 c.p.p. 1988 al diritto dell'imputato alla prova ematologica o genetica, in quanto tutela un interesse costituzionalmente protetto, è legittimo in conformità dell'art. 30, comma 4, cost. Tale limite non può essere rimosso neppure da un accertamento penale incidentale e non esclude la valutazione delle altre prove a carico.

Corte appello Firenze  15 giugno 1990



 
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