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Codice proc. penale agg.  al  30 Apr 2015
 
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Art. 198 cod. proc. penale: Obblighi del testimone

1. Il testimone ha l’obbligo di presentarsi al giudice e di attenersi alle prescrizioni date dal medesimo per le esigenze processuali e di rispondere secondo verità alle domande che gli sono rivolte.

2. Il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe emergere una sua responsabilità penale.


Giurisprudenza annotata

Obblighi del testimone

In materia di prova testimoniale, ove la testimonianza abbia ad oggetto fatti che espongano il dichiarante a responsabilità penale non si pone una questione di incapacità a deporre - configurabile solo quando il teste risulti portatore di un interesse personale a proporre l'azione o ad intervenire nel giudizio - né di esonero dall'obbligo di deporre, ma solo, in ipotesi, di attendibilità del teste. Rigetta, App. Roma, 26/03/2012

Cassazione civile sez. lav.  31 ottobre 2013 n. 24580  

 

Integra il reato di favoreggiamento personale la condotta omissiva di colui che si rifiuti di rendere dichiarazioni e di fornire indicazioni alla polizia giudiziaria, in violazione dell'obbligo di rispondere secondo verità desumibile dagli art. 351, 362 comma 1, e 198 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  11 luglio 2013 n. 30349  

 

Non commette il reato di diffamazione il testimone che, adempiendo il dovere di testimoniare, renda dichiarazioni offensive dell'onore altrui. Rigetta, Gip Trib. Chieti, 05/05/2010

Cassazione penale sez. VI  14 gennaio 2011 n. 12431  

 

Le dichiarazioni dell'imputato di reato collegato, pur se assunte irritualmente con forma della testimonianza e con la pronuncia della formula di cui all'art. 497, comma secondo, cod. proc. pen., possono essere utilizzate dal giudice a fini probatori, sempre che non sia stata violata alcuna garanzia sostanziale, e segnatamente quella sancita dall'art. 198, comma secondo, cod. proc. pen.. Rigetta, App. Roma, 9 Luglio 2007

Cassazione penale sez. V  03 luglio 2008 n. 41169  

 

Nell'art. 198 comma 2 c.p.p. si afferma il diritto del testimone a non deporre sui fatti dai quali potrebbe emergere una sua responsabilità penale, pertanto non possono rispondere del reato di falsa testimonianza coloro che non avrebbero dovuto essere assunti come testimoni o non avrebbero potuto essere obbligati a deporre o rispondere o avrebbero dovuto essere avvertiti della facoltà di astenersi dal rendere testimonianza.

Ufficio Indagini preliminari S.Maria Capua V.  10 ottobre 2002

 

L'imputato di reato collegato ai sensi dell'art. 371, comma 2, lett. b), c.p.p., nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di proscioglimento divenuta irrevocabile, non si trova più in una posizione di incompatibilità a testimoniare, ma acquista la qualità di testimone disciplinata dall'art. 196 c.p.p. ed i connessi obblighi previsti dall'art. 198 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  03 aprile 2001

 

Le dichiarazioni rese dal coimputato che, nel rispetto delle condizioni stabilite dall'art. 210 c.p.p., sia stato invitato a rispondere secondo verità, in virtù dell'art. 198 dello stesso codice, sono utilizzabili. Ciò in quanto l'esortazione a dire il vero, pur se non prevista con riferimento alla qualità del soggetto, non è vietata da alcuna norma processuale.

Cassazione penale sez. III  16 giugno 1998 n. 8796  

 

Le dichiarazioni dell'imputato di reato collegato, pur se assunte irritualmente con la forma della testimonianza e la pronuncia della formula di cui all'art. 497 comma 2 c.p.p., possono essere utilizzate dal giudice a fini probatori, sempre che non sia stata violata alcuna garanzia sostanziale, e segnatamente quella sancita dall'art. 198 comma 2 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  13 ottobre 1995 n. 11674

 

Le dichiarazioni dell'imputato di reato collegato, pur se assunte irritualmente nella forma della testimonianza e con la pronuncia della formula di cui all'art. 497 comma 2 c.p.p., possono essere utilizzate dal giudice a fini probatori, sempre che non sia stata violata alcuna garanzia sostanziale, e segnatamente quella sancita dall'art. 198 comma 2 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  13 ottobre 1995 n. 11674  

 

La disposizioni sull'esame di persone imputate in un procedimento connesso o imputate di un reato collegato (art. 210 c.p.p.) si applicano anche quando la persona da esaminare è sottoposta alle indagini e non ancora imputata. L'art. 61 c.p.p., infatti, estende i diritti e le garanzie dell'imputato alla persona sottoposta alle indagini e non v'è dubbio che le norme sull'esame dell'imputato in un procedimento connesso o di un reato collegato - così come quelle che ne stabiliscono l'incompatibilità con l'ufficio di testimone (art. 197, comma 1, lett. a) e b) c.p.p.) - sono dettate in vista di una tutela rispetto alle possibilità di autoincriminazione (art. 63, 198, comma 2 c.p.p.), che per l'indagato vale non meno che per l'imputato.

Cassazione penale sez. V  15 febbraio 1994

 

La persona che rende dichiarazioni al giudice o al p.m. ha l'obbligo di rispondere secondo verità alle domande che gli sono rivolte, ai sensi degli artt. 198 comma 1 e 362 c.p.p. e di quest'obbligo dev'essere avvertita sia inizialmente, sia quando sia sospettata di falsità o reticenza, senza che in seguito a questo sospetto e al conseguente avvertimento mutino le forme dell'assunzione e diventi necessario procedere considerando la persona come sottoposta alle indagini. A tale conclusione induce il dettato dell'art. 207 c.p.p. che al comma 1 prevede un nuovo avvertimento sulle "responsabilità previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti" (art. 497 comma 2 c.p.p.) ed al comma 2 la possibilità, per il giudice, al termine dell'assunzione, di informare il p.m., ove ravvisi indizi del reato ex art. 372 c.p. (Fattispecie in tema di misura cautelare personale: la suprema Corte ha ritenuto che legittimamente il giudice del riesame avesse considerato tra gli indizi a carico le dichiarazioni di persona esaminata ai sensi dell'art. 362 c.p.p., il cui esame era proseguito dopo l'ammonimento a riferire il vero).

Cassazione penale sez. V  20 gennaio 1993



 
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