Codice proc. penale Agg. il 31 gennaio 2015

Codice proc. penale Art. 2 cod. proc. penale: Cognizione del giudice

Codice proc. penale Agg. il 31 gennaio 2015



1. Il giudice penale risolve ogni questione da cui dipende la decisione, salvo che sia diversamente stabilito.

2. La decisione del giudice penale che risolve incidentalmente una questione civile, amministrativa o penale non ha efficacia vincolante in nessun altro processo.

Giurisprudenza annotata

Cognizione del giudice

Al giudice penale è preclusa la valutazione della legittimità dei provvedimenti amministrativi che costituiscono il presupposto dell'illecito penale qualora sul tema sia intervenuta una sentenza irrevocabile del giudice amministrativo, ma tale preclusione non si estende ai profili di illegittimità, fatti valere in sede penale, che non siano stati dedotti ed effettivamente decisi in quella amministrativa. (Fattispecie in cui la Corte ha giudicato immune da censure il provvedimento impugnato che aveva confermato il sequestro preventivo di uno stabilimento balneare per il reato previsto dagli art. 54 e 1161 c.nav. previa disapplicazione della concessione demaniale ritenuta illegittima perché priva di durata determinabile, a fronte di una pronuncia del Tar che si era limitata a verificare, ed escludere, che detta concessione dovesse essere dichiarata "scaduta"). (Rigetta, Trib. lib. Napoli, 23/01/2014 )

Cassazione penale sez. III  18 luglio 2014 n. 44077  

 

Ai sensi dell'art. 238-bis c.p.p. è lecita l'acquisizione in dibattimento, ai fini probatori, di sentenze irrevocabili, da riscontrare ai sensi degli artt. 192, comma 3, e 197 c.p.p.. Dal punto di vista strettamente processuale, l'art. 479 c.p.p. consente la sospensione del processo penale solo per pregiudiziali civili ed amministrative, non penali. Residua l'art. 2 c.p.p. che consente al giudice penale ogni statuizione incidentale, la quale esaurisce valore nello specifico processo. Inoltre, rilevano le previsioni sulla revisione del processo ex art. 630 c.p.p., in caso di contrasto fra giudicati penali.

Cassazione penale sez. II  19 novembre 2013 n. 7795  

 

Ai sensi dell'art. 2 cod. pen., l'intervenuta abolizione del reato di immigrazione clandestina per effetto della Direttiva U.E. n. 115 del 2008 ha effetto retroattivo, facendo cessare l'esecuzione della sentenza penale di condanna comminata al cittadino extracomunitario clandestino e i suoi effetti, a meno che il rapporto de quo non sia ormai definito, divenendo insensibile ai successivi mutamenti della normativa di riferimento. (Annulla Tar Lombardia, Brescia, sez. I, n. 90 del 2011).

Consiglio di Stato sez. III  17 gennaio 2013 n. 271  

 

In tema di reati fallimentari i pagamenti indicati in fatture rivelatesi relative ad operazioni inesistenti sono da considerare come distrazioni di somme dal patrimonio delle rispettive società e dato il principio dell’autonomia dell’azione penale sancito dall’art. 2 c.p.p. la sentenza civile relativa al risarcimento del danno da contratto, ancorché irrevocabile, non fa stato nel processo penale quanto alla valutazione del fatto operata nel processo civile, soprattutto se quest’ultimo era nei confronti di parti rimaste estranee all’azione penale .

Tribunale Milano  13 marzo 2012 n. 14913  

 

L'accertamento è valido pur se fondato sul ritrovamento di agende e floppy disk, all'esterno dell'azienda (nella fattispecie si trattava di un automezzo dismesso), anche in assenza dell'autorizzazione dell'autorità giudiziaria. A nulla rileva, inoltre, l'assenza di contraddittorio con il contribuente al momento dell'elaborazione dei dati salvati sui supporti informatici ritrovati. (Secondo la S.C., "non qualsiasi irritualità nell'acquisizione di elementi rilevanti ai fini dell'accertamento fiscale comporta, di per sé, la inutilizzabilità degli stessi, in mancanza di una specifica previsione in tal senso, ed esclusi, ovviamente, i casi in cui viene in discussione la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale (quali l'inviolabilità della libertà personale, del domicilio, ecc; non è, invece, invocabile, nella fase amministrativa di accertamento, la tutela del diritto di difesa ex art. 24 cost.) (Cass. n. 8344 del 2001, 1543 del 2003, 19689 del 2004, 14058 del 2006, 8990 del 2007); … gli elementi raccolti a carico del contribuente dai militari della Guardia di finanza senza il rispetto delle formalità di garanzia difensiva prescritte per il procedimento penale, non sono inutilizzabili nel procedimento di accertamento fiscale, stante l'autonomia dei due procedimenti, secondo un principio - oltre che sancito dalle norme sui reati tributari (art. 12 d.l. 10 luglio 1982 n. 429, successivamente confermato dall'art. 20 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74) - desumibile dalle disposizioni generali dettate dagli art. 2 e 654 c.p.p. ed espressamente previsto dall'art. 220 disp. att. c.p.p., che impone l'obbligo del rispetto delle disposizioni del c.p.p., quando nel corso di attività ispettive emergano indizi di reato, ma soltanto ai fini della "applicazione della legge penale" (Cass. n. 22984 del 2010)").

Cassazione civile sez. trib.  25 novembre 2011 n. 24923  

 

In materia tributaria, gli elementi raccolti a carico del contribuente dai militari della Guardia di Finanza senza il rispetto delle formalità di garanzia difensiva prescritte per il procedimento penale, non sono inutilizzabili nel procedimento di accertamento fiscale, stante l'autonomia del procedimento penale rispetto a quello di accertamento tributario, secondo un principio oltre che sancito dalle norme sui reati tributari (art. 12 d.l. 10 luglio 1982 n. 429 successivamente confermato dall'art. 20 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74), desumibile anche dalle disposizioni generali dettate dagli art. 2 e 654 c.p.p., ed espressamente previsto dall'art. 220 disp. att. c.p.p., che impone l'obbligo del rispetto delle disposizioni del codice di procedura penale, quando nel corso di attività ispettive emergano indizi di reato, ma soltanto ai fini della «applicazione della legge penale». (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto legittimo in avviso di accertamento fondato su elementi acquisiti in violazione degli art. 63, 64, 65 e 369 c.p.p.).

Cassazione civile sez. trib.  12 novembre 2010 n. 22984  

 

In tema di sequestro preventivo ai fini della confisca obbligatoria del veicolo guidato dal trasgressore nelle ipotesi più gravi di guida in stato di ebbrezza (art. 186, comma 2, lett. c), c. strad.: tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro) e nell'ipotesi di guida in stato di alterazione psicofisica derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti (art. 187 c. strad.), compete pur sempre al giudice penale, ai sensi dell'art. 2 c.p.p., affrontare e risolvere, incidentalmente e senza alcuna efficacia vincolante in nessun altro processo, la questione della dedotta proprietà del veicolo in capo a persona estranea al reato, che escluderebbe l'applicabilità della misura ablativa (per l'effetto, da queste premesse, la Corte ha ritenuto che correttamente il giudice del riesame aveva respinto la richiesta di dissequestro del veicolo presentata deducendo che questo era stato, nelle more del procedimento, venduto a terzi: e ciò avendo il tribunale del riesame argomentato in modo convincente che trattavasi di vendita strumentale alla sottrazione del bene alla misura cautelare, tenuto conto che questa era avvenuta, in epoca successiva alla commissione del reato di guida sotto l'influenza dell'alcool, appena il giorno prima dell'esecuzione del sequestro preventivo, e in favore di un soggetto (un concessionario di autovetture), il quale, a supporto e dimostrazione dell'acquisto, non aveva prodotto alcuna documentazione, neppure fiscale).

Cassazione penale sez. IV  22 dicembre 2009 n. 10458  



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