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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 20 cod. proc. penale: Difetto di giurisdizione

1. Il difetto di giurisdizione è rilevato, anche di ufficio, in ogni stato e grado del procedimento.

2. Se il difetto di giurisdizione è rilevato nel corso delle indagini preliminari, si applicano le disposizioni previste dall’articolo 22 commi 1 e 2. Dopo la chiusura delle indagini preliminari e in ogni stato e grado del processo il giudice pronuncia sentenza e ordina, se del caso, la trasmissione degli atti all’autorità competente.


Giurisprudenza annotata

Difetto di giurisdizione

La verifica della giurisdizione, che precede logicamente ogni altro tipo di indagine rimesso alla cognizione del giudice, ha carattere dinamico, dovendo il difetto di giurisdizione essere rilevato, anche di ufficio, in ogni stato e grado del procedimento, secondo la disciplina dettata dall'art. 20 c.p.p. Pertanto il giudice, sin dall'inizio del procedimento, ha il potere-dovere di controllare se i fatti che formano il contenuto dell'imputazione rientrino nell'ambito della propria giurisdizione. Un simile controllo deve, poi, svilupparsi per tutto il successivo corso del processo alla stregua delle risultanze probatorie via via acquisite, nel senso che il giudice deve costantemente verificare, anche ex officio, i presupposti fattuali e normativi dai quali dipende la titolarità della giurisdizione e deve dichiararne il difetto non appena gli elementi di prova raccolti modifichino la struttura e l'impianto originari dell'imputazione facendola esorbitare dalla sfera cognitiva assegnatagli dall'ordinamento.

Cassazione penale sez. I  08 novembre 2007 n. 4060  

 

La regola della rilevabilità, anche d'ufficio, del difetto di giurisdizione in ogni stato e grado del procedimento, dettata dall'art. 20 c.p.p., non trova applicazione quando l'individuazione della giurisdizione dipenda da un accertamento di fatto, in ordine al quale si sia irreversibilmente formato il giudicato. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso che, essendo stata pronunciata condanna da parte del giudice militare per il reato di insubordinazione con violenza mediante tentato omicidio, potesse rimettersi in discussione la giurisdizione del detto giudice mediante la prospettazione, per la prima volta in sede di legittimità, della tesi secondo cui il fatto sarebbe dipeso da cause estranee al servizio e alla disciplina militare).

Cassazione penale sez. I  06 novembre 2000 n. 665  

 

In tema di conflitto positivo di giurisdizione, la situazione di contemporanea cognizione del medesimo fatto attribuito alla stessa persona da parte del giudice ordinario e del giudice speciale non si realizza mediante la mera fissazione dell'udienza preliminare da parte del primo, che dopo l'effettivo a approfondito esame della fattispecie, resta libero di adottare le proprie determinazioni in merito alla questione, dichiarando il proprio difetto di giurisdizione e revocando la fissazione dell'udienza preliminare (nella specie, il Gip del Tribunale di Roma, che aveva precedentemente negato per l'eccidio delle Fosse Ardeatine la misura coercitiva a carico del Erich Priebke, nei confronti del quale era già in corso l'udienza preliminare davanti al Gip del Tribunale di Roma, si era limitato a fissare, sulla richiesta del p.m. di rinvio a giudizio, l'udienza preliminare; il Gip militare, ritenendo implicita in tale provvedimento la valutazione positiva della giurisdizione da parte del Gip ordinario e attuale il conflitto di giurisdizione, trasmetteva gli atti alla Corte di cassazione per la risoluzione dello stesso; nelle more il Gip ordinario dichiarava il proprio difetto di giurisdizione e revocava il decreto di fissazione dell'udienza preliminare; la Corte di cassazione, piuttosto che dichiarare cessato il conflitto denunziato dal Gip militare, lo ha ritenuto insussistente per difetto del requisito della "attualità").

Cassazione penale sez. I  24 aprile 1996 n. 2639  



 
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