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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 208 cod. proc. penale: Richiesta dell’esame

1. Nel dibattimento, l’imputato, la parte civile che non debba essere esaminata come testimone, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria sono esaminati se ne fanno richiesta o vi consentono.


Giurisprudenza annotata

Richiesta dell'esame

Non comporta inutilizzabilità della prova la circostanza che la parte civile sia stata esaminata dopo la sua assunzione anche in qualità di testimone. (La S.C. ha specificato che l'art. 208 c.p.p. non impone un divieto al doppio esame ma si limita ad evidenziarne le superfluità consentendo al giudice di disattenderne la richiesta).

Cassazione penale sez. V  09 novembre 2012 n. 10951  

 

Il mancato esame dell'imputato, anche se in precedenza ammesso dal giudice del dibattimento, non comportando alcuna limitazione alla facoltà di intervento, di assistenza e di rappresentanza dell'imputato medesimo, non integra alcuna violazione del diritto di difesa, tanto più alla luce della facoltà di rendere in ogni momento spontanee dichiarazioni. Annulla in parte con rinvio, App. Venezia, 14/12/2010

Cassazione penale sez. I  18 aprile 2012 n. 35627  

 

La mancata ed ingiustificata comparizione dell'imputato all'udienza fissata per lo svolgimento del proprio esame rappresenta circostanza sufficiente per disporne la revoca e ciò pur in assenza dei presupposti legittimanti l'adozione dei provvedimenti di cui all'art. 495 c.p.p., commi 4 e 4 bis, il quale disciplina il regime della rinuncia e della revoca delle prove nel senso che, una volta che sono state ammesse, la rinuncia alle medesime può avvenire soltanto con il consenso dell'altra parte, mentre il giudice può revocarle solo qualora siano superflue, e ciò in quanto l'esame dell'imputato costituisce, al contrario, una prova peculiare poiché, a norma dell'art. 208 c.p.p., può essere espletata soltanto con il suo consenso o meglio con la sua collaborazione, non essendo possibile dare corso all'esame se l'imputato non si presenta ovvero se, pur presente, non risponde alle domande.

Tribunale Teramo  15 luglio 2011 n. 528  

 

Anche in mancanza di una rinuncia del p.m. all'espletamento dell'esame dell'imputato, ritualmente ammesso e fissato, è legittima la revoca dell'ordinanza di ammissione, allorché l'imputato stesso non sia comparso all'udienza stabilita per l'incombente, adducendo un impedimento ritenuto non legittimo dal giudice. Dichiara inammissibile, App. Napoli, 29 maggio 2006

Cassazione penale sez. VI  25 febbraio 2009 n. 14914  

 

In tema di esame di persone imputate in un procedimento connesso, i soggetti indicati nell'art. 197 comma 1 lett. a) c.p.p., imputati in procedimento connesso ex art. 12 comma 1 lett. a) c.p.p., sono radicalmente incompatibili con l'ufficio di testimoni e, pertanto, a essi non va dato l'ulteriore, avvertimento previsto dall'art. 64 comma 3 lett. c) c.p.p. (in applicazione di tale principio, la Corte, pur prendendo atto dell'ordinanza della Corte costituzionale n. 191 del 2003, secondo cui gli avvisi prescritti dall'art. 64 c.p.p. devono essere dati anche all'imputato esaminato in dibattimento, ha ritenuto utilizzabili le dichiarazioni etero-accusatorie rese in dibattimento da un c.d. collaboratore di giustizia, coimputato nei medesimi delitti, in quanto gli avvertimenti sub lett. a) e b), di cui all'art. 64 c.p.p., sono sostanzialmente desumibili in base agli art. 208 e 209 comma 2 c.p.p. che disciplinano l'esame dell'imputato, e la funzione dell'avvertimento sub lett. c) è, di fatto, assicurata dalla formazione della prova in contraddittorio).

Cassazione penale sez. II  25 ottobre 2005 n. 41052  

 

Sono utilizzabili le dichiarazioni accusatorie nei confronti del coimputato - fatte in sede di esame dibattimentale dall'imputato del medesimo reato nell'ambito dello stesso procedimento - in assenza degli avvertimenti prescritti dall'art. 64 comma 3 c.p.p., in quanto tali avvertimenti riguardano l'interrogatorio della persona sottoposta ad indagini, garantendone il diritto al silenzio, e non si applicano all'esame dell'imputato nel dibattimento, disciplinato dagli art. 208, 401 comma 5 e 503 c.p.p., il quale ha una funzione del tutto diversa, essendo previsto per la fase dibattimentale in cui il contraddittorio tra le parti è pieno e il diritto di difesa può esplicarsi nella massima ampiezza; inoltre, detti avvertimenti, nella specie, sono superflui in quanto l'imputato non può assumere la veste di testimone per l'incompatibilità sancita dall'art. 197 comma 1 lett. a) c.p.p. in virtù della sussistenza della connessione di cui all'art. 12 comma 1 lett. a) c.p.p., e non essendosi verificate le condizioni di cui all'art. 197 bis comma 1 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  14 giugno 2005 n. 46852  

 

È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 e 24 cost., la q.l.c. dell'art. 497 comma 2 c.p.p., nella parte in cui non pone il divieto di esaminare come testimone la persona offesa dal reato costituita parte civile e consente così che la prova della colpevolezza dell'imputato si fondi esclusivamente su tale deposizione. Questioni analoghe, concernenti l'art. 197 comma 1 lett. c) c.p.p. - ove l'incompatibilità con l'ufficio di testimone è prevista solo per il responsabile civile e per la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria - e gli art. 197 e 208 c.p.p. - in quanto prevedono forme diverse per l'esame della persona offesa e dell'imputato -, nonché la disciplina del c.p.p. del 1930 - ove era espressamente previsto l'obbligo della persona offesa di testimoniare, anche se costituita parte civile -, sono infatti state dichiarate infondate e manifestamente infondate, ritenendosi la ragionevolezza di una scelta legislativa fondata sul presupposto che "la rinuncia al contributo probatorio della parte civile costituisse un sacrificio troppo grande nella ricerca della verità processuale", sottolineandosi comunque che, alla stregua di un consolidato orientamento giurisprudenziale, la deposizione della persona offesa costituita parte civile "deve essere valutata dal giudice con prudente apprezzamento e spirito critico, non potendosi essa equiparare puramente e semplicemente a quella del testimone, immune dal sospetto di interesse all'esito della causa", e non sussistono ragioni per una diversa pronuncia.

Corte Costituzionale  02 marzo 2004 n. 82  

 

L'esercizio di facoltà processuali dell'imputato, quali quella di non consentire all'esame (art. 208 e 503 c.p.p.) o quella di non rilasciare dichiarazioni contro se stesso, non può essere valutato come parametro ai sensi dell'art. 133 c.p. per negare le circostanze attenuanti generiche; infatti l'esercizio di un diritto processuale non può legittimamente considerarsi come comportamento processuale negativo. (Nella specie, tuttavia, la S.C. ha ritenuto che l'erronea motivazione non aveva avuto influenza decisiva sul dispositivo, poiché le attenuanti richieste erano state negate in primo luogo per l'esistenza di precedenti penali che giustificavano ampiamente il diniego del beneficio).

L'esercizio di facoltà processuali dell'imputato, quali quella di non consentire all'esame (art. 208 e 503 c.p.p.) o quella di non rilasciare dichiarazioni contro se stesso, non può essere valutato come parametro ai sensi dell'art. 133 c.p. per negare le circostanze attenuanti generiche; infatti l'esercizio di un diritto processuale non può legittimamente considerarsi come comportamento processuale negativo. (Nella specie, tuttavia, la S.C. ha ritenuto che l'erronea motivazione non aveva avuto influenza decisiva sul dispositivo, poiché le attenuanti richieste erano state negate in primo luogo per l'esistenza di precedenti penali che giustificavano ampiamente il diniego del beneficio).

Cassazione penale sez. III  26 ottobre 1995 n. 3654  



 
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