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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 211 cod. proc. penale: Presupposti del confronto

1. Il confronto è ammesso esclusivamente fra persone già esaminate o interrogate, quando vi è disaccordo fra esse su fatti e circostanze importanti.


Giurisprudenza annotata

Presupposti del confronto

Il confronto non costituisce adempimento di cui sia imposta obbligatoriamente l'effettuazione da parte di alcuna norma processuale, in quanto, a fronte di contrastanti versioni fornite dai dichiaranti, spetta al giudice apprezzare, secondo il proprio libero convincimento, il grado di attendibilità dell'una piuttosto che dell'altra dichiarazione. Rigetta in parte, App. Potenza, 13/01/2012

Cassazione penale sez. I  26 giugno 2013 n. 40290  

 

L'art. 195 c.p.p., nel prevedere che, in caso di testimonianza indiretta (o "de relato") debbono essere "chiamate a deporre", ove la parte interessata ne faccia richiesta o il giudice lo ritenga comunque opportuno, le persone indicate dal teste come fonte delle proprie asserite conoscenze, presuppone che dette persone o non facciano parte dei testi già citati o, qualora ne facciano parte, non siano già state sentite su ciò che forma oggetto della testimonianza indiretta. Diversamente, infatti, la norma non avrebbe ragion d'essere, perché se taluno è già stato citato come teste, egli è naturalmente destinato ad essere sentito e, qualora sia già stato sentito su ciò che è stato poi riferito dal teste "de relato", ciò significa che il giudice è già, a questo punto, in possesso degli elementi necessari a valutare il grado di attendibilità dell'uno o dell'altro, a meno che non ritenga di disporre un confronto fra i due; il che, però, significherebbe fare applicazione non più dell'art. 195, ma degli art. 211 e 212 c.p.p. i quali, a differenza dell'altro, non attengono alla disciplina della testimonianza ma costituiscono, nell'ambito del libro III, titolo II, del codice di rito, un autonomo e distinto capo, dedicato appunto ai confronti, di cui nessuna norma stabilisce la obbligatorietà. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata respinta la richiesta di nuova audizione di un teste di riferimento già sentito su quanto aveva poi formato oggetto della testimonianza "de relato" resa da altro teste).

Cassazione penale sez. I  16 maggio 2002 n. 23161  

 

La sospensione necessaria del processo civile ai sensi dell'art. 295 c.p.c. per pendenza di un processo penale, oltre che nelle ipotesi espressamente indicate nel comma 3 dell'art. 75 c.p.p., deve essere dichiarata quando ricorrono i presupposti richiesti dall'art. 211 c.p.p., ossia quando la cognizione dei fatti configurabili come reato nel processo penale ha influenza sulla decisione della controversia civile, quando l'azione penale è stata esercitata dal p.m. ai sensi dell'art. 50 c.p.p. e quando la sentenza penale ha efficacia di giudicato nel processo civile (nella specie, pendenza di processo civile di reintegra nel possesso di un terreno e sussistenza di processo penale per introduzione ed abbandono di gregge a fine di pascolo nel predetto terreno e per minacce, il pretore non ha disposto la sospensione del processo civile in quanto non risultava ancora esercitata l'azione da parte del p.m. ex art. 50 c.p.p.).

Pretura Sassari  09 maggio 1990



 
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