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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 213 cod. proc. penale: Ricognizione di persone. Atti preliminari

1. Quando occorre procedere a ricognizione personale, il giudice invita chi deve eseguirla a descrivere la persona indicando tutti i particolari che ricorda; gli chiede poi se sia stato in precedenza chiamato a eseguire il riconoscimento, se, prima e dopo il fatto per cui si procede, abbia visto, anche se riprodotta in fotografia o altrimenti, la persona da riconoscere, se la stessa gli sia stata indicata o descritta e se vi siano altre circostanze che possano influire sull’attendibilità del riconoscimento.

2. Nel verbale è fatta menzione degli adempimenti previsti dal comma 1 e delle dichiarazioni rese.

3. L’inosservanza delle disposizioni previste dai commi 1 e 2 è causa di nullità della ricognizione.


Giurisprudenza annotata

Ricognizione di persone

La violazione dell'art. 213, comma 1, c.p.p. in caso di ricognizione di persona - a differenza che nel caso di individuazione di persona ovvero di riconoscimento informale - determina una nullità relativa che se, ad esempio, è avvenuta in sede di udienza preliminare, in presenza del difensore, va eccepita prima del compimento dell'atto, ovvero se non è possibile immediatamente dopo, in quanto, in difetto di tempestiva eccezione, l'atto conserva la sua efficacia.

Cassazione penale sez. V  19 maggio 2014 n. 32941  

 

In tema di ricognizione formale di persona, la mancata osservanza di tal una delle formalità previste dall'art. 213, comma 1, c.p.p., dà luogo ad una nullità non assoluta e, pertanto, sanata qualora non venga eccepita nei termini stabiliti dall'art. 182, comma 2, c.p.p.

Cassazione penale sez. V  19 maggio 2014 n. 32941

 

In tema di ricognizione personale, l'inosservanza delle disposizioni previste per gli atti preliminari dall'art. 213, comma 1, c.p.p., dà luogo ad una nullità relativa che deve essere immediatamente eccepita, a pena di decadenza, dinanzi al giudice procedente. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso, evidenziando che l'inosservanza delle predette disposizioni era stata dedotta, per la prima volta, con l'atto di appello). (Rigetta, App. Bari, 27/02/2013 )

Cassazione penale sez. V  19 maggio 2014 n. 32941  

 

La identificazione effettuata in sede dibattimentale non obbedisce alle formalità previste per la ricognizione in senso proprio, di cui agli art. 213 ss. c.p.p., siccome riferibile esclusivamente al contenuto di identificazioni orali del testimone, per cui vige la disciplina degli art. 498 ss. c.p.p., sì che da esse come da ogni elemento indiziario o di prova il giudice può trarre il proprio libero convincimento. (Dichiara inammissibile, App. Milano, 19/09/2011 )

Cassazione penale sez. V  13 maggio 2014 n. 37497  

 

In tema di prova penale, il giudice di merito può trarre il convincimento da ogni elemento probatorio o indiziante e, quindi, anche da ricognizioni informali e da riconoscimenti fotografici, che vanno tenuti distinti dalla ricognizione personale prevista dall'art. 213 c.p.p. Egli, pertanto, nell'ambito dei poteri discrezionali di valutazione che l'ordinamento gli riconosce, può attribuire concreto valore indiziante o probatorio all'identificazione dell'autore del reato mediante riconoscimento fotografico, costituente accertamento di fatto utilizzabile in virtù dei principi della non tassatività dei mezzi di prova e del libero convincimento, i quali consentono il ricorso non solo alle cosiddette prove legali ma anche ad elementi di giudizio diversi, purché non acquisiti in violazione di specifici divieti.

Ufficio Indagini preliminari Napoli  31 dicembre 2013 n. 1080-

 

In tema di ricognizione personale, l'inosservanza delle formalità previste dagli art. 213 e 214 c.p.p., finalizzate ad assicurare la partecipazione di persone il più possibile somiglianti a quella sottoposta a ricognizione, per garantire la genuinità della prova, non costituisce causa di nullità od inutilizzabilità dell'atto. Rigetta, App. Palermo, 06/12/2012

Cassazione penale sez. II  04 luglio 2013 n. 40081  

 

Il riconoscimento in udienza dell'imputato presente, ad opera della persona offesa nel corso della deposizione testimoniale, non viola il divieto di domande suggestive, dato che la ostensione della persona da riconoscere e la correlata percezione sensoriale del testimone non consistono in un enunciato verbale anticipatorio del contenuto della risposta. Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Napoli, 11 ottobre 2007

Cassazione penale sez. I  11 novembre 2010 n. 42267  

 

Il riconoscimento fotografico è un mezzo di prova atipico diverso dalla ricognizione di persona (art. 213 c.p.p.) ed è valutato discrezionalmente dal giudice di talché la valenza probatoria può non essere scalfita in alcun modo dalla distanza del tempo dal fatto in cui avviene il riconoscimento.

Ufficio Indagini preliminari Napoli sez. X  26 febbraio 2010 n. 403  

 

Il riconoscimento dell'imputato, operato in videoconferenza, nel corso della deposizione da parte del testimone, trova il suo paradigma nella prova testimoniale proveniente da un soggetto che, nel corso della testimonianza, abbia accertato direttamente l'identità personale dell'imputato. Pertanto, esso deve essere tenuto distinto dalla ricognizione personale, disciplinata dall'art. 213 c.p.p., essendo inquadrabile, invece, tra le prove non disciplinate dalla legge di cui all'art. 189 c.p.p., e pienamente utilizzabile, ferma restando la facoltà del giudice di apprezzarne liberamente le risultanze. Rigetta, Ass.App. Reggio Calabria, 15 gennaio 2009

Cassazione penale sez. V  13 gennaio 2010 n. 18057  

 

Il riconoscimento di persona esprime sempre una valutazione del soggetto che è chiamato ad effettuarlo, il quale richiama alla memoria il complesso delle impressioni visive nel suo ricordo e lo pone a confronto con le sembianze della persona da riconoscere, esprimendo un giudizio di corrispondenza o meno tra questa e quella vista in precedenza; dunque, posto che rispetto alla figura generale della testimonianza comporta una ben maggiore aleatorietà per l’inevitabile presenza perturbatrice di fattori emotivi e per la sua non agevole verificabilità, in assenza di un costrutto logico narrativo, deve darsi particolare rilievo alla scrupolosa osservanza modalità del riconoscimento, previste dagli art. 213 e 214 c.p.p., per evitare che il soggetto chiamato alla ricognizione possa essere indotto ad errate identificazioni.

Corte assise Milano  25 giugno 2009



 
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