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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 214 cod. proc. penale: Svolgimento della ricognizione

1. Allontanato colui che deve eseguire la ricognizione, il giudice procura la presenza di almeno due persone il più possibile somiglianti, anche nell’abbigliamento, a quella sottoposta a ricognizione. Invita quindi quest’ultima a scegliere il suo posto rispetto alle altre, curando che si presenti, sin dove è possibile, nelle stesse condizioni nelle quali sarebbe stata vista dalla persona chiamata alla ricognizione. Nuovamente introdotta quest’ultima, il giudice le chiede se riconosca taluno dei presenti e, in caso affermativo, la invita a indicare chi abbia riconosciuto e a precisare se ne sia certa.

2. Se vi è fondata ragione di ritenere che la persona chiamata alla ricognizione possa subire intimidazione o altra influenza dalla presenza di quella sottoposta a ricognizione, il giudice dispone che l’atto sia compiuto senza che quest’ultima possa vedere la prima.

3. Nel verbale è fatta menzione, a pena di nullità, delle modalità di svolgimento della ricognizione. Il giudice può disporre che lo svolgimento della ricognizione sia documentato anche mediante rilevazioni fotografiche o cinematografiche o mediante altri strumenti o procedimenti.


Giurisprudenza annotata

Svolgimento della ricognizione

È legittima l'utilizzazione, nel giudizio abbreviato, dei verbali aventi ad oggetto l'individuazione di persone o cose eseguita a norma dell'art. 361 c.p.p., a nulla rilevando che quest'ultima disposizione non preveda l'osservanza delle forme e delle garanzie stabilite dall'art. 214 stesso codice per la ricognizione di persone, fermo restando, per il giudice, l'obbligo, in caso di contestazione degli esiti della citata attività di indagine, di una puntuale enunciazione delle ragioni per cui egli ritenga di attribuire attendibilità ad essi. (Dichiara inammissibile, App. Napoli, 27/01/2014 )

Cassazione penale sez. II  25 settembre 2014 n. 40583  

 

In tema di ricognizione personale, l'inosservanza delle formalità previste dagli art. 213 e 214 c.p.p., finalizzate ad assicurare la partecipazione di persone il più possibile somiglianti a quella sottoposta a ricognizione, per garantire la genuinità della prova, non costituisce causa di nullità od inutilizzabilità dell'atto. Rigetta, App. Palermo, 06/12/2012

Cassazione penale sez. II  04 luglio 2013 n. 40081  

 

Il riconoscimento dell'imputato, effettuato in sede di incidente probatorio senza l'osservanza delle formalità prescritte per la ricognizione di persona, non è affetto da nullità né da inutilizzabilità, e ben può essere utilizzato nel giudizio abbreviato, in cui rileva solo l'inutilizzabilità patologica dell'accertamento. Rigetta, App. Palermo, 01 Luglio 2009

Cassazione penale sez. III  05 maggio 2010 n. 23432  

 

Nel contesto della ricognizione, le persone messe in fila debbono essere abbastanza omogenee al presunto colpevole in relazione al peso, altezza, età, vestiario, ecc.; inoltre, poiché i testimoni tendono a percepire la colpevolezza in base ad uno stereotipo facciale, si deve tener conto che inserire solo soggetti con il viso normale e simpatico può portare a deviare il loro giudizio su cui presenta i connotati tipici dello stereotipo del criminale; inoltre considerare le differenze fisiche esistenti tra persone originarie di Paesi diversi e distanti tra loro.

Corte assise Milano  25 giugno 2009

 

Il riconoscimento di persona esprime sempre una valutazione del soggetto che è chiamato ad effettuarlo, il quale richiama alla memoria il complesso delle impressioni visive nel suo ricordo e lo pone a confronto con le sembianze della persona da riconoscere, esprimendo un giudizio di corrispondenza o meno tra questa e quella vista in precedenza; dunque, posto che rispetto alla figura generale della testimonianza comporta una ben maggiore aleatorietà per l’inevitabile presenza perturbatrice di fattori emotivi e per la sua non agevole verificabilità, in assenza di un costrutto logico narrativo, deve darsi particolare rilievo alla scrupolosa osservanza modalità del riconoscimento, previste dagli art. 213 e 214 c.p.p., per evitare che il soggetto chiamato alla ricognizione possa essere indotto ad errate identificazioni.

Corte assise Milano  25 giugno 2009

 

Nel contesto della ricognizione, le persone messe in fila debbono essere abbastanza omogenee al presunto colpevole in relazione al peso, altezza, età, vestiario ecc.; inoltre, poiché i testimoni tendono a percepire la colpevolezza in base ad uno stereotipo facciale, si deve tener conto che inserire solo soggetti con il viso normale e simpatico può portare a deviare il loro giudizio su cui presenta i connotati tipici della stereotipo del criminale; inoltre considerare le differenze fisiche esistenti tra persone originarie di Paesi diversi e distanti tra loro.

Corte assise Milano  28 aprile 2009

 

Il riconoscimento di persona esprime sempre una valutazione del soggetto che è chiamato ad effettuarlo, il quale richiama alla memoria il complesso delle impressioni visive nel suo ricordo e lo pone a confronto con le sembianze della persona da riconoscere, esprimendo un giudizio di corrispondenza o meno tra questa e quella vista in precedenza; dunque, posto che rispetto alla figura generale della testimonianza comporta una ben maggiore aleatorietà per l'inevitabile presenza perturbatrice di fattori emotivi e per la sua non agevole verificabilità, in assenza di un costrutto logico narrativo, deve darsi particolare rilievo alla scrupolosa osservanza modalità del riconoscimento, previste dagli artt. 213 e 214 c.p.p., per evitare che il soggetto chiamato alla ricognizione possa essere indotto ad errate identificazioni.

Corte assise Milano  28 aprile 2009

 

Anche la ricognizione personale può avere efficacia di prova decisiva ai fini dell’individuazione della persona responsabile del reato. Di conseguenza, non si può rigettare una richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per procedere a ricognizione di persona nei confronti dell’imputato, sulla base della considerazione che tale atto non è – per definizione – una prova decisiva perché aperta ad ogni esito. Non può in concreto escludersi che una ricognizione di persona, confrontata con le argomentazioni addotte a sostegno della sentenza, possa risultare “decisiva”, vale a dire determinare, se assunta, una diversa decisione del giudice, consentendo il superamento di eventuali contrasti o dubbi emergenti dall’acquisito quadro probatorio oppure inficiando l’efficacia dimostrativa di altre prove di segno contrario.

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2009 n. 5611  

 

In tema di modalità di svolgimento della ricognizione personale, l'omessa osservanza delle formalità previste dall'art. 214 c.p.p., finalizzate ad assicurare la partecipazione di persone il più possibile somiglianti a quella sottoposta a ricognizione per garantire la genuinità della prova, non è causa di nullità o inutilizzabilità dell'atto.

Cassazione penale sez. VI  08 ottobre 2008 n. 44595  

 

In tema di svolgimento della ricognizione personale, non è causa di nullità o di inutilizzabilità dell'atto l'inosservanza delle formalità previste dagli artt. 213 e 214 cod. proc. pen. al fine di assicurare la partecipazione di persone il più possibile somiglianti a quella sottoposta a ricognizione. Rigetta, App. Caltanissetta, 5 Maggio 2005

Cassazione penale sez. VI  08 ottobre 2008 n. 44595  

 

In tema di ricognizioni personali, l'inosservanza delle prescrizioni di cui agli art. 213 e 214 c.p.p. non è sanzionata a pena di nullità né di inutilizzabilità dell'atto. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto priva di rilievo l'inosservanza delle modalità di svolgimento di una ricognizione personale attinenti alle caratteristiche fisiche delle persone tra cui va collocato l'indagato, non selezionati fra quelli dotati di caratteristiche fisio-somatiche somiglianti allo stesso).

Cassazione penale sez. II  26 settembre 2007 n. 38619

 

È legittima l'utilizzazione, nel giudizio abbreviato, dei verbali aventi ad oggetto l'individuazione di persone o cose eseguita a norma dell'art. 361 cod. proc. pen., a nulla rilevando che quest'ultima disposizione non preveda l'osservanza delle forme e delle garanzie stabilite dall'art. 214 stesso codice per la ricognizione di persone, fermo restando, per il giudice, l'obbligo, in caso di contestazione degli esiti della citata attività di indagine, di una puntuale enunciazione delle ragioni per cui egli ritenga di attribuire attendibilità ad essi. Rigetta in parte, App. Napoli, 27 Gennaio 2006

Cassazione penale sez. VI  11 aprile 2007 n. 18459  

 

In tema di ricognizione di persone, l'utilizzazione di agenti di polizia giudiziaria come soggetti da raffrontare con il soggetto da individuare non determina alcuna irregolarità e, tantomeno, alcuna nullità della procedura, atteso che l'art. 214 del codice di rito non stabilisce alcun divieto in tal senso ma menziona soltanto la mera opportunità di assicurare la presenza di soggetti "somiglianti".

Cassazione penale sez. II  16 novembre 2006 n. 41228  



 
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