Codice proc. penale Agg. il 4 maggio 2015

Codice proc. penale Art. 215 cod. proc. penale: Ricognizione di cose

Codice proc. penale Agg. il 4 maggio 2015



1. Quando occorre procedere alla ricognizione del corpo del reato o di altre cose pertinenti al reato, il giudice procede osservando le disposizioni dell’articolo 213, in quanto applicabili.

2. Procurati, ove possibile, almeno due oggetti simili a quello da riconoscere, il giudice chiede alla persona chiamata alla ricognizione se riconosca taluno tra essi e, in caso affermativo, la invita a dichiarare quale abbia riconosciuto e a precisare se ne sia certa.

3. Si applicano le disposizioni dell’articolo 214 comma 3.

Giurisprudenza annotata

Ricognizione di cose

È da ritenersi infondata la questione di costituzionalità, per violazione degli art. 3 e 97 cost. dell'art. 8, comma 5, lett. c), d.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737 (sanzioni disciplinari per il personale dell'Amministrazione di pubblica sicurezza e regolamentazione dei relativi procedimenti) nella parte in cui prevede la destituzione di diritto del personale dell'Amministrazione di pubblica sicurezza che sia stato destinatario dell'applicazione della misura di sicurezza personale di cui all'art. 215 c.p.p. o di una misura di prevenzione.

Corte Costituzionale  05 maggio 2014 n. 112  

 

La ricognizione di voce costituisce un valido indizio che può essere utilizzato quando sia accordata attendibilità alla deposizione di colui che, avendo ascoltato la voce dell'imputato, afferma di identificarlo con sicurezza.

Cassazione penale sez. V  27 ottobre 2004 n. 11921  

 

Al cosiddetto patteggiamento in appello di cui all'art. 599, comma 4, c.p.p. non è applicabile la disciplina sulla regolamentazione delle spese prevista dall'art. 445 c.p.p. per il patteggiamento della pena richiesto in primo grado. Ciò in quanto la disciplina prevista dall'art. 445 c.p.p. deroga a quella generale stabilita dall'art. 535 c.p.p. in materia di condanna alle spese processuali, dagli art. 28-38 in materia di pene accessorie e dagli art. 215-240 c.p. in materia di misure di sicurezza; e proprio per la sua natura derogatori a non può essere estesa al di fuori dei casi espressamente previsti.

Cassazione penale sez. III  29 gennaio 1998 n. 4178  

 

Per il riconoscimento della refurtiva da parte del derubato non devono essere necessariamente osservate le formalità stabilite per la ricognizione di cose. In questa ipotesi infatti il danneggiato, avendo avuto il possesso delle cose rubate, è in grado di identificarle direttamente, come chiunque altro ne avesse avuto per ragioni analoghe personale conoscenza, e quindi la relativa operazione, costituendo un mero accertamento di fatto e non un atto processuale formale, può essere liberamente utilizzata dal giudice nella formazione del suo convincimento, alla stregua, ovviamente, di una motivata valutazione della sua attendibilità.

Cassazione penale sez. V  09 giugno 1993



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