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Codice proc. penale agg.  al  9 Apr 2015
 
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Art. 22 cod. proc. penale: Incompetenza dichiarata dal giudice per le indagini preliminari

1. Nel corso delle indagini preliminari il giudice, se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, pronuncia ordinanza e dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero.

2. L’ordinanza pronunciata a norma del comma 1 produce effetti limitatamente al provvedimento richiesto.

3. Dopo la chiusura delle indagini preliminari il giudice, se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, la dichiara con sentenza e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente.


Giurisprudenza annotata

Incompetenza

È inoppugnabile, salvo che sia abnorme, l'ordinanza con la quale, nel corso delle indagini preliminari, il giudice, ai sensi dell'art. 22, comma 1, c.p.p., riconosce la propria incompetenza e dispone la restituzione degli atti al p.m.. (Annulla senza rinvio, Trib. Como, 04/10/2013 )

Cassazione penale sez. un.  17 luglio 2014 n. 42030  

 

Non è impugnabile l'ordinanza con la quale, nel corso delle indagini preliminari, ai sensi dell'art. 22, comma 1, c.p.p. il giudice riconosce la propria incompetenza e restituisce gli atti al p.m., a meno che si tratti di provvedimento abnorme. Pertanto, in caso di dichiarazione di incompetenza il p.m. non può impugnare l'ordinanza, ma può soltanto rimettere gli atti all'ufficio del p.m. ritenuto competente affinché costui richieda il provvedimento ritenuto necessario al g.i.p. del tribunale presso il quale svolge le funzioni.

Cassazione penale sez. un.  17 luglio 2014 n. 42030  

 

L'incompetenza del giudice che ha adottato una misura cautelare può essere dedotta con le impugnazioni de libertate e riconosciuta dal giudice del riesame o da quello di legittimità. Il giudice dell'impugnazione che rilevi l'incompetenza deve peraltro verificare la sussistenza di tutti i presupposti della misura (gravi indizi di colpevolezza, esigenze cautelari), con la conseguenza che la mancanza dei suddetti requisiti fondamentali comporta l'annullamento dell'ordinanza cautelare (o dell'ordinanza di riesame, allorquando il vizio sia apprezzato in sede di legittimità), con conseguente liberazione dell'interessato. Mentre nel caso in cui vi sia la "tenuta" della decisione cautelare, il giudice dell'impugnazione deve allora apprezzare anche la sussistenza del presupposto dell'"urgenza" che, ai sensi dell'articolo 291, comma 2, del Cpp, legittima il giudice richiesto della misura ad adottarla, pur non essendo competente. Da ciò conseguendo che l'apprezzata sussistenza dei presupposti legittimanti la misura cautelare (gravi indizi, esigenze cautelari, urgenza del provvedere) importa che la misura, ferma restando la dichiarazione di incompetenza produttiva degli effetti di cui all'art. 27 c.p.p., non va annullata, dovendo il giudice dell'impugnazione limitarsi a trasmettere gli atti al pubblico ministero presso il giudice dichiarato competente, affinché la misura venga da questi eventualmente reiterata. (La Corte ha precisato che, in tale evenienza, non dovrebbe procedersi a un annullamento con rinvio della misura, perché in tal modo si rimetterebbe al giudice già dichiarato incompetente una determinazione che non gli spetta, ma neppure dovrebbe procedersi a un annullamento senza rinvio, che sarebbe un'eccedenza rispetto alla conseguenza tipica ed esclusiva dell'accertamento di incompetenza: basta la dichiarazione di incompetenza accompagnata dalla trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente).

Cassazione penale sez. VI  06 maggio 2014 n. 23365

 

Il tribunale del riesame può pronunciarsi sulla propria competenza, in sede di giudizio "de libertate", solo entro i limiti dei fatti sottoposti alla sua valutazione e, pertanto, non può accertare la connessione con altri reati sottoposti alla cognizione di un giudice territorialmente diverso. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto corretta la decisione del giudice del riesame con la quale, esclusa la continuazione fra vari episodi di furto, era stata confermata la competenza radicata presso il g.i.p. del tribunale che aveva emesso la misura custodiale). Rigetta, Trib. lib. Torino, 13/04/2012

Cassazione penale sez. IV  28 settembre 2012 n. 48273

 

Anche nel procedimento di sorveglianza trova applicazione la regola generale dell'art. 22, comma secondo, cod. proc. pen., secondo la quale l'eccezione di incompetenza per territorio va proposta, a pena di decadenza, entro la fase di controllo della costituzione delle parti, in mancanza dell'udienza preliminare. Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Caltanissetta, 11 aprile 2008

Cassazione penale sez. I  02 dicembre 2008 n. 47528  

 

Pur rientrando tra i poteri del giudice del riesame la valutazione in ordine alla sussistenza della competenza territoriale del giudice che ha disposto la misura, la questione sulla competenzanon può essere sollevata al fine di ottenere l'annullamento del provvedimento cautelare, ma per attivare il meccanismo di cui all'art. 27 c.p.p., con una pronuncia del Tribunale del riesamesostituiva di quella del G.i.p. Difatti, nel caso di rilevata incompetenza territoriale, il Tribunale del riesame non può addivenire ad una pronuncia di annullamento o di riforma del provvedimento impugnato, ma deve pronunciarsi, seppure con una pronuncia “sui generis” sulla verifica della sussistenza dei presupposti fondamentali della misura ai sensi degli artt. 273, 274 e 275 c.p.p. Nel caso di emissione di un provvedimento che determini la sopravvivenza del titolo detentivo, la decisione del giudice del riesame instaurerà il meccanismo di cui all'art. 27 c.p.p. mentre, nel caso in cui annulli il provvedimento del G.i.p., la declaratoria di incompetenza sarà adottata ai sensi dell'art. 22 c.p.p., con gli effetti limitati di cui al secondo comma e con la trasmissione degli atti al P.M.

Tribunale Milano sez. XI  04 luglio 2006

 

L'istituto della rimessione (art. 45), in quanto vincolato al principio di precostituzione legale del giudice, ha per presupposto che il giudice che procede è competente per territorio, ancorché per mancato rilievo o eccezione d'incompetenza in termini ai sensi dell'art. 21 c.p.p., sicché la designazione del giudice di altro distretto, prevedibile e ineludibile, è l'unico rimedio possibile per evitare il turbamento del processo. Ne consegue che il giudice procedente, ove rilevi d'ufficio, ovvero gli sia eccepita, prima della conclusione dell'udienza preliminare, la propria incompetenza territoriale, deve dichiararla con sentenza (ex art. 22 comma 3 c.p.p.), ordinando la trasmissione degli atti al p.m. presso il giudice competente, ancorché l'imputato abbia proposto istanza di rimessione. Deriva, altresì, che il giudice che non decide circa la propria controversa competenza territoriale non può disporre di alcun atto del procedimento, ivi compresa la trasmissione alla Corte di cassazione della richiesta di rimessione, che pure deve essere immediata, ex art. 46 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. V  24 ottobre 2005 n. 41760  

 

Dopo la sentenza dichiarativa di incompetenza da parte del giudice dell'udienza preliminare, e la conseguente trasmissione degli atti al p.m. presso il giudice ritenuto competente, lo stesso p.m. può liberamente determinarsi in ordine all'esercizio dell'azione penale, e. può dunque formulare anche una richiesta di archiviazione del procedimento. (In motivazione la Corte ha affermato che il comma 3 dell'art. 22 c.p.p., con l'espressa ed originaria previsione della trasmissione degli atti al p.m. e non direttamente al giudice cui viene attribuita la competenza, esprime la volontà legislativa di una deroga al principio di irretrattabilità dell'azione penale).

Cassazione penale sez. VI  14 gennaio 2004 n. 7681  

 

Qualora la Corte di cassazione, in sede di ricorso contro ordinanza del tribunale del riesame che abbia confermato la misura della custodia cautelare in carcere disposta dal g.i.p. riconosca l'incompetenza per territorio di quest'ultimo, la declaratoria d'incompetenza e l'indicazione del g.i.p. competente, pur vincolanti per i g.i.p. interessati, non producono l'effetto definitivo di cui all'art. 25 c.p.p., ma (essendo emesse allo stato degli atti e in sostituzione della dichiarazione di incompetenza che avrebbe dovuto pronunziare, ex art. 291 comma 2 e 22 comma 1 c.p.p., il g.i.p. che ordinò la misura coercitiva) hanno la limitata efficacia stabilita dall'art. 22 comma 2 stesso codice. Il provvedimento del g.i.p. incompetente conserva tuttavia la propria efficacia nei limiti e alle condizioni di cui all'art. 27 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  11 luglio 2003 n. 35207  

 

Qualora la Corte di cassazione, in sede di ricorso contro ordinanza del tribunale del Riesame che abbia confermato la misura della custodia cautelare in carcere disposta dal g.i.p., riconosca l'incompetenza per territorio di quest'ultimo, la declaratoria d'incompetenza e l'indicazione del g.i.p. competente, pur vincolanti per i g.i.p. interessati, non producono l'effetto definitivo di cui all'art. 25 c.p.p., ma (essendo emesse allo stato degli atti e in sostituzione della dichiarazione di incompetenza che avrebbe dovuto pronunziare, ex art. 291, comma 2, e 22, comma 1, c.p.p., il g.i.p. che ordinò la misura coercitiva), hanno la limitata efficacia stabilita dall'art. 22, comma 2, stesso codice. Il provvedimento del g.i.p. incompetente conserva tuttavia la propria efficacia nei limiti e alle condizioni di cui all'art. 27 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  11 luglio 2003 n. 35207  

 

L'azione penale una volta esercitata è irretrattabile anche da parte del p.m. presso il giudice investito di competenza ex art. 22, comma 3, c.p.p.; la trasmissione degli atti a seguito della ritenuta incompetenza territoriale non determina, infatti, la regressione del procedimento alla fase antecedente rispetto a quella già instaurata. Ne consegue che, a seguito della declaratoria di incompetenza adottata dal giudice delle indagini preliminari originariamente richiesto di disporre il rinvio a giudizio, al p.m. presso il giudice competente, al quale siano stati trasmessi gli atti, è preclusa la possibilità di richiedere l'archiviazione, mentre egli potrà formulare al g.i.p. la richiesta di non luogo a procedere. (Nella specie la Corte ha ritenuto abnorme il provvedimento di archiviazione adottato dal giudice su conforme richiesta del p.m., perché presupponeva una illegittima regressione del procedimento alla fase delle indagini preliminari).

Cassazione penale sez. VI  11 marzo 2003 n. 20512  

 

Il trasferimento del fascicolo delle indagini preliminari ad altra procura non per ciò impone "de plano" anche il trasferimento della competenza del g.i.p., che abbia già pronunciato la propria competenza, fino a quando questi non provveda formalmente ed espressamente con l'ordinanza di cui all'art. 22 c.p.p. (fattispecie in cui lo spostamento è stato determinato non correttamente in ragione della continuazione determinatasi solo per uno dei coimputati).

Tribunale Genova  09 ottobre 2001

 

Prima delle conclusione delle indagini preliminari, dominus della competenza è il solo p.m., e non anche il g.i.p., il quale in caso di rilevata incompetenza, ai sensi dell'art. 22 comma 1 c.p.p., non può far altro che rimettere gli atti al p.m. procedente; invece, ai sensi dell'art. 22 comma 3 c.p.p., il giudice può statuire con valore vincolante sulle questioni di competenza soltanto in sede di udienza preliminare, oppure nel prosieguo del procedimento, con sentenza, idonea ad acquisire, in esito all'eventuale esperimento dei mezzi di gravame consentiti, un regime di stabilità che metta il processo al riparo da ulteriori rischi di "mobilità" sul territorio.

Tribunale Genova  19 aprile 2001



 
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