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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 223 cod. proc. penale: Astensione e ricusazione del perito

1. Quando esiste un motivo di astensione, il perito ha l’obbligo di dichiararlo.

2. Il perito può essere ricusato dalle parti nei casi previsti dall’articolo 36 a eccezione di quello previsto dal comma 1 lettera h) del medesimo articolo.

3. La dichiarazione di astensione o di ricusazione può essere presentata fino a che non siano esaurite le formalità di conferimento dell’incarico e, quando si tratti di motivi sopravvenuti ovvero conosciuti successivamente, prima che il perito abbia dato il proprio parere.

4. Sulla dichiarazione di astensione o di ricusazione decide, con ordinanza, il giudice che ha disposto la perizia.

5. Si osservano, in quanto applicabili, le norme sulla ricusazione del giudice.


Giurisprudenza annotata

Astensione e ricusazione del perito

Non costituisce valido motivo di ricusazione del perito l'avere espresso pareri in altri procedimenti, o in sede scientifica e divulgativa, a meno che non emergano elementi concreti dai quali desumere un ragionevole dubbio circa la riconducibilità dell'opzione dell'ausiliario ad interessi precostituiti invece che al libero ed autonomo convincimento scientifico. (Rigetta, Gip Trib. Crotone, 15/03/2014 )

Cassazione penale sez. IV  09 ottobre 2014 n. 50362  

 

Il provvedimento di nomina come perito di esperto non iscritto nell'apposito albo non è nullo anche quando è privo dell'indicazione delle ragioni di tale scelta, se la sua motivazione è integrata dal giudice prima dell'inizio delle operazioni peritali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimamente effettuata l'integrazione del provvedimento di nomina nel successivo provvedimento di rigetto della dichiarazione di ricusazione dei periti). (Rigetta, G.i.p. Trib. Vasto, 23/04/2013)

Cassazione penale sez. I  05 febbraio 2014 n. 17741  

 

Ai fini della tempestività della ricusazione del perito, la relativa dichiarazione deve intervenire prima del parere espresso con il deposito della relazione peritale e non con l'esame del perito previsto dall'art. 511 comma 3 c.p.p., in quanto occorre evitare che la dichiarazione di ricusazione possa essere influenzata dal parere espresso dal perito stesso.

Cassazione penale sez. IV  10 dicembre 2004 n. 6714  

 

L'esistenza di un rapporto di collaborazione scientifica, nell'ambito dello stesso dipartimento universitario, tra il perito d'ufficio e i consulenti di parte, non costituisce un valido motivo di ricusazione del perito, non rientrando in alcuna delle ipotesi previste dall'art. 37, comma 1, c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  18 dicembre 2003 n. 17567  

 

In tema di ricusazione del perito, la delibazione sulla relativa istanza non deve essere assunta nell'udienza partecipata di cui all'art. 127 c.p.p., prevista solo per il procedimento di ricusazione del giudice.

Cassazione penale sez. IV  18 dicembre 2003 n. 17567  

 

Ai fini della tempestività della dichiarazione di ricusazione del perito - la quale deve intervenire prima che questi abbia espresso il suo parere allorché il fatto che può darvi causa sia conosciuto dalla parte successivamente al conferimento dell'incarico - il parere stesso deve considerarsi dato fin dal momento di deposito della relazione peritale e non con l'esame del perito previsto dall'art. 511 comma 3 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  24 giugno 2003 n. 37771  

 

È ammissibile il ricorso in cassazione avverso l'ordinanza del giudice sull'istanza di ricusazione del perito, non potendosi ritenere che il rinvio effettuato dall'art. 223 comma 5 c.p.p. all'osservanza nel caso di specie delle norme sulla ricusazione del giudice "in quanto applicabili", escluda la possibilità di ricorrere avverso la decisione sulla dichiarazione di ricusazione, espressamente prevista dall'art. 41 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV  29 aprile 2003 n. 26431  

 

In tema di ricusazione del perito, l'art. 223 comma 5 c.p.p., nello stabilire che si osservano le norme sulla ricusazione del giudice, "in quanto applicabili", non esclude, con tale riserva, l'applicabilità della disciplina dettata, in tema di impugnazioni, dall'art. 41 c.p.p., dovendosi ritenere che il suddetto limite sia riferibile, in realtà, solo alla possibilità che alcune delle disposizioni relative alla ricusazione del giudice non siano concretamente applicabili alla diversa situazione del perito.

Cassazione penale sez. IV  29 aprile 2003 n. 26431  



 
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