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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 224 cod. proc. penale: Provvedimenti del giudice

1. Il giudice dispone anche di ufficio la perizia con ordinanza motivata, contenente la nomina del perito, la sommaria enunciazione dell’oggetto delle indagini, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo fissati per la comparizione del perito.

2. Il giudice dispone la citazione del perito e dà gli opportuni provvedimenti per la comparizione delle persone sottoposte all’esame del perito. Adotta tutti gli altri provvedimenti che si rendono necessari per l’esecuzione delle operazioni peritali.



Giurisprudenza annotata

Provvedimenti del giudice

È manifestamente inammissibile la q.l.c., sollevata in riferimento agli art. 2 e 15 cost., dell'art. 224 c.p.p. nella parte in cui prevede che il giudice del dibattimento disponga perizia avente ad oggetto la trascrizione di conversazioni o comunicazioni telefoniche intercettate ai sensi degli art. 266 ss. del medesimo codice.

Corte Costituzionale  15 novembre 2012 n. 255  

 

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 224 c.p.p., censurato, in riferimento agli art. 2 e 15 cost., nella parte in cui prevede che il giudice del dibattimento disponga perizia avente ad oggetto la trascrizione di conversazioni o comunicazioni telefoniche intercettate ai sensi degli art. 266 ss. del medesimo codice. La disposizione censurata è infatti inconferente, atteso che - a prescindere dalla presenza di altra specifica disposizione, relativa alla perizia disposta in dibattimento (art. 508 c.p.p.) - il vulnus costituzionale lamentato non deriva comunque dall'ordinanza che dispone la perizia, quanto piuttosto dalle attività che la precedono; il rimettente invoca, inoltre, una pronuncia a carattere manipolativo i cui contenuti appaiono non soltanto non costituzionalmente obbligati, ma addirittura fortemente "creativi", in quanto derogatori rispetto alle coordinate generali del vigente sistema processuale, senza tuttavia prendere in considerazione la soluzione interpretativa che il giudice possa disporre che - limitatamente al momento di acquisizione delle intercettazioni (ossia alla selezione delle comunicazioni utilizzabili e non manifestamente irrilevanti, destinate alla trascrizione mediante perizia, con stralcio delle rimanenti) - il dibattimento si svolga a porte chiuse (sentt. n. 36, 134 del 2012; ordd. n. 83 del 2007, 92, 182, 256 del 2009, 55, 77, 110, 233 del 2010, 15, 120 del 2011, 113, 138 del 2012).

Corte Costituzionale  15 novembre 2012 n. 255

 

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 224 c.p.p. nella parte in cui consente, per diritto vivente, che il giudice del dibattimento disponga perizia avente ad oggetto la trascrizione di conversazioni o comunicazioni telefoniche intercettate ai sensi dell'art. 266 ss. c.p.p. per violazione degli art. 2 e 15 cost., dovendo il g.i.p., e non il giudice del dibattimento, in pubblica udienza, esperire il vaglio delle conversazioni e dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche che appaiono rilevanti stralciando le registrazioni e i verbali di cui è vietata l'utilizzazione.

Tribunale Roma sez. I  10 aprile 2012

 

Per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 1996, che ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 224, comma secondo, cod. proc. pen., e fino al sopravvenire di una normativa "ad hoc", non è consentito eseguire coattivamente prelievi di reperti organici sulla persona dell'indagato/imputato al fine di espletare accertamenti peritali; resta, tuttavia, legittima la raccolta di qualsiasi elemento probatorio posta in essere tramite il corretto uso del potere-dovere di perquisizione e sequestro, anche se sia finalizzato alla raccolta delle cosiddette tracce biologiche (capelli, sangue, cute, saliva e sperma). Rigetta, Trib. Min. Palermo, 20 Aprile 2007

Cassazione penale sez. II  10 ottobre 2007 n. 38903  

 

È legittimo che l'autorità giudiziaria disponga l'effettuazione coattiva di un esame radiografico da parte di un medico nei confronti di persona sospettata di custodire all'interno del proprio corpo ovuli contenenti sostanza stupefacente. Si tratta, infatti, di un atto di "ispezione personale", giacché l'effettuazione del medesimo mediante accertamento radiografico consente soltanto un'estensione del controllo che, in tal modo, non è limitato al solo aspetto esterno del soggetto, ma è esteso anche all’ispezione dell'interno del corpo umano. In questa attività non è ravvisabile alcuna violazione della riserva di legge in materia di libertà personale (art. 13 cost.): infatti, da un lato, l'ispezione è atto tipico disciplinato dal codice di rito, e, dall'altro, trattasi di atto che non risulta, a differenza della perizia (si veda la sentenza 9 luglio 1996 n. 238 della Corte costituzionale, intervenuta sull'art. 224, comma 2, c.p.p.), indeterminato e generico quanto agli ulteriori poteri di accertamento autorizzabili dal magistrato, dal momento che, per la stessa natura ed essenza del mezzo investigativo, i poteri sono oggettivamente limitati a quelli che permettono un esame della persona che vi è sottoposta. Né l'atto può ritenersi vietato sotto il profilo della garanzia del diritto alla salute, giacché non sono incompatibili con l'art. 32 cost. quei trattamenti che hanno conseguenze che appaiono, per la loro temporaneità e scarsa entità, normali di ogni intervento sanitario e, quindi, tollerabili tra questi, rientra l'accertamento radiografico, tecnica ormai largamente sperimentata e controllata, che, usata secondo corrette metodologie e da persone dotate delle necessarie cognizioni mediche e tecniche, comporta un'esposizione assolutamente irrilevante alle radiazioni che non presentano alcun pericolo di danno per la salute e per l'incolumità fisica dell'imputato.

Cassazione penale sez. IV  02 dicembre 2005 n. 6284  

 

Non è consentito al giudice disporre nei confronti dell'imputato l'esecuzione coattiva d'una perizia ematologico-genetica. Infatti la Corte costituzionale, con sentenza n. 238 del 1996, ha dichiarato illegittimo l'art. 224 comma 2 c.p.p. nella parte in cui consente al giudice, ai fini dell'espletamento d'una perizia, di disporre misure aventi incidenza sulla libertà personale dell'indagato, dell'imputato o di terzi senza prevedere quali siano quelle esperibili e senza elencare i casi ed i modi in cui siano adottabili, sicché "fino a quando il legislatore non sarà intervenuto ad individuare i tipi di misure restrittive della libertà personale che possono dal giudice essere disposte allo scopo di consentire (anche contro la volontà della persona assoggettata all'esame) l'espletamento della perizia ritenuta necessaria ai fini processuali, nonché a precisare i casi e i modi in cui le stesse possono essere adottate, nessun provvedimento di tal genere potrà essere disposto". (Nella specie, relativa ad annullamento senza rinvio di ordinanza del tribunale per i minori che aveva disposto l'esecuzione della perizia, la S.C. ha altresì ritenuto l'ammissibilità del ricorso - contrariamente all'assunto del p.g. che ne aveva ritenuto l'inammissibilità per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione - ex art. 568 comma 2 c.p.p., trattandosi di provvedimento con il quale il giudice decide sulla libertà personale, il cui pregiudizio si connetterebbe, per l'appunto, alla effettuazione della disposta perizia ematologico – genetica).

Cassazione penale sez. III  04 aprile 1997 n. 1556  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 224 comma 2 c.p.p. nella parte in cui consente che il giudice, nell'ambito delle operazioni peritali, disponga misure che comunque incidano sulla libertà personale dell'indagato o dell'imputato o di terzi, al di fuori di quelle specificamente previste nei "casi" e nei "modi" stabiliti dalla legge. Invero il prelievo ematico è una restrizione della libertà personale, rispetto alla quale vige la garanzia della riserva di legge, che implica l'esigenza di tipizzazione dei "casi e dei modi", in cui la libertà personale può essere legittimamente compressa e ristretta.

Corte Costituzionale  09 luglio 1996 n. 238  

 



 
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