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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 225 cod. proc. penale: Nomina del consulente tecnico

1. Disposta la perizia, il pubblico ministero e le parti private hanno facoltà di nominare propri consulenti tecnici in numero non superiore, per ciascuna parte, a quello dei periti.

2. Le parti private, nei casi e alle condizioni previste dalla legge sul patrocinio statale dei non abbienti, hanno diritto di farsi assistere da un consulente tecnico a spese dello Stato.

3. Non può essere nominato consulente tecnico chi si trova nelle condizioni indicate nell’articolo 222 comma 1 lettere a) , b) , c) , d).


Giurisprudenza annotata

Nomina del consulente tecnico

Non sussiste alcuna incompatibilità per l'ausiliario, nominato dalla polizia giudiziaria nella prima fase delle indagini, ad assumere la veste di consulente tecnico del p.m., in quanto le preclusioni previste dall'art. 225, comma 3, c.p.p. trovano applicazione soltanto per il perito d'ufficio. (Nella specie trattavasi di psicologo nominato ausiliario di p.g. per assumere le dichiarazioni di un minore abusato, successivamente nominato consulente tecnico del p.m.).

Cassazione penale sez. III  23 novembre 2011 n. 46769  

 

Non trovano applicazione, neppure in via analogica nei confronti dei consulenti tecnici del p.m. le ipotesi di incapacità ed incompatibilità dei periti previste dall'art. 225, comma 3, c.p.p., né sussiste alcuna inutilizzabilità degli accertamenti eventualmente compiuti dai consulenti tecnici che si trovino in una delle situazioni di cui all'art. 222 c.p.p. (In applicazione di tale principio, la Corte ha escluso che sussistesse l'incompatibilità di un esperto di psicologia infantile, nominato dal p.m. quale consulente tecnico in un procedimento per reati sessuali, già incaricato dal tribunale dei Minorenni per seguire il minore abusato). Rigetta, App. Firenze, 12/01/2009

Cassazione penale sez. III  07 aprile 2010 n. 24294  

 

L'art. 41 t.u.l.p.s. (r.d 18 giugno 1931 n. 773), richiamato dall'art. 225 delle norme di coordinamento del c.p.p., che attribuisce agli ufficiali ed agli agenti di polizia giudiziaria il potere di perquisizione "in qualsiasi locale pubblico o privato o in qualsiasi abitazione" alla ricerca di armi, munizioni o materie esplodenti, non conferisce un potere senza limiti e, tanto meno, un potere rimesso alla libera valutazione discrezionale dell'agente che procede, bensì il potere-dovere di immediata attivazione in presenza del ben determinato presupposto della sussistenza della "notizia", anche se per "indizio", dell'esistenza di armi. Ciò è del resto confermato dalla tutela costituzionale apprestata all'inviolabilità del domicilio, come diritto fondamentale della persona, con l'espresso indicazione della possibilità di eseguire una perquisizione domiciliare solo "nei casi e modi stabiliti dalla legge" (art. 14): derivandone che la perquisizione non può essere effettuata sulla base di un mero sospetto (che può trarre origine anche da un semplice personale convincimento), essendo invece sempre necessaria l'esistenza di un dato oggettivo che costituisca "notizia, anche per indizio", il quale, per sua natura, deve ricollegarsi ad un fatto obiettivamente certo o a più fatti certi e concordanti tra loro.

Cassazione penale sez. VI  18 novembre 2009 n. 48552  

 

Non è affetto da inutilizzabilità né da nullità l'elaborato del perito (nella specie, medico legale) nominato dal giudice il quale, al fine di esaminare i tracciati cardiotocografici per verificare se vi fosse stata sofferenza fetale prima del parto, si sia servito di ausiliari non autorizzati dal giudice. Quanto alla prima patologia, essa è esclusa ogniqualvolta il perito si avvalga di un ausiliario di sua fiducia per lo svolgimento di attività materiali non implicanti apprezzamenti e valutazioni e, cioè, allo scopo di rendere intelligibili risultanze oggettive già acquisite, non avendo, peraltro, l'imputato in tal caso alcuna facoltà di nominare altro consulente ai sensi dell'art. 225, comma 1, c.p.p. posto che il perito nominato dal giudice resta soltanto uno. Quanto alla seconda patologia, la mancata autorizzazione del giudice a servirsi dell'ausiliario per un'attività di mero rilievo - che, effettuata nei limiti di cui all'art. 228, comma 1, c.p.p., non comporta delega ad altri a espletare la perizia - non determina alcuna nullità per il principio di tassatività di queste, sancito dall'art. 177 c.p.p.

Corte appello Catanzaro  12 febbraio 2007 n. 260  

 

Il soggetto che abbia svolto funzioni di ausiliario del p.m. non può essere assunto come testimone, vietandolo l'art. 197 comma 1 lett. d), c.p.p., anche nel caso in cui allo stesso soggetto sia stato poi conferito l'incarico di consulente, posto che anche tale conferimento è da riguardarsi come illegittimo, per il combinato disposto degli art. 222 comma 1, lett. d), e 225 comma 3, in base al quale non può essere nominato consulente tecnico chi, tra l'altro, si trova nella condizione di non poter essere assunto come testimone.

Cassazione penale sez. III  26 novembre 2001 n. 4526  

 

È inutilizzabile la deposizione di chi, nell'ambito del medesimo procedimento, abbia assunto la funzione di ausiliario del p.m., contribuendo ad un rilevante atto di indagine e per di più essendo chiamato a testimoniare su un tema afferente al giudizio di attendibilità della medesima persona offesa, quand'anche sia sentito come consulente e non come testimone. E ciò, sia perché in quanto ausiliario l'art. 197, lett. e, c.p.p. sancisce la sua incapacità a testimoniare, sia perché, ai sensi del combinato disposto degli art. 222, lett. d, 225, comma 3, e 233, comma 3, c.p.p., la sua nomina a consulente tecnico deve ritenersi illegittima.

Cassazione penale sez. III  26 novembre 2001 n. 4526  

 

È incompatibile sia con l'ufficio di testimone (art. 197 lett. d) c.p.p.) sia con quello di consulente tecnico (art. 225 comma 3 c.p.p.) l'esperto di neuropsichiatria infantile che abbia partecipato quale ausiliario all'assunzione delle sommarie informazioni rese al p.m. dal minorenne offeso dal reato, atteso che lo svolgimento di tale compito implica, da parte dell'ausiliario, una valutazione sull'attendibilità della persona offesa dalla quale necessariamente deriva l'incapacità a testimoniare su qualsiasi tema che a detta attendibilità inerisca.

Cassazione penale sez. III  26 novembre 2001 n. 4526  

 

Il p.m. non può nominare quale consulente tecnico, ex art. 225 comma 3 e 222 lett. d) c.p.p., la persona che abbia già deposto come testimone, non potendo la formula "chi è chiamato a prestare ufficio di testimone" essere interpretata in maniera restrittiva, bensì comprensiva anche della ipotesi di colui che, citato come testimone, sia già stato escusso.

Tribunale Massa  11 gennaio 2000

 

In materia di intercettazioni telefoniche, l'omissione da parte del perito della trascrizione di quelle conversazioni non attinenti, a giudizio del medesimo, ai fatti oggetto del processo, costituisce una mera irregolarità non sanzionata da alcuna espressa comminatoria di nullità nè della parte non tradotta nè della trascrizione parziale. Ciò che rileva ai fini del diritto della difesa è che, nell'espletamento della trascrizione siano osservati modi, forme e garanzie previsti per la perizia. L'imputato, inoltre, ha la facoltà di nominare un consulente tecnico (art. 225 c.p.p.), il quale può svolgere osservazioni circa l'omessa o incompleta trascrizione di parti di conversazioni ritenute rilevanti per la difesa e, ove non sia stato nominato un consulente tecnico, il difensore può estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione delle registrazioni su nastro magnetico (art. 268 comma 8 c.p.p.) onde accertare specifiche incompletezze o omissioni pregiudizievoli per la difesa che ben possono essere indicate anche in sede di dibattimento.

Cassazione penale sez. VI  04 giugno 1993

 

L'art. 41 del r.d. 18 giugno 1931 n. 773, espressamente mantenuto in vigore dall'art. 225 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del nuovo codice di procedura penale, prevedendo la possibilità per la polizia giudiziaria di compiere perquisizioni di iniziativa quando abbia notizia, anche se per indizio, della presenza in un determinato luogo di armi, munizioni o materie esplodenti non denunciate o non consegnate o comunque abusivamente detenute, è applicabile anche nel caso in cui la detta notizia sia costituita da una denuncia o segnalazione anonima, non ostando a ciò il disposto degli art. 333 comma 3 e 240 c.p.p., in quanto tali norme vietano soltanto l'utilizzazione delle denunce e degli scritti anonimi come tali ma non impediscono all'autorità giudiziaria e alla polizia giudiziaria di procedere, anche sulla base di anonimi, alle indagini ritenute più opportune, ricorrendo anche, a tal fine, all'esperimento di mezzi di ricerca della prova, quali perquisizioni o sequestri.

Cassazione penale sez. IV  04 giugno 1993

 



 
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