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Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
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Art. 226 cod. proc. penale: Conferimento dell’incarico

1. Il giudice, accertate le generalità del perito, gli chiede se si trova in una delle condizioni previste dagli articoli 222 e 223, lo avverte degli obblighi e delle responsabilità previste dalla legge penale e lo invita a rendere la seguente dichiarazione: “consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell’incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senza altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto su tutte le operazione peritali”.

2. Il giudice formula quindi i quesiti, sentiti il perito, i consulenti tecnici, il pubblico ministero e i difensori presenti.


Giurisprudenza annotata

Conferimento dell'incarico

L'incarico peritale per la trascrizione delle conversazioni telefoniche può essere conferito anche in dibattimento atteso che la perizia è un mezzo di prova di generale applicazione, in qualsiasi fase processuale, ed assistito da particolari modalità che garantiscono che le valutazioni di natura tecnica siano svolte nel pieno contraddittorio e da soggetto in posizione di terzietà. Pertanto tale strumento può trovare applicazione sia nella fase delle indagini, come specificamente previsto dall'art. 268 comma 7 c.p.p., ma anche in fase dibattimentale, come accade per qualsiasi accertamento tecnico.

Tribunale Milano sez. I  13 dicembre 2010

 

Il giudice che ritenga di aderire alle conclusioni del perito d’ufficio, in difformità da quelle del consulente di parte, non è gravato dell’obbligo di fornire, in motivazione, autonoma dimostrazione dell’esattezza scientifica delle prime e dell’erroneità, per converso, delle seconde, dovendosi al contrario considerare sufficiente che egli dimostri di avere comunque criticamente valutato le conclusioni del perito di ufficio, senza ignorare le argomentazioni del consulente; ne consegue che può ravvisarsi vizio di motivazione solo se queste ultime siano tali da dimostrare in modo assolutamente lampante e inconfutabile la fallacia delle conclusioni peritali, tenuto conto altresì del fatto che il consulente è chiamato, a differenza del perito, a prestare la propria opera nel solo interesse della parte che lo ha nominato senza conseguente assunzione dell’impegno di obiettività previsto, per il solo perito, dall’art. 226 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  18 febbraio 2009 n. 25183

 

In tema di sostituzione o revoca di misure cautelari personali, attesa la previsione, contenuta nell'art. 299 comma 4 ter c.p.p., che gli accertamenti eventualmente necessari siano disposti "senza formalità", deve escludersi che dia luogo a nullità, in caso di accertamento disposto mediante conferimento di incarico peritale, la mancata osservanza delle formalità previste dall'art. 226 c.p.p.

Cassazione penale sez. I  01 aprile 1996 n. 2088  

 

In tema di perizia, la discrezionale presenza dei consulenti delle parti, consentita in virtù del disposto di cui al comma 2 dell'art. 226 c.p.p., pone le parti stesse in condizione di un immediato dialogo tecnico col perito, sicché è del tutto conseguenziale che nell'ambito della stessa perizia i quesiti possono essere ampliati anche con carattere di novità, per ragioni di economia processuale non disgiunta dall'opportunità dell'immediatezza in direzione di più puntuale ed efficace esito dell'accertamento in più completa visione di assieme. Tale principio si desume normativamente dal combinato disposto degli art. 501, comma 1, e 489, comma 3, c.p.p., Osservandosi per l'esame del merito, in quanto applicabili, le disposizioni sull'esame dei testimoni ed essendo previsto che colui che ne ha chiesto l'audizione possa "proporre nuove domande", ne deriva la possibilità di proporre, per analogia, "quesiti nuovi" in corso di perizia, una volta salvaguardato il contraddittorio anche tecnico, garantito dal comma 2 dell'art. 226 c.p.p. alle parti che a tanto vogliono far ricorso.

Cassazione penale sez. I  23 gennaio 1995 n. 3352  



 
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