codice-proc-penale
Codice proc. penale agg.  al  4 Mag 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 230 cod. proc. penale: Attività dei consulenti tecnici

1. I consulenti tecnici possono assistere al conferimento dell’incarico al perito e presentare al giudice richieste, osservazioni e riserve, delle quali è fatta menzione nel verbale.

2. Essi possono partecipare alle operazioni peritali, proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve, delle quali deve darsi atto nella relazione.

3. Se sono nominati dopo l’esaurimento delle operazioni peritali, i consulenti tecnici possono esaminare le relazioni e richiedere al giudice di essere autorizzati a esaminare la persona, la cosa e il luogo oggetto della perizia.

4. La nomina dei consulenti tecnici e lo svolgimento della loro attività non può ritardare l’esecuzione della perizia e il compimento delle altre attività processuali.


Giurisprudenza annotata

Attività dei consulenti tecnici

In tema di accertamenti analitici su sostanze alimentari effettuati in base al disposto contenuto nell'art. 223, disp. att. c.p.p., la particolarità dell'accerta mento, che non prevede ulteriori verifiche, impone che l'interessato sia avvisato, anche oralmente, a cura dell'organo procedente, del giorno, dell'ora e del luogo dove le analisi verranno effettuate e del fatto che gli è consentito di presenziare alle analisi, personalmente o per il tramite di persona di sua fiducia appositamente designata, anche con l'eventuale assistenza di un consulente tecnico. La norma attribuisce a tali soggetti i poteri previsti dall'art. 230 c.p.p. Il comma 2, invece, disciplina la diversa ipotesi in cui le analisi di revisione siano previste e siano state richieste dall'interessato. In tal caso, l'organo incaricato della revisione deve dare avviso all'interessato e al difensore eventualmente nominato, almeno tre giorni prima, del giorno, dell'ora e del luogo di svolgimento di tale attività. È garantita, anche in tale ipotesi, la possibilità di presenziare, eventualmente con l'ausilio di un consulente tecnico e l'attribuzione dei poteri di cui all'art. 230 c.p.p. Il rispetto delle predette procedure costituisce, requisito di utilizzabilità dei risultati analitici mediante allegazione al fascicolo processuale ai sensi dell'art. 431 c.p.p. Pertanto, le garanzie difensive ed il principio del contraddittorio sono assicurati, seppure in momenti diversi, tanto con riferimento alle analisi su sostanze deteriorabili, quanto riguardo ai medesimi accertamenti su sostanze non deteriorabili e tale diversa tempistica è ampiamente giustificala proprio dall'oggetto della verifica. (Conferma App. Napoli 15 dicembre 2010)

Cassazione penale sez. fer.  13 settembre 2011 n. 34396

 

Nel procedimento penale le facoltà attribuite al consulente tecnico sono limitate alle attività previste dall’art. 230 c.p.p., con esclusione, in caso di perizia dibattimentale, dell’esame orale all’esito di quello del perito d’ufficio e dell’acquisizione dell’elaborato scritto.

Tribunale Arezzo  10 ottobre 2006

 

La valutazione in concreto della capacità del soggetto a testimoniare è rimessa solo ed esclusivamente al giudice, ed eventualmente al suo ausiliario, e non alla parte, che può intervenire, a mezzo di suoi consulenti tecnici, nei limiti e con i poteri di cui all'art. 230 c.p.p. e quindi unicamente mediante sollecitazioni al perito nominato dal giudice; e ciò spezza il legame causale tra l'istanza di accesso alla documentazione medica all'esito della quale il testimone veniva dichiarato affetto da "sindrome depressiva con spunti fobici", al fine di contestare la capacità a testimoniare dello stesso, e la tutela della propria situazione giuridica, venendo meno un nesso di implicazione; per altro verso, difetta un interesse giuridicamente tutelato, atteso che l'esplicazione del diritto alla difesa "consacrato nell'art. 24, cost." deve avvenire nelle modalità previste dal codice di rito penale e non ledendo altri interessi opposti e parimenti rilevanti.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. V  01 marzo 2005 n. 1382  

 

Poiché le norme contenute nell'art. 230 c.p.p. non esauriscono l'ambito di operatività consentito al consulente di parte, questi legittimamente può svolgere, al di fuori delle vere e proprie operazioni peritali, degli accertamenti e riferirne mediante memoria scritta al giudice, al quale spetta il compito di riconoscere, o non, all'attività svolta dal consulente valore probatorio. Ed invero, al fine di esercitare il diritto alla prova di cui all'art. 190 c.p.p., le parti possono svolgere attività integrativa di indagine, così come previsto dall'art. 38 disp. att. c.p.p. (ora art. 391 bis c.p.p.) sicché i pareri espressi dai consulenti di parte a mezzo di relazione scritta, ritualmente formulata e acquisita agli atti del processo, possono ben essere utilizzati ai fini della decisione.

Cassazione penale sez. IV  26 marzo 2004

 

Non sussiste nullità della perizia psichiatrica qualora il perito abbia distrutto la videoregistrazione del relativo colloquio, dovendosi escludere l'esistenza di un suo obbligo di documentazione dell'attività svolta, sia perché manca qualsiasi disposizione esplicita in tal senso, sia perché l'art. 230 c.p.p., mentre impone al giudice di fare menzione, nel verbale, delle richieste, delle osservazioni e delle riserve presentate dal consulente tecnico, esige dal perito soltanto che egli dia atto nella sua relazione di analoghe richieste a lui rivolte. (Nell'affermare tale principio, la Corte ha anche sottolineato che la mancanza di un dovere di documentazione dell'attività svolta dal perito è resa evidente dalla considerazione che costui deve fornire le risposte ai quesiti nel corso dell'udienza, alla quale partecipano tutte le parti interessate con i loro consulenti tecnici e che, anche quando è stata autorizzata, per la difficoltà di illustrare soltanto oralmente il parere, la presentazione di relazione scritta, questa può essere letta solo dopo l'esame in contraddittorio del perito, con la conseguenza che eventuali irregolarità o inesattezze in essa contenute possono essere immediatamente contestate).

Cassazione penale sez. I  10 luglio 2002 n. 35187

 

Non sussiste nullità della perizia psichiatrica per il denegato assenso alla diretta partecipazione del consulente tecnico al colloquio con la persona oggetto dell'indagine, in quanto l'art. 230 comma 2 c.p.p. autorizza il consulente stesso a partecipare alle operazioni peritali, proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve, delle quali deve darsi atto nella relazione, ma non ad esaminare direttamente la persona, la cosa e il luogo oggetto della perizia. (Fattispecie nella quale, non ricorrendo l'ipotesi di nomina del consulente dopo l'esaurimento delle operazioni peritali prevista dall'art. 230 comma 3 c.p.p., era stata assicurata la partecipazione ad esse del consulente mediante l'impiego di apparecchiature che consentivano di ascoltare domande e risposte e di formulare osservazioni e richieste).

Cassazione penale sez. I  10 luglio 2002 n. 35187  

 

Nella memoria del consulente tecnico depositata ai sensi dell'art. 230, con riferimento all'art. 121 c.p.p., non possono essere trasfusi riferimenti a dichiarazioni rese da soggetti informati sui fatti a vario titolo nel corso delle indagini preliminari. Viceversa la relazione può essere acquisita solo in ordine ai dati tecnici che essa contiene e alle conseguenti valutazioni degli stessi.

Tribunale Milano  20 giugno 2000

 

Poiché le norme contenute nell'art. 230 c.p.p. non esauriscono l'ambito di operatività consentito al consulente di parte, questi legittimamente può svolgere, al di fuori delle vere e proprie operazioni peritali, degli accertamenti e riferirne mediante memoria scritta al giudice, al quale spetta il compito di riconoscere, o no, all'attività svolta dal consulente valore probatorio. Ed invero, al fine di esercitare il diritto alla prova di cui all'art. 190 c.p.p., le parti possono svolgere attività integrativa di indagine, così come previsto dall'art. 38 disp. att. c.p.p., sicché i pareri espressi dai consulenti di parte a mezzo di relazione scritta, ritualmente formulata e acquisita agli atti del processo, possono ben essere utilizzati ai fini della decisione.

Cassazione penale sez. I  17 marzo 1999 n. 7252  

 

Poiché le norme contenute nell'art. 230 c.p.p. non esauriscono l'ambito di operatività consentito al consulente di parte, questi legittimamente può svolgere, al di fuori delle vere e proprie operazioni peritali, degli accertamenti e riferirne mediante memoria scritta al giudice, al quale spetta il compito di riconoscere, o non, all'attività svolta dal consulente valore probatorio. Ed invero, al fine di esercitare il diritto alla prova di cui all'art. 190 c.p.p., le parti possono svolgere attività integrativa di indagine, così come previsto dall'art. 38 disp. att. c.p.p., sicché i pareri espressi dai consulenti di parte a mezzo di relazione scritta, ritualmente formulata e acquisita agli atti del processo, possono ben essere utilizzati ai fini della decisione.

Cassazione penale sez. I  17 marzo 1999 n. 7252  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti